Cybersecurity: serve equilibrio tra sicurezza e produzione 

Cybersecurity: serve equilibrio tra sicurezza e produzione 

L’implementazione di soluzioni di sicurezza in un ambiente tecnologico operativo impone alle organizzazioni di trovare un equilibrio tra sicurezza e continuità della produzione. Diversamente, i tempi di inattività non pianificati causati da interruzioni della produzione possono costare alle aziende fino a 260.000 dollari all’ora. Secondo quanto emerso dal nuovo report Kaspersky ICS Security Survey 2022: The seven keys to improving OT security outcomes, il 40% delle organizzazioni industriali europee tende a disabilitare la soluzione di cybersecurity se influisce sui processi produttivi o sui sistemi di automazione. Complessivamente, il 39% incontra occasionalmente questi problemi, mentre il 42% dichiara di averli affrontati almeno una volta. La motivazione può essere ricercata nei conflitti di compatibilità. 

Colpa delle tecnologie operative

Trovare un equilibrio tra sicurezza e continuità della produzione può portare alcune aziende a disattivare i meccanismi di protezione. La maggior parte delle aziende europee (71%) preferisce cambiare i propri sistemi di produzione e automazione per evitare il conflitto, mentre il 60% preferirebbe intervenire sulle impostazioni di sicurezza informatica. Un altro 49% attribuisce la responsabilità al vendor o al provider di sicurezza, e preferisce cambiare fornitore per mantenere inalterati i propri processi produttivi. Una possibile spiegazione ai problemi di compatibilità delle aziende risiede nel fatto che le loro tecnologie operative (OT) o i sistemi di controllo industriale (ICS) sono obsoleti e non possono essere aggiornati.

“Siamo vincolati a piattaforme obsolete vulnerabili”

Secondo un’azienda manifatturiera che opera nel settore high-tech in Nord America “Il problema principale che abbiamo con OT e ICS è che i nostri dispositivi non possono essere ulteriormente aggiornati. I produttori non forniscono alcun tipo di aggiornamento ai nostri sistemi attuali. Siamo vincolati a piattaforme obsolete vulnerabili”. Infatti, secondo gli intervistati, per un’organizzazione industriale è impossibile aggiornare in media circa un endpoint su sei (17%) nella propria rete OT.
“In passato, i proprietari degli asset ritenevano che i sistemi di protezione e automazione alla base dei processi di core business di un’organizzazione industriale sarebbero rimasti immutati per decenni, per l’intero ciclo di vita delle macchine, con la sola eccezione di occasionali modifiche alle impostazioni”, spiega Kirill Naboyshchikov, Business Development Manager di Kaspersky Industrial CyberSecurity.

Dotare i sistemi di strumenti e processi di sicurezza

“La prassi comune era quella di avviare i sistemi in blocco, eseguire un retesting completo e una nuova messa in funzione nel caso di modifiche – continua Naboyshchikov -. Tuttavia, l’introduzione dei sistemi di automazione digitale di nuova generazione, ha fatto sì che in molti casi ciò non fosse più possibile. Pertanto, sia i sistemi di automazione generici sia quelli ultra-specializzati basati su computer, dovrebbero essere dotati dei seguenti sottosistemi e strumenti e processi di sicurezza: un sistema di protezione approvato dal vendor, olistico e gestito a livello centrale, monitoraggio permanente della vulnerabilità e scansione della conformità, rilevamento delle intrusioni e delle anomalie di rete, aggiornamento, gestione delle patch e controllo delle versioni”.

Prezzi al consumo: a marzo 2022 +6,7%

Prezzi al consumo: a marzo 2022 +6,7%

Nel mese di marzo 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,2% su base mensile e del 6,7% su base annua, rispetto al +5,7% del mese di febbraio. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta anche nel mese di marzo prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +45,9% di febbraio a +52,9%, in particolare a quelli della componente non regolamentata, che passano da +31,3% a +38,7%, e in misura minore, ai prezzi dei Beni alimentari, sia lavorati (da +3,1% a +4,0%) sia non lavorati (da +6,9% a +8,0%), e a quelli dei Beni durevoli (da +1,2% a +1,9%).

Si allarga il differenziale inflazionistico negativo tra beni e servizi

Anche a marzo secondo l’Istat i prezzi dei Beni energetici regolamentati continuano a essere quasi doppi di quelli registrati nello stesso mese dello scorso anno (+94,6%, come a febbraio). I Servizi relativi ai trasporti, invece, registrano un rallentamento, passando da +1,4% a +1,0%.
L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sempre a marzo accelera da +1,7% a +2,0%, e quella al netto dei soli beni energetici da +2,1% a +2,5%. Su base annua accelerano in misura ampia i prezzi dei beni (da +8,6% a +10,2%), mentre quelli dei servizi rimangono stabili (+1,8%). Si allarga quindi il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -6,8 punti percentuali di febbraio a -8,4).

I prezzi dei Beni energetici non regolamentati fanno scattare l’indice

In particolare, accelerano sia i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +4,1% a +5,0%) sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,3% a +6,9%). L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+8,9%) e in misura minore dei Beni alimentari lavorati (+1,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9%), dei Beni durevoli (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,6%).

IPCA, +2,6% congiunturale e +7,0% su base annua

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del 2,6% su base mensile, prevalentemente per effetto della fine dei saldi invernali, di cui il NIC non tiene conto, e del 7,0% su base annua, rispetto al +6,2% di febbraio.

Gli italiani e il metaverso, questo sconosciuto

Gli italiani e il metaverso, questo sconosciuto

Cosa sanno gli italiani del metaverso? Alla domanda risponde una ricerca di Sensemakers, società di consulenza specializzata nell’analisi dei media e dei comportamenti digitali, condotta per valutare il livello di conoscenza, percezioni e aspettative sul metaverso degli italiani. E secondo i risultati della ricerca, il 25% dichiara di sapere cosa sia il metaverso, percentuale che arriva al 30% tra gli uomini e scende al 21% tra le donne. E se sale fino al 37% per i giovani nella fascia d’età 18-24, e al 33% per quella 25-34 anni, scende progressivamente, fino ad arrivare al 17% per i 55-64enni al 13% per gli over 65. Anche il grado di scolarizzazione incide significativamente sul livello di conoscenza: il 30% di chi possiede un titolo di studio elevato si confronta infatti con il 19% di chi ha una scolarizzazione di base.

Per il 51% è una realtà parallela

Il 51% degli intervistati ritiene che il metaverso non sia solamente un ambiente completamente virtuale e digitalizzato, ma una realtà parallela in grado di incidere sulla vita reale e in cui poter svolgere le stesse attività della quotidianità. Il 62% degli italiani dichiara però il proprio interesse per il metaverso, identificando le maggiori opportunità nella possibilità di superare i limiti fisici spazio-temporali della vita reale (socializzazioni a distanza, Always on). La stragrande maggioranza degli intervistati (80%), ritiene però che i principali rischi siano da individuarsi proprio nella possibile ‘fuga dalla realtà’, immaginando il metaverso come ‘rifugio virtuale’ che sottrae tempo alla vita quotidiana.

Aziende, social e investimenti

Per il 56% degli italiani le aziende faranno bene a investire sul metaverso, mentre il 44% ritiene che farebbero meglio a indirizzare gli investimenti alla soluzione di ‘problemi veri’. Una posizione espressa dal 51% delle donne. Secondo il 49% poi saranno i social network ad avere maggiore successo nel metaverso, seguiti dai produttori di device tecnologici (42%), e dalle società di giochi online (41%), mentre risultano più staccate le società che offrono contenuti audiovisivi e quelle di servizi e-commerce. È interessante notare, che mentre i giovani ritengono che saranno i social ad avvantaggiarsi maggiormente, per le classi di età più anziane i successi più significativi nel metaverso saranno riscossi dai produttori di device tecnologici.

Un mondo completamente libero da regole e codici di comportamento?

Sono invece piuttosto critiche le valutazioni sugli impatti sociali del metaverso: il 43% ritiene che il metaverso aumenterà ulteriormente il potere delle società tecnologiche rispetto alle istituzioni della vita reale, mentre secondo il 30% il metaverso amplificherà le diseguaglianze economiche e sociali.
Anche in virtù di tali pericoli, riferisce Adnkronos, solo il 14% immagina che il metaverso possa essere un mondo completamente libero senza regole né codici di comportamento, con gli unici limiti rappresentati dalla tecnologia. Il 35% ritiene invece che regole e codici di comportamento dovranno essere fissati dalle stesse istituzioni pubbliche della vita reale, il 28% dalle comunità degli utenti, e il 23% dalle piattaforme tecnologiche che creeranno gli ambienti virtuali.

Efficienza energetica, un vademecum per imprese e abitazioni

Efficienza energetica, un vademecum per imprese e abitazioni

Come ridurre i consumi di imprese e abitazioni agendo sull’efficienza energetica degli impianti? E quali accorgimenti si possono adottare per intervenire sui consumi energetici e ottenere benefici sulla bolletta e per l’ambiente?
Risponde all’Adnkronos Dario Di Santo, direttore di Fire – Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia. “Se parliamo di famiglie – spiega Di Santo – il primo consiglio è di guidare l’auto in modo dolce: si possono ridurre i consumi del 15-20%, il tempo richiesto per lo spostamento cresce molto meno del risparmio, e si arriva a destinazione più rilassati”. Inoltre, in casa si possono installare luci a led, e per stare attenti agli sprechi seguire i consigli riportati nelle istruzioni dei propri elettrodomestici per un uso ecologico degli stessi.

Approfittare degli incentivi per gli interventi di riqualificazione

A lungo termine, “è possibile investire in interventi di riqualificazione energetica per tutte le esigenze – aggiunge Di santo -. Da quelli che riguardano l’involucro edilizio a quelli in centrale termica, senza dimenticare i sistemi di gestione ottimale del sistema edificio-impianto e la generazione in loco. Discorsi simili si possono fare per gli edifici del terziario. Sono tra l’altro disponibili incentivi piuttosto interessanti, dai vari bonus edilizi al conto termico. In questo caso i risparmi conseguibili possono essere davvero rilevanti e si ottengono grandi benefici in termini di comfort, sicurezza e valorizzazione dell’immobile”.

L’energy manager può aiutare le imprese ‘energivore’

Per le imprese cosiddette ‘energivore’, “non sempre è facile conseguire benefici immediati – puntualizza Di santo -. In genere i grandi consumatori di energia sono stati più attenti negli anni e dunque fanno più fatica a individuare interventi semplici. Si tratta dunque di imprese che necessitano di un supporto sia per investire sia per fare fronte a costi energetici non compatibili con i propri bilanci. Questi soggetti rappresentano però una percentuale molto piccola delle imprese italiane: negli elenchi della Csea gli energivori sono nell’ordine delle 3.500 aziende”. Negli altri casi, spiega Di Santo, “facendosi aiutare da un energy manager o da un Ege, esperto in gestione dell’energia, è possibile individuare le aree di spreco energetico, ossia i risparmi immediati, e le opportunità di intervento più interessanti e cantierabili in tempi brevi”.

Una strategia di intervento su efficienza e fonti rinnovabili

Guardando a tempi più lunghi, secondo Di Santo “per le imprese si tratta di mettere a punto una strategia di intervento su efficienza energetica e fonti rinnovabili di medio periodo, accorpando gli interventi con pay-back time breve e lungo, in modo da ottenere il recupero dei capitali in tempi accettabili. Attraverso un energy management adeguato, meglio ancora un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001, è possibile conseguire risparmi energetici crescenti negli anni, insieme a benefici rilevanti nell’ottica della sostenibilità, ma anche della produttività, della riduzione dei rischi e dei costi, e della competitività”.

Caccia alle credenziali aziendali. Le nuove tattiche dei criminali informatici

Caccia alle credenziali aziendali. Le nuove tattiche dei criminali informatici

Durante la prima metà del 2021 gli esperti di Kaspersky ICS CERT hanno notato una strana anomalia nelle statistiche relative alle minacce spyware bloccate sui computer ICS. I malware utilizzati in questi attacchi appartengono a famiglie di spyware già note, tuttavia, si distinguono per il numero limitato di vittime a cui puntano, da un paio a qualche decina, e per la durata breve di ogni campione dannoso. Si tratta di una nuova serie di campagne spyware in rapida evoluzione, e il nuovo report Kaspersky ICS CERT ha individuato più di 25 mercati in cui vengono rivenduti i dati rubati. Un’analisi di 58.586 campioni di spyware bloccati sui computer ICS ha rivelato che circa il 21,2% di essi faceva parte di questa nuova serie di attacchi. Il loro ciclo di vita è limitato a circa 25 giorni, molto meno della durata di una campagna spyware ‘tradizionale’.

In Asia 1 computer su 6 è stato colpito da un sample anomalo

Sebbene ognuno di questi sample di spyware ‘anomali’ abbia vita breve e non sia ampiamente diffuso, rappresenta una quota sproporzionatamente elevata di tutti gli attacchi spyware. In Asia, ad esempio, 1 computer su 6 attaccato da spyware è stato colpito proprio da uno di questi sample anomali (il 2,1% su 11,9%). La maggior parte di queste campagne viene diffusa da un’impresa industriale all’altra tramite email di phishing. Una volta penetrato nel sistema della vittima, l’attaccante utilizza il dispositivo come server C2 (command and control) per l’attacco successivo. Con l’accesso alla mailing list della vittima, i criminali possono sfruttare i contatti di posta elettronica aziendale e diffondere ulteriormente lo spyware.

Colpite più di 2.000 organizzazioni mondiali

Secondo la telemetria di Kaspersky ICS CERT, più di 2.000 organizzazioni industriali in tutto il mondo sono state incorporate in questo sistema fraudolento, e sfruttate dai gruppi di criminali informatici per diffondere l’attacco verso altre aziende e partner commerciali.
Si stima che il numero totale di account aziendali compromessi o rubati a seguito di questi attacchi sia superiore a 7.000.

I dati sensibili finiscono nei market online

I dati sensibili ottenuti dai computer ICS spesso finiscono in vari market online. L’analisi dei mercati ha rivelato la presenza di un’elevata domanda di credenziali di account aziendali, in particolare di account RDP (Remote Desktop Protocol). Oltre il 46% di tutti gli account RDP venduti sono di proprietà di società con sede negli Stati Uniti, mentre i restanti provengono da Asia, Europa e America Latina. Quasi il 4% di tutti gli account RDP venduti (circa 2.000 account) apparteneva a imprese industriali. Un altro mercato in crescita è lo spyware-as-a-Service. Da quando i codici sorgente di alcuni noti programmi spyware sono stati resi pubblici, è cresciuta la loro disponibilità negli store online sotto forma di servizio. Gli sviluppatori vendono non solo il malware come prodotto, ma anche una licenza per sviluppare malware e avere accesso all’infrastruttura preconfigurata.

Gli italiani sono i meno consapevoli in Europa dei loro diritti digitali

Gli italiani sono i meno consapevoli in Europa dei loro diritti digitali

Dall’Eurobarometro 2021 è emerso come gli italiani, rispetti agli altri cittadini europei, siano tra i meno consapevoli dei loro diritti digitali e delle tutele di cui già dispongono. Dal 1973 le istituzioni europee commissionano un sondaggio di opinione periodico in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, l’Eurobarometro. Grazie a questo processo di lunga data, l’analisi dei risultati fornisce un quadro dettagliato delle tendenze e dell’evoluzione dell’opinione pubblica sulle questioni europee, sia a livello nazionale sia a livello sociodemografico. In particolare, quest’anno la Commissione Europea ha pubblicato i risultati di uno speciale Eurobarometro dedicato agli strumenti digitali.

Un forte interesse nei confronti della trasformazione digitale

L’indagine, condotta tra settembre e ottobre 2021, ha coinvolto 26.530 partecipanti dei 27 Stati membri della Ue, e ha mostrato un forte interesse da parte dei cittadini europei verso internet e in generale nei confronti della trasformazione digitale. E secondo la maggioranza degli intervistati, la trasformazione digitale dovrebbe essere promossa ancora di più e meglio definita dall’Unione Europea, riferisce Webnews.

Vantaggi e svantaggi di Internet

Oltre ad aver analizzato la percezione dei cittadini della Ue riguardo al futuro degli strumenti digitali e di internet, l’indagine speciale Eurobarometro 2021 ha esaminato anche la previsione dell’impatto di internet e degli strumenti digitali, dei servizi e dei prodotti digitali sulle loro vite da qui al 2030. Stando ai dati dello studio, l’80% degli intervistati ritiene che gli strumenti digitali porteranno in uguale misura vantaggi e svantaggi, in particolare per via degli attacchi informatici. Poco più della metà degli intervistati, circa il 53%, teme invece per la sicurezza dei più piccoli, si legge su techprincess.it.

In Italia solo il 39% conosce gli strumenti di tutela online

Se la maggioranza dei cittadini ritiene che l’Unione europea tuteli adeguatamente i loro diritti, in Italia solo il 39% affermato di essere consapevole del fatto che tali diritti, ad esempio la libertà di espressione, la privacy e la non discriminazione, dovrebbero essere rispettati anche online. Il dato italiano, riporta Ansa, è il terzo più basso, preceduto solo da Bulgaria (34%) e Romania (37%), mentre nella Ue la media si attesta al 60%. Viceversa, chi si è detto non consapevole è il 61% in Italia e il 39% in Europa. “I risultati di questo sondaggio – si legge in una nota della Commissione Ue – permetteranno di elaborare la proposta di dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali”.
La Commissione si propone infatti di presentare questa dichiarazione per promuovere una transizione digitale modellata da valori europei comuni come parte della sua ‘bussola digitale’ presentata il 9 marzo 2021, stabilendo una visione, gli obiettivi e la via da seguire fino al 2030.

Nel 2021 i finanziamenti alle startup italiane raddoppiano

Nel 2021 i finanziamenti alle startup italiane raddoppiano

Durante l’anno in corso gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech italiane ammontano a 1,461 miliardi di euro, un valore più che raddoppiato (+118%) rispetto al totale registrato a consuntivo del 2020, pari a 669 milioni di euro. Un dato che rappresenta un passaggio epocale per il nostro ecosistema, che finalmente ‘sfonda’ la soglia rappresentativa del miliardo di euro di investimenti annui. Una crescita annua senza precedenti, quindi, addirittura superiore al balzo effettuato tra il 2017 e il 2018. Sono alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Gli investimenti in startup hi-tech italiane
Dei 193 round di finanziamento registrati nel 2021, 115 (60%) risultano essere ‘primi round’, ovvero il primo investimento in assoluto per la startup. Questo valore risulta in perfetta linea con quello registrato lo scorso anno, quando i primi round erano stati 94 (55% dei round 2020). Il taglio medio degli investimenti in primo round è passato da 4,7 milioni del 2020 ai 4 milioni del 2021, registrando un lieve calo. La forte crescita di quest’anno è quindi maggiormente spiegata dalla tendenza degli investimenti raccolti nei round successivi. Nel 2021, infatti, questi ultimi registrano una media per singolo round pari a 12 milioni di euro, contro i 9 milioni del 2020.

La componente dei finanziamenti
I finanziamenti provenienti da attori formali (i fondi di Venture Capital indipendenti, di Corporate Venture Capital aziendali e il Governmental Venture Capital o Finanziarie Regionali) confermano il loro tradizionale ruolo di guida per l’intero ecosistema. Questo, grazie a una crescita di circa il96%, e passando dai 294 milioni di euro del 2020 ai 576 milioni del 2021. È infatti al comparto degli investitori formali che si deve buona parte dell’impresa odierna dell’ecosistema italiano. I finanziamenti da attori informali (Venture Incubator, Family Office, Club Deal, Angel Network, Independent Business Angel, piattaforme di Equity Crowdfunding e aziende non dotate di fondo strutturato di CVC), è la seconda componente a determinare il valore complessivo, e registra una crescita superiore al 92%, passando dai 245 milioni di euro del 2020 ai 449 del 2021.

Stati Uniti, Europa e Asia i player esteri maggiori
Anche la terza componente, quella dei finanziamenti internazionali, determina in maniera significativa il raddoppio degli investimenti del 2021. Passando da circa 130 milioni di euro del 2020 agli oltre 435 milioni di quest’anno esprime un valore più che triplicato, e torna a costituire circa un terzo dell’intero ecosistema come nel 2019. I capitali attratti dall’ecosistema startup hi-tech da parte di player esteri nel 2021 provengono prevalentemente dagli Stati Uniti (74%), seguiti dall’Europa (25%), e in parte minore dall’Asia (0,43%).

Propensione alla spesa: migliorano le attese delle famiglie sull’economia

Propensione alla spesa: migliorano le attese delle famiglie sull’economia

Le attese delle famiglie sull’economia italiana sono in miglioramento. Allo stesso modo, migliora anche la propensione alla spesa, ma fra i nuclei familiari meno abbienti permane una certa cautela. 
“I comportamenti di consumo restano condizionati dall’emergenza sanitaria, ma appaiono in progressivo miglioramento – si legge nel rapporto di Bankitalia sulla propensione alla spesa delle famiglie italiane -. Rispetto alla rilevazione di aprile la percentuale di famiglie che dichiarano di avere ridotto le spese per alberghi, bar e ristoranti nel confronto con il periodo pre-pandemia è diminuita di 15 punti percentuali, pur restando elevata al 71%”. Durante le fasi più acute della pandemia questa quota aveva toccato quasi il 90%.

Si torna a spendere anche in alberghi, bar e ristoranti

Dall’indagine di Bankitalia, compiuta fra fine agosto e inizio settembre su 2000 nuclei familiari, “il saldo tra attese di miglioramento e peggioramento della situazione economica e del lavoro è positivo per la prima volta da primavera 2020”, e le famiglie che prefigurano un peggioramento sono calate di oltre il 10%. A quanto rileva Bankitalia, poi, “la propensione a spendere nei comparti più colpiti tra cui alberghi, bar e ristoranti”, è in ripresa, ma “nelle prospettive di spesa, soprattutto tra i meno abbienti,” vi è cautela. Inoltre emerge come circa un terzo delle famiglie affermi di essere riuscito ad accantonare qualche risparmio a partire dall’inizio della pandemia, e la quota è più ampia per i nuclei il cui capofamiglia è laureato. E la percentuale di famiglie che ritiene di riuscire a risparmiare nei prossimi dodici mesi è rimasta sostanzialmente stabile al 44%.

Permane cautela tra le famiglie meno abbienti

Secondo Bankitalia, tra le motivazioni che hanno frenato la spesa “è rimasta invariata l’importanza attribuita alla paura del contagio, ed è sensibilmente diminuita quella associata alle misure di contenimento, in connessione con il venire meno delle restrizioni a partire dalla primavera. Permane tuttavia una certa cautela nelle attese di spesa a tre mesi, in particolare tra le famiglie con maggiori difficoltà economiche e tra quelle che nel mese precedente l’intervista hanno percepito un reddito più basso rispetto a prima della pandemia”.

Si rafforzano i segnali di pressioni al rialzo sui prezzi di vendita delle abitazioni

Inoltre, riporta Ansa, da quanto emerge da un sondaggio congiunturale della Banca d’Italia condotta presso gli agenti immobiliari dal 27 settembre al 22 ottobre 2021,  si rafforzano “i segnali di pressioni al rialzo sui prezzi di vendita” delle abitazioni, e “per la prima volta dall’inizio della rilevazione nel 2009, la quota di operatori che ravvisa un aumento delle quotazioni nel terzo trimestre rispetto al precedente è superiore, seppur lievemente, a quella di chi ne indica un calo”. Inoltre, sono divenute prevalenti anche le attese di crescita delle quotazioni nel trimestre in corso rispetto alle aspettative di un calo dei listini.

Con il 5G risparmio di emissioni pari a 35 milioni di auto

Con il 5G risparmio di emissioni pari a 35 milioni di auto

Utilizzare la tecnologia 5G in quattro settori ad alta intensità di carbonio, come energia, trasporti, manifatturiero ed edilizia, potrebbe creare un risparmio annuale di emissioni tra i 55 e i 170 milioni di tonnellate di CO2. Sarebbe come togliere dalle strade dell’Unione Europea un’auto su sette, ovvero oltre 35 milioni di veicoli.È quanto emerge da uno studio di Ericsson diffuso in occasione del summit Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Riprendendo un’analisi di McKinsey, Net-Zero Europe, il rapporto di Ericsson spiega infatti come con la tecnologia di quinta generazione la riduzione totale delle emissioni passerebbe dal 15% al 20% delle emissioni annuali totali del Continente.

L’equivalente delle emissioni annuali totali di Spagna e Italia

Lo studio di Ericsson sostiene che almeno il 40% delle soluzioni per la riduzione di CO2 adottate nella Ue da qui al 2030 si baserà sulla connettività fissa e mobile. Queste soluzioni di connettività, così come ad esempio lo sviluppo di generatori per produrre energia rinnovabile, potrebbero ridurre le emissioni all’interno del territorio europeo di 550 milioni di tonnellate di biossido di carbonio equivalente (550MtCO2e), ovvero quasi la metà delle emissioni create dall’intero settore energetico nell’Unione nel 2017. E, sempre, nel 2017, l’anno scelto come benchmark dall’analisi, il 15% delle emissioni annuali totali della Ue.

Nel 2027 la diffusione globale del 5G sarà circa del 75%

“Nonostante il potenziale in gioco – spiega ancora il rapporto Ericsson – le nuove previsioni sull’implementazione del 5G dipingono un quadro preoccupante per l’Europa”. Alla fine del 2020, infatti, il 5G copriva circa il 15% della popolazione mondiale. Nel 2027 si stima che la sua diffusione globale sarà circa del 75%. Quindi, solo tre anni prima che le emissioni globali dovrebbero essere dimezzate per rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 ºC, riporta Ansa.

L’Europa è destinata a restare indietro rispetto ai suoi competitor

Tutto ciò fa emergere la necessità di accelerare l’implementazione del 5G in tutto il territorio europeo per raggiungere gli obiettivi nazionali e comunitari di decarbonizzazione fissati al 2030. In particolare, quanto alla diffusione del 5G, lo studio prevede che il Nord America e il Nord Est asiatico godranno di una copertura della popolazione superiore al 95% entro il 2027.
“Al contrario, l’Europa è destinata a restare significativamente indietro rispetto ai suoi competitor economici – si legge ancora nel rapporto Ericsson – con poco più dell’80% di copertura della popolazione”.

Italiani e vacanze, in autunno preferite le città d’arte e i piccoli borghi

Italiani e vacanze, in autunno preferite le città d’arte e i piccoli borghi

Rispetto alle vacanze che hanno caratterizzato tutto il 2020-2021, in particolare, durante il periodo estivo, in autunno si assiste alla ripresa dei viaggi culturali e delle visite a piccoli borghi e città d’arte. Già in occasione delle vacanze estive 2021 l’indagine Ipsos Future4Tourism faceva emergere segnali incoraggianti anche in merito alle vacanze autunnali degli italiani, con 4 italiani su 10 che ipotizzavano di concedersi un long week-end o una vacanza più lunga tra ottobre e dicembre. La nuova rilevazione conferma come il 61% degli italiani preveda di fare almeno un periodo di vacanza tra ottobre e dicembre, e quanto alla scelta della destinazione, per l’autunno 2021 il 70% dei viaggiatori sceglierà di rimanere in Italia per visitare le bellezze del nostro Paese.

Si torna ai livelli pre-pandemia: il 44% dei viaggiatori italiani sceglie mete culturali

Durante la pandemia sono proprio i viaggi culturali ad avere registrato le maggiori flessioni. I viaggiatori hanno infatti preferito dirottare le preferenze su destinazioni di mare o montagna, ovvero mete all’aria aperta, in grado di adempiere idealmente al rassicurante distanziamento. Per il periodo ottobre-dicembre, invece si è tornati ai livelli pre-pandemia: il 44% dei viaggiatori italiani sceglierà mete culturali. Tra chi viaggerà in Italia la Toscana è la regione che raccoglie il maggior numero di preferenze (16%), seguita da Trentino, Lombardia, Puglia e Sicilia, con percentuali tra il 7% e il 9% ciascuna. Difficilmente la presenza degli italiani riuscirà però a sopperire alla mancanza di turismo internazionale, ma il fatto che si torni a prendere in considerazione anche il turismo in città d’arte, fa ben sperare per il medio termine e per la ripresa degli scambi turistici tra Paesi.

Per l’inverno timidi segnali di ripresa per i viaggi in Europa

Anche l’outlook per il periodo gennaio-marzo è positivo: il 39% degli italiani già a fine settembre dichiara che farà una vacanza nel primo trimestre del 2022, il dato più alto registrato dalla nascita del Future4Tourism per le vacanze invernali. In questo caso, la speranza che la pandemia sia effettivamente alle spalle o comunque le iniziative di contrasto abbiano esplicato il loro ruolo, fa sì che si concretizzi la speranza di poter tornare a viaggiare oltre i confini nazionali, con timidi segnali di ripresa delle mete Europee (24% di preferenze tra i viaggiatori invernali) ed extra-Europee (12%). Ovviamente i prossimi mesi saranno cruciali per confermare queste aperture relativamente al turismo oltre confine.

Meglio sistemazioni in ‘casa’, ancora penalizzati i pernottamenti in albergo

Per il periodo natalizio sarà il 21% a concedersi un periodo di vacanza lontano da casa. Circa la metà, il 46%, includerà nel periodo di vacanza la notte dell’ultimo dell’anno, che tra le festività risulta quella più gettonata. Relativamente ai pernottamenti il periodo privilegia le sistemazioni ‘in casa’, di proprietà, di amici, o in affitto (45% delle preferenze) rispetto alle sistemazioni alberghiere (32%). Inoltre, il 94% degli italiani è sicuro che l’inverno 2021-2022 vedrà l’apertura degli impianti di risalita, anche se per la maggior parte (80%) con le necessarie limitazioni. Insomma, la voglia di vacanze e viaggi degli italiani è innegabile. Le previsioni non possono essere che positive, sempre che la pandemia sia in fase di duraturo contenimento.