La cassetta condominiale porta pubblicità

Tutti noi amiamo ricevere della corrispondenza e per questo prestiamo attenzione alla cassetta della posta ogni qualvolta rientriamo a casa. Ci sono però delle cose che non a tutti fa piacere ricevere come ad esempio i depliant pubblicitari ed i volantini dei vari supermercati di zona o grandi negozi, i quali reclamizzano le offerte che di settimana in settimana hanno pensato per i propri clienti.

Una pratica pubblicitaria alquanto fastidiosa

Si tratta spesso di un fastidio per gli utenti perché questi depliant vanno ad occupare per intero o quasi lo spazio disponibile all’interno della cassetta, andando a comprimere tutto quello che già si trova eventualmente al suo interno, anche una semplice lettera o piccolo pacchetto, o impedendo che possano essere inserite nuove buste o corrispondenza.

Per questo motivo tante persone percepiscono tale pubblicità come fastidiosa e non sanno come poter interrompere questa pratica da parte di coloro i quali reclamizzano i propri prodotti o servizi. Altri invece vedono di buon occhio la possibilità di ricevere questo tipo di corrispondenza, così da poter valutare in dettaglio dove andare a fare i propri acquisti e dunque riuscire a risparmiare.

 L’obiettivo, sia che si tratti di un condominio che di una residenza privata o altro tipo di edificio, è quello di fare in modo che tutti possano usufruire di tale servizio di volantinaggio senza per questo andare a percepirlo come un problema o un fastidio quotidiano.

La cassetta pubblicitaria condominiale

In questi casi, una cassetta condominiale porta pubblicità rappresenta la soluzione più efficace e congeniale per risolvere il problema. Essa è infatti abbastanza ampia da poter contenere diverse decine di depliant pubblicitari, che vanno dunque ad accumularsi tutti all’interno di un’unica cassetta in maniera tale da lasciare libere quelle di proprietà di ciascun condomino.

In questa maniera ogni abitante del condominio interessato ad una pubblicità in particolare potrà andare a recuperare il depliant di proprio interesse senza che per questo la propria buca delle lettere debba traboccare.

Parliamo di ottime cassette postali condominiali realizzate in acciaio inox antigraffio, le quali sono particolarmente robuste e destinate a durare nel tempo. Possono essere installate a parete, ad esempio accanto alla bacheca con le singole caselle postali dei vari condomini, oppure ancorate ad una recinzione esterna o cancello per mezzo di semplici staffe e supporti.

Le qualità antigraffio fanno sì che questo comodo tipo di cassetta porta pubblicità possa facilmente essere adoperata anche in zone esterne al condominio e dunque accessibili a tutti.

Chiaramente, così come avviene per le cassette postali tradizionali, tutti i depliant e la corrispondenza che vengono inseriti al loro interno saranno protetti dalle intemperie e dagli agenti atmosferici in genere, così da poterli sempre trovare perfettamente integri quando si desidera raccoglierne qualcuno.

Anche la struttura stessa è destinata a durare nel tempo grazie agli elevati standard di qualità produttivi che caratterizzano questi elementi ed in particolar modo per quel che riguarda la lucidatura, la satinatura e la verniciatura, che consentono di ottenere un prodotto estremamente affidabile e che non può essere danneggiato dall’azione degli agenti atmosferici oppure della salsedine.

Una soluzione comoda ed efficace

Grazie ad un porta pubblicità condominiale è dunque possibile riuscire a gestire in maniera più efficace e semplice il problema della pubblicità cartacea all’interno della cassetta della posta. È la soluzione perfetta soprattutto per quanti ritengono questa tipologia di pubblicità una pratica particolarmente aggressiva e fastidiosa: In questa maniera, la casella di posta personale sarà libera da ogni tipo di l’ingombro e sarà sempre possibile decidere di prendere uno di questi volantini nel caso in cui si dovesse notare qualcosa di proprio interesse.

