Lavoro: le 5 mosse per affrontare un colloquio a prova di assunzione

Lavoro: le 5 mosse per affrontare un colloquio a prova di assunzione

Per aiutare i candidati a gestire l’ansia da colloquio di lavoro, InfoJobs ha preparato un vademecum di consigli pratici per trasformarla in una risorsa e sfruttare al meglio l’opportunità.

La prima delle 5 mosse da seguire per non sbagliare è quella di informarsi bene sull’azienda. Per affrontare un colloquio con successo, è essenziale comprendere a fondo l’azienda per cui ci si sta candidando, ovvero, ‘andare oltre’ sito web e pagine social aziendali.
Leggere articoli di settore, rapporti annuali e notizie recenti offre una visione completa dell’attività aziendale, e conoscerne storia, missione, valori e i principali progetti in corso permette di rispondere in modo più specifico alle domande. E dimostra al recruiter che il candidato è sinceramente interessato e motivato.

Vestirsi adeguatamente e mostrare curiosità e interesse 

L’abbigliamento è cruciale per una prima impressione positiva. È importante adattare il proprio look alla cultura e al settore dell’azienda. In un contesto professionale, un abbigliamento formale è spesso più consigliato, mentre in ambienti più creativi potrebbe essere accettabile un look più casual, ma sempre curato. La scelta di un abbigliamento appropriato dimostra rispetto per l’azienda e comunica serietà e attenzione ai dettagli.

Preparare domande è invece fondamentale per dimostrare non solo interesse per il ruolo e l’azienda, ma anche per capire se quel lavoro è effettivamente adatto. Dopo tutto, la decisione non è solo dell’azienda. È utile porre domande che indaghino la cultura aziendale, il team, il responsabile e le opportunità di crescita professionale. Chiedere informazioni su come l’azienda affronta le sfide del settore o quali sono le aspettative per il ruolo permette al candidato di capire se l’azienda è in linea con i propri valori e obiettivi professionali.

Enfatizzare le soft skill, non solo le competenze tecniche

Quando si parla delle proprie esperienze, è importante non limitarsi a elencare le competenze tecniche (hard skill).
Le soft skill, come spirito d’iniziativa, mentalità creativa, pensiero critico, leadership, gestione del tempo e intelligenza emotiva e sociale sono altrettanto importanti.

I candidati dovrebbero evidenziare come hanno sviluppato queste competenze attraverso progetti universitari, esperienze scolastiche, volontariato o eventi quotidiani. Portare al recruiter esempi concreti aiuta a illustrare come le soft skill siano state applicate nella pratica, rendendo il candidato più credibile e convincente.

Postura e linguaggio del corpo devono comunicare sicurezza

La postura, il linguaggio del corpo e il modo di interagire durante un colloquio comunicano molto più di quanto si possa immaginare.
Un ottimo biglietto da visita è sorridere mostrandosi ben disposti alla conoscenza del selezionatore, nonché lieti di essere stati scelti come possibili candidati ad entrare a far parte dell’azienda.

È poi fondamentale mantenere una postura composta, che trasmetta fiducia e interesse. Il contatto visivo regolare dimostra coinvolgimento e sincerità, mentre un ascolto attivo, evidenziato da cenni di assenso e risposte puntuali, mostra rispetto e attenzione.

Lavoro: a luglio previste più di 507mila assunzioni

Lavoro: a luglio previste più di 507mila assunzioni

A delineare lo scenario del mercato del lavoro nel mese di luglio 2024 è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Sono oltre 507mila i contratti di assunzione offerti dalle imprese a luglio, e 1,3 milioni nel trimestre luglio-settembre, con una contrazione della domanda di lavoro di circa 78mila contratti rispetto a luglio 2023 (-13,3%) e -156mila per il corrispondente trimestre 2023 (-10,6%).

Nel suo complesso, l’industria ha in programma di assumere circa 135mila profili nel mese (-15mila, -9,8% rispetto al 2023) e 371mila nel trimestre (-34mila, -8,3%). Il comparto del manifatturiero, in particolare, ricerca circa 88mila lavoratori nel mese e 236mila nel trimestre.

Costruzioni: domanda in calo

Le industrie della meccatronica ricercano 21mila lavoratori nel mese e 59mila nel trimestre, seguite dalle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco (20mila, 48mila) e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo (15mila, 42mila).

