{"id":626,"date":"2025-11-28T21:54:42","date_gmt":"2025-11-28T19:54:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lapomera.it\/?p=626"},"modified":"2025-11-28T21:54:43","modified_gmt":"2025-11-28T19:54:43","slug":"lavoro-primi-segnali-positivi-cresce-loccupazione-e-cala-la-disoccupazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lapomera.it\/?p=626","title":{"rendered":"Lavoro, primi segnali positivi: cresce l\u2019occupazione e cala la disoccupazione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il bilancio del 2024 porta qualche buona notizia sul fronte del lavoro. Non grandi scossoni, ma di qualche piccola, buona notizia che permette di tirare un po\u2019 il fiato. L\u2019occupazione tra i 15 e i 64 anni arriva al 62,2%, mentre la disoccupazione scende al 6,6%. <br>L\u2019inattivit\u00e0, invece, resta pi\u00f9 o meno dov\u2019era. Gi\u00e0 nel 2023 si intravedeva un sentiero pi\u00f9 stabile, con pi\u00f9 persone al lavoro e meno in cerca. Una sorta di ritorno alla normalit\u00e0, anche se il quadro resta complesso e pieno di sfumature.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Redditi bassi e Mezzogiorno: le migliori performance<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sorpresa arriva da dove forse ci si aspettava meno. Tra il 2022 e il 2023, le famiglie con i redditi pi\u00f9 bassi sono quelle che hanno visto i miglioramenti pi\u00f9 netti: aumenti dell\u2019occupazione anche di 2 o 3 punti percentuali. Parallelamente, la disoccupazione scende proprio nelle fasce che, negli anni passati, avevano faticato di pi\u00f9 a trovare un posto stabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra piccola svolta riguarda il Mezzogiorno: spesso associato solo a difficolt\u00e0 e ritardi, questa volta mostra una dinamica pi\u00f9 simile al Nord-est, con crescite interessanti soprattutto nelle fasce meno abbienti. Non si tratta di rivoluzioni, ma di segnali che illuminano angoli di solito trascurati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Giovani, donne e istruzione: tre criticit\u00e0 ancora da risolvere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I giovani tra i 25 e i 34 anni tornano a occupare di pi\u00f9, raggiungendo il 68,1%. \u00c8 un dato che sorprende in positivo, anche perch\u00e9 la spinta pi\u00f9 forte arriva proprio dai ragazzi provenienti da famiglie con redditi pi\u00f9 bassi. Bene anche gli over 55, che continuano a rafforzare la loro presenza nel mondo del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il divario tra uomini e donne, per\u00f2, continua a essere una ferita aperta, soprattutto nelle fasce di reddito pi\u00f9 basse. In alcune aree la distanza tocca ancora i 30 punti percentuali. A questo si aggiunge la questione dell\u2019istruzione: chi ha un titolo universitario continua ad avere un vantaggio evidente, e la differenza tra chi pu\u00f2 studiare di pi\u00f9 e chi meno resta marcata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che tipo di lavoro si trova?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul fronte dei contratti arrivano buone notizie: quelli stabili aumentano, mentre i lavori a termine fanno un passo indietro. Ma quando si parla di qualit\u00e0 dell\u2019occupazione, la strada \u00e8 ancora lunga. <br><br>Oltre un quarto degli occupati \u00e8 impiegato in professioni a basso reddito, e tra chi entra ora nel mercato del lavoro questa percentuale supera il 40%. Un segnale che invita all\u2019ottimismo, s\u00ec, ma anche a tenere i piedi per terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bilancio del 2024 porta qualche buona notizia sul fronte del lavoro. 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