I sistemi antieffrazione più sicuri

Certamente, la paura che i ladri possano entrare in casa e sottrarre beni preziosi e gli oggetti cui siamo affezionati è una delle paure ricorrenti che abbiamo tutti noi. Questa paura si acuisce nel momento in cui andiamo in vacanza e dunque non siamo fisicamente presenti in casa per qualche giorno o qualche settimana. Non di rado inoltre, i quotidiani riportano notizie di effrazioni avvenute anche ai piani alti, i cosiddetti ladri acrobati che riescono ad arrampicarsi sulla facciata esterna dell’edificio e accedere dalle finestre.

Le inferriate di sicurezza

Dunque oggi nessuno può dirsi veramente al sicuro dai ladri, soprattutto se al momento non si è ancora adottato un sistema di sicurezza che consenta di rendere molto più complicato l’accesso in casa, sia per quel che riguarda le finestre che la porta di ingresso.

A tal proposito le inferriate di sicurezza rappresentano una barriera assolutamente solida e difficile da superare, la quale costituisce un ottimo deterrente in quanto qualsiasi malintenzionato è automaticamente indotto a rivolgere le sue attenzioni ad un altro appartamento non fornito di tale soluzione, che certamente richiederà meno tempo dal punto di vista dei tentativi di apertura.

Una soluzione che garantisce serenità

Ecco il motivo per il quale oggi sempre più persone vedono con interesse la possibilità di fare installare delle inferriate di sicurezza che siano in grado di garantire protezione totale al proprio appartamento, ma soprattutto fornire maggiore serenità a tutti i componenti della famiglia i quali sanno così di vivere in un luogo inaccessibile per i malintenzionati, in cui anche gli oggetti più preziosi ed i beni che hanno un grande valore affettivo sono al sicuro.

Ricordiamo infatti che ad oggi, le inferriate di sicurezza rappresentano il sistema di protezione più sicuro ed inattaccabile, dunque quello in grado di garantire maggiore serenità e la certezza che i propri beni e le persone care possano ritenersi veramente al sicuro da qualsiasi tipo di malintenzionato e da qualsiasi tentativo di effrazione.

Il ruolo delle donne Stem nelle organizzazioni

Il ruolo delle donne Stem nelle organizzazioni

Quali sono le motivazioni e le aspettative delle ragazze che intraprendono studi e carriere Stem? A questa e ad altre domande risponde #ValoreD4STEM, l’indagine promossa da Valore D che ha restituendo una fotografia della presenza delle donne Stem nelle organizzazioni. L’88,2% delle intervistate è laureata, prevalentemente in ingegneria, mentre alcune di loro hanno conseguito ulteriori titoli, come master, dottorato di ricerca o hanno frequentato una scuola di specializzazione post-laurea. Solo il 38% però ricopre una posizione manageriale, la maggior parte riveste un ruolo impiegatizio (57,8%) e non gestisce né un team né un budget (59,6%). Inoltre, il 66% è impegnata in una relazione, ma oltre la metà non ha figli.

Un mondo non estraneo a pregiudizi o stereotipi

Anche il mondo delle donne Stem non è estraneo a pregiudizi o stereotipi. Nonostante il campione sia femminile, emerge una chiara preferenza a lavorare con gli uomini rispetto che con le donne, preferenza espressa dal 4% del campione. Anche in termini di leadership emergono alcuni stereotipi: il 27% dichiara che alle donne si addice uno stile di leadership empatico e accogliente, e quasi il 16% afferma che a un uomo si addica più uno stile deciso e assertivo. Sul work-life balance emerge un altro stereotipo di genere: il 19,2% ritiene che per gli uomini non sia importante ricoprire un ruolo che consenta un equilibrio tra vita professionale e famiglia.

Un interesse che nasce a scuola

L’interesse per le materie Stem nasce già durante la scuola elementare, tuttavia oltre il 70% delle donne con un titolo di studio scientifico-tecnologico ha maturato la consapevolezza di volersi dedicare a queste discipline durante la scuola media e soprattutto alle scuole superiori. La scuola gioca quindi un ruolo molto importante nella scelta di intraprendere un percorso di studi di questo tipo, e l’84% delle intervistate ha iniziato da subito un percorso lavorativo in questo ambito. La prospettiva di una buona remunerazione non è però tra le prime tre motivazioni per cui le donne scelgono una professione di questo ambito (7%), mentre lo sono istruzione e formazione (73,5%), attitudine (43,3%), passione (35,3%), prospettive di carriera (21,3%) e desiderio di contribuire alla soluzione dei problemi della società (15,8%).