In calo anche la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni, che si attesta su quasi 47mila assunzioni a luglio (-10mila, -18,2%) e circa 135mila nel trimestre (-23mila,-14,8%).
Sono invece 373mila i contratti di lavoro offerti dal settore dei servizi nel mese in corso (-63mila, -14,5%) e circa 949mila quelli previsti tra luglio-settembre (-122mila, -11,4%).

Difficili da reperire 245mila profili

Nonostante la flessione (-45mila nel mese e -86mila nel trimestre) è il turismo a offrire le maggiori opportunità di impiego, con circa 125mila lavoratori ricercati nel mese e 265mila nel trimestre. Numerose anche le opportunità di lavoro offerte dal commercio (69mila, 180mila) e dai servizi alle persone (60mila, 185mila). 

Le imprese dichiarano però difficoltà di reperimento per oltre 245mila assunzioni a luglio (48,4% del totale), confermando come causa prevalente la ‘mancanza di candidati’ (32,3%) o la ‘preparazione inadeguata’ (12,7%).
I gruppi professionali con mismatch più elevato sono gli operai specializzati (65,7%), le professioni tecniche (54,3%), i dirigenti e le professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione (51,1%).

Meno ingressi previsti per i lavoratori immigrati

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (304mila unità, 59,9% del totale), seguiti dai contratti a tempo indeterminato (92mila, 18,1%, +1,5% vs luglio 2023). 
In calo rispetto allo scorso anno la domanda di lavoratori immigrati, con circa 97mila ingressi programmati nel mese (19,0% del totale).

Nel mese, a livello territoriale, sono in calo di oltre 24mila unità le assunzioni programmate dalle imprese del Centro e di circa 24mila unità per quelle del Nord-Est. Tra le regioni che registrano le più ampie flessioni, Lombardia (-10mila), Toscana (-9mila), Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe circa -9mila) e Lazio (oltre -8mila).

Recruiting, come l’IA può supportare i processi di selezione del personale

Recruiting, come l’IA può supportare i processi di selezione del personale

Si intitola Future of Recruiting la recente indagine di LinkedIn che rivela interessanti dati riguardo il mercato del lavoro. In particolare, la ricerca afferma che i recruiter in Europa e negli Stati Uniti considerano l’intelligenza artificiale (IA) come un elemento chiave per il futuro del settore del reclutamento. Lo studio, che ha coinvolto oltre 2.500 professionisti, ha mostrato che il 73% degli intervistati ritiene fondamentale restare aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche per mantenere un vantaggio competitivo.

Un futuro promettente

Secondo la ricerca, il 45% dei recruiter prevede un utilizzo sempre maggiore dell’IA e dell’automazione nei processi di selezione nei prossimi 3-5 anni. Questa tendenza è confermata dall’aumento del 14% di professionisti che hanno aggiunto competenze legate all’IA ai loro profili LinkedIn nell’ultimo anno. L’ottimismo per l’IA è evidente: il 62% dei professionisti del recruiting vede positivamente l’impatto di queste tecnologie, soprattutto per i benefici in termini di tempo da dedicare alle interazioni umane, miglioramento della produttività e facilitazione nel coinvolgimento dei candidati.

Fiducia nel mercato del lavoro

Nonostante un rallentamento generale delle assunzioni, l’87% dei recruiter in Europa e negli Stati Uniti è fiducioso nella solidità e resilienza del mercato del lavoro. Questa fiducia li spinge a esplorare attivamente le tecnologie emergenti, con oltre un terzo (35%) che sta già sperimentando l’IA generativa per mantenersi aggiornati sui rapidi cambiamenti del settore.

LinkedIn e i nuovi strumenti di IA

Per aumentare l’efficienza dei recruiter e migliorare la connessione con i candidati, LinkedIn ha introdotto strumenti di intelligenza artificiale come la messaggistica assistita dall’IA. Questo strumento ha già dimostrato la sua efficacia, aumentando del 40% il tasso di accettazione delle InMail e accelerando del 10% la velocità di risposta. Circa il 74% degli utenti ha risparmiato tempo grazie a questa tecnologia e una maggioranza significativa ritiene che contribuisca a rafforzare le connessioni con i candidati. 

LinkedIn continua ad espandere le sue offerte con funzioni avanzate come i messaggi assistiti dall’IA disponibili in più lingue e un progetto pilota innovativo su LinkedIn Learning. Questo progetto, riferisce Adnkronos, utilizza l’IA per fornire consulenze personalizzate, permettendo agli utenti di interagire direttamente con istruttori selezionati su temi specifici, ricevendo risposte su misura che tengono conto della loro carriera e delle competenze desiderate.

