Gli italiani scoprono il carpooling: 800mila viaggi condivisi nel 2025

Gli italiani scoprono il carpooling: 800mila viaggi condivisi nel 2025

Chi vive in una grande città lo sa: ci sono mattine in cui l’auto sembra più una maledizione che una comodità. File infinite, clacson, minuti che diventano ore. Eppure continuiamo a muoverci soprattutto in macchina. Secondo gli ultimi dati di ISPRA, quasi l’80% degli spostamenti passeggeri in Italia avviene ancora con mezzi privati su strada. Un’abitudine radicata, difficile da scalfire.

A Roma si passano 76 ore all’anno in macchina

Il prezzo di questa dipendenza si misura anche in tempo perso. Il Global Traffic Scorecard 2025 di INRIX racconta che a Roma un automobilista trascorre in media 76 ore l’anno imbottigliato nel traffico. A Milano si scende a 67, ma cambia poco: sono giorni interi bruciati tra semafori e tangenziali.

Ma qualcosa sta cambiando nelle abitudini. Il carpooling, la condivisione dell’auto tra colleghi o studenti che fanno lo stesso tragitto, sta crescendo in modo deciso. A dirlo è l’Osservatorio Nazionale sul Carpooling 2026 di Jojob Real Time Carpooling, che ha analizzato i dati dell’ultimo anno.

Quasi 454.819 auto tolte dalle strade

Nel 2025 i viaggi condivisi hanno toccato quota 795.335. Nel 2023 erano 373.767. In due anni sono più che raddoppiati. Non è solo un numero: significa meno macchine con un solo guidatore a bordo e più sedili occupati.

Le cosiddette “auto tolte dalle strade” – cioè i veicoli evitati grazie alla condivisione – sono state 454.819 nel 2025, contro poco più di 212 mila nel 2023. Tradotto: quasi mezzo milione di viaggi in meno fatti da un’auto sola.
Anche l’ambiente ringrazia. La CO₂ risparmiata ha superato 1,6 milioni di chilogrammi, con una crescita del 153% in due anni. E non è solo una questione ecologica: il risparmio economico stimato per chi ha scelto il carpooling ha raggiunto quasi 2,5 milioni di euro.

Il carpooling scelto soprattutto dai 30-49enni

Il fenomeno è particolarmente forte in Piemonte, Puglia, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. A scegliere di condividere l’auto sono soprattutto persone tra i 30 e i 49 anni, nel pieno della vita lavorativa. Gli uomini sono la maggioranza, ma le donne utilizzano più spesso il servizio come passeggere.

Certo, è evidente che da solo il carpooling non può risolvere il problema dell’inquinamento e del traffico. Però è un messaggio chiaro, che conferma che, quando ci sono le alternative, le persone sono disposte a cambiare le loro abitudini.

Riscaldamento domestico: mezzo grado fa la differenza. Anche sulla bolletta

Riscaldamento domestico: mezzo grado fa la differenza. Anche sulla bolletta

La temperatura media registrata nelle abitazioni italiane durante i mesi invernali risulta di 18,59°C, un valore sensibilmente inferiore rispetto alla media registrata nelle case dell’Europa Centrale e Orientale.
Se il confronto europeo evidenzia marcate disparità tra i diversi Paesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica proprio nei 18°C la temperatura di riferimento ideale per gli ambienti domestici invernali.

Sebbene l’talia sia tra i Paesi più vicini a questo target, lo scostamento di circa mezzo grado comporta un aumento stimato del 4,13% sulla bolletta, pari a circa 47,4 euro a stagione. Ma se mezzo grado di temperatura può fare la differenza in bolletta, un aiuto a evitare i rincari invernali arriva dalla domotica. Emerge da uno studio condotto da tado°.

Dall’Ungheria al Regno Unito il termostato varia di oltre 3°C 

Paesi come Ungheria, Slovacchia e Danimarca mantengono medie superiori ai 20°C, con un aggravio sui costi di riscaldamento che oscilla tra il 14% e il 15%. All’opposto Regno Unito, Paesi Bassi e Irlanda, dove le temperature interne scendono spesso sotto i 17°C, garantendo risparmi fino al 9% rispetto allo standard OMS.

La differenza tra i Paesi con le case più calde e quelli con in casa le temperature più rigide si traduce in un divario in bolletta di quasi 24 punti percentuali.
Questo dato sottolinea come anche minime variazioni sul termostato possano influenzare drasticamente i consumi nazionali.

Colmare il divario tra comfort e risparmio con la domotica

I numeri mostrano che piccole differenze di temperatura possono avere conseguenze significative suoi costi delle bollette.
Per colmare il divario tra comfort e risparmio, la digitalizzazione del riscaldamento offre strumenti di monitoraggio e automazione.

L’integrazione di sistemi intelligenti permette di agire su diversi fronti, dal controllo multizona (riscaldamento limitato agli ambienti effettivamente occupati) al geofencing (regolazione automatica della temperatura in base alla presenza degli abitanti), fino al rilevamento anomalie, con la sospensione del riscaldamento in caso di finestre aperte.
Tra le altre tecnologie disponibili sul mercato per ottimizzare i consumi energetici rientrano gli algoritmi predittivi, che adattano il sistema alle abitudini della casa minimizzando gli sprechi.

Le tecnologie smart riducono i costi fino al 22%

Secondo i dati rilevati da tado°, l’adozione di queste tecnologie può ridurre i costi fino al 22%, eliminando quasi totalmente il sovrapprezzo derivante da una gestione manuale o imprecisa degli impianti.

“I numeri dimostrano che piccole differenze di temperatura possono avere conseguenze significative – dichiara Christian Deilmann, cofondatore e amministratore delegato di tado° -. Il nostro obiettivo è quello di aiutare le famiglie a comprendere il costo del riscaldamento e a prendere decisioni consapevolmente”.
In un’Europa divisa tra abitudini termiche differenti, l’Italia, insieme a Francia e Spagna, delinea un modello di consumo moderato che punta alla sostenibilità, senza rinunciare al benessere domestico.

Terme e turismo: le località termali italiane fruttano oltre 5 miliardi di euro

Terme e turismo: le località termali italiane fruttano oltre 5 miliardi di euro

È quanto emerge dal Rapporto Unioncamere-ISNART (Istituto Nazionale per le Ricerche Turistiche e Culturali) presentato in occasione del convegno “Il turismo termale italiano come driver di crescita del mercato”: nel 2025 le presenze turistiche stimate nelle località del termali italiane sono 24 milioni. Il fatturato diretto è pari a oltre 5 miliardi di euro, di cui 3 miliardi spesi da visitatori internazionali.

In particolare, i turisti in vacanza nelle destinazioni delle terme italiane hanno speso quasi 2 miliardi di euro solo per alloggio e ristorazione, oltre a 1,9 miliardi per acquisto di servizi termali, wellness e attività ricreative, come cultura, eventi, divertimenti e intrattenimenti per i vari target turistici, e 1 miliardo per lo shopping, dall’abbigliamento, calzature e accessori all’enogastronomia e artigianato locale, fino ad altri prodotti del Made in Italy.

Le destinazioni più competitive sono quelle che offrono percorsi esperienziali coerenti

Merita evidenziare come 1 turista su 2 sia da considerarsi alto-spedente, con una spesa media pro capite di 256 euro al giorno, circa 90 euro in più del turista termale medio.

Dalla ricerca emerge poi come le destinazioni più competitive non sono quelle che offrono singoli servizi, ma quelle che riescono a costruire percorsi esperienziali coerenti, capaci di dare continuità e riconoscibilità alla vacanza all’insegna del benessere. Legando, quindi, l’esperienza delle terme con la fruizione del patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico del territorio.

Chi sceglie le terme? Millennial in coppia o con amici

In prevalenza i turisti termali sono Millennials (30,8%) che si muovono in coppia (49,4%) o con amici (17,5%) e che scelgono località che offrono percorsi di benessere integrati, dalle acque termali ai trattamenti rigorosamente di qualità e personalizzati sulla base di esigenze e aspettative.

I fattori che incidono di più sulla scelta di dove e come trascorrere la vacanza alle terme sono in primo luogo la qualità delle acque e la disponibilità di trattamenti curativi e servizi wellness, ma 1 turista su 2 decide anche sulla base del rapporto qualità/prezzo e 2 su 5 sono attratti dalla notorietà e dal branding della destinazione. Inoltre, 6 visitatori su 10 sono habitué della località e della struttura frequentata.
Per reperire informazioni, scegliere e prenotare, il primo canale è Internet (78%). Il 50,8% dei turisti è infatti influenzato dal web e dalle offerte promozionali (51%), mentre i social network sono decisivi per il 42,5% dei turisti termali, anche per lasciare recensioni.

Branding e riposizionamento della filiera sull’alta gamma

“Da qualche anno la filiera del turismo termale italiano ha avviato un processo di rivitalizzazione, con investimenti in infrastrutture e servizi accessori – commenta  Lorena Credaro, presidente ISNART -, ma anche nel branding e nella maggiore visibilità sul web, che hanno contribuito a riposizionare la filiera su un segmento di offerta di alta gamma. Per sostenere questo cambiamento è necessaria una politica di sistema, una crescita qualitativa non solo delle singole strutture ma dell’intera filiera. E, perché no, una politica di defiscalizzazione delle spese termali, sul modello di quanto fatto da alcuni Paesi europei”.

Vacanze invernali: contro i rischi inattesi conviene assicurarsi

Vacanze invernali: contro i rischi inattesi conviene assicurarsi

Nell’ultimo anno, oltre 1,7 milioni di italiani hanno perso un bagaglio a causa della compagnia aerea, e più di 2 milioni quelli che hanno ricevuto in ritardo le valigie. 
Quando si viaggia sono diversi i rischi che possono insorgere, e durante queste festività natalizie un italiano su quattro si concederà una vacanza.

Secondo un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different, assicurarsi contro lo smarrimento dei bagagli costa 15 euro per una settimana in Europa, 38 euro per due settimane negli USA.
Nel caso di smarrimento definitivo o furto dei bagagli, la polizza dell’assicurazione rimborserà, nei limiti dei massimali, il valore dei beni perduti. Alcune compagnie, però, non coprono oggetti come smartphone, tablet, pc e fotocamere.

I danni mentre si fa sport…

Molti italiani approfitteranno delle vacanze invernali per concedersi qualche discesa sulle piste. In caso di cadute, una polizza salute e infortuni per la pratica di sport a livello non professionale rimborsa le spese mediche. I prezzi partono da circa 20 euro al mese per ogni assicurato.

E se mentre si scia si fa cadere un altro sciatore? Da gennaio 2022, in Italia, è obbligatorio per chi fa sport sulle piste avere una polizza RC che copre i danni involontari causati a persone o cose. Solitamente è inclusa nell’acquisto dello skipass, ma se si vuole sottoscrivere un’assicurazione che comprenda l’Rc famiglia i costi partono da circa 4,50 euro al mese.

Valanghe, slavine, ghiaccio e grandine

Ghiaccio e neve possono danneggiare le auto: l’assicurazione per gli eventi naturali e atmosferici è una garanzia accessoria rispetto all’Rc auto obbligatoria e può essere aggiunta a discrezione dell’assicurato.

Le polizze proteggono da valanghe, slavine, ghiaccio, grandine e caduta di neve, escludendo i danni derivanti da sovraccarico dovuto ad accumulo di neve o caduta di neve dal tetto di edifici e abitazioni.
Per aggiungere all’Rc auto l’assicurazione che copre gli eventi naturali bisogna mettere a budget almeno 26 euro.

Se a gelare sono le tubature

Una polizza casa multirischio tutela i proprietari da una vasta serie di sinistri. Generalmente viene coperta la fuoriuscita di acqua per rottura di condutture causata dal gelo, ma solo se le tubature danneggiate non siano in locali sprovvisti di impianto di riscaldamento o con riscaldamento spento da 48 ore. Sono esclusi anche i danni provocati da umidità, stillicidio, gelo o rigurgito di fognature. I costi per coprire questi rischi partono da 9 euro al mese.

Se invece la neve rompe il tetto, l’assicurazione casa di solito copre il danno da sovraccarico di neve con conseguente crollo totale o parziale del tetto o delle pareti, anche per tettoie o fabbricati aperti su più lati.
Per tutelarsi da questo imprevisto compreso all’interno della garanzia danni al fabbricato i costi partono da 6 euro al mese.

Condivisione, empatia, pazienza: le parole che aiutano a crescere

Condivisione, empatia, pazienza: le parole che aiutano a crescere

In un’epoca segnata da una comunicazione sempre più caotica e semplificata, quali sono le dieci parole che aiutano i più piccoli a conoscere sé stessi, esprimersi e costruire un pensiero critico? Condivisione, consapevolezza, coraggio, curiosità, empatia, gentilezza, identità, immaginazione, intelligenza, pazienza. I dieci termini sono stati selezionati come tasselli di un vocabolario educativo ed evolutivo per il progetto “10 parole per crescere”, realizzato da Scarabeo, il gioco di parole per antonomasia, in collaborazione con Edulia, Treccani e l’Istituto della Enciclopedia Italiana, 

Sono parole che nel tempo le persone hanno usato modificandone il senso o il valore originario per adattarle ai mutati contesti sociali e culturali.

Quando la dimensione “social” distorce il significato originario

Ad esempio, se il termine condivisione indica partecipazione reale, scambio autentico di esperienze, emozioni, sapere, oggi spesso rimanda alla dimensione ‘social’, dunque, a un gesto più orientato a mostrare anziché a condividere e interagire con l’altro.

Consapevolezza, invece, unisce conoscenza e coscienza trasformando l’apprendimento in crescita interiore e senso critico. E coraggio, dal latino ‘avere cuore’, significa esporsi, cambiare direzione.
Non si tratta di non provare paura, ma convivere con queste sensazioni. È forza interiore, una spinta ad agire.
La curiosità, poi, è il ‘desiderio di sapere’, la molla che spinge a esplorare e superare i propri limiti. L’antidoto più potente contro la noia e l’indifferenza.

La rivoluzione della gentilezza

Empatia, dal greco ‘sentire dentro’, è la base del dialogo e della cura. Significa ascoltare prima di giudicare e, in un mondo connesso ma distante, resta un’abilità radicalmente umana.
E ancora, gentilezza, dal latino ‘appartenere a un gruppo’, è riconoscere l’altro come parte della stessa ‘gente’. Non è debolezza, ma forza relazionale, considerazione e apprezzamento della dignità altrui.

Quanto a identità, oggi è parola mobile, frammentata. Le identità sono plurali, in divenire, e capirlo è esercizio di rispetto e apertura, mentre insegnare la parola immaginazione non è educare a fuggire dalla realtà, ma crearne una possibile. È trasmettere speranza.

Intelligenza emotiva vs artificiale

E se la parola intelligenza oggi richiama anche quella artificiale, quando si unisce alla dimensione emotiva non è più solo conoscenza, ma uno strumento per agire con responsabilità.
Ma nel tempo del ‘tutto e subito’, è la pazienza ad assumere un valore pedagogico fondamentale: è capacità di attesa e perseveranza.

Oggi web e smartphone hanno radicalmente trasformato il modo di informarsi e comunicare, con ricadute importanti sulla capacità dei bambini di padroneggiare la complessità.
Per non parlare dell’uso di abbreviazioni, emoji, hashtag ecc, che rischiano di allontanare le persone dalla ricchezza espressiva della lingua italiana, facendo perdere di vista il significato e il valore che ogni parola porta con sé. 

Ecosistema Urbano: Trento e Mantova le uniche sostenibili

Ecosistema Urbano: Trento e Mantova le uniche sostenibili

Le città italiane faticano a raggiungere performance ambientali sostenibili. Lo conferma la classifica dei 106 capoluoghi di provincia stilata da Ecosistema Urbano, il report annuale di Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore.
Nel 2024 nessuna città raggiunge il punteggio del 100%, e cala al 54,24% (56,41% nel 2023) la media raggiunta. Quanto ai singoli capoluoghi, nel 2024 sono Trento (79,78 %) e Mantova (78,74%) gli unici a superare la soglia di 75 punti, ottenendo rispettivamente il primo e secondo posto.

Trento torna sul gradino più alto (nel 2023 era seconda) rappresentando il meglio della vivibilità italiana cittadina, e Mantova risale di cinque posizioni, grazie a calo di consumi e perdite idriche, e raccolta differenziata.

Bologna (9°) la migliore tra le grandi

Al terzo posto Bergamo (71,82%), che risale la classifica di 13 posizioni grazie all’impegno costante nella raccolta differenziata e la ciclabilità.
Le altre città della top ten sono Bolzano, Pordenone, Reggio Emilia, Parma, Rimini, Bologna, Forlì, tutte aree urbane del Nord e con Bologna, che nonostante in un anno perda una posizione, si conferma la migliore tra le grandi città.

Al Sud l’unica nella top 20 è Cosenza (16esima) anche se perde 3 posizioni. In fondo alla classifica compaiono nove città del Sud (Caltanissetta, Caserta, Catania, Palermo, Catanzaro, Napoli, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria, all’ultimo posto) che non arrivano a toccare il 35% del punteggio, di cui le ultime tre sono sotto al 25%.

Smog e rete idrica le principali criticità

Il numero di città con perdite d’acqua superiori o uguali al 50% diminuisce troppo lentamente: da 24 nel 2023 a 20 nel 2024. Inoltre, cala a 10,39 metri equivalenti ogni 100 abitanti la media della superficie urbana dedicata alle infrastrutture per la ciclabilità (erano 11,02), così come l’estensione media delle isole pedonali (48,6mq ogni 100 abitanti, erano 50,7) e quella delle zone a traffico limitato (368,3mq ogni 100 abitanti, erano 406,9).

Stando ai dati Ispra cresce il consumo di suolo i tutti i capoluoghi: pari a circa 4500 Ha dal 2018 al 2023, a fronte di un calo del numero degli abitanti (-346.000). Ne deriva una crescita del suolo impermeabilizzato per ogni abitante pari a +6,3 mq/ab, ma con forti variazioni da città a città.

Raccolta differenziata e incremento nell’uso dei mezzi pubblici

Tra i segnali positivi la raccolta differenziata, che per la prima volta supera la media del 65%. E sono 15 i capoluoghi oltre l’80% di RD.
Cresce anche il numero dei passeggeri trasportati dal servizio di tpl nelle città capoluogo, anche se le performance generali sono ancora lontane dai livelli europei.

Tra le città a prova di servizi tpl ci sono Milano, con 424 passeggeri nel 2024 rispetto ai 415 del 2023 e Roma, che mostra lievi segnali incoraggianti (da 259 viaggi pro-capite all’anno passa a 277).
Venezia resta la migliore, sebbene in calo, interrompendo una crescita costante, mentre Firenze prosegue a migliorare e sale da 225 passeggeri/ ab/anno a 247.

Rapporto Coop, stili di vita e quotidianità degli italiani nel 2025

Rapporto Coop, stili di vita e quotidianità degli italiani nel 2025

L’Italia è entrata nell’età del caos. La conferma arriva dal Rapporto Coop 2025 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e domani: negli ultimi mesi gli italiani vedono allungarsi un’ombra sul domani.
Abbandonate serenità e fiducia ostentate negli anni della pandemia e del post-Covid, rispetto al 2022 oggi crescono timore (dal 20% al 39%), inquietudine (24%, 37%) e allerta (16%, 25%), si riducono serenità (34%, 24%) e fiducia (27%, 24%).

Non stupisce che si affermino istanze di pace e diritti civili (64%), contrasto a fame, povertà, violenze di genere (55%) anche sopravanzando la garanzia di un lavoro dignitoso, la riduzione delle disuguaglianze (62%) e gli stessi temi ambientali e del cambiamento climatico.
Nel mindset individuale restano le difficoltà quotidiane e la voglia di maggiori redditi, ma nell’immaginario collettivo è soprattutto la guerra a segnare più ampia discontinuità. 

Riemerge l’importanza della religione

Nel generale greenlash istituzionale e imprenditoriale il 73% degli italiani considera il climate change un’emergenza causata da attività umane e si dichiara disposto a fare la sua parte con mezzi di trasporto alternativi, limiti all’uso del riscaldamento domestico, riduzione del consumo di carne rossa.
Questo cambiamento nello stato d’animo degli italiani sembra preconizzarne uno più profondo nel sistema valoriale e un ripensamento degli stili di vita.

Gli italiani si autorappresentano guidati da valori di onestà (50%), rispetto (46%) e sono meno interessati a ricchezza (10%), successo sociale/carriera (7%). E dopo anni di spinta laicista riemerge l’importanza della religione, e più in generale, il ricorso a percorsi di spiritualità (45%). 

In equilibrio precario di fronte agli imprevisti

Mentre impazzano remake televisivi e cinematografici, crescono esponenzialmente le vendite di vinili. Il 54% della GenerazioneZ avrebbe preferito nascere all’epoca dei propri genitori. Un tuffo nel passato che consola, tanto che 7 italiani su 10 pensano che un tempo il mondo fosse un posto migliore.

Ma grazie al loro impegno sul lavoro, gli italiani si scoprono meno vulnerabili, ma restano vigili e in precario equilibrio di fronte agli imprevisti. Se è vero che nel 2024 la spesa complessiva delle famiglie è cresciuta rispetto a cinque anni fa, oltre la metà è assorbita dalle spese obbligate. Il risparmio persiste come driver primario (42%), ma a essere messa in discussione è l’essenza stessa della società dei consumi. Pare arrivato il tempo del deconsumismo.

La tavola come riflesso dei valori

Il ripensamento del sistema valoriale e delle scelte quotidiane è riflesso nel modo in cui gli italiani si rappresentano a tavola. Rispetto al 2022 chi si identifica con un’identità alimentare ancorata alla tradizione scende dal 34% al 22%, mentre cresce la percentuale di chi autodefinisce il proprio stile associandolo ad abitudini alimentari innovative (23%, 31%).
Il cibo, oltre a divenire palestra di sperimentazione, torna domestico e cucinato. 

Per stare al passo con queste evoluzioni, la grande distribuzione italiana dovrà affrontare la sfida del futuro, che secondo le opinioni dei manager food&beverage, passa dall’innovazione di prodotto e di processo (53%), ma anche da adeguate politiche per il personale (36%).

Prestiti contro il caro-scuola: per studiare erogati 370 milioni di euro in un anno

Prestiti contro il caro-scuola: per studiare erogati 370 milioni di euro in un anno

Per i costi legati all’istruzione le associazioni dei consumatori hanno denunciato aumenti che in alcuni casi superano il 20%. Forse anche per questo non mancano gli italiani che scelgono di ricorrere a un prestito personale per far fronte alle spese.

Infatti, secondo le stime elaborate da Facile.it e Prestiti.it su un campione di oltre 750.000 richieste di finanziamenti raccolte tra settembre 2023 e agosto 2025, in totale sono stati erogati oltre 370 milioni di euro in prestiti personali per pagare le spese legate a scuola, università e formazione, circa il 15% in più rispetto all’anno precedente.
Chi ha presentato domanda di finanziamento per coprire questi i costi ha puntato a ottenere in media 6.916 euro, un valore in aumento del 3% su base annua.

All’istruzione non si rinuncia

Dati interessanti emergono analizzando l’età dei richiedenti: chi ha presentato domanda per questo tipo di finanziamento aveva, all’atto della firma, in media 38 anni e mezzo, ma una richiesta su 3 è arrivata da un under30.
Da notare anche che l’età di chi cerca di ottenere un finanziamento per lo studio è nettamente inferiore rispetto a quella di chi ha presentato domanda di prestito per altre finalità (43 anni e mezzo).

“Studiare ha un costo che può diventare significativo, soprattutto per chi deve affrontare un percorso universitario o post laurea – spiegano gli esperti di Facile.it -. Strumenti come quello del prestito personale sono importanti perché danno ai consumatori la possibilità di pianificare la spesa in modo consapevole, facendola pesare il meno possibile sul budget mensile, ma senza dovervi rinunciare”.

Il 45% delle richiedenti è donna

“Il fatto che i giovani investano sullo studio anche attraverso un prestito personale può essere letto positivamente – continuano gli esperti -. Da un lato significa che le nuove generazioni non sono disposte a rinunciare alla propria formazione, dall’altro è sinonimo di una maggiore consapevolezza sulle opportunità offerte dal settore del credito al consumo”.

Un altro dato significativo è legato al sesso del richiedente. I prestiti per lo studio si confermano una delle tipologie di finanziamento più richieste dalle donne, tanto è vero che nell’ultimo anno quasi 1 domanda su 2 di prestito per lo studio faceva capo al campione femminile (45%).

Un master tutto per sé

Si tratta di un valore estremamente elevato, se si considera che guardando alla totalità di domande per prestiti personali, più del 70% delle richieste vengono presentate degli uomini.

“Una percentuale così alta di richiedenti donne – confermano ancora da Facile.it – non è legata solo al fatto che si pensi all’istruzione dei figli, ma anche al fatto che sovente le donne paghino da sé master o corsi di specializzazione post universitari, ad esempio, per rientrare nel modo del lavoro con ancora più qualifiche dopo una maternità”.

Lunga vita o vita di qualità? Come cambia nel mondo la percezione su salute, invecchiamento e famiglia

Lunga vita o vita di qualità? Come cambia nel mondo la percezione su salute, invecchiamento e famiglia

E’ più importante vivere bene o vivere a lungo? La domanda, apparentemente semplice, ha invece Division i cittadini del mondo, che sul tema hanno percezioni e aspettative molto diverse. Lo ha evidenziato la ricerca internazionale promossa da WIN – Worldwide Independent Network of Market Research, condotta su un campione di 35.515 persone in 40 Paesi.

L’analisi regala una panoramica molto interessante su come le popolazioni di diverse culture stiano rivalutando valori e aspettative legati all’età, al benessere e alla famiglia. In Italia, il sondaggio è stato curato da Doxa.

Al primo posto c’è il benessere 

Vivere bene è più importante che vivere a lungo: ne è convinto oltre la metà (per la precisione il 59%)del campione intervistato. Questo approccio diventa più marcato con l’avanzare dell’età – raggiunge il 62% tra gli over 65 – e cresce con il livello d’istruzione. Tra chi crede in questo teorema, a livello geografico le percentuali più alte si registrano in Paraguay, Turchia e India.

In fondo alla classifica ci sono invece Polonia, Costa d’Avorio, Francia e Giappone. L’Italia si piazza nella parte bassa della graduatoria, con il 54%.

Vecchiaia, per molti è ancora un argomento tabù

Anche se a livello mondiale cresce l’attenzione al concetto di benessere, soltanto il 35% delle persone ha già messo in atto strategie per affrontare la propria vecchiaia, come la pianificazione finanziaria o la definizione anticipata di scelte sanitarie.

Tra i più previdenti ci sono i popoli di Indonesia, Cina e India. Situazione opposta in Giappone e Francia, dove solo una minoranza dichiara di preparasi al futuro. L’Italia si attesta al 25° posto, con appena il 29% degli intervistati attivi in questo senso.

La metà degli intervistati pensa a un futuro in salute

A livello globale, il 46% delle persone si dice fiducioso di poter vivere a lungo mantenendosi in una buona salute. Questo ottimismo però scricchiola un po’ con l’età e, in modo controintuitivo, anche con l’aumento dell’istruzione.

I più fiduciosi vivono in Thailandia, Indonesia e Vietnam. In Giappone e Corea del Sud, al contrario, l’ottimismo è ai minimi termini. E l’Italia? Si colloca nella fascia intermedia, con il 19% di cittadini positivi.

Tecnologia e medicina: le basi per un domani sereno

Quattro persone su dieci credono che i progressi della scienza e dell’innovazione tecnologica possano realmente prolungare la vita nei prossimi decenni. La fiducia è particolarmente alta in Cina, Messico e India. Anche in Italia c’è una buona fiducia nei confronti di tale prospettiva: il 49% degli intervistati si dice favorevole a questa visione.

Essere genitori? Una scelta difficile

La ricerca esplora un altro argomento molto interessante, la genitorialità. A livello mondiale, il 16% della popolazione non ha figli e non desidera averne. La percentuale cresce tra i giovani adulti e tra le donne, in particolare quelle con titoli di studio elevati. In Thailandia, questa scelta è particolarmente diffusa: il 38% delle donne e il 36% degli uomini non desidera diventare genitore.

All’opposto, in Paesi come Vietnam e Costa d’Avorio, l’idea di non avere figli è ancora poco presente.

Birra: il comfort drink ideale per ogni stagione, non solo l’estate

Birra: il comfort drink ideale per ogni stagione, non solo l’estate

La birra è un vero comfort drink trasversale, amato da tutte le generazioni, in ogni stagione e situazione. Se il 97% della GenX e il 95% dei Millennials la consuma principalmente tra le mura domestiche, per il 44% della Gen X il beer pairing, l’abbinamento cibo-birra, migliora l’esperienza culinaria.
Il sapore resta il principale driver di scelta, ma cresce l’interesse verso le versioni low o no alcol: circa l’80% di tutti i gruppi generazionali le conosce.

E se la GenZ è la meno sensibile alla differenza di gusto (45%), per il 90% in generale salubrità e convenienza sono le motivazioni fondamentali nella scelta, e per l’89% la spinta principale è il desiderio di scoprire birre nuove.
Lo ha scoperto l’indagine realizzata da Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB) 2024 di AssoBirra.

In viaggio con una bionda tra relax e scoperta

Estate o inverno, la birra accompagna sempre le vacanze degli italiani. Non sorprende che sia la GenX quella più affezionata al consumo vacanziero: il 41% in ferie beve birra quotidianamente (32% Millennials, 21% GenZ).
Oltre ai classici mare, concerti e festival, a crescere sono stati gli eventi enogastronomici (+63%) e il turismo identitario, alla scoperta delle tradizioni locali.

Le esperienze legate alla birra sono sempre più apprezzate. Il 60% degli italiani ha partecipato almeno una volta a un festival della birra, il 53% della GenZ ha scelto una vacanza a tema birra con degustazioni locali, e il 33% del totale ha visitato un birrificio storico.

Perfetta anche per una serata invernale sul divano

La classifica delle birre più amate vede in testa le Lager (50%), seguite da Pilsner (45%, GenX), Blanche (35%, Millennials), IPA (30%, GenZ).
E chi ha detto che la birra sia solo per l’estate? Anche quando le giornate si accorciano e il freddo invita a restare a casa, gli italiani si rifugiano nel calore del proprio nido. È il tempo del cocooning, dei soft pleasure, dei piaceri semplici da godere in solitudine o in compagnia. E la birra è considerata perfetta per una serata sul divano davanti a una serie TV (49%), soprattutto dai Millennials, o per una chiacchierata accanto al camino (29%) o in terrazza (26%)

Per un italiano su tre la birra amplifica il piacere di questi momenti (37% GenX). Il compagno ideale per questi momenti? Per il 63% degli italiani è il proprio partner, con un picco del 68% tra i Millennials.