Soddisfazione e ostacoli

Confrontando le donne con ruolo Stem con le donne che non lo ricoprono le prime sono più soddisfatte della loro scelta professionale (50,4% contro 38,5%). Circa un 20% però attualmente non ricopre un ruolo, anche se il background formativo o professionale è in ambito Stem. Ma come mai queste donne non lavorano più in ambito Stem? Per il desiderio di fare esperienze diverse (35,9%), un percorso di carriera in un altro dipartimento (35%) o un percorso di crescita manageriale (27,8%), altre però hanno indicato la “non possibilità di crescita” (21,5%), la necessità di trovare un ambiente più inclusivo (6,1%), la fatica di lavorare in un contesto culturale tradizionalmente maschile (5,6%) e la forte competitività (2,2%).

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Potrebbe sembrare un segnale negativo, ma non è così: se vista dall’altro lato, questa tendenza conferma la voglia degli italiani di tornare alla normalità, compreso il desiderio di investire. In quest’ottica, ha una valenza positiva il fatto che nel primo semestre 2021, rispetto all’analogo periodo del 2020, le richieste di prestiti da parte delle famiglie sono cresciute del +25,6%, tornando sui livelli del 2019 in virtù della dinamica positiva sia dei prestiti personali (+10,0%) sia, soprattutto, dei prestiti finalizzati (+38,4%). 

Boom a giugno 2021

A certificare la maggiore domanda di liquidità da parte dei nostri connazionali è il Sistema di Informazioni Creditizie gestite da CRIF, che rivela un vero e proprio boom durante l’ultimo mese di giugno. In questo periodo, infatti, le istruttorie registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie sono complessivamente aumentate del +9,2%. A spingere questo deciso rimbalzo sono stati sia i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che nell’ultimo mese di osservazione hanno fatto segnare un +8,0%, che i prestiti personali, cresciuti del +11,1%. Come spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, “La positiva performance delle richieste di prestiti da parte delle famiglie va letta come un naturale rimbalzo rispetto al corrispondente periodo del 2020, fortemente condizionato dall’esplosione dell’emergenza pandemica, sostenuto anche da un migliorato clima di fiducia e dal consolidamento della ripresa economica. Per il prosieguo dell’anno ci attendiamo un ulteriore consolidamento della domanda di credito ma le politiche di erogazione potrebbero farsi più selettive a fronte dell’atteso peggioramento della rischiosità del comparto nel momento in cui gli interventi straordinari e le misure di sostegno alle famiglie dovessero essere sospese”.

Cresce l’importo medio

I prestiti non sono aumentati solo nel numero, ma anche nella “quantità”. Nella prima metà dell’anno in corso è aumentato l’importo medio, che si è attestato a 9.536 euro malgrado la leggera flessione rilevata nel mese di giugno (8.875 Euro, -1,7%). Nel complesso, il 47,9% delle richieste presenta un importo inferiore ai 5.000 euro. Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto nel I semestre si è attestato a 7.264 euro (+10,1%), contro i 13,297 euro dei prestiti personali (+10,0%). Per quanto riguarda la durata dei prestiti richiesti dalle famiglie nel loro complesso, il 19,6% del totale prevede un piano di rimborso fra i 2 e i 3 anni, contro un 24,4% che va oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare.

Spesa mensile a -9%: l’effetto del Covid-19 sulle famiglie italiane

Spesa mensile a -9%: l’effetto del Covid-19 sulle famiglie italiane

Il Covid-19 ha cambiato le nostre abitudini, il nostro ritmo di vita, le nostre possibilità. E ha portato pesanti conseguenze anche per quanto riguarda la spesa media mensile delle famiglie, determinando ambiti stabili e ambiti in forte calo. Come rivelano i dati Istat, infatti, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.328 euro mensili in valori correnti, valore che fa registrare un calo del 9% rispetto al 2019. Considerata la dinamica inflazionistica (-0,2% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività), il calo in termini reali è di poco inferiore (-8,8%). È la contrazione più accentuata registrata dal 1997, che riporta il dato medio di spesa corrente al livello del 2000. Nel biennio 2012-2013, quando si registrò la flessione più ampia nel periodo considerato, il calo rispetto al 2011 era stato complessivamente del 6,4%. 

Alimentari e casa stabili, le flessioni più forti su alberghi e ristoranti

La spesa per tutti gli altri capitoli, che nel 2020 vale complessivamente 967 euro al mese, scende invece del 19,3% rispetto ai 1.200 euro del 2019. Le diminuzioni più drastiche riguardano i capitoli di spesa sui quali le misure di contenimento hanno agito maggiormente e in maniera diretta, cioè Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%, 79 euro mensili in media nel 2020) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4%, 93 euro mensili). A seguire, i dati Istat indicano i Trasporti (-24,6%, 217 euro mensili nel 2020) e quindi Abbigliamento e calzature (-23,3%, 88 euro mensili). Il calo delle spese delle famiglie è diffuso su tutto il territorio nazionale, senza distinzioni tra Nord, Centro e Sud. Nel 2020, la voce di spesa che le famiglie hanno maggiormente limitato è quella per viaggi e vacanze. La spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è pari a 1.716 euro, ovvero il 72% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 63% circa di quella delle famiglie di tre componenti. 

Il 2021? Ancora in calo secondo le stime

Gli effetti persistenti della crisi sanitaria non permettono di vedere rosa sul 2021. Anche se i dati di contagio sono in continuo miglioramento, la ripresa è tutta in salita. Secondo le stime preliminari, infatti, la spesa media mensile nel primo trimestre del 2021 diminuisce del 3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2020. Insomma, per invertire la rotta ci vuole ancora del tempo. E ancora di più per iniziare a recuperare qualche punto percentuale. 

La Generazione Z vuole recuperare il tempo perduto: viaggi, feste e look audaci

La Generazione Z vuole recuperare il tempo perduto: viaggi, feste e look audaci

Con l’allentamento delle misure di sicurezza per arginare il contagio da Covid-19 le generazioni più giovani iniziano a pianificare il modo di recuperare il tempo trascorso a casa in quarantena. Nell’aria si respira un cauto ma discreto ottimismo, e la generazione Z vuole recuperare il tempo perduto a causa della pandemia. Nel mondo post-pandemia, grazie anche a prospettive più positive, i giovani desiderano fare tutto ciò a cui hanno dovuto rinunciare per mesi, cercando attivamente l’ispirazione per tornare a viaggiare, organizzare feste, e sfruttare le occasioni in cui potranno finalmente sfoggiare look e make up audaci. Secondo studio condotto da Pinterest infatti è proprio la generazione Z, ovvero i nati fra il 1997 e il 2010, il segmento di pubblico che più degli altri è alla guida delle ultime tendenze per la ripartenza. 

Aumentano le ricerche per le “destinazioni da sogno”

Non è un caso che le ricerche di questa fascia di utenti su Pinterest siano quasi raddoppiate rispetto all’anno scorso (+96%), mentre quelle per utente sono aumentate del 31%. Le ricerche riflettono infatti il desiderio dei giovani di ‘cogliere l’attimo’ e tornare a vivere. Tra gli utenti della generazione Z, le ricerche di “destinazioni vacanze da sogno” sono infatti aumentate di 13 volte, quelle di “vacanze di lusso” di 6 volte e quelle di “consigli per fare le valigie” sono quadruplicate. Che sia per il breve o per il lungo termine, i più giovani stanno pianificando la prossima vacanza e anche l’acquisto di prodotti come “zainetti carini” (+2x) e “look da viaggio per ragazza” (+20x).

Voglia di socialità e di festeggiare, magari con nuovi outfit

Tra le persone c’è tanta voglia di socialità, e la generazione Z, in particolare, sta cercando nuovi modi per divertirsi con gli amici e organizzare feste memorabili. Gli utenti di questa fascia di età investono tempo ed energie in feste a tema, come “idee festa a tema Euphoria” (+43x), “feste a tema eccezionali” (+8x), e “festa cena con delitto” (+7x). Cercano anche idee di outfit per ogni occasione. Le ricerche di “outfit per cena romantica” sono aumentate di 30 volte, quelle di “outfit appuntamento al bar” di 9 volte, e quelle di “acconciature per feste” di 6 volte.

Trasformare le idee in realtà, anche con un makeup che non passa inosservato

Mentre si fa sempre più concreta la possibilità di superare la pandemia, gli utenti della generazione Z esprimono tutta la gioia e la positività attraverso il look. Durante il lockdown, hanno avuto modo di scoprire il proprio vero stile, ma adesso mostrano di voler trasformare le idee in realtà. Tra le ricerche che vanno per la maggiore, riferisce Ansa, ci sono articoli di moda come “pantaloni zebrati” (+14x), “gonna scozzese” (+12x) e “gioielli hippie” (+16x). La bellezza è da sempre una delle categorie più popolari di Pinterest e la generazione Z non fa eccezione. I suoi utenti sono alla ricerca di idee e prodotti per dare vita a makeup che non passino inosservati. Le ricerche di “makeup e-girl” sono aumentate di 45 volte, quelle di “trucco alternativo” di 60 volte, e quelle di “makeup occhi creativo” di 24 volte.

Condividere online i dati personali preoccupa la popolazione mondiale

Condividere online i dati personali preoccupa la popolazione mondiale

Il 45% della popolazione mondiale è preoccupata per la condivisione digitale delle proprie informazioni personali, e un terzo ammette di non sapere che uso ne viene fatto una volta che vengono condivise. Le opinioni dei cittadini italiani sono in linea con la media mondiale, con il 43% che dichiara di essere preoccupato, e il 32% che ammette di non conoscere l’uso che ne viene fatto. Si tratta delle principali evidenze emerse dall’Annual WIN World Survey di WIN International, l’associazione per le ricerche di mercato a livello mondiale di cui fa parte BVA Doxa. Il WIN World Survey ha indagato le opinioni e le convinzioni di 26.433 cittadini provenienti da 34 Paesi in tutto il mondo sul tema della privacy delle informazioni digitali.

Il 45% dei cittadini teme per la propria privacy 

I più preoccupati sono i cittadini delle Americhe: più della metà delle persone nel continente americano (54%) si sente preoccupata, con Brasile (72%) e Cile (61%) i Paesi più preoccupati per la condivisione digitale delle proprie informazioni. La quota dei “preoccupati” rimane significativa però anche in altre aree del mondo: nella regione Asia e Pacifico lo è il 45%, e in Europa il 43%. Per quanto riguarda l’Italia i dati sono in linea con i risultati europei, con il 43% che si dichiara preoccupato, mentre il 10% afferma di non esserlo.

Italia: per il 21% condividere le proprie informazioni personali online è una necessità

Se per il 22% della popolazione mondiale condividere i dati oggi è una necessità per il 30% non è necessario. La quota degli europei che ritiene necessario condividere i dati personali si attesta al 19%, mentre in Italia al 21%, al contrario della Francia (8%), che insieme a Corea del Sud (10%) e Perù (9%), è tra i Paesi in cui le persone si trovano meno d’accordo con l’affermazione. Quasi un terzo della popolazione intervistata poi non è d’accordo con le pratiche in materia di privacy adottate dalla maggior parte dei raccoglitori di dati, e le persone di età pari o superiore a 55 anni sono quelle che esprimono maggiormente il loro disaccordo. In Europa, il 25% non è d’accordo con le pratiche in materia di privacy, una percentuale che si abbassa al 15% in Italia.

Il 32% degli italiani è consapevole dell’uso che viene fatto dei propri dati

Ma quanto sono consapevoli le persone di ciò che succede una volta che i dati sono condivisi? Quasi un terzo della popolazione (27%) ammette di sapere cosa succede con i propri dati, ma un altro 27% non sa come verranno utilizzati o dove. Tra le regioni geografiche, il 30% delle persone in Asia Pacifico ha affermato di sapere cosa succede con i propri dati personali dopo che sono stati condivisi, fanno eccezione il Giappone e la Corea del Sud, dove rispettivamente solo il 12% e il 4% dicono di averne consapevolezza. Facendo riferimento al nostro Paese, il 32% sostiene di conoscere l’uso che viene fatto dei propri dati: una percentuale più alta della media europea, che si attesta al 23%.

Gli italiani sognano le vacanze all’aria aperta

Gli italiani sognano le vacanze all’aria aperta

Dopo mesi di restrizioni e lunghe giornate trascorse tra le mura domestiche gli italiani hanno voglia di partire, e stanno già pensando alle vacanze estive. Con la divulgazione delle informazioni relative alle normative estive si è verificato un vero e proprio boom nelle ricerche online dedicate alle vacanze, in particolare, per quelle all’aria aperta, dove non solo è più facile mantenere il distanziamento sociale, ma anche rilassarsi a contatto con la natura. Ad affermarlo è Campeggi.com, il portale per campeggi e villaggi vacanze, nel suo Camping Report (CaRe). Nella terza settimana di aprile il portale ha infatti registrato un aumento delle ricerche pari al 54% in più rispetto all’inizio del mese, con una crescita del +656% se paragonato allo stesso periodo del 2020.

La Puglia è la destinazione più ricercata

A guidare la classifica delle destinazioni più ricercate c’è la Puglia, al primo posto con il 12,55% delle ricerche, affiancata sul podio da Toscana (9,03%) e Sardegna (5,09%). Seguono Liguria, Campania, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Emilia-Romagna e Calabria, che formano così una Top 10 nella quale da Nord a Sud viene rappresentato l’intero Stivale.

“Gli italiani – spiega il Camping Report di Campeggi.com – hanno bisogno di rilassarsi e di ricaricare le batterie: dalle ricerche del motore interno della piattaforma emerge un grande interesse per le strutture con piscina e centro benessere, due servizi che salgono sul podio dei più desiderati insieme all’animazione per i più piccoli”.

Boom per le strutture che accettano animali

La voglia di vacanza all’aria aperta si fa sentire a ogni età. Il 23% degli utenti, infatti, si trova tra i 25 e i 34 anni, affiancato dal 22% della fascia 35-44 e dal 19% di quella 45-54. Leggero distacco per le fasce 18-24 (14%), 55-64 (13%) e over 65 (9%), di poco inferiori, ma rappresentate da percentuali ugualmente significative, riporta Adnkronos. A guidare ogni decisione però risalta l’attenzione per gli amici a quattro zampe, con un boom di ricerche legate proprio ai camping e ai villaggi vacanze che accettano gli animali, o offrono servizi specifici a loro dedicati, e che diventa quindi il primo criterio di ricerca degli utenti.

Le prenotazioni avvengono online, soprattutto da Milano e Roma

La maggior parte delle ricerche e delle prenotazioni, poi, avvengono attraverso dispositivi mobili (66%), e dalle principali città italiane come Milano (18%) e Roma (11%). L’interesse per i camping dello Stivale non è però solo nazionale: il 10% degli utenti è infatti registrato in Germania.

“Se fino a qualche anno fa la vacanza in campeggio e all’aria aperta veniva scelta soprattutto dagli appassionati del genere, negli ultimi mesi è diventata un desiderio di molti italiani, che ora vogliono riscoprire il contatto con la natura – spiega Cristian Capizzi, ceo di KoobCamp -. I dati dello scorso anno sono stati influenzati dall’incertezza del lockdown, ma la tendenza 2021 dimostra il forte desiderio degli italiani di andare in vacanza, e soprattutto, di farlo in totale sicurezza”.

Smartworking in Ue, è davvero rivoluzione? In Italia è passato al 12,2%, in Finlandia al 25%

Smartworking in Ue, è davvero rivoluzione? In Italia è passato al 12,2%, in Finlandia al 25%

Il 2020 e almeno gran parte del 2021 verranno ricordati come gli anni dell’avvento massiccio dello smartworking, indotto dall’emergenza sanitaria e dalla necessità di mantenere il distanziamento sociale. Ma è davvero così? Ovvero, come sono cambiate negli ultimi mesi le percentuali di chi lavora da casa rispetto a chi si reca in ufficio o in azienda? Per avere la misura di quanto sia effettivamente aumentata la quota di chi opera da remoto, l’Eurostat – l’Istituto di Statistica Europeo – ha condotto un’analisi che ha coinvolto tutti i Paesi dell’Ue.

Più del doppio in smartworking in un anno

Nel 2020, il 12,3% degli occupati di età compresa tra 15 e 64 anni nell’Ue ha lavorato da casa, sebbene questa quota fosse rimasta costante intorno al 5% negli ultimi dieci anni. È la principale evidenza emersa dai dati dell’Eurostat. Se questa è la media europea, come sono andate le cose nel nostro Paese? In Italia, la percentuale di chi ha operato da remoto è salita al 12,2%. Negli anni precedenti, la quota di lavoratori autonomi che lavorava abitualmente da casa era stata costantemente superiore a quella di dipendenti. Tuttavia, il divario si è ridotto nel 2020 poiché la quota dei dipendenti in smart working è aumentata dal 3,2% nel 2019 al 10,8%, mentre la quota dei lavoratori autonomi è aumentata in misura minore: dal 19,4% nel 2019 al 22% nel 2020.

Differenze fra uomini e donne

Ci sono poi delle differenze sostanziali a seconda del genere e dell’età dei lavoratori. Si scopre così che nel 2020, una quota maggiore di donne (13,2%) ha riferito di lavorare abitualmente da casa rispetto agli uomini (11,5%). Rispetto ad altre fasce di età, nel 2020 i giovani avevano meno probabilità di lavorare da casa: solo il 6,3% di quelli di età compresa tra 15 e 24 anni, rispetto al 13% di quelli di età compresa tra 25-49 e il 12,4% di quelli di età compresa tra 50 e 64 anni.

E’ la Finlandia il Paese in cui si lavora di più da casa

Un altro dato interessante è quello che stila la classifica dei Paesi in cui lo smartworking è maggiormente praticato. In testa alla lista si piazza la Finlandia, che con il 25,1% dei lavoratori da remoto guida l’elenco degli Stati membri dell’Ue per l’home working. A seguire si collocano Lussemburgo (23,1%) e Irlanda (21,5%). Dall’altra parte della classifica, le nazioni con la percentuale minore di penetrazione dello smartworking sono la Bulgaria (1,2%), Romania (2,5%), Croazia (3,1%) e Ungheria (3,6%). 

Per iniziare: blog o non blog?

Per iniziare: blog o non blog?

Ci pareva carino inaugurare il nostro nuovo blog (più un contenitore di notizie, in realtà, intervallata da veri e propri consigli per gli acquisti) con qualche consiglio per chi si sta chiedendo se vale la pena pubblicare un blog personale e/o aziendale.

Per quanto concerne il mondo personal, mi esimo da pareri perchè rientra in una sfera più emozionale: chiaro che pubblicare i propri racconti di viaggio, le proprie ricette o i propri consigli relativi alle più svariate tematiche può dare appagamento (soprattutto quando tali contenuti creano interazione), ma vorrei darvi qualche consiglio invece sui blog aziendali.

Il blog rientra in quel mondo che definiamo “inbound marketing”: fornire contenuti di qualità, e utili all’utente finale, per portarlo a fidarsi di te e visitare il tuo sito. Chiaro che perchè ciò si realizzi sono indispensabili 3 cose:

  • i contenuti trattati non devono essere mega inflazionati (si corre altrimenti il rischio di “affogare” nel mare delle informazioni già presente sul web, e magari indicizzate da anni)
  • le competenze relative alle tematiche trattate devono essere superiori alla media, evita di scrivere su qualcosa che non conosci molto bene
  • i commenti dovrebbero essere aperti: se hai paura di opinioni diverse dalla tua o di un vero confronto, forse il blog non è la soluzione migliore

Se riuscirai a variare gli argomenti trattati, a farlo utilizzando un linguaggio specifico del settore ma comprensibile a tutti, e riuscirai ad essere chiaro nelle tue esposizioni, potrai cercare di concretizzare la lettura dei tuoi articoli inserendo dei link che rimandano ad un servizio, o prodotto, riconducibile a ciò di cui stai scrivendo, e per il quale stai probabilmente fornendo consigli o un parere autorevole. Ma inizialmente limitati ad un link al sito in fondo all’articolo, sarai più credibile e acquisirai maggiormente il favore di coloro i quali identificano un link diretto (e magari “parlante”) come la solita marchetta pubblicitaria…

Trova il dominio giusto, armati di pazienza, scrivi con una programmazione e con frequenza costante… vedrai che i risultati arriveranno!