Nel 2021 i finanziamenti alle startup italiane raddoppiano

Nel 2021 i finanziamenti alle startup italiane raddoppiano

Durante l’anno in corso gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech italiane ammontano a 1,461 miliardi di euro, un valore più che raddoppiato (+118%) rispetto al totale registrato a consuntivo del 2020, pari a 669 milioni di euro. Un dato che rappresenta un passaggio epocale per il nostro ecosistema, che finalmente ‘sfonda’ la soglia rappresentativa del miliardo di euro di investimenti annui. Una crescita annua senza precedenti, quindi, addirittura superiore al balzo effettuato tra il 2017 e il 2018. Sono alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Gli investimenti in startup hi-tech italiane
Dei 193 round di finanziamento registrati nel 2021, 115 (60%) risultano essere ‘primi round’, ovvero il primo investimento in assoluto per la startup. Questo valore risulta in perfetta linea con quello registrato lo scorso anno, quando i primi round erano stati 94 (55% dei round 2020). Il taglio medio degli investimenti in primo round è passato da 4,7 milioni del 2020 ai 4 milioni del 2021, registrando un lieve calo. La forte crescita di quest’anno è quindi maggiormente spiegata dalla tendenza degli investimenti raccolti nei round successivi. Nel 2021, infatti, questi ultimi registrano una media per singolo round pari a 12 milioni di euro, contro i 9 milioni del 2020.

La componente dei finanziamenti
I finanziamenti provenienti da attori formali (i fondi di Venture Capital indipendenti, di Corporate Venture Capital aziendali e il Governmental Venture Capital o Finanziarie Regionali) confermano il loro tradizionale ruolo di guida per l’intero ecosistema. Questo, grazie a una crescita di circa il96%, e passando dai 294 milioni di euro del 2020 ai 576 milioni del 2021. È infatti al comparto degli investitori formali che si deve buona parte dell’impresa odierna dell’ecosistema italiano. I finanziamenti da attori informali (Venture Incubator, Family Office, Club Deal, Angel Network, Independent Business Angel, piattaforme di Equity Crowdfunding e aziende non dotate di fondo strutturato di CVC), è la seconda componente a determinare il valore complessivo, e registra una crescita superiore al 92%, passando dai 245 milioni di euro del 2020 ai 449 del 2021.

Stati Uniti, Europa e Asia i player esteri maggiori
Anche la terza componente, quella dei finanziamenti internazionali, determina in maniera significativa il raddoppio degli investimenti del 2021. Passando da circa 130 milioni di euro del 2020 agli oltre 435 milioni di quest’anno esprime un valore più che triplicato, e torna a costituire circa un terzo dell’intero ecosistema come nel 2019. I capitali attratti dall’ecosistema startup hi-tech da parte di player esteri nel 2021 provengono prevalentemente dagli Stati Uniti (74%), seguiti dall’Europa (25%), e in parte minore dall’Asia (0,43%).

Propensione alla spesa: migliorano le attese delle famiglie sull’economia

Propensione alla spesa: migliorano le attese delle famiglie sull’economia

Le attese delle famiglie sull’economia italiana sono in miglioramento. Allo stesso modo, migliora anche la propensione alla spesa, ma fra i nuclei familiari meno abbienti permane una certa cautela. 
“I comportamenti di consumo restano condizionati dall’emergenza sanitaria, ma appaiono in progressivo miglioramento – si legge nel rapporto di Bankitalia sulla propensione alla spesa delle famiglie italiane -. Rispetto alla rilevazione di aprile la percentuale di famiglie che dichiarano di avere ridotto le spese per alberghi, bar e ristoranti nel confronto con il periodo pre-pandemia è diminuita di 15 punti percentuali, pur restando elevata al 71%”. Durante le fasi più acute della pandemia questa quota aveva toccato quasi il 90%.

Si torna a spendere anche in alberghi, bar e ristoranti

Dall’indagine di Bankitalia, compiuta fra fine agosto e inizio settembre su 2000 nuclei familiari, “il saldo tra attese di miglioramento e peggioramento della situazione economica e del lavoro è positivo per la prima volta da primavera 2020”, e le famiglie che prefigurano un peggioramento sono calate di oltre il 10%. A quanto rileva Bankitalia, poi, “la propensione a spendere nei comparti più colpiti tra cui alberghi, bar e ristoranti”, è in ripresa, ma “nelle prospettive di spesa, soprattutto tra i meno abbienti,” vi è cautela. Inoltre emerge come circa un terzo delle famiglie affermi di essere riuscito ad accantonare qualche risparmio a partire dall’inizio della pandemia, e la quota è più ampia per i nuclei il cui capofamiglia è laureato. E la percentuale di famiglie che ritiene di riuscire a risparmiare nei prossimi dodici mesi è rimasta sostanzialmente stabile al 44%.

Permane cautela tra le famiglie meno abbienti

Secondo Bankitalia, tra le motivazioni che hanno frenato la spesa “è rimasta invariata l’importanza attribuita alla paura del contagio, ed è sensibilmente diminuita quella associata alle misure di contenimento, in connessione con il venire meno delle restrizioni a partire dalla primavera. Permane tuttavia una certa cautela nelle attese di spesa a tre mesi, in particolare tra le famiglie con maggiori difficoltà economiche e tra quelle che nel mese precedente l’intervista hanno percepito un reddito più basso rispetto a prima della pandemia”.

Si rafforzano i segnali di pressioni al rialzo sui prezzi di vendita delle abitazioni

Inoltre, riporta Ansa, da quanto emerge da un sondaggio congiunturale della Banca d’Italia condotta presso gli agenti immobiliari dal 27 settembre al 22 ottobre 2021,  si rafforzano “i segnali di pressioni al rialzo sui prezzi di vendita” delle abitazioni, e “per la prima volta dall’inizio della rilevazione nel 2009, la quota di operatori che ravvisa un aumento delle quotazioni nel terzo trimestre rispetto al precedente è superiore, seppur lievemente, a quella di chi ne indica un calo”. Inoltre, sono divenute prevalenti anche le attese di crescita delle quotazioni nel trimestre in corso rispetto alle aspettative di un calo dei listini.

Con il 5G risparmio di emissioni pari a 35 milioni di auto

Con il 5G risparmio di emissioni pari a 35 milioni di auto

Utilizzare la tecnologia 5G in quattro settori ad alta intensità di carbonio, come energia, trasporti, manifatturiero ed edilizia, potrebbe creare un risparmio annuale di emissioni tra i 55 e i 170 milioni di tonnellate di CO2. Sarebbe come togliere dalle strade dell’Unione Europea un’auto su sette, ovvero oltre 35 milioni di veicoli.È quanto emerge da uno studio di Ericsson diffuso in occasione del summit Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Riprendendo un’analisi di McKinsey, Net-Zero Europe, il rapporto di Ericsson spiega infatti come con la tecnologia di quinta generazione la riduzione totale delle emissioni passerebbe dal 15% al 20% delle emissioni annuali totali del Continente.

L’equivalente delle emissioni annuali totali di Spagna e Italia

Lo studio di Ericsson sostiene che almeno il 40% delle soluzioni per la riduzione di CO2 adottate nella Ue da qui al 2030 si baserà sulla connettività fissa e mobile. Queste soluzioni di connettività, così come ad esempio lo sviluppo di generatori per produrre energia rinnovabile, potrebbero ridurre le emissioni all’interno del territorio europeo di 550 milioni di tonnellate di biossido di carbonio equivalente (550MtCO2e), ovvero quasi la metà delle emissioni create dall’intero settore energetico nell’Unione nel 2017. E, sempre, nel 2017, l’anno scelto come benchmark dall’analisi, il 15% delle emissioni annuali totali della Ue.

Nel 2027 la diffusione globale del 5G sarà circa del 75%

“Nonostante il potenziale in gioco – spiega ancora il rapporto Ericsson – le nuove previsioni sull’implementazione del 5G dipingono un quadro preoccupante per l’Europa”. Alla fine del 2020, infatti, il 5G copriva circa il 15% della popolazione mondiale. Nel 2027 si stima che la sua diffusione globale sarà circa del 75%. Quindi, solo tre anni prima che le emissioni globali dovrebbero essere dimezzate per rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 ºC, riporta Ansa.

L’Europa è destinata a restare indietro rispetto ai suoi competitor

Tutto ciò fa emergere la necessità di accelerare l’implementazione del 5G in tutto il territorio europeo per raggiungere gli obiettivi nazionali e comunitari di decarbonizzazione fissati al 2030. In particolare, quanto alla diffusione del 5G, lo studio prevede che il Nord America e il Nord Est asiatico godranno di una copertura della popolazione superiore al 95% entro il 2027.
“Al contrario, l’Europa è destinata a restare significativamente indietro rispetto ai suoi competitor economici – si legge ancora nel rapporto Ericsson – con poco più dell’80% di copertura della popolazione”.

Italiani e vacanze, in autunno preferite le città d’arte e i piccoli borghi

Italiani e vacanze, in autunno preferite le città d’arte e i piccoli borghi

Rispetto alle vacanze che hanno caratterizzato tutto il 2020-2021, in particolare, durante il periodo estivo, in autunno si assiste alla ripresa dei viaggi culturali e delle visite a piccoli borghi e città d’arte. Già in occasione delle vacanze estive 2021 l’indagine Ipsos Future4Tourism faceva emergere segnali incoraggianti anche in merito alle vacanze autunnali degli italiani, con 4 italiani su 10 che ipotizzavano di concedersi un long week-end o una vacanza più lunga tra ottobre e dicembre. La nuova rilevazione conferma come il 61% degli italiani preveda di fare almeno un periodo di vacanza tra ottobre e dicembre, e quanto alla scelta della destinazione, per l’autunno 2021 il 70% dei viaggiatori sceglierà di rimanere in Italia per visitare le bellezze del nostro Paese.

Si torna ai livelli pre-pandemia: il 44% dei viaggiatori italiani sceglie mete culturali

Durante la pandemia sono proprio i viaggi culturali ad avere registrato le maggiori flessioni. I viaggiatori hanno infatti preferito dirottare le preferenze su destinazioni di mare o montagna, ovvero mete all’aria aperta, in grado di adempiere idealmente al rassicurante distanziamento. Per il periodo ottobre-dicembre, invece si è tornati ai livelli pre-pandemia: il 44% dei viaggiatori italiani sceglierà mete culturali. Tra chi viaggerà in Italia la Toscana è la regione che raccoglie il maggior numero di preferenze (16%), seguita da Trentino, Lombardia, Puglia e Sicilia, con percentuali tra il 7% e il 9% ciascuna. Difficilmente la presenza degli italiani riuscirà però a sopperire alla mancanza di turismo internazionale, ma il fatto che si torni a prendere in considerazione anche il turismo in città d’arte, fa ben sperare per il medio termine e per la ripresa degli scambi turistici tra Paesi.

Per l’inverno timidi segnali di ripresa per i viaggi in Europa

Anche l’outlook per il periodo gennaio-marzo è positivo: il 39% degli italiani già a fine settembre dichiara che farà una vacanza nel primo trimestre del 2022, il dato più alto registrato dalla nascita del Future4Tourism per le vacanze invernali. In questo caso, la speranza che la pandemia sia effettivamente alle spalle o comunque le iniziative di contrasto abbiano esplicato il loro ruolo, fa sì che si concretizzi la speranza di poter tornare a viaggiare oltre i confini nazionali, con timidi segnali di ripresa delle mete Europee (24% di preferenze tra i viaggiatori invernali) ed extra-Europee (12%). Ovviamente i prossimi mesi saranno cruciali per confermare queste aperture relativamente al turismo oltre confine.

Meglio sistemazioni in ‘casa’, ancora penalizzati i pernottamenti in albergo

Per il periodo natalizio sarà il 21% a concedersi un periodo di vacanza lontano da casa. Circa la metà, il 46%, includerà nel periodo di vacanza la notte dell’ultimo dell’anno, che tra le festività risulta quella più gettonata. Relativamente ai pernottamenti il periodo privilegia le sistemazioni ‘in casa’, di proprietà, di amici, o in affitto (45% delle preferenze) rispetto alle sistemazioni alberghiere (32%). Inoltre, il 94% degli italiani è sicuro che l’inverno 2021-2022 vedrà l’apertura degli impianti di risalita, anche se per la maggior parte (80%) con le necessarie limitazioni. Insomma, la voglia di vacanze e viaggi degli italiani è innegabile. Le previsioni non possono essere che positive, sempre che la pandemia sia in fase di duraturo contenimento.

Black Friday 2021: come prepararsi per approfittare delle migliori offerte

Black Friday 2021: come prepararsi per approfittare delle migliori offerte

Finita l’estate, è già arrivato il momento di tenersi pronti per approfittare di tutte gli sconti del Black Friday, che quest’anno cade venerdì 26 novembre. La giornata dedicata a tutti i patiti dello shopping ai migliori prezzi è nata negli Stati Uniti ma nel tempo è diventata una tradizione a tutti gli effetti anche in Italia. L’evento autunnale sempre di più si rivela il momento ideale per portarsi avanti e acquistare i regali di Natale, ma anche per accaparrarsi gli ultimi prodotti tecnologici o elettrodomestici al miglior prezzo e ovviamente per fare buoni affari. Proprio per il successo della giornata, sono sempre più i negozi on line e fisici che scelgono di offrire sconti speciali in occasione del Black Friday. Per i consumatori si tratta di un’opportunità davvero unica perché permette di acquistare i prodotti ad un prezzo inferiore del 70% rispetto al prezzo di listino. Ma come ci si può “preparare” prima per non lasciarsi sfuggire nemmeno un’occasione?

I consigli degli esperti

Per fare ottimi affari, bisogna conoscere alcune strategie. Perché allora non seguire i consigli degli esperti, come i negozi MediaWorld che da sempre partecipano all’iniziativa? Il primo suggerimento è quello di iscriversi alle newsletter dei vari e-commerce, così da essere sempre informati in tempo reale sull’uscita delle offerte dedicate al Black Friday. Gli utenti registrati sono infatti i primi ad essere informati sugli sconti e le occasioni e non hanno la necessità di visitare l’e-commerce tutti i giorni per controllare prezzi e offerte. Un altro “trucco”, che riguarda invece i negozi fisici, è quello di visitarli con un certo anticipo in modo da identificare i prodotti di proprio interesse, segnarsi il loro prezzo così da riuscire a identificarli e comprarli nell’immediato, senza perdere tempo.

L’importanza di una buona lista

Per non andare in confusione nel momento in cui si apriranno le vendite, e soprattutto per non cedere allo shopping compulsivo (e spesso inutile), è un’ottima mossa quella di redigere una lista precisa dei prodotti che effettivamente si desiderano acquistare ad un prezzo scontato. Infine, in merito ai prodotti preferiti è bene tenere a mente che i più gettonati sono quelli dei brand famosi: conviene dunque affrettarsi, perché generalmente gli articoli dei marchi più rinomati sono quelli che esauriscono prima e che dunque si rischia di non reperire più ad un prezzo scontato. Con questi accorgimenti, il Black Friday sarà davvero il momento per fare ottimi affari.

Prezzi delle abitazioni ancora in crescita, i dati Istat

Prezzi delle abitazioni ancora in crescita, i dati Istat

Il settore immobiliare italiano sembra tenere ampiamente testa ai contraccolpi della crisi dovuta all’emergenza sanitaria. Anzi, si dimostra in buona salute, come evidenziano i dati appena diffusi dall’Istat.

Le stime preliminari del secondo trimestre

Secondo le stime preliminari, nel secondo trimestre 2021 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, aumenta dell’1,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti dello stesso periodo del 2020 (era +1,7% nel primo trimestre 2021). L’aumento tendenziale dei prezzi delle abitazioni è attribuibile, in particolar modo, a quelli delle abitazioni nuove (+2,0%, in rallentamento dal +4,0% nel primo trimestre); crescono di poco anche i prezzi delle abitazioni esistenti (+0,1%) che rallentano anch’essi (+1,2% nel trimestre precedente).

Netta espansione dei volumi di compravendita

Questi andamenti si registrano in un quadro di netta espansione dei volumi di compravendita (+73,4% la variazione tendenziale registrata nel secondo trimestre 2021 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale), la cui ampiezza è largamente imputabile al confronto con il secondo trimestre del 2020, quando le misure adottate per il contenimento del Covid-19 hanno drasticamente limitato la possibilità di stipulare i rogiti notarili, soprattutto ad aprile. La variazione rispetto al secondo trimestre del 2019 (non influenzata quindi dalle misure di lockdown) è comunque marcata (+26,1%) a conferma del contesto di chiara ripresa del mercato immobiliare residenziale. Su base congiunturale l’aumento dell’IPAB (+1,7%) è imputabile unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti che crescono del 2,1% mentre quelli delle abitazioni nuove restano stabili. Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2021 è pari a +2,0%.

Crescita in tutte e aree geografiche

L’ultima buona notizia per il settore, e per il polso dell’economia in generale, è che si registra, su base congiunturale, una crescita dei prezzi delle abitazioni in tutte le ripartizioni geografiche del Paese. Su base annua, invece, le dinamiche sono differenti. Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est la crescita dei prezzi delle abitazioni è lieve e rallenta in misura ampia rispetto al trimestre precedente (rispettivamente da +1,8% a +0,1% e da +2,3% a +0,3). Nel Centro i prezzi delle abitazioni mostrano un aumento più marcato della media nazionale e in lieve decelerazione rispetto al primo trimestre (da +1,4% a +1,2%). Nel Sud e Isole, invece, i prezzi flettono di poco, invertendo la tendenza (da +1,4% a -0,2%). Per quanto riguarda le città, sono Milano e Torino quelle che mettono a segno i più alti tassi di crescita. 

Industria culturale e lifestyle, come cambiano le abitudini con il Covid

Industria culturale e lifestyle, come cambiano le abitudini con il Covid

La fruizione a distanza di spettacoli ed eventi culturali ha portato a vivere in modo diverso le mura domestiche. L’esperienza della pandemia ha influenzato molto lo stile di vita degli italiani, e dunque il modo di approcciarsi alla casa e alla città, basti pensare alle restrizioni agli spostamenti, alla didattica a distanza, allo smart working. Approfondire lo scenario dell’industria culturale e creativa italiana e del lifestyle e individuare gli elementi che possano favorirne la ripresa è l’obiettivo di Italia: lo Stato dell’arte, il ciclo di incontri realizzato da UniCredit con Nomisma, ognuno dedicato ai settori che rappresentano l’industria culturale italiana e l’ossatura del lifestyle Made in Italy, come arredo e il design urbano.

Cambia il concetto di ambiente domestico

Le ricerche Nomisma affrontano quindi il modo in cui gli italiani si vivono la casa e gli spazi urbani nel post-pandemia.
“La pandemia ha modificato il modo di intendere e di vivere l’ambiente domestico. Finisce l’era della ‘casa-dormitorio’ e si sviluppa un concetto di casa differente – spiega Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma -: il 45% degli italiani considera la propria abitazione il luogo in cui vivere la propria famiglia e il 24% il posto in cui rilassarsi e trascorrere gran parte del tempo libero”.
Ma qual è la casa che sognano gli italiani? Secondo l’indagine il 19% desidera un ambiente dotato di una buona illuminazione naturale, mentre il 18% mette al primo posto la presenza di un giardino oppure di un balcone o terrazza abitabili (citati dal 12%).

La casa è perfetta se ha stanze riconvertibili multiuso e box auto 

Un altro must è rappresentato dalla flessibilità: la casa ‘perfetta’ dovrebbe avere stanze riconvertibili multiuso (9%) e box auto (6%). Il 13% ritiene importante l’efficienza energetica, mentre un’altra buona percentuale punta sulle tecnologie: il 12% vorrebbe che l’abitazione fosse dotata di fibra ottica e il 6% di impianto domotico. Nella scelta di mobili e arredi il 41% degli italiani cerca prodotti realizzati con materiali ecosostenibili e a basso impatto ambientale. Il 40%, inoltre, verifica la possibilità di integrarli con l’impianto domotico.

La città ideale per gli italiani

Gli italiani cercano la sostenibilità anche nella città in cui vivono. Il 17% degli intervistati, infatti, descrive la propria città ideale come green e sostenibile. Il 13%, invece, desidera un luogo ricco di iniziative e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini (indicato dal 12%). Le persone, inoltre, ricercano sempre di più l’idea di una ‘città diffusa’, che non concentri i propri servizi in un’unica area, ma che li avvicini maggiormente alla popolazione, raggiungendo l’obiettivo di ‘città dei 15 minuti’.

Un anno di mobilità condivisa in città: monopattini su, auto giù

Un anno di mobilità condivisa in città: monopattini su, auto giù

Il Covid, con le relative chiusure e limitazioni, ha impattato in maniera pesante anche sugli spostamenti delle persone e sui mezzi utilizzati per effettuarli. Lo specchio di questo cambiamento sono i dati relativi alla mobilità condivisa, come evidenzia l’Osservatorio Nazionale sulla sharing mobility, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica, dal Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e composto dagli operatori di sharing, dalle amministrazioni cittadine e dai centri di ricerca, che ha anticipato anche alcuni dati del 2021. Dalle analisi emerge che l’uso di tutti i servizi di sharing è cresciuto sensibilmente nel 2021 ritrovando nelle prime due settimane di giugno i valori medi prepandemia (media 2019) e lo scootersharing è il servizio che ha recuperato terreno più velocemente, seguito dal bike sharing e, ultimo, dal car sharing.

Cali meno consistenti di altri settori

Nonostante le oggettive difficoltà legate agli spostamenti nell’anno della pandemia, il complesso della sharing mobility ha resistito meglio rispetto alle altre modalità e anzi, come nel caso dei monopattini, fa segnare picchi di crescita inaspettati. La sharing mobility ha sperimentato un calo annuale complessivo delle percorrenze del 30,6%, inferiore rispetto ad altri servizi di mobilità, come per esempio il servizio ferroviario regionale o ad alta velocità o il servizio di trasporto aereo, calati rispettivamente del 38%, 66% e 69%.

Monopattini superstar

Il monopattino in condivisione ha cambiato il volto della sharing mobility in Italia. Ormai un veicolo condiviso su 3 è un monopattino. Arrivati in Italia sul finire del 2019, i servizi di monopattino in sharing realizzano numeri senza precedenti nell’anno della pandemia, diventando in 12 mesi il servizio più diffuso in Italia, quello più presente nelle città del Sud, quello con più veicoli operativi sulle strade, nonché quello che realizza il maggior numero di noleggi nel 2020. Giusto per avere il “peso” della fruizione, l’anno scorso sono stati compiuti 7,4 milioni di noleggi in monopattino e percorsi 14,4 milioni di chilometri. Questa novità, anche tenendo conto della congiuntura molto negativa, non ha precedenti nel panorama della sharing italiana per proporzioni. Ma, secondo l’Osservatorio, ha portato anche alla ribalta la scarsità delle infrastrutture disponibili, l’assenza di parcheggi dedicati per i mezzi più leggeri e la necessità di governare il sistema della mobilità urbana, garantendo spazio e sicurezza a tutte le modalità e i mezzi di trasporto.

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Potrebbe sembrare un segnale negativo, ma non è così: se vista dall’altro lato, questa tendenza conferma la voglia degli italiani di tornare alla normalità, compreso il desiderio di investire. In quest’ottica, ha una valenza positiva il fatto che nel primo semestre 2021, rispetto all’analogo periodo del 2020, le richieste di prestiti da parte delle famiglie sono cresciute del +25,6%, tornando sui livelli del 2019 in virtù della dinamica positiva sia dei prestiti personali (+10,0%) sia, soprattutto, dei prestiti finalizzati (+38,4%). 

Boom a giugno 2021

A certificare la maggiore domanda di liquidità da parte dei nostri connazionali è il Sistema di Informazioni Creditizie gestite da CRIF, che rivela un vero e proprio boom durante l’ultimo mese di giugno. In questo periodo, infatti, le istruttorie registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie sono complessivamente aumentate del +9,2%. A spingere questo deciso rimbalzo sono stati sia i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che nell’ultimo mese di osservazione hanno fatto segnare un +8,0%, che i prestiti personali, cresciuti del +11,1%. Come spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, “La positiva performance delle richieste di prestiti da parte delle famiglie va letta come un naturale rimbalzo rispetto al corrispondente periodo del 2020, fortemente condizionato dall’esplosione dell’emergenza pandemica, sostenuto anche da un migliorato clima di fiducia e dal consolidamento della ripresa economica. Per il prosieguo dell’anno ci attendiamo un ulteriore consolidamento della domanda di credito ma le politiche di erogazione potrebbero farsi più selettive a fronte dell’atteso peggioramento della rischiosità del comparto nel momento in cui gli interventi straordinari e le misure di sostegno alle famiglie dovessero essere sospese”.

Cresce l’importo medio

I prestiti non sono aumentati solo nel numero, ma anche nella “quantità”. Nella prima metà dell’anno in corso è aumentato l’importo medio, che si è attestato a 9.536 euro malgrado la leggera flessione rilevata nel mese di giugno (8.875 Euro, -1,7%). Nel complesso, il 47,9% delle richieste presenta un importo inferiore ai 5.000 euro. Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto nel I semestre si è attestato a 7.264 euro (+10,1%), contro i 13,297 euro dei prestiti personali (+10,0%). Per quanto riguarda la durata dei prestiti richiesti dalle famiglie nel loro complesso, il 19,6% del totale prevede un piano di rimborso fra i 2 e i 3 anni, contro un 24,4% che va oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare.

Spesa mensile a -9%: l’effetto del Covid-19 sulle famiglie italiane

Spesa mensile a -9%: l’effetto del Covid-19 sulle famiglie italiane

Il Covid-19 ha cambiato le nostre abitudini, il nostro ritmo di vita, le nostre possibilità. E ha portato pesanti conseguenze anche per quanto riguarda la spesa media mensile delle famiglie, determinando ambiti stabili e ambiti in forte calo. Come rivelano i dati Istat, infatti, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.328 euro mensili in valori correnti, valore che fa registrare un calo del 9% rispetto al 2019. Considerata la dinamica inflazionistica (-0,2% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività), il calo in termini reali è di poco inferiore (-8,8%). È la contrazione più accentuata registrata dal 1997, che riporta il dato medio di spesa corrente al livello del 2000. Nel biennio 2012-2013, quando si registrò la flessione più ampia nel periodo considerato, il calo rispetto al 2011 era stato complessivamente del 6,4%. 

Alimentari e casa stabili, le flessioni più forti su alberghi e ristoranti

La spesa per tutti gli altri capitoli, che nel 2020 vale complessivamente 967 euro al mese, scende invece del 19,3% rispetto ai 1.200 euro del 2019. Le diminuzioni più drastiche riguardano i capitoli di spesa sui quali le misure di contenimento hanno agito maggiormente e in maniera diretta, cioè Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%, 79 euro mensili in media nel 2020) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4%, 93 euro mensili). A seguire, i dati Istat indicano i Trasporti (-24,6%, 217 euro mensili nel 2020) e quindi Abbigliamento e calzature (-23,3%, 88 euro mensili). Il calo delle spese delle famiglie è diffuso su tutto il territorio nazionale, senza distinzioni tra Nord, Centro e Sud. Nel 2020, la voce di spesa che le famiglie hanno maggiormente limitato è quella per viaggi e vacanze. La spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è pari a 1.716 euro, ovvero il 72% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 63% circa di quella delle famiglie di tre componenti. 

Il 2021? Ancora in calo secondo le stime

Gli effetti persistenti della crisi sanitaria non permettono di vedere rosa sul 2021. Anche se i dati di contagio sono in continuo miglioramento, la ripresa è tutta in salita. Secondo le stime preliminari, infatti, la spesa media mensile nel primo trimestre del 2021 diminuisce del 3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2020. Insomma, per invertire la rotta ci vuole ancora del tempo. E ancora di più per iniziare a recuperare qualche punto percentuale.