Imprese agricole lombarde: costi di produzione in salita, ma anche il fatturato

Imprese agricole lombarde: costi di produzione in salita, ma anche il fatturato

Nei primi sei mesi del 2021 il comparto agricolo lombardo risente ancora degli effetti della pandemia sui settori che contribuiscono indirettamente alla creazione del valore aggiunto agroalimentare, come ristorazione, ricezione, intrattenimento, e istruzione. A questo si aggiungono la crescita dei costi di produzione e le difficoltà di approvvigionamento di macchinari e pezzi di ricambio, che colpiscono in maniera trasversale tutti i comparti. Se i rincari di energia e petrolio si ripercuotono anche su fertilizzanti e fitofarmaci, gli effetti più gravi riguardano la zootecnia, che rappresenta il cuore dell’agricoltura lombarda, per via del rally senza precedenti delle quotazioni dei cereali e degli altri alimenti che compongono la razione animale.Nonostante le difficoltà, il settore conferma la sua capacità di resilienza e gli indicatori di fatturato e redditività mostrano un lieve progresso rispetto alla seconda metà del 2020, anche per via del buon andamento delle quotazioni dei principali prodotti.

Export agroalimentare in ripartenza

Si tratta di alcuni risultati dell’analisi congiunturale del primo semestre 2021 per il settore agricolo lombardo realizzata da Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia, con il supporto del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano.
Secondo lo studio, l’export agroalimentare mostra una decisa ripartenza, raggiungendo nei primi 6 mesi del 2021 un tasso di crescita a due cifre dopo lo stallo dell’anno precedente.
“Lo stato di salute dell’agricoltura lombarda è solido: lo confermano sia i consumi interni sia l’export – dichiara il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio -, a testimonianza di quanto sia importante avere una base forte e diversificata di imprese e produttori”.

Dinamiche settoriali differenziate: lattiero-caseario e carni suine 

Il risultato complessivo dell’agricoltura regionale è il risultato di dinamiche settoriali differenziate. Il lattiero-caseario, ad esempio, beneficia del buon andamento della domanda mondiale, e dei prezzi delle principali produzioni che si mantengono sopra i livelli dello scorso anno. Il rincaro dei mangimi non consente però di sfruttare appieno le condizioni favorevoli del mercato. Anche le quotazioni delle carni suine mostrano un andamento positivo, sia nel circuito DOP sia non DOP, ma anche in questo caso la redditività risulta compressa dall’impennata dei costi produttivi.

Carni bovine, cereali e vino
Le carni bovine evidenziano i risultati peggiori nel comparto zootecnico, senza riuscire a recuperare rispetto alla situazione difficile del 2020. La lieve crescita delle quotazioni e la stabilità dei consumi non permettono infatti di compensare i maggiori costi per l’alimentazione animale. I cereali, al contrario, rappresentano il settore in maggiore salute per via dei record raggiunti dai prezzi di mais e frumento, che dovrebbero rimanere elevati anche nei prossimi mesi permettendo di assorbire senza problemi i rincari degli input produttivi. Il vino, poi, continua a soffrire le limitazioni del canale Ho.Re.Ca, sebbene le valutazioni siano in miglioramento rispetto a un 2020 estremamente negativo, anche grazie alla diversificazione dei canali distributivi. In questo caso, i prezzi mostrano alcuni segnali di ripresa, che però non si sono estesi a tutte le denominazioni.

Motocompressori: quali vantaggi nell’utilizzarli?

Le esigenze di cantiere comportano spesso la necessità di usufruire di determinate apparecchiature che consentono di risolvere necessità specifiche dovute alla natura del luogo in cui si opera o alle particolari caratteristiche della costruzione oggetto del cantiere.

Disporre dell’attrezzatura corretta consente infatti di lavorare meglio e più rapidamente, ottimizzando le risorse a disposizione e riuscendo a rispettare la tabella di marcia prevista consegnando dunque in tempo i lavori.

Il classico esempio di strumento indispensabile in determinate occasioni, in grado di far risparmiare tempo e aumentare la qualità del lavoro svolto, è il motocompressore. Si tratta di un dispositivo che diventa prezioso quando ad esempio si va ad operare in una zona in cui non è ancora presente l’energia elettrica o per qualche motivo non è possibile farne utilizzo.

In questo caso il motocompressore diventa prezioso perché vi si può tranquillamente collegare altre attrezzature indispensabili per il lavoro di cantiere come ad esempio una sabbiatrice, un martello pneumatico o un martello perforatore, giusto per citare alcuni esempi, sebbene l’attrezzatura può funzionare in assenza di energia elettrica grazie ad un motocompressore sia veramente vasta.

Come funzionano i motocompressori?

I motocompressori hanno la capacità di tramutare l’energia meccanica che il motore produce in energia di pressione. In particolar modo all’interno di questa attrezzatura l’aria viene ridotta di volume (quindi viene appunto compressa) mediante il compressore stesso o una apposita pompa.

L’aria viene a questo punto stivata all’interno del serbatoio, il quale è capace di resistere all’alta pressione, ma può anche essere adoperata in presa diretta.

Come possono essere sfruttati in cantiere?

La loro capacità di rilasciare energia (sotto forma di aria compressa) anche in assenza di energia elettrica li rende particolarmente utili in cantieri edili di ogni tipo: da quelli relativi all’edilizia civile ai cantieri stradali, nonché tutte le attività di restauro e artigianato che possono necessitare di una soluzione di questo tipo.

Certamente l’ambito per il quale i motocompressori offrono il massimo è quello cantieristico, grazie alla loro capacità di supportare trivelle, sonde, attrezzature di scavo in genere e ogni altro tipo di dispositivo che consente di portare efficacemente a termine le attività di cantiere.

Quali lavoro si possono eseguire con un motocompressore?

Le modalità di applicazione di un motocompressore sono particolarmente vaste, ed è possibile dunque pensare che sia possibile sfruttare questo strumento in una moltitudine di utilizzi differenti in base alle esigenze di cantiere o alle necessità del momento.

È possibile sfruttare un motocompressore ad esempio per lavori di perforazione, sabbiatura, giusto per citare alcuni esempi. Chiaramente grazie a compressori industriali è sempre possibile andare a lavorare con utensili pneumatici di ogni tipo, da adoperare in ogni tipo di occasione.

I modelli più moderni consentono inoltre di ottenere un ottimo risparmio sui consumi di carburante, il che consente anche di mantenere bassi i costi di gestione che poi inevitabilmente finiscono con l’incidere sui costi complessivi delle operazioni di cantiere.

Motocompressori portatili: quando diventano indispensabili?

I motocompressori portatili diventano imprescindibili, oltre che estremamente comodi, in tutti quei lavori di piccola entità o comunque non impegnativi. È infatti possibile spostarli facilmente e collocarli esattamente dove servono, dunque possono facilmente raggiungere l’area in cui si trova il punto esatto in cui il lavoro deve essere svolto.

Da notare il grande vantaggio, grazie ai moto compressori, di non aver più bisogno di lunghi tubi per terra dediti al trasporto dell’aria, come avveniva quando i motocompressori non erano ancora arrivati sul mercato, il che in alcuni casi poteva anche rappresentare un problema per la sicurezza degli operai i quali potevano distrattamente inciampare e rischiare di cadere.

Black Friday 2021: come prepararsi per approfittare delle migliori offerte

Black Friday 2021: come prepararsi per approfittare delle migliori offerte

Finita l’estate, è già arrivato il momento di tenersi pronti per approfittare di tutte gli sconti del Black Friday, che quest’anno cade venerdì 26 novembre. La giornata dedicata a tutti i patiti dello shopping ai migliori prezzi è nata negli Stati Uniti ma nel tempo è diventata una tradizione a tutti gli effetti anche in Italia. L’evento autunnale sempre di più si rivela il momento ideale per portarsi avanti e acquistare i regali di Natale, ma anche per accaparrarsi gli ultimi prodotti tecnologici o elettrodomestici al miglior prezzo e ovviamente per fare buoni affari. Proprio per il successo della giornata, sono sempre più i negozi on line e fisici che scelgono di offrire sconti speciali in occasione del Black Friday. Per i consumatori si tratta di un’opportunità davvero unica perché permette di acquistare i prodotti ad un prezzo inferiore del 70% rispetto al prezzo di listino. Ma come ci si può “preparare” prima per non lasciarsi sfuggire nemmeno un’occasione?

I consigli degli esperti

Per fare ottimi affari, bisogna conoscere alcune strategie. Perché allora non seguire i consigli degli esperti, come i negozi MediaWorld che da sempre partecipano all’iniziativa? Il primo suggerimento è quello di iscriversi alle newsletter dei vari e-commerce, così da essere sempre informati in tempo reale sull’uscita delle offerte dedicate al Black Friday. Gli utenti registrati sono infatti i primi ad essere informati sugli sconti e le occasioni e non hanno la necessità di visitare l’e-commerce tutti i giorni per controllare prezzi e offerte. Un altro “trucco”, che riguarda invece i negozi fisici, è quello di visitarli con un certo anticipo in modo da identificare i prodotti di proprio interesse, segnarsi il loro prezzo così da riuscire a identificarli e comprarli nell’immediato, senza perdere tempo.

L’importanza di una buona lista

Per non andare in confusione nel momento in cui si apriranno le vendite, e soprattutto per non cedere allo shopping compulsivo (e spesso inutile), è un’ottima mossa quella di redigere una lista precisa dei prodotti che effettivamente si desiderano acquistare ad un prezzo scontato. Infine, in merito ai prodotti preferiti è bene tenere a mente che i più gettonati sono quelli dei brand famosi: conviene dunque affrettarsi, perché generalmente gli articoli dei marchi più rinomati sono quelli che esauriscono prima e che dunque si rischia di non reperire più ad un prezzo scontato. Con questi accorgimenti, il Black Friday sarà davvero il momento per fare ottimi affari.

Prezzi delle abitazioni ancora in crescita, i dati Istat

Prezzi delle abitazioni ancora in crescita, i dati Istat

Il settore immobiliare italiano sembra tenere ampiamente testa ai contraccolpi della crisi dovuta all’emergenza sanitaria. Anzi, si dimostra in buona salute, come evidenziano i dati appena diffusi dall’Istat.

Le stime preliminari del secondo trimestre

Secondo le stime preliminari, nel secondo trimestre 2021 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, aumenta dell’1,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti dello stesso periodo del 2020 (era +1,7% nel primo trimestre 2021). L’aumento tendenziale dei prezzi delle abitazioni è attribuibile, in particolar modo, a quelli delle abitazioni nuove (+2,0%, in rallentamento dal +4,0% nel primo trimestre); crescono di poco anche i prezzi delle abitazioni esistenti (+0,1%) che rallentano anch’essi (+1,2% nel trimestre precedente).

Netta espansione dei volumi di compravendita

Questi andamenti si registrano in un quadro di netta espansione dei volumi di compravendita (+73,4% la variazione tendenziale registrata nel secondo trimestre 2021 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale), la cui ampiezza è largamente imputabile al confronto con il secondo trimestre del 2020, quando le misure adottate per il contenimento del Covid-19 hanno drasticamente limitato la possibilità di stipulare i rogiti notarili, soprattutto ad aprile. La variazione rispetto al secondo trimestre del 2019 (non influenzata quindi dalle misure di lockdown) è comunque marcata (+26,1%) a conferma del contesto di chiara ripresa del mercato immobiliare residenziale. Su base congiunturale l’aumento dell’IPAB (+1,7%) è imputabile unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti che crescono del 2,1% mentre quelli delle abitazioni nuove restano stabili. Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2021 è pari a +2,0%.

Crescita in tutte e aree geografiche

L’ultima buona notizia per il settore, e per il polso dell’economia in generale, è che si registra, su base congiunturale, una crescita dei prezzi delle abitazioni in tutte le ripartizioni geografiche del Paese. Su base annua, invece, le dinamiche sono differenti. Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est la crescita dei prezzi delle abitazioni è lieve e rallenta in misura ampia rispetto al trimestre precedente (rispettivamente da +1,8% a +0,1% e da +2,3% a +0,3). Nel Centro i prezzi delle abitazioni mostrano un aumento più marcato della media nazionale e in lieve decelerazione rispetto al primo trimestre (da +1,4% a +1,2%). Nel Sud e Isole, invece, i prezzi flettono di poco, invertendo la tendenza (da +1,4% a -0,2%). Per quanto riguarda le città, sono Milano e Torino quelle che mettono a segno i più alti tassi di crescita. 

Industria culturale e lifestyle, come cambiano le abitudini con il Covid

Industria culturale e lifestyle, come cambiano le abitudini con il Covid

La fruizione a distanza di spettacoli ed eventi culturali ha portato a vivere in modo diverso le mura domestiche. L’esperienza della pandemia ha influenzato molto lo stile di vita degli italiani, e dunque il modo di approcciarsi alla casa e alla città, basti pensare alle restrizioni agli spostamenti, alla didattica a distanza, allo smart working. Approfondire lo scenario dell’industria culturale e creativa italiana e del lifestyle e individuare gli elementi che possano favorirne la ripresa è l’obiettivo di Italia: lo Stato dell’arte, il ciclo di incontri realizzato da UniCredit con Nomisma, ognuno dedicato ai settori che rappresentano l’industria culturale italiana e l’ossatura del lifestyle Made in Italy, come arredo e il design urbano.

Cambia il concetto di ambiente domestico

Le ricerche Nomisma affrontano quindi il modo in cui gli italiani si vivono la casa e gli spazi urbani nel post-pandemia.
“La pandemia ha modificato il modo di intendere e di vivere l’ambiente domestico. Finisce l’era della ‘casa-dormitorio’ e si sviluppa un concetto di casa differente – spiega Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma -: il 45% degli italiani considera la propria abitazione il luogo in cui vivere la propria famiglia e il 24% il posto in cui rilassarsi e trascorrere gran parte del tempo libero”.
Ma qual è la casa che sognano gli italiani? Secondo l’indagine il 19% desidera un ambiente dotato di una buona illuminazione naturale, mentre il 18% mette al primo posto la presenza di un giardino oppure di un balcone o terrazza abitabili (citati dal 12%).

La casa è perfetta se ha stanze riconvertibili multiuso e box auto 

Un altro must è rappresentato dalla flessibilità: la casa ‘perfetta’ dovrebbe avere stanze riconvertibili multiuso (9%) e box auto (6%). Il 13% ritiene importante l’efficienza energetica, mentre un’altra buona percentuale punta sulle tecnologie: il 12% vorrebbe che l’abitazione fosse dotata di fibra ottica e il 6% di impianto domotico. Nella scelta di mobili e arredi il 41% degli italiani cerca prodotti realizzati con materiali ecosostenibili e a basso impatto ambientale. Il 40%, inoltre, verifica la possibilità di integrarli con l’impianto domotico.

La città ideale per gli italiani

Gli italiani cercano la sostenibilità anche nella città in cui vivono. Il 17% degli intervistati, infatti, descrive la propria città ideale come green e sostenibile. Il 13%, invece, desidera un luogo ricco di iniziative e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini (indicato dal 12%). Le persone, inoltre, ricercano sempre di più l’idea di una ‘città diffusa’, che non concentri i propri servizi in un’unica area, ma che li avvicini maggiormente alla popolazione, raggiungendo l’obiettivo di ‘città dei 15 minuti’.

Che cos’è una visita senologica?

Una visita senologica può rilevare un nodulo al seno e altri cambiamenti che potrebbero richiedere ulteriori test di approfondimento, utili a rivelare con grande anticipo l’insorgere di eventuali problematiche che approfondiremo di seguito. L’esame del seno infatti è una delle valutazioni mediche più importanti per la diagnosi ed il controllo del cancro al seno (che è un tipo di cancro oggi non raro, purtroppo).

Perché è importante fare periodicamente una visita senologica?

Effettuare periodicamente una visita senologica aumenta le possibilità di individuare precocemente il cancro al seno. E prima esso viene rilevato, più è facile da trattare.

Il medico o lo specialista possono determinare se il tuo seno abbia un aspetto normale e se appare sano al tatto o meno. Durante un esame del seno, il medico va a toccare il seno alla ricerca di noduli e altri problemi, e può raccomandare di effettuare altri test se pensa possa esserci qualcosa fuori dall’ordinario che necessita di approfondimenti.

Quando devo fare un esame del seno?

La maggior parte delle donne dovrebbe sottoporsi a un esame del seno ogni 1-3 anni quando hanno un’età compresa tra i 25 e i 39 anni. Dopo aver compiuto 40 anni, dovrebbero sostenere questo tipo di esame ogni anno. In generale, questo tipo di esame fa parte delle visite ginecologiche .

Rivolgiti senza indugi ad uno specialista, o nell’immediato al tuo medico di base, se hai dei disturbi o dolori al seno o se qualcuno nella tua famiglia ha avuto un cancro di questo tipo. Potresti aver bisogno di screening medici più frequenti in questo caso giusto per essere sicuri.

Come avviene una visita senologica?

Durante la visita senologica, il medico controlla il seno per eventuali segni nella mammella che possano far pensare a questo o altri problemi. Durante la visita lo specialista parlerà con te anche dei rischi del cancro al seno e di cosa puoi fare per prevenirlo, dunque sarà una buona occasione per saperne di più e capire quali comportamenti, quelli alimentari ma non solo, possono aiutarti nella prevenzione.

Durante la visita i tuoi vestiti vanno tolti dalla vita in su, compreso il reggiseno. Il medico o l’infermiera guarderanno entrambi i seni per vedere la forma, le dimensioni e la consistenza della pelle. Ti toccherà il seno con la punta delle dita per vedere se ci sono grumi o qualcosa che appare essere non normale. Inizierà con un seno e poi passerà all’altro. Controllerà anche i capezzoli e le ascelle.

Devo fare l’autopalpazione del seno?

In passato, gli esperti raccomandavano di eseguire l’autopalpazione del seno una volta al mese. Una autopalpazione era un modo specifico di toccarsi il  seno per andare alla ricerca di eventuali noduli. Ma, in base alle nuove linee guida sull’argomento, l’autopalpazione del seno potrebbe non essere così utile o efficace, quindi da sola non è sufficiente.

Ad ogni modo è sempre un qualcosa in più, quindi se lo fai già puoi continuare di tanto in tanto a guardare il tuo seno e toccarlo alla ricerca di piccoli noduli. La chiave è riuscire a comprendere cosa è normale e cosa no, in modo da notare eventuali cambiamenti nell’aspetto o nella consistenza del seno.

Cosa succede se trovo un nodulo?

Se scopri un nodulo o un altro cambiamento nel tuo seno, parlane con il medico o il tuo specialista di fiducia il prima possibile. Chiaramente ciò non significa necessariamente che hai una patologia grave. Esistono molte altre condizioni, come cisti o infezioni, che possono causare noduli o altri cambiamenti. Ad ogni modo è molto importante che tu faccia un check-up per ogni evenienza.

In Europa manca più di 1 milione di professionisti It

In Europa manca più di 1 milione di professionisti It

L’accelerazione impressa alla digitalizzazione dalla pandemia rende difficile il reperimento di profili indispensabili allo sviluppo digitale, tanto che in Europa sono più di 1 milione i posti di lavoro vacanti nel settore tech. Un’altra criticità è che le aziende “per mettersi in contatto con questi profili hanno bisogno di parlare la loro stessa lingua – spiega all’Adnkronos/Labitalia Nelly Bonfiglio, Cco di Codemotion – quindi la grande sfida e la grande difficoltà che oggi riscontriamo è quella di ripensare totalmente il processo di hiring e selezione dei professionisti”.

Le aziende devono essere attrattive

Insomma, non è più l’azienda che cerca il developer, ma il developer che cerca l’azienda migliore dove lavorare. Non a caso una ricerca evidenzia come per il 61% degli Hr assumere un professionista It sia diventata una sfida. Per avere successo nel reperimento di un ottimo professionista, occorre centrare tre obiettivi. “Innanzitutto occorre essere capaci di raccontare le best practices, le cose migliori tra quello che fa l’azienda. Poi bisogna sapere trasmettere la cultura e i valori aziendali – aggiunge Bonfiglio -. E infine bisogna offrire salari competitivi”. Insomma, l’Hr deve lavorare per rendere “sempre più noti la cultura e i valori aziendali, mentre il dipartimento tech può affrontare i processi di selezione in modo puntuale – spiega Bonfiglio -. Per questo nascono sempre più Tech Hr recruiter che si occupano proprio della selezione”.

Le Pmi non sono le più svantaggiate

Contrariamente a quanto si può pensare, nel processo di digitalizzazione le Pmi non sono le più svantaggiate. “Le piccole aziende sono molto più aperte nel cercare le risorse all’esterno – racconta la Cco – Inoltre continuano a nascere molte start up e scale up, e anche in questo caso notiamo movimenti virtuosi: queste nuove realtà hanno un occhio più fresco e sono più flessibili nel farsi guidare”.
In ogni caso, se infrastrutture e competenze sono gli asset fondamentali per lo sviluppo della digitalizzazione, “c’è la sfida della Pa, in tutti i tanti settori di cui si occupa – commenta la manager – basti pensare che solo l’1% della superficie nazionale viene curata con tecnologie smart”.

Colmare il gap di competenze digitali italiane

Non si tratta però soltanto di digitalizzare l’offerta, e “non basta un sito o un team tecnico a portare l’azienda a pensare in digitale. Ma è una trasformazione un po’ generale della cultura e dei valori – spiega ancora la Cco di Codemotion aggiunge -. Per questo bisogna fare in modo che tutti i dipartimenti aziendali abbiamo un set minimo di competenze digitali con cui poter affrontare il cambiamento”. Ma un altro tema è proprio quello di digitalizzare il core business di ogni singola azienda.

Un anno di mobilità condivisa in città: monopattini su, auto giù

Un anno di mobilità condivisa in città: monopattini su, auto giù

Il Covid, con le relative chiusure e limitazioni, ha impattato in maniera pesante anche sugli spostamenti delle persone e sui mezzi utilizzati per effettuarli. Lo specchio di questo cambiamento sono i dati relativi alla mobilità condivisa, come evidenzia l’Osservatorio Nazionale sulla sharing mobility, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica, dal Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e composto dagli operatori di sharing, dalle amministrazioni cittadine e dai centri di ricerca, che ha anticipato anche alcuni dati del 2021. Dalle analisi emerge che l’uso di tutti i servizi di sharing è cresciuto sensibilmente nel 2021 ritrovando nelle prime due settimane di giugno i valori medi prepandemia (media 2019) e lo scootersharing è il servizio che ha recuperato terreno più velocemente, seguito dal bike sharing e, ultimo, dal car sharing.

Cali meno consistenti di altri settori

Nonostante le oggettive difficoltà legate agli spostamenti nell’anno della pandemia, il complesso della sharing mobility ha resistito meglio rispetto alle altre modalità e anzi, come nel caso dei monopattini, fa segnare picchi di crescita inaspettati. La sharing mobility ha sperimentato un calo annuale complessivo delle percorrenze del 30,6%, inferiore rispetto ad altri servizi di mobilità, come per esempio il servizio ferroviario regionale o ad alta velocità o il servizio di trasporto aereo, calati rispettivamente del 38%, 66% e 69%.

Monopattini superstar

Il monopattino in condivisione ha cambiato il volto della sharing mobility in Italia. Ormai un veicolo condiviso su 3 è un monopattino. Arrivati in Italia sul finire del 2019, i servizi di monopattino in sharing realizzano numeri senza precedenti nell’anno della pandemia, diventando in 12 mesi il servizio più diffuso in Italia, quello più presente nelle città del Sud, quello con più veicoli operativi sulle strade, nonché quello che realizza il maggior numero di noleggi nel 2020. Giusto per avere il “peso” della fruizione, l’anno scorso sono stati compiuti 7,4 milioni di noleggi in monopattino e percorsi 14,4 milioni di chilometri. Questa novità, anche tenendo conto della congiuntura molto negativa, non ha precedenti nel panorama della sharing italiana per proporzioni. Ma, secondo l’Osservatorio, ha portato anche alla ribalta la scarsità delle infrastrutture disponibili, l’assenza di parcheggi dedicati per i mezzi più leggeri e la necessità di governare il sistema della mobilità urbana, garantendo spazio e sicurezza a tutte le modalità e i mezzi di trasporto.

Il ruolo delle donne Stem nelle organizzazioni

Il ruolo delle donne Stem nelle organizzazioni

Quali sono le motivazioni e le aspettative delle ragazze che intraprendono studi e carriere Stem? A questa e ad altre domande risponde #ValoreD4STEM, l’indagine promossa da Valore D che ha restituendo una fotografia della presenza delle donne Stem nelle organizzazioni. L’88,2% delle intervistate è laureata, prevalentemente in ingegneria, mentre alcune di loro hanno conseguito ulteriori titoli, come master, dottorato di ricerca o hanno frequentato una scuola di specializzazione post-laurea. Solo il 38% però ricopre una posizione manageriale, la maggior parte riveste un ruolo impiegatizio (57,8%) e non gestisce né un team né un budget (59,6%). Inoltre, il 66% è impegnata in una relazione, ma oltre la metà non ha figli.

Un mondo non estraneo a pregiudizi o stereotipi

Anche il mondo delle donne Stem non è estraneo a pregiudizi o stereotipi. Nonostante il campione sia femminile, emerge una chiara preferenza a lavorare con gli uomini rispetto che con le donne, preferenza espressa dal 4% del campione. Anche in termini di leadership emergono alcuni stereotipi: il 27% dichiara che alle donne si addice uno stile di leadership empatico e accogliente, e quasi il 16% afferma che a un uomo si addica più uno stile deciso e assertivo. Sul work-life balance emerge un altro stereotipo di genere: il 19,2% ritiene che per gli uomini non sia importante ricoprire un ruolo che consenta un equilibrio tra vita professionale e famiglia.

Un interesse che nasce a scuola

L’interesse per le materie Stem nasce già durante la scuola elementare, tuttavia oltre il 70% delle donne con un titolo di studio scientifico-tecnologico ha maturato la consapevolezza di volersi dedicare a queste discipline durante la scuola media e soprattutto alle scuole superiori. La scuola gioca quindi un ruolo molto importante nella scelta di intraprendere un percorso di studi di questo tipo, e l’84% delle intervistate ha iniziato da subito un percorso lavorativo in questo ambito. La prospettiva di una buona remunerazione non è però tra le prime tre motivazioni per cui le donne scelgono una professione di questo ambito (7%), mentre lo sono istruzione e formazione (73,5%), attitudine (43,3%), passione (35,3%), prospettive di carriera (21,3%) e desiderio di contribuire alla soluzione dei problemi della società (15,8%).

Soddisfazione e ostacoli

Confrontando le donne con ruolo Stem con le donne che non lo ricoprono le prime sono più soddisfatte della loro scelta professionale (50,4% contro 38,5%). Circa un 20% però attualmente non ricopre un ruolo, anche se il background formativo o professionale è in ambito Stem. Ma come mai queste donne non lavorano più in ambito Stem? Per il desiderio di fare esperienze diverse (35,9%), un percorso di carriera in un altro dipartimento (35%) o un percorso di crescita manageriale (27,8%), altre però hanno indicato la “non possibilità di crescita” (21,5%), la necessità di trovare un ambiente più inclusivo (6,1%), la fatica di lavorare in un contesto culturale tradizionalmente maschile (5,6%) e la forte competitività (2,2%).

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Potrebbe sembrare un segnale negativo, ma non è così: se vista dall’altro lato, questa tendenza conferma la voglia degli italiani di tornare alla normalità, compreso il desiderio di investire. In quest’ottica, ha una valenza positiva il fatto che nel primo semestre 2021, rispetto all’analogo periodo del 2020, le richieste di prestiti da parte delle famiglie sono cresciute del +25,6%, tornando sui livelli del 2019 in virtù della dinamica positiva sia dei prestiti personali (+10,0%) sia, soprattutto, dei prestiti finalizzati (+38,4%). 

Boom a giugno 2021

A certificare la maggiore domanda di liquidità da parte dei nostri connazionali è il Sistema di Informazioni Creditizie gestite da CRIF, che rivela un vero e proprio boom durante l’ultimo mese di giugno. In questo periodo, infatti, le istruttorie registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie sono complessivamente aumentate del +9,2%. A spingere questo deciso rimbalzo sono stati sia i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che nell’ultimo mese di osservazione hanno fatto segnare un +8,0%, che i prestiti personali, cresciuti del +11,1%. Come spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, “La positiva performance delle richieste di prestiti da parte delle famiglie va letta come un naturale rimbalzo rispetto al corrispondente periodo del 2020, fortemente condizionato dall’esplosione dell’emergenza pandemica, sostenuto anche da un migliorato clima di fiducia e dal consolidamento della ripresa economica. Per il prosieguo dell’anno ci attendiamo un ulteriore consolidamento della domanda di credito ma le politiche di erogazione potrebbero farsi più selettive a fronte dell’atteso peggioramento della rischiosità del comparto nel momento in cui gli interventi straordinari e le misure di sostegno alle famiglie dovessero essere sospese”.

Cresce l’importo medio

I prestiti non sono aumentati solo nel numero, ma anche nella “quantità”. Nella prima metà dell’anno in corso è aumentato l’importo medio, che si è attestato a 9.536 euro malgrado la leggera flessione rilevata nel mese di giugno (8.875 Euro, -1,7%). Nel complesso, il 47,9% delle richieste presenta un importo inferiore ai 5.000 euro. Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto nel I semestre si è attestato a 7.264 euro (+10,1%), contro i 13,297 euro dei prestiti personali (+10,0%). Per quanto riguarda la durata dei prestiti richiesti dalle famiglie nel loro complesso, il 19,6% del totale prevede un piano di rimborso fra i 2 e i 3 anni, contro un 24,4% che va oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare.