Chi è e cosa fa l’osteopata?

La professione di osteopata è sempre più diffusa in Italia, e sono già tantissime le persone che ogni anno decidono di sottoporsi a questo tipo di cure per risolvere problemi grandi e piccoli che interessano il proprio corpo.

Per questo motivo vi è un interesse crescente sulla possibilità di diventare osteopata e poter così diventare un esperto in questo settore.

Vediamo allora di seguito di capire come diventare osteopata e qual è il percorso da seguire per potersi specializzare in tale ambito.

La formazione necessaria per diventare osteopata in Italia

Diciamo innanzitutto che proprio di recente il governo ha riconosciuto quella dell’osteopata come una figura sanitaria a tutti gli effetti, e ciò rappresenta un importante riconoscimento professionale per tali specialisti.

Per quel che riguarda l’esercizio della professione vera e propria, ricordiamo che è possibile percorrere più di una strada, come vedremo a breve.

Sebbene al momento in Italia non sia prevista una formazione universitaria per poter svolgere la professione di osteopata, è possibile seguire dei corsi privati di specializzazione.

Sottolineiamo ancora una volta dunque che il Ministero della Salute al momento non va a rilasciare una abilitazione relativa all’esercizio professionale di osteopatia, ma è comunque necessario seguire un percorso formativo per poter esercitare.

Esistono per questo diversi tipi di scuole, ciascuna delle quali propone durata e percorso formativo diverso. Chiaramente è importante individuarne una che sia veramente formativa, così da poter acquisire le nozioni e la manualità necessaria per poter operare con successo.

Dato che la formazione rappresenta la base, individuare un corso terapia manuale di livello è importante perché in grado di indirizzare la carriera di un futuro professionista.

In alternativa, per diventare osteopata è possibile seguire un’accademia quinquennale post diploma.

Di cosa si occupa un osteopata?

Con esattezza, un osteopata è quel professionista che fa in modo da far funzionare meglio il nostro corpo mediante determinate manovre e tecniche di manipolazione che egli è in grado di effettuare.

Per mezzo di tali tecniche, l’osteopata è in grado di eliminare determinati blocchi o impedimenti che riducono la mobilità del paziente.

È importante notare che non si tratta di una tipologia di cure da effettuare in caso di fratture o gravi patologie che richiedono cure specialistiche, ma al contrario per risolvere quelle situazioni più blande che comunque possono essere fastidiose.

L’ esempio classico è il mal di schiena che tutti conosciamo, e che necessita delle specifiche cure e trattamenti di uno specialista per potersi risolvere. Parleremo comunque a breve più in dettaglio di quelle che sono le problematiche cui un bravo osteopata è in grado di gestire e risolvere.

Grazie ai trattamenti di un osteopata è dunque possibile andare a riequilibrare ed allineare le componenti del nostro corpo, dato che proprio l’equilibrio esistente tra corpo e mente è uno dei cardini della osteopatia.

Quali problemi di salute risolve un osteopata?

Solitamente, chi si rivolge ad un osteopata lo fa perché accusa dei problemi al sistema muscolare o scheletrico o più in generale dei problemi meccanici o strutturali. Parliamo dunque delle classiche lombalgie e sciatalgie ma anche cefalee, dolori muscolari di vario tipo, cervicalgia, nevralgie e discopatie.

Dunque un osteopata è un medico?

No, un osteopata non è un medico ed al momento il regolamento relativo alla sua figura professionale è a sé. Grazie alla nuova normativa è comunque possibile avere più chiarezza circa il ruolo di questo professionista, ed una definizione più precisa di quelli che sono gli studi necessari.

In questa maniera, si andrà certamente ad elevare la qualità del servizio erogato, a tutto vantaggio degli utenti.

Pmi e rincari: nel 2022 quasi 106 miliardi per luce e gas 

Pmi e rincari: nel 2022 quasi 106 miliardi per luce e gas 

A causa dei rincari di energia elettrica e gas il costo aggiuntivo che le Pmi italiane subiranno nel 2022 sfiora i 106 miliardi di euro, una stangata che rischia di provocare una vera debacle al nostro sistema produttivo. La stima è stata calcolata dall’Ufficio studi CGIA ipotizzando per l’anno in corso gli stessi consumi registrati nell’anno pre-pandemia, ma applicando per l’intero 2022 le tariffe medie di luce e gas sostenute in questi ultimi sei mesi. I 106 miliardi di extra costo, tuttavia, potrebbero essere addirittura sottostimati: se dal prossimo autunno la Russia dovesse chiudere ulteriormente le forniture di gas verso l’Europa, è probabile che il prezzo di questa materia prima subirà un’impennata. 

Una bolletta da 108,5 miliardi di euro

Se ciò dovesse accadere, il costo medio dell’ultima parte dell’anno salirebbe a un livello molto superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2022. In ogni caso, se nel 2019 il costo medio dell’energia elettrica ammontava a 52 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 si è attestato a 250 euro (+378%). Pertanto, a fronte di un consumo di 217.334 GWh, il costo totale in capo alle imprese nel 2019 ha toccato i 35,9 miliardi di euro, mentre quest’anno la bolletta toccherà 108,5 miliardi di euro (+72,6 miliardi).

Più 33,3 miliardi di euro spesi per il gas

Per il gas, viceversa, se tre anni fa il costo medio era di quasi 16 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 il prezzo ha sfiorato i 100 euro (+538%). Perciò, a fronte di un consumo medio annuo di 282.814 GWh, nel 2019 le imprese hanno sostenuto un costo medio complessivo pari a 9,5 miliardi di euro, contro i 42,8 miliardi del 2022 (+33,3 miliardi di euro).
Sommando quindi i 72,6 miliardi di extra costi per la luce e i 33,3 per il gas otteniamo 105,9 miliardi di costi aggiuntivi che le aziende dovranno farsi carico quest’anno rispetto al 2019.

Il Governo in parte ha smorzato l’impennata dei costi energetici

Ancorché insufficienti, va comunque segnalato che il Governo – riporta Askanews – ha in parte smorzato l’impennata dei costi energetici. I soldi messi a disposizione per mitigare i rincari nel biennio 2021-22, infatti, ammontano, includendo anche il Decreto Aiuti, a 22,2 miliardi di euro, di cui 16,6 nel 2022. Di questi, 3,2 miliardi hanno ‘ristorato’ le famiglie, 7,5 le imprese e 11,5 sosterranno sia le prime sia le seconde.

Milano è giovane: gli under 35 tornano a fare impresa

Milano è giovane: gli under 35 tornano a fare impresa

Buone notizie da Milano per quanto riguarda l’imprenditoria giovanile. E, ancor più positivo, il trend si allarga anche alla provincia di Mona Brianza e di Lodi. A dare i “numeri” della nuova vitalità dell’imprenditoria lombarda – come non accadeva dal 2014 –  è il 32o rapporto “Milano Produttiva” del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Aziende nuove a +21,6%

A Milano Monza Brianza nel 2021 le imprese gestite da giovani under 35 hanno registrato, dopo una lunga fase calante, una buona performance, che ha visto incrementarsi rispetto al 2020 sia il numero delle nuove nate (+21,6%) sia quello delle imprese attive (+1,2%). E Milano si conferma capitale italiana delle start up innovative: 1 su 5 ha sede in città. Complessivamente il sistema imprenditoriale di Milano Monza Brianza Lodi registra nei primi sei mesi del 2022 una performance positiva delle iscrizioni: sono 17.129 le nuove imprese nate. A fronte delle 12.173 chiusure, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni è stato positivo: +4.956 imprese, con il contributo determinante di Milano (+4.237). Nel primo semestre del 2021 il saldo complessivo si attestava a +5.050 unità. Anche il tasso di crescita si conferma positivo (+1,05%).
In attesa di sapere quanto inciderà sul quadro economico l’attuale situazione geopolitica internazionale, le previsioni sul valore aggiunto indicano per il 2022 una crescita pari al 2,9% per Milano, stesso dato per Monza Brianza e +1,7% per Lodi. Considerando complessivamente i tre territori, nel 2021 sono stati recuperati circa 11 miliardi e mezzo di euro di valore aggiunto rispetto agli oltre 14 persi nel 2020 (+6,6%); con un differenziale quindi rispetto alla situazione pre-Covid di -1,4%.

“Una delle aree più attive e resilienti d’Europa”

“Il sistema imprenditoriale della grande Milano, nonostante la crisi economica, la crisi geopolitica e la pandemia, sta reagendo bene e si conferma una delle aree più attive e resilienti d’Europa” ha detto Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. “I settori trainanti sono soprattutto l’export, il manifatturiero, i servizi e il commercio online. Di particolare rilievo la performance delle imprese giovanili che tornano a crescere dopo otto anni. Un trend molto positivo che nasce dalla capacità di innovazione e formazione del nostro territorio e dalle politiche a favore della nuova imprenditorialità messe in campo dalle istituzioni e dalla Camera di commercio. Ma soprattutto rappresenta un forte segnale di speranza per le sfide future”.

Aumentano i prezzi: le classifiche dei rincari delle vacanze

Aumentano i prezzi: le classifiche dei rincari delle vacanze

Chi si appresta a partire per le ferie si trova a fronteggiare un quadro non certo confortante. L’allarme arriva dall’Unione Nazionale Consumatori, che ha elaborato i dati Istat per stilare quattro classifiche dei rincari: le Top 10 e Top 20 mensili e annuali delle voci hanno subito un rialzo dei prezzi più alto.
In testa alla Top 10 delle vacanze, i prezzi dei voli internazionali, che su giugno 2021 segnano un +124,1%, e che hanno anche il primato rispetto a tutte le voci del paniere, collocandosi al 2° posto assoluto degli incrementi mensili (+21,3%). Medaglia d’argento ai voli nazionali, che in un anno volano del +33,3%, e segnano il record degli incrementi mensili (+31,4% su maggio 2022). Al 3° posto il noleggio di mezzi di trasporto e l’affitto di garage e posti auto (+24,3% e +7,4% mensile), poi alberghi, motel e pensioni (+21,4% e +5,7%), trasporto marittimo (+18,7%), gelati (+13,4%) e pacchetti vacanza internazionali (+6,2%). Ma non ci si salva neanche andando al ristorante (+4,6%) o in un museo (+3,2%).

Dalle piscine agli alberghi alla benzina

Chiudono la Top 10 i servizi ricreativi e sportivi (piscine, palestre, discoteche e stabilimenti balneari), che segnano per ora un più contenuto +2,4% in un anno, ma che in un mese rincarano del 2,8%.
Per quanto riguarda gli aumenti mensili, al terzo posto villaggi vacanze e campeggi (+11,3%), al quarto benzina (+9,8% e +25,3% su giugno 2021), seguita dal noleggio di mezzi di trasporto (+7,4%), gasolio per mezzi di trasporto (+6,7% e +32,3%), e-book download (+6,2%), e poi alberghi (+5,7%), pasta sfoglia (+5,1%) e gasolio per riscaldamento (+4,9%). L’energia elettrica è appena fuori dalla Top 10 mensile (+4,6%), ma al 2° posto dei rincari annui, con un +81,4%.

Voli internazionali, energia elettrica e olio sul podio

Per la Top 20 annuale relativa a tutto il paniere Istat, vincono i voli internazionali (+124,1% su giugno 2021), al 2° posto l’energia elettrica (+81,4%), e al 3° l’olio diverso da quello di oliva (68,6%).
Poi gas naturale e di città (+67,3%), gasolio per riscaldamento (+52,7%), Gpl e metano (+38,2%), voli nazionali (+33,3%), e gasolio per mezzi di trasporto (+32,3%). Chiude la Top 20 il burro (+27,7%), ma in classifica ci sono anche la benzina (+25,3%), gli alberghi (14° con +21,4%), la farina (+20,5%), la pasta (17° con +18,3%), e ultimo il pollame (+15,1%), la carne più rincarata.

I prodotti alimentari più rincarati in un anno

Per quanto riguarda la Top 20 dei prodotti alimentari, riferisce Adnkronos, il record dei rincari annui spetta all’olio diverso da quello di oliva (+68,6%), che risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole. Al secondo posto, il burro (+27,7%), e sul gradino più basso del podio, la farina (+20,5%). Al quarto posto il cibo simbolo dell’Italia, la pasta, che lievita del 18,3%, seguita da margarina (+16,8%), pollame (+15,1%), riso (+13,7%), uova (+13,6%), patatine fritte (13,5%), e gelati (+13,4%). Si segnalano poi latte conservato (+12,1%), vegetali freschi (+11,8%), pane (+11,3%), e frutta fresca (+10,9%).

Inflazione: il timore per l’aumento dei prezzi supera Covid e Guerra

Inflazione: il timore per l’aumento dei prezzi supera Covid e Guerra

L’inflazione preoccupa più del Covid-19 e della guerra in Ucraina. Negli ultimi mesi l’inflazione è infatti cresciuta in modo esponenziale, diventando una delle preoccupazioni maggiormente avvertite dalla popolazione mondiale. L’apprensione per l’aumento dei prezzi registra un aumento per il decimo mese consecutivo, e risulta essere la prima preoccupazione a livello internazionale, condivisa dal 34% dei cittadini che la reputa uno dei principali problemi che interessa il proprio Paese. In Italia, a spaventare la maggior parte dei cittadini però è la disoccupazione. A rilevarlo è il sondaggio mensile di Ipsos, dal titolo What Worries the World, condotto in collaborazione con il World Economic Forum.

Preoccupano anche disuguaglianza sociale, disoccupazione, criminalità

L’obiettivo della ricerca è quello di analizzare l’opinione pubblica sulle più importanti questioni sociali e politiche in 27 Paesi. E dopo l’inflazione, con pochi punti di differenza, secondo la ricerca si colloca il tema della povertà/disuguaglianza sociale, che preoccupa il 31% degli intervistati. In terza posizione, con una percentuale del 27%, gli intervistati indicano il problema della disoccupazione e della criminalità/violenza. Infine, nella Top 5 delle preoccupazioni a livello internazionale, si posiziona la corruzione finanziaria/politica, con il 24% degli intervistati che si dichiara preoccupato.

Gli italiani hanno paura di perdere il lavoro

L’inflazione, e il relativo aumento del costo della vita, preoccupa circa un terzo degli italiani (27%). La preoccupazione per l’inflazione è maggiormente avvertita in Argentina (66%), Polonia (60%) e Turchia (55%. Minori timori si registrano in Arabia Saudita (12%), Sud Africa (15%) e Israele (16%). Tra i 27 mercati esaminati, il nostro Paese si colloca in 18a posizione, subito dopo Sud Corea (30%), Colombia (31%) e Francia (32%).  Gli italiani mostrano livelli di preoccupazione molto più elevati per la possibilità di perdere il lavoro. Infatti, la disoccupazione è un problema avvertito a livello internazionale dal 27% dei cittadini, ma dal 45% degli italiani, subito dopo Spagna (47%) e Sud Africa (66%).

Come contrastare l’aumento dei prezzi?

Il sondaggio internazionale di Ipsos ha indagato anche le opinioni e le aspettative dei cittadini in merito all’inflazione, rivelando le principali strategie messe in atto dai consumatori per rispondere e contrastare l’aumento dei prezzi. In linea generale, la maggioranza degli italiani si aspetta un aumento dei prezzi nel corso del 2022, soprattutto per quanto riguarda la spesa alimentare e il costo delle utenze, come luce e gas. Per fronteggiare l’aumento del costo della vita, i cambiamenti di comportamenti più comuni degli italiani riguardano la diminuzione della spesa per attività di socializzazione (43%), spendere di meno per le vacanze (37%), e ritardare importanti decisioni d’acquisto (36%). Al contrario, piccole quote di intervistati affermano che chiederebbero un aumento di stipendio al proprio datore di lavoro (5%) o cercherebbero un lavoro maggiormente remunerativo (6%). 

Condizionatori: grazie al bonus 2022 è boom di richieste

Condizionatori: grazie al bonus 2022 è boom di richieste

Nel 2022 aumentano del 34% gli italiani che hanno richiesto un servizio legato all’aria condizionata. Anche quest’anno infatti gli italiani non rinunciano al fresco casalingo, ed è boom di richieste per i condizionatori.
Secondo i dati registrati sul portale ProntoPro, il servizio Installazione Aria Condizionata nel 2021 era al primo posto tra i più richiesti, e lo è anche quest’anno. Tra i fattori che hanno favorito questo dato c’è sicuramente il bonus statale. Per incoraggiare le scelte di acquisto green viene confermato anche nel 2022 l’incentivo sui condizionatori, che consente di ottenere una detrazione fiscale dal 50% al 65% sull’acquisto di un climatizzatore a basso consumo o con pompa di calore, oppure di far rientrare la spesa nel Superbonus 110%.

Conviene sostituire un vecchio modello con uno in classe superiore alla A

Il consiglio degli esperti è comunque quello di fare un uso virtuoso e consapevole del condizionatore, senza sprechi energetici. Come sottolinea anche Enea, a livello energetico conviene sempre sostituire un vecchio condizionatore in classe D con un modello in classe superiore alla A. In questo modo, si può risparmiare circa il 60% di energia a seconda dei modelli, proprio perché riducono il consumo di CO2 e consumano meno.
Nonostante le avvisaglie a livello climatico o i rincari energetici, il 63,2% delle richieste sul portale ProntoPro sono legate all’installazione di un nuovo condizionatore, il 34,3% alla sostituzione di un vecchio modello con uno nuovo e solo il 2,5% lo spostamento del dispositivo in un altro luogo dell’abitazione.

Sicilia, Puglia, Campania le più ‘climatizzate’

Sembra quindi che ormai l’aria condizionata sia diventata uno dei servizi imprescindibili in questa stagione, con preferenze assolute per i condizionatori a muro (85,5%). Il 64,9% degli italiani ha inoltre scelto climatizzatori che rifrescheranno prevalentemente appartamenti su un unico piano. Se invece si valuta la differenza a livello regionale tra le richieste di condizionatori nel 2021 e nel 2022, ad aver aumentato le percentuali sono le regioni che l’anno scorso hanno registrato le temperature più alte d’Italia. In testa c’è la Sicilia, con +146% di richieste rispetto allo scorso anno e il 6,70% delle richieste totali tra marzo e maggio 2022, seguita dalla Puglia (+132%, il 6,02% totale), la Campania (+112%, il 7,11% delle richieste totali), e la Sardegna (+104%, il 5,21% del totale).

Ma in vetta alla classifica per la domanda c’è la Lombardia

Nel secondo trimestre 2022 in vetta alla classifica per la domanda, riporta Adnkronos, c’è però la Lombardia, con il 21,56% delle richieste sul totale e un incremento rispetto all’anno precedente del +6%. Seconda in classifica il Lazio (11,33% e +9% dal 2021), e terza l’Emilia-Romagna, che rappresenta il 10,33% di domanda, ma segna +18% rispetto all’anno scorso. In Veneto, nonostante il dato sia pari all’8,46%, in realtà rappresenta un +61% rispetto al 2021.

“Vola” il comparto dell’arredamento Made in Italy, anche grazie al digitale

“Vola” il comparto dell’arredamento Made in Italy, anche grazie al digitale

Crescita a doppia cifra per il Macrosistema arredamento nel 2021 e trend positivo nel primo trimestre 2022, per un valore complessivo di fatturato pari a oltre 26 miliardi di euro. Nel 2021 l’export segna un’impennata del +28,7% mentre l’Italia conferma la propensione allo shopping online segnando un incremento del commercio digitale del 15%. Sono solo alcuni dei numeri, tutti i positivo, del comparto dell’arredamento Made in Italy, emersi in coccadione del Salone del mobile di Milano. A fare il punto è Calicantus, Merchant of Records di primarie aziende del design italiano.

L’importanza del mezzo digitale

In questo scenario, nel terzo trimestre del 2021 il commercio digitale globale è cresciuto dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2020. L’Italia conferma la propensione allo shopping online segnando un incremento del mercato digitale del 15% e sfiorando i 21 mld tra online e distribuzione tradizionale . Arredamento e home living, oggettistica e decorazioni, accessori, tessile e illuminazione sono i settori trainanti nelle vendite eCommerce: nel 2020 il valore dell’acquistato online da parte degli italiani ha raggiunto 2,7 mld di euro, in crescita del +32% rispetto al 2019, nel 2021 è arrivato a 3,3 miliardi.

Una strategia omnicanale

Con un nuovo approccio al mercato e una narrazione inedita, si assiste alla sperimentazione di strategie digitali da parte delle aziende del settore che cercano nuovi punti di contatto e modalità di vendita (social network, eventi live in streaming, e-commerce). I Brand sono diventati mondi nei quali le persone si vogliono riconoscere e l’integrazione della comunicazione tra il mondo fisico e la dimensione digitale è ora la priorità, in un contesto in cui il consumatore è sempre iperconnesso e al contempo esige quel human touch esperto per compiere la scelta d’acquisto.
Proprio per questo il phygital è un argomento di largo dibattito tra i produttori del Made in Italy che grazie a importanti investimenti in innovazione e formazione stanno cercando soluzioni per far accostare al modello tradizionale, un nuovo modo di comunicare, progettare e vendere.

Nuovi canali di vendita
“Il mondo del digitale rappresenta per i Brand del Design una grande opportunità di sviluppo per poter sperimentare nuovi canali di vendita e puntare all’internazionalizzazione, ma soprattutto per attirare ulteriori potenziali clienti e creare esperienze personalizzate – sostiene Valentino Bergamo, CEO di Calicantus srl – le sinergie con i partner della distribuzione possono portare alla creazione di strumenti inediti, come piattaforme che favoriscono un interscambio tra utenti e professionisti, esperienze interattive instore o esperienze virtuali immersive per condurre il cliente nell’esperienza del Brand, mostrando il prodotto in altissima qualità”. Per aumentare la competitività e rispondere in tempi brevi alle nuove esigenze dei consumatori, che ricercano esperienze personalizzate e prodotti esclusivi da poter acquistare ovunque nel mondo, è necessario quindi definire strategie integrate di brand awareness, per costruire un dialogo con l’utente, definire percorsi e processi d’acquisto attraverso un approccio omnicanale e migliorare la customer experience.

Gli italiani e il gelato confezionato: il 94% lo consuma regolarmente 

Gli italiani e il gelato confezionato: il 94% lo consuma regolarmente 

Una passione che si rinnova ogni estate: gustare un gelato, meglio se un cono, meglio ancora se confezionato. E con l’estate che sta arrivando, il 94% degli italiani dichiara di consumarlo regolarmente, in tutti i formati disponibili. Una conferma, questa, della ricerca condotta da Doxa insieme a Froneri Italia, joint venture tra la multinazionale inglese specializzata nella produzione di gelati R&R e la divisione gelati Nestlé. Secondo l’indagine, che ha coinvolto consumatori di età compresa tra i 18 e i 74 anni provenienti dal Nord al Sud della penisola, il legame con la stagione estiva, pur rimanendo molto forte, nel corso del tempo sta assumendo però una connotazione più dinamica. Gli ice-cream lovers infatti amano il gelato tutto l’anno, non solo tra la primavera e l’estate (43%), ma anche durante i mesi più freddi (31%).

Cono batte vaschette, stecco e biscotto

A farla da padrone, è il cono, icona gastronomica tra le più conosciute ed esportate al mondo. È infatti il cono a conquistare il maggior numero di preferenze tra i consumatori italiani di gelato (53%).
Inventato dall’italiano Italo Marchioni nel 1903, e poi brevettato negli Stati Uniti, nel corso dei secoli il cono è entrato nel cuore degli italiani. Il cono, insomma, mette tutti d’accordo, battendo le vaschette (37%), lo stecco (36%) e il biscotto (33%).

Tradizionale, ma anche innovativo

Il gelato della tradizione e i sapori dell’infanzia continua a conquistare i consumatori (37%) che sempre più spesso si aspettano, però, un’offerta che si rinnovi a ogni stagione, con combinazioni di gusti sempre nuove (36%). Gli italiani quindi mostrano una propensione crescente per la sperimentazione, e vorrebbero farsi stupire da un prodotto mai provato prima. Ad esempio, dalle caratteristiche inaspettate, come la croccantezza (69%), e che possa garantire un’esperienza multisensoriale durante l’assaggio (27%). Ma per il 41% dei consumatori italiani il gelato confezionato ideale deve essere non solo goloso, ma anche accattivante nell’aspetto, così da poter rappresentare al meglio quella coccola da concedersi per spezzare la monotonia del quotidiano.

Un simbolo di svago e convivialità

Il gelato confezionato si conferma allora come il peccato di gola per eccellenza, e al contempo caratterizza positivamente i momenti di condivisione. Quali? Principalmente la merenda del pomeriggio (48%), ma tra gli intervistati c’è anche chi preferisce mangiarlo come dessert a fine cena (31%), o più raramente, come sostituto di un pasto (18%). Nell’immaginario collettivo il gelato resta il simbolo per eccellenza dello svago nel tempo libero e della convivialità. E dopo due anni segnati da distanziamenti interpersonali e limitazioni causate dalla pandemia, per condividere un momento di pausa e spensieratezza si preferisce consumare un buon gelato in compagnia della famiglia (43%), oppure con il proprio partner (20%). Ma non solo: c’è comunque chi desidera goderselo in un momento di relax individuale (22%).

Industria lombarda: l’analisi congiunturale al primo trimestre 2022

Industria lombarda: l’analisi congiunturale al primo trimestre 2022

I dati congiunturali dell’industria relativa al primo trimestre 2022 sono positivi. Come emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, per Milano il quadro delineato nel primo trimestre 2022 evidenzia un aumento congiunturale della produzione industriale e del fatturato (+1,7% e +4,3% destagionalizzato) rispetto al quarto trimestre 2021. La crescita del fatturato lombardo è invece del +1,7% destagionalizzato. Anche per gli ordini interni la progressione congiunturale è ancora più marcata per l’industria milanese rispetto alla manifattura lombarda (rispettivamente +3,9% e +2,7% destagionalizzato). Allo stesso modo, gli ordini esteri, per cui la performance milanese risulta migliore: +5,9% e +4% destagionalizzato.

Fatturato, a Milano e in Lombardia +19,1%

Quanto all’analisi tendenziale, il primo trimestre 2022 ha consentito all’area metropolitana milanese di crescere del 9,6% in un anno per la produzione, meno del dato lombardo (+10,7%). Se si considera la crescita netta del fatturato, sempre raffrontata al primo trimestre 2021, l’aumento è del 19,1%, sia a livello regionale sia locale. In relazione al portafoglio ordini, si registra un livello superiore a quello relativo al primo trimestre 2021 (+19,1% in un anno), con performance migliore rispetto alla manifattura lombarda (+16,8%). I mercati interni milanesi hanno ripreso la crescita in modo più incisivo (+19,4%) rispetto alla componente estera (+18,5%).

Monza e Brianza, produzione +2,7% e fatturato +1,2%

Prosegue la crescita congiunturale per Monza e Brianza: il primo trimestre 2022 fa registrare un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 sia della produzione industriale (+2,7% destagionalizzato), sia del fatturato (+1,2% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati interni (+3,4% destagionalizzato) ed esteri (+1,1%). La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello superiore rispetto al primo trimestre 2021 (+13,3%), e al dato lombardo (+10,7%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+18,1%) sono inferiori al dato lombardo (+19,1%). Sempre rispetto al primo trimestre 2021, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un incremento reale inferiore a quanto registrato in Lombardia (rispettivamente +15,1% e +16,8%).

Lodi, in un anno ordini +9,5%

Nel primo trimestre 2022 prosegue anche per Lodi la crescita congiunturale. Soprattutto grazie a un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 della produzione industriale (+0,5% destagionalizzato), accompagnato dalla crescita del fatturato (+1,9% destagionalizzato) e dalle commesse acquisite dai mercati interni (+1,5% destagionalizzato). Gli ordini esteri risultano però in calo del -1,5%. Nel primo trimestre 2022 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per produzione, fatturato e ordini. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontata al primo trimestre 2021, la crescita della produzione si attesta a +6,4%, performance peggiore rispetto al dato lombardo (+10,7%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il primo trimestre 2021, il recupero si attesta a +13,8%, inferiore al dato regionale. E in un anno gli ordini crescono del 9,5%, rispetto al 16,8% lombardo.

Consulenti lavoro: nel 2021 crescono gli infortuni in itinere

Consulenti lavoro: nel 2021 crescono gli infortuni in itinere

L’effetto rientro in presenza nei luoghi di lavoro, con tutti gli aspetti positivi che comporta – a cominciare dalla conferma che l’emergenza sanitaria si allontana – ha avuto anche dei risvolti negativi, in particolare per quanto riguarda il numero degli incidenti in itinere. A dirlo è il dossier della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo “Salute e sicurezza sul lavoro dopo l’emergenza Covid” che, oltre ad attingere ai dati dell’indagine interna realizzata tra il 6 e il 12 aprile 2022, si avvale anche dei dati Inail 2019-2021. 

Aziende e lavoratori più sensibili alla sicurezza

Questo passaggio – la ripresa delle attività in presenza – ha comportato una crescita, tra 2020 e 2021, degli infortuni in itinere (+29,2%) per un incremento complessivo di oltre 18mila casi. Secondo la ricerca, il settore che ha visto crescere in modo esponenziale sia il numero di infortuni (+17,1% tra 2020 e 2021) che i casi mortali (11,4%) è quello edile, comparto che ha registrato, grazie agli incentivi, un boom occupazionale senza precedenti nel 2021, con 111mila occupati in più rispetto al 2019. Il ritorno in presenza ha prodotto, rispetto al 2020, la crescita non solo degli incidenti in itinere, ma anche delle morti correlate (15,9%). Le denunce di casi mortali sono, infatti, passate da 1.089 del 2019 a 1.221 del 2021, per un incremento di 132 casi, evento riconducibile al maggiore rischio di mortalità associato all’infortunio da Covid. La pandemia ha, dunque, lasciato segni importanti, non solo sotto il profilo delle trasformazioni dettate dallo smart working, ma, più in generale, ha fatto maturare una sensibilità diversa da parte delle aziende e dei lavoratori verso il tema della sicurezza e della salute dei lavoratori. Non meno importanti, secondo l’indagine condotta sui Consulenti del Lavoro, i cambiamenti legati all’orientamento e all’approccio anche in termini di comunicazione. Cresce per il 46,1% l’orientamento verso la prevenzione e, complessivamente, il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro: dato più alto rispetto a due anni fa secondo il 46,9%. A fronte di tale cambiamento “culturale”, si evidenzia una maggiore difficoltà a tradurlo in misure operative: solo il 37,6% dei Consulenti segnala un miglioramento delle iniziative formative a favore dei dipendenti. 

“La cultura della sicurezza”

“La sicurezza dei luoghi di lavoro è un tema centrale per i Consulenti del Lavoro – afferma Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi -. I seminari che realizziamo con la Scuola di Alta Formazione coinvolgono molte migliaia di nostri iscritti. Sono oltre 10 milioni le imprese, i lavoratori autonomi e subordinati assistiti. E la cultura della sicurezza si crea diffondendo e ampliando la conoscenza delle norme e delle regole, anche se sarebbe importante semplificare alcuni adempimenti previsti anche per le piccole e micro aziende”.