Conclusione

L’indagine di LinkedIn sottolinea come l’intelligenza artificiale stia rivoluzionando il settore del reclutamento, offrendo strumenti avanzati che migliorano l’efficienza e la qualità delle connessioni tra recruiter e candidati. Con un crescente numero di professionisti che adottano queste tecnologie, il futuro del reclutamento appare promettente e dinamico.

Mercato del lavoro, a maggio 2024 circa 500 mila nuovi contratti

Mercato del lavoro, a maggio 2024 circa 500 mila nuovi contratti

A maggio, le imprese italiane prevedono di attivare poco meno di 494 mila contratti di assunzione, sia di durata superiore ad un mese sia a tempo indeterminato. Per il trimestre maggio-luglio, si prospettano quasi 1,6 milioni di nuovi contratti. Questi numeri indicano un aumento della domanda di lavoro di circa 27 mila unità rispetto all’anno precedente, corrispondente a un aumento del 5,8%, e di quasi 35 mila unità rispetto al trimestre precedente, pari al 2,2%. A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali .

I settori che “cercano” di più

L’industria nel suo complesso prevede oltre 136 mila nuove assunzioni nel mese di maggio e più di 410 mila nel trimestre, con una crescita rispettivamente del 3,5% e del 2,4% rispetto all’anno precedente. Le imprese dei servizi sono alla ricerca di circa 357 mila lavoratori nel mese e di circa 1,2 milioni nel trimestre, con incrementi rispettivamente del 6,7% e del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il Sud e le Isole si confermano come l’area territoriale più dinamica, con 140 mila contratti attesi. Nel settore manifatturiero, a maggio si prevede la ricerca di 85 mila lavoratori, che salgono a 262 mila nel trimestre. Le maggiori opportunità di lavoro sono offerte dalle industrie della meccatronica, della metallurgia, dell’agroalimentare e della moda. 

Costruzioni, turismo e commercio sono sempre “a caccia“

Nel comparto delle costruzioni, si prevedono 51 mila nuove assunzioni nel mese e 148 mila nel trimestre. La domanda di lavoro nel settore turistico è significativa, con 119 mila opportunità nel mese e 405 mila nel trimestre maggio-luglio. Anche il commercio offre numerose opportunità di lavoro, con 69 mila nuove assunzioni previste nel mese e 220 mila nel trimestre. Seguono i servizi alle persone e i servizi operativi di supporto a imprese e persone, con circa 53 mila e 39 mila nuovi contratti nel mese, e 188 mila e 125 mila nel trimestre, rispettivamente.

Persiste un significativo mismatch tra domanda e offerta

Nonostante l’aumento della domanda di lavoro, persiste un significativo mismatch tra domanda e offerta, con il 48,2% dei profili professionali ricercati difficili da reperire a maggio, principalmente a causa della mancanza di candidati. In totale, circa 238 mila posizioni lavorative rischiano di restare scoperte.

Formazione permanente, perchè è una priorità anche per le PMI? 

Formazione permanente, perchè è una priorità anche per le PMI? 

L’85% delle aziende considera la formazione aziendale molto importante o addirittura fondamentale. Questo dato evidenzia come l’apprendimento continuo sia considerato una leva strategica per lo sviluppo e la trasformazione delle imprese. Lo afferma un’indagine condotta da Gility, una società EdTech nata come joint venture tra CDP Venture Capital Sgr e BPER Banca, con l’obiettivo di sostenere la competitività delle aziende italiane e favorire la crescita delle competenze abbattendo le barriere all’accesso per una formazione continua e mirata, anche tra le PMI.

Una survey a tappeto

L’analisi di Gility si basa su una survey distribuita a un campione di 200 aziende italiane, affiancata da un’indagine qualitativa con interviste semi-strutturate a 64 professionisti delle Risorse Umane, del Learning & Development e del management aziendale. La ricerca offre una panoramica che coinvolge diverse realtà aziendali e settori industriali, con una significativa presenza di PMI e microimprese (53% del campione, considerando il numero di dipendenti).

Competenze informatiche e soft skills le aree a maggior sviluppo

Dall’indagine emerge che le aree in cui le aziende investono maggiormente in formazione, escludendo quella obbligatoria, riguardano le competenze specifiche per mansione/settore (32%), le competenze digitali e informatiche (27%), le soft skill (20%), le lingue (5%), la sostenibilità ambientale (4%) e altre tematiche (12%). Tuttavia, risulta interessante notare che le tematiche più richieste dai dipendenti non corrispondono sempre alla formazione offerta: il 15% vorrebbe ricevere più formazione sulla sostenibilità e il 50% sulle lingue.

Formazione a distanza o in presenza?

Anche se il Digital Learning, sia sincrono che asincrono, sta guadagnando importanza, il 66% delle aziende torna alla formazione in presenza. Un segnale che l’implementazione pratica di strumenti tecnologici avanzati è ancora agli inizi. Tra i benefici più apprezzati dai dipendenti in merito alla formazione digitale spiccano la flessibilità nell’erogazione (86%), il risparmio di tempo e costi (80%) e la semplicità di accesso (60%).

Le nuove generazioni chiedono flessibilità

Le nuove generazioni mostrano una netta preferenza verso un approccio flessibile alla formazione continua, prediligendo modalità autonome e micro-pillole formative. Tuttavia, manifestano anche il bisogno di applicare concretamente quanto appreso, desiderando metodologie interattive come il role play, la formazione in presenza e il coaching. Le principali aree di formazione su cui si punterà nel 2024 riguardano la comunicazione e la collaborazione, l’intelligenza artificiale e le competenze digitali.

Resto al Sud, come accedere ai finanziamenti per l’imprenditoria nel Mezzogiorno?

Resto al Sud, come accedere ai finanziamenti per l’imprenditoria nel Mezzogiorno?

Anche per il 2023 esiste Resto al Sud, un’operazione gestita da Invitalia che rappresenta un’opportunità di grande rilevanza per sostenere la creazione e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e professioni autonome in diverse regioni d’Italia. Promuove nello specifico la crescita economica e l’innovazione nelle regioni meridionali del Paese.
Resto al Sud 2023 mira principalmente a incentivare l’apertura di nuove imprese nelle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, nonché nelle zone colpite dal cratere sismico del Centro Italia, che include Lazio, Marche, Umbria, e nelle isole minori marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord.

Destinato ai maggiorenni fino a 55 anni

Questo programma è destinato ai cittadini con età compresa tra i 18 e i 55 anni e dispone di un budget totale per il 2023/2024 di 1 miliardo e 250 milioni di euro. Le attività che possono beneficiare del finanziamento attraverso “Resto al Sud” comprendono vari settori, tra cui industria e artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca, acquacoltura, servizi per aziende e privati, turismo, commercio e professioni autonome, sia individualmente che in forma societaria. È importante notare che le attività agricole non rientrano tra le categorie finanziabili attraverso questo programma.

Gli importi finanziabili

Il finanziamento fornito da Resto al Sud 2023 può coprire completamente i costi associati al progetto presentato, con un limite massimo di 50.000 euro per ciascun richiedente. Tuttavia, questo importo può salire fino a un massimo di 200.000 euro nel caso di società composte da un massimo di quattro membri. Per le imprese gestite individualmente, il massimo finanziamento erogabile è fissato a 60.000 euro. Inoltre, è previsto un contributo aggiuntivo non rimborsabile per le esigenze di capitale circolante, che varia in base alla struttura dell’impresa. Le spese ammissibili per il finanziamento includono lavori di ristrutturazione o manutenzione straordinaria di immobili (non oltre il 30% del budget totale del progetto), acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature, acquisto di software e servizi legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché spese operative (limite massimo del 20% del budget totale del progetto). Va notato che le spese relative a progettazione e promozione, consulenze e costi del personale dipendente non sono considerate ammissibili per il finanziamento.

La quota di contributo a fondo perduto

Le agevolazioni fornite da Resto al Sud coprono integralmente le spese ammissibili attraverso un contributo a fondo perduto che copre il 50% delle spese e un finanziamento bancario che copre il restante 50%, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI, con interessi interamente sostenuti da Invitalia.
Per presentare una domanda di finanziamento, è necessario seguire una procedura online attraverso il sito web di Invitalia e utilizzare un’identità digitale come SPID, CNS o CIE. La domanda deve includere il piano aziendale e i documenti correlati, e richiede una firma digitale e un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). Una volta completata e inviata la domanda, verrà assegnato un numero di protocollo elettronico. Inoltre, è possibile apportare modifiche ai contatti dopo l’invio della domanda.
Le domande presentate sono valutate in base all’ordine cronologico di ricezione, entro un periodo di 60 giorni dalla data di presentazione. 

Smartworking e nuove professioni cambiano le vacanze: addio ferie d’agosto

Smartworking e nuove professioni cambiano le vacanze: addio ferie d’agosto

Come tutto ciò che riguarda il mondo del lavoro, anche le vacanze sono entrate nel vortice del cambiamento. Da policy aziendali che sperimentano lo smartworking ad aziende che sperimentano ‘ferie libere’, un modello che dà ai propri dipendenti massima flessibilità, anche l’Italia si sta interrogando su alcuni assunti da sempre considerati caposaldo delle vacanze. Come quello secondo il quale la parola ‘ferie’ è accompagnata da ‘agosto’. Un’abitudine che risale ai tempi dei Romani, mantenuta viva fino a oggi e alimentata dal fatto che le ferie scolastiche in Italia sono quasi tutte concentrate in estate, soprattutto ad agosto. Ma qualcosa sta cambiando.

Meno esodo estivo più week end lunghi

“La concezione delle ferie cambia, come cambia il mondo del lavoro – commenta Pietro Novelli, general manager di Oliver James Italia -. L’introduzione dello smartworking sta modificando le abitudini dei lavoratori italiani a partire dalle due canoniche settimane centrali di agosto. La possibilità di lavorare da luoghi diversi dall’ufficio permette di ri-organizzarsi, potendo unire smartworking e weekend lunghi, suddividendo le vacanze in più momenti dell’anno – continua Novelli -. Si assiste sempre meno all’esodo estivo e alle code infinite in autostrada: le persone possono concedersi fine settimana fuori casa lavorando da remoto anche il lunedì e il venerdì, evitando così imbottigliamenti e rientri notturni la domenica sera”.

Lavorare da remoto in estate

Insomma, “I dipendenti hanno l’opportunità, come policy, di lavorare da remoto tutto agosto, sia per via della chiusura aziendale sia grazie a politiche di full remote working per il periodo estivo”, aggiunge Novelli.
In ogni caso, con 22 giorni l’anno di ferie più 10 festività nazionali, l’Italia si posiziona al quarto posto nella classifica europea dei paesi con più ferie pagate all’anno. Sopra, Austria (con 35 giorni), Portogallo (22 giorni più 13 festività nazionali) e Spagna (22 giorni e 12 festività nazionali). Fanalino di coda, il Regno Unito, che con soli 20 giorni l’anno di ferie e 8 festività chiude la classifica.

Dagli Usa arriva il Discretionary Time Off

Ma basta andare oltreoceano per vedere tutto un altro mondo: in USA, ad esempio, non sono garantiti i giorni di ferie pagati dal datore di lavoro, ma solo le festività nazionali. Molte aziende garantiscono lo stesso le ferie, che però, si aggirano tra 10 e 14 giorni all’anno.
“Un quadro ben diverso da quello europeo – racconta Novelli – Eppure, è proprio dagli Stati Uniti che stanno nascendo nuove tendenze in fatto di ferie e lavoro”.
Le big tech americane, come Adobe, Salesforce, LinkedIn, Oracle, Netflix e ora anche Microsoft, stanno dando vita a un nuovo modello: quello delle ‘ferie libere’. Nella mail che Microsoft ha inviato ai propri dipendenti statunitensi, riporta Adnkronos, si parla di ‘Discretionary Time Off’, ovvero Tempo libero discrezionale. Insomma, forse è troppo presto per decretare la fine delle ferie d’agosto, ma sicuramente un nuovo modello sta emergendo.

L’AI e il lavoro del futuro tra “apocalittici e integrati”

L’AI e il lavoro del futuro tra “apocalittici e integrati”

Tra ‘apocalittici e integrati’ i lavoratori si dividono sull’innovazione e l’introduzione nel mondo delle aziende dell’Intelligenza artificiale. Curiosità e ansia, paura e al tempo stesso entusiasmo, confermati da Stranger Skills, la ricerca realizzata da PHD Italia, l’agenzia media, comunicazione e marketing di Omnicom Media Group Emerge. Se per il 30% degli intervistati l’AI rappresenta la principale tecnologia che verrà implementata all’interno delle imprese, secondo l’ultimo rapporto del World Economic Forum nel 2027 la diffusione dei sistemi di AI permetterà la creazione di 69 milioni di nuovi posti di lavoro, ma ne eliminerà 83 milioni. Macchine e robot umanoidi arriveranno a svolgere il 43% delle mansioni rispetto al 34% delle attuali. 

Il tecno entusiasmo va di pari passo con la paura di essere tagliati fuori

“Il tecno entusiasmo – afferma Lorenzo Moltrasio, Managing Director PHD Italia – va di pari passo con l’ombra lunga di un’ansia diffusa per la paura di essere tagliati fuori dalla prossima grande rivoluzione tecnologica. In questo l’azienda ha un ruolo sempre più strategico, abbracciando l’esigenza della formazione continua per sfidare il presente e costruire il futuro”.
Lo studio evidenzia come il 72% dei lavoratori ritiene che sia proprio l’azienda a dover prevedere l’aggiornamento professionale. L’Intelligenza artificiale, infatti, se da un lato comporterà la scomparsa di alcuni posti di lavoro, dall’altro favorirà la nascita di nuove professionalità. Come ad esempio nel marketing, dove molte aziende stanno cercando esperti che possano utilizzare l’AI per migliorare le strategie pubblicitarie.

Figure professionali inedite

Quello dell’AI è un mercato ‘caldo’, che vedrà la nascita di inedite figure professionali, come i Conversational AI Developer, che utilizzano la tecnologia per creare annunci pubblicitari interattivi, dove gli utenti possono interrompere il flusso dell’annuncio e parlare direttamente con i personaggi dello spot. Una nuova modalità di advertising, che punta ad aumentare l’interesse degli utenti e migliorare la probabilità di acquisto del prodotto o servizio pubblicizzato.
Altra figura professionale inedita sarà il Decision Science.
Si tratta di scienziati dei dati che addestrano algoritmi di apprendimento automatico per prendere decisioni di marketing. Algoritmi che vengono addestrati per prendere 50.000 decisioni di offerta al secondo, per scegliere l’asset pubblicitario perfetto da mostrare.

La creatività umana resterà centrale

Ma quali saranno le skill più richieste in un mercato che vedrà la progressiva automazione di buona parte delle mansioni? La ricerca conferma il ruolo fondamentale dell’aspetto umano: in particolare, la creatività, che rappresenterà un’esigenza fondamentale per una persona su tre. 
“La forte domanda di creatività potrebbe trovare proprio risposta nell’adozione dell’AI, permettendo una crescita delle opportunità di sganciarsi dall’operatività per dedicarsi ad attività di pensiero”, aggiunge Moltrasio.
Il mondo del lavoro richiede con sempre maggiore frequenza capacità di pensare in maniera analitica e creativa, curiosità, apprendimento costante, empatia, ascolto attivo, capacità di leadership e di influenza a livello sociale. Un insieme di elementi che concorrono a indicare quali saranno le nuove geografie del lavoro e della società nell’era dell’AI.

Burnout, a rischio 3 lavoratori su 10 

Burnout, a rischio 3 lavoratori su 10 

Troppo lavoro e poco spazio per se stessi e per la famiglia. L’ombra del burnout si estende su 3 lavoratori su 10, che riferiscono di provare malessere psicofisico associato al lavoro. Ma c’è di più: oltre un quarto dei lavoratori afferma di sentirsi insicuro e di avvertire scarsità di diritti e invece un senso di precarietà. Sono tutti dati emersi dal Rapporto Italia 2023 recentemente presentato da Eurispes. Insieme a queste informazioni, dal rapporto emerge inoltre che un terzo ha svolto un secondo lavoro nell’ultimo anno e uno su cinque ha lavorato senza contratto. La disparità di trattamento tra uomini e donne nel mondo del lavoro è una realtà per il 26,8% degli italiani.

Carichi eccessivi e poco tempo per se stessi: i principali disagi causati dal lavoro

Carichi di lavoro troppo pesanti (44,3%) e mancanza di tempo per sé stessi (39,2%) sono i disagi più diffusi tra i lavoratori. Seguono: rapporti conflittuali con i superiori (34,9%), difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia (34,3%), problemi negli spostamenti casa-lavoro (33,6%), mancanza di stimoli professionali (31,2%); circa il 30% lamenta rapporti conflittuali con i colleghi o malessere psicofisico associato al lavoro. Il 27,4% soffre di insicurezza sul posto di lavoro, il 26,2% ritiene che i propri diritti siano scarsamente tutelati e circa il 26% è preoccupato per la precarietà del contratto; quasi un quarto (23,6%) sperimenta irregolarità nei pagamenti.

Un lavoro, anzi due 

Nell’ultimo anno, alcuni hanno svolto un secondo lavoro (32,9%), hanno lavorato senza contratto (20,1%), hanno svolto un lavoro meno qualificato rispetto alle proprie competenze (23,6%) o hanno lavorato di notte (15%). Il 35,6% ha lavorato da casa. Tra coloro che hanno lasciato il lavoro o hanno pensato di farlo, emerge che ciò è avvenuto a causa di mancati pagamenti (24,4%), vittimizzazione da parte di bullismo sul luogo di lavoro (26,7%), mancanza di un contratto (21,2%), o aver subito molestie sessuali (12,6%).

L’inclusione non è garantita 

L’indagine condotta dall’Eurispes si è focalizzata anche su categorie di lavoratori il cui livello di inclusione non è sempre adeguatamente garantito: donne, persone con orientamento non eterosessuale, stranieri. Riguardo alle pari opportunità di genere, il 26,8% del campione ha riscontrato una diversità di trattamento nel mondo del lavoro tra uomini e donne in termini di occasioni di carriera, il 24,3% in termini di rispetto personale e il 24% in termini di riconoscimento economico. Nel 15,4% dei casi si è avuta esperienza diretta o indiretta di discriminazione legata all’orientamento sessuale delle persone; nel 13,9% dei casi, la discriminazione è stata riscontrata in relazione all’origine straniera.

Sicurezza informatica, servono gli esperti: le aziende cercano fornitori esterni

Sicurezza informatica, servono gli esperti: le aziende cercano fornitori esterni

Il rapporto annuale di Kaspersky sulla sicurezza informatica (IT Security Economics) ha rivelato che la crescente complessità delle soluzioni di cybersecurity ha spinto le aziende a affidare alcune funzioni a fornitori esterni. Questi consulenti esterni hanno competenze specifiche e possono gestire le tecnologie in modo più efficiente rispetto ai dipendenti dell’azienda. Tuttavia, una soluzione di cybersecurity complessa non garantisce la migliore protezione senza la gestione di uno specialista competente. Purtroppo, la ricerca di esperti in sicurezza è complicata a livello globale, con una carenza di competenze segnalata da (ISC)² nel suo studio del 2022 quantificabile in un gap di 3,4 milioni di lavoratori nel mercato professionale.

Le imprese si affidano a Managed Service Provider

Questa situazione ha spinto le aziende a rivolgersi a Managed Service Provider (MSP) o Managed Security Service Provider (MSSP) per assicurarsi le competenze necessarie e avere team sempre preparati e formati. Secondo la ricerca internazionale di Kaspersky condotta tra i decisori nel settore IT, il 54% delle PMI e delle aziende ha indicato l’efficienza offerta dagli specialisti esterni come il motivo principale per trasferire alcune responsabilità di sicurezza IT a MSP/MSSP.
Le altre ragioni più frequentemente citate sono la necessità di conoscenze specialistiche, la complessità dei processi aziendali, la carenza di personale IT e i requisiti di conformità.

Quanti fornitori?

Per quanto riguarda la cooperazione con MSP/MSSP, quasi il 64% delle grandi aziende ha dichiarato di lavorare solitamente con due o tre fornitori, mentre il 10% delle PMI e delle corporation si affida a più di quattro fornitori di sicurezza informatica all’anno. Gli specialisti esterni possono gestire l’intero processo di cybersecurity in un’azienda o occuparsi di attività specifiche. Questo dipende dalla dimensione dell’organizzazione, dalla sua maturità e dal desiderio della dirigenza di essere coinvolta nelle attività di sicurezza informatica. Ad esempio, per le piccole e medie imprese può essere ragionevole non assumere uno specialista a tempo pieno e trasferire alcune funzioni a MSP o MSSP per ottenere vantaggi in termini di costi ed efficienza. Nelle grandi società, gli specialisti esterni sono solitamente un supporto aggiuntivo per affrontare lavori particolarmente complessi per i team interni di cybersecurity. “In ogni caso, è importante comprendere che l’azienda dovrebbe avere una conoscenza di base delle informazioni di sicurezza, così da essere in grado di valutare correttamente il lavoro dei collaboratori esterni”, ha dichiarato Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky.