Chi è e cosa fa l’osteopata?

La professione di osteopata è sempre più diffusa in Italia, e sono già tantissime le persone che ogni anno decidono di sottoporsi a questo tipo di cure per risolvere problemi grandi e piccoli che interessano il proprio corpo.

Per questo motivo vi è un interesse crescente sulla possibilità di diventare osteopata e poter così diventare un esperto in questo settore.

Vediamo allora di seguito di capire come diventare osteopata e qual è il percorso da seguire per potersi specializzare in tale ambito.

La formazione necessaria per diventare osteopata in Italia

Diciamo innanzitutto che proprio di recente il governo ha riconosciuto quella dell’osteopata come una figura sanitaria a tutti gli effetti, e ciò rappresenta un importante riconoscimento professionale per tali specialisti.

Per quel che riguarda l’esercizio della professione vera e propria, ricordiamo che è possibile percorrere più di una strada, come vedremo a breve.

Sebbene al momento in Italia non sia prevista una formazione universitaria per poter svolgere la professione di osteopata, è possibile seguire dei corsi privati di specializzazione.

Sottolineiamo ancora una volta dunque che il Ministero della Salute al momento non va a rilasciare una abilitazione relativa all’esercizio professionale di osteopatia, ma è comunque necessario seguire un percorso formativo per poter esercitare.

Esistono per questo diversi tipi di scuole, ciascuna delle quali propone durata e percorso formativo diverso. Chiaramente è importante individuarne una che sia veramente formativa, così da poter acquisire le nozioni e la manualità necessaria per poter operare con successo.

Dato che la formazione rappresenta la base, individuare un corso terapia manuale di livello è importante perché in grado di indirizzare la carriera di un futuro professionista.

In alternativa, per diventare osteopata è possibile seguire un’accademia quinquennale post diploma.

Di cosa si occupa un osteopata?

Con esattezza, un osteopata è quel professionista che fa in modo da far funzionare meglio il nostro corpo mediante determinate manovre e tecniche di manipolazione che egli è in grado di effettuare.

Per mezzo di tali tecniche, l’osteopata è in grado di eliminare determinati blocchi o impedimenti che riducono la mobilità del paziente.

È importante notare che non si tratta di una tipologia di cure da effettuare in caso di fratture o gravi patologie che richiedono cure specialistiche, ma al contrario per risolvere quelle situazioni più blande che comunque possono essere fastidiose.

L’ esempio classico è il mal di schiena che tutti conosciamo, e che necessita delle specifiche cure e trattamenti di uno specialista per potersi risolvere. Parleremo comunque a breve più in dettaglio di quelle che sono le problematiche cui un bravo osteopata è in grado di gestire e risolvere.

Grazie ai trattamenti di un osteopata è dunque possibile andare a riequilibrare ed allineare le componenti del nostro corpo, dato che proprio l’equilibrio esistente tra corpo e mente è uno dei cardini della osteopatia.

Quali problemi di salute risolve un osteopata?

Solitamente, chi si rivolge ad un osteopata lo fa perché accusa dei problemi al sistema muscolare o scheletrico o più in generale dei problemi meccanici o strutturali. Parliamo dunque delle classiche lombalgie e sciatalgie ma anche cefalee, dolori muscolari di vario tipo, cervicalgia, nevralgie e discopatie.

Dunque un osteopata è un medico?

No, un osteopata non è un medico ed al momento il regolamento relativo alla sua figura professionale è a sé. Grazie alla nuova normativa è comunque possibile avere più chiarezza circa il ruolo di questo professionista, ed una definizione più precisa di quelli che sono gli studi necessari.

In questa maniera, si andrà certamente ad elevare la qualità del servizio erogato, a tutto vantaggio degli utenti.

Cosa fare se la febbre non scende

Soprattutto in questo periodo siamo particolarmente attenti a tutti i segnali che il nostro corpo ci lancia. Ogni febbre, ogni raffreddore o sintomi influenzali vengono inevitabilmente collegati al Covid-19.

Per questo motivo andiamo nel panico, soprattutto nei casi in cui riscontriamo una brutta febbre che non vuol saperne di passare. Chiaramente il più delle volte si tratta semplicemente di un banale virus o di un malanno di stagione, dunque nulla a che vedere con la pandemia, ma facciamo comunque bene a prendere tutte le precauzioni affinché la febbre possa passare il prima possibile.

Cosa fare dunque se la febbre non scende? Diventa a questo punto necessario recarsi in ospedale, far venire un medico a domicilio o fare qualcos’altro? In questo articolo cercheremo di fare chiarezza.

L’utilità della febbre

Va detto intanto che la febbre è una preziosa risorsa per il nostro corpo, in quanto è il modo in cui il nostro sistema immunitario reagisce a virus e batteri cercando di debellarli.

Per questo motivo non sempre è necessario far scendere la febbre, chiaramente entro una certa soglia, ma lasciarla agire rimanendo comunque in casa.

Ecco allora che la febbre ha in realtà una sua utilità per il nostro corpo e diventa controproducente cercare di contrastarla al minimo segnale di aumento.

Al contrario, cerchiamo di contrastarla soltanto quando la febbre supera 38,5°, a meno che non si tratti di soggetti a rischio quali ad esempio anziani, cardiopatici o persone con insufficienza respiratoria o renale.

Quando è bene rivolgersi ad un medico

Bisogna consultare il proprio medico nel caso in cui, dopo due o tre giorni di riposo ed eventuale assunzione di farmaci, la febbre non accenni a diminuire e le sintomatologie avvertita dal paziente non migliorino.

Questo è proprio il caso in cui è bene richiedere l’intervento di un medico o direttamente un teleconsulto medico per valutare la situazione.

Ciò vale soprattutto per i soggetti a rischio di cui sopra nel momento in cui la febbre dovesse superare i 38,5° o comunque durare da più di 48 ore.

È bene dunque rivolgersi ad un medico quando la febbre raggiunge temperature Alte o quando persiste per più di 3 giorni.

I metodi per far scendere la febbre alta

Ci sono sicuramente alcuni metodi, alquanto casalinghi, che hanno una certa efficacia nel riuscire a far scendere la febbre.

Tra questi sicuramente il più famoso è quello del bagnare con acqua fredda delle pezze e porle sui polsi e le caviglie, così come sulla fronte.

Favoriscono inoltre la diminuzione della temperatura l’astensione dall’assumere alcolici e fumo e l’abbondante assunzione di acqua o succhi di frutta.

In alcuni casi può essere benefica anche una doccia tiepida, in quanto il contatto con l’acqua tiepida favorisce lo scambio di calore tra il nostro corpo e la temperatura esterna.

Questo chiaramente non è un trattamento risolutivo ma temporaneo.

Quali farmaci assumere?

Solitamente il farmaco più adoperato per far diminuire la febbre è l’acetominofene o il paracetamolo, chiaramente seguendo la posologia indicata dalla casa farmaceutica.

Anche l’aspirina ha un buon effetto antinfiammatorio, sebbene bisogna ricordare che questa non va adoperata se si ha la gastrite, l’asma, eventuali problemi alla coagulazione o patologie che interessano il cuore o i reni.

Conclusione

Come regola generale, per far scendere la febbre è sempre valido il consiglio di riposare a letto cercando di fare soltanto pasti leggeri e facili da digerire, bevendo tanta acqua e cercando se possibile di fare una doccia tiepida.

Quali sono le cose che fanno la differenza in un salone da parrucchiere?

Tutti noi siamo abituati a recarci periodicamente dal parrucchiere o barbiere per ricevere il taglio dei capelli o un acconciatura in base alle nostre preferenze

Ci sono sicuramente determinate cose alle quali facciamo caso, così come ce ne sono tante altre delle quali non ci accorgiamo, e che possono fare in modo da offrirci una percezione più o meno buona di quel determinato salone. Proprio questi aspetti sono quelli sui quali un imprenditore deve fare maggiore attenzione, in quanto proprio da loro dipende buona parte del successo di una attività.

Infatti, più un ambiente appare curato e ben definito, maggiori sono le possibilità che un cliente torni in futuro a varcare la soglia della porta.

Vediamo allora di capire quali sono questi elementi e cosa possiamo fare in concreto per lavorarci su e migliorare il nostro nuovo salone o quello che abbiamo già avviato.

Illuminazione

L’illuminazione è un aspetto fondamentale per qualsiasi tipo di attività, in particolar modo per quelle del settore salute e benessere.

I locali devono dunque essere sempre ben illuminati sia dall’alto verso il basso, e dunque parliamo di luce a soffitto, che per quanto riguarda l’illuminazione attorno alla zona degli specchi.

Una buona illuminazione è infatti in grado di rilassare gli utenti e soprattutto fare in modo che possano apprezzare tutte le sfumature di un’acconciatura grazie ai raggi diffusi della luce che raggiungono ogni lato della visuale.

Oggi esistono per questo sistemi moderni di illuminazione a led che garantiscono una ottima resa e un importante risparmio energetico.

Gli arredi

Arredare adeguatamente il tuo salone da parrucchiere o barbiere è fondamentale, perché proprio dai mobili dipende buona parte della percezione che il cliente avrà della tua attività. Scegli per questo mobili che siano eleganti e moderni, ma che al tempo stesso ti consentano di lavorare bene. Opta dunque per quei modelli che ti consentano di conservare tutta l’attrezzatura da lavoro ed eventuali panni in maniera celata agli occhi degli utenti, ma sempre a portata di mano.

Vi sono alcuni arredi di design che sono veramente belli da vedere in proposito, e grazie al giusto gioco di luci riescono anche ad apportare il perfetto contributo di stile che desideriamo.

Dunque la scelta dei mobili non è secondaria, ma al contrario bisogna scegliere bene perché questo può essere il classico valore aggiunto alla tua attività.

Le attrezzature da lavoro

I clienti fanno grande attenzione a tutte quelle che sono le tue attrezzature da lavoro. Parliamo dunque non soltanto dei lavatesta e delle poltrone da parrucchiere, ma anche di spazzole, piastre, phon e tutto quello che è l’armamentario di un parrucchiere.

Scegli allora delle forniture per parrucchieri che siano in linea con lo stile ed il tono che hai deciso di conferire alla tua attività.

D’altronde, ai clienti fa piacere sapere di essere serviti per mezzo di attrezzature idonee e moderne, in grado di assicurare risultati migliori e che abbiano anche un aspetto estetico gradevole.

Cortesia e professionalità

Quest’ultimo aspetto è, a differenza degli altri, qualcosa che non si può comprare. I clienti desiderano infatti essere sempre accolti con educazione, cortesia e con un atteggiamento positivo.

Fai per questo in modo da essere sempre proattivo ed istruisci in merito il tuo personale, così che possa offrire sempre il lato migliore di sé contribuendo a rendere l’esperienza del cliente in negozio ancora più piacevole e rilassante.

Conclusione

Segui queste indicazioni per avere la certezza che il tuo salone da parrucchiere possa effettivamente distinguersi dalla concorrenza e diventare un punto di riferimento per i clienti.

Non avere paura di osare e segui la tua strada, dando vita al tuo personalissimo stile e modo di lavorare.

Quale acqua bere se si è soggetti ai calcoli renali?

I calcoli renali, comunemente noti in ambito medico come “nefrolitiasi”, sono un problema comune anche in Italia. Si stima infatti che ne soffra circa l’11% della popolazione e, secondo vari studi, la cifra raddoppierà nei prossimi 20 anni.

La ragione? Conduciamo uno stile di vita troppo sedentario, seguiamo una dieta povera e soprattutto non beviamo abbastanza acqua. In questo caso, per prevenire è conveniente capire in anticipo cosa si può fare per evitarli e per questo di seguito ti offriamo i nostri consigli per aiutarti a raggiungere tale obiettivo, dicendoti tutto ciò che è necessario sapere in proposito.

Suggerimenti per evitare i calcoli renali

Come sai, i reni hanno il compito di eliminare scorie e liquidi dal tuo corpo trasformandoli in urina. Ebbene, a volte, se ci sono troppe scorie (sali e minerali concentrati che cristallizzano) e non ci sono liquidi a sufficienza, si possono formare proprio i calcoli renali.

La verità è che, sebbene in molti casi questi si dissolvano senza causare alcun disagio, in altri non ciò non avviene, causando molto dolore durante la minzione, dolore intenso alla schiena o al basso addome e provocando sanguinamento nelle urine.

Per evitare la loro formazione, dovresti ricordare di fare spesso esercizio fisico, ridurre l’assunzione di sale, bere abbastanza acqua ogni giorno e seguire una dieta sana, ricca di frutta e verdura.

Bere tra i 2 ed i 2,5 litri di acqua al giorno è un ottimo modo per ridurre le possibilità di calcoli renali. Riduci inoltre le quantità di caffè, thè o altre bevande analcoliche energizzanti. Pensa che, senza rendertene conto, puoi perdere liquidi e, quindi, disidratarti più velocemente. Riduci inoltre l’assunzione di sale , poiché il suo abuso può dare il via alla formazione dei calcoli renali.

Per darti un’idea, la dose giornaliera consigliata non deve superare i 2 grammi e, anche se non lo vedi nel piatto, ricorda che il sodio è spesso presente negli alimenti trasformati, nei cibi in scatola o nei cibi precotti.

Prova invece ad aumentare il consumo di pesce grasso come salmone, sgombro o trota, che sono anche molto indicati per la salute del cuore. Abbonda con frutta , soprattutto agrumi e verdura, riducendo l’assunzione di proteine ​​animali.

Fare esercizio  è poi qualcosa di molto positivo non solo per rimanere attivi e in salute, ma anche per far sì che i reni migliorino la circolazione e prevengano la formazione di calcoli.

Quale acqua bere per espellere i calcoli renali?

Senza dubbio, una delle grandi misure di prevenzione per i calcoli renali è quella bere molta acqua, ma qual è l’acqua migliore per espellerli? In questo senso dobbiamo dirti che l’acqua da preferire ha una mineralizzazione molto debole, dunque ha una bassa concentrazione di sali e minerali.

Tutti i tipi di acqua hanno infatti una determinata concentrazione di sedimenti, che conferisce determinate proprietà e un gusto e un odore specifici.

Ebbene, per i calcoli renali conviene preferire quelle con un basso residuo fisso e  dunque acqua minimamente mineralizzata, una alternativa perfetta. In questo modo l’organismo può dissolvere i calcoli molto meglio e facilitare la loro eliminazione tramite l’urina.

Non bisogna dimenticare che l’acqua minerale ha comunque un costo eccessivo rispetto quella del rubinetto. Se vuoi rendere più leggere e idonea alla consumazione l’acqua del rubinetto di casa, anche se vivi in ​​una zona in cui l’acqua è dura e presenta un eccesso di calcio e altri minerali, puoi visionare i depuratore acqua casa prezzi e sceglierne uno in linea con le tue necessità.

Se hai già sofferto di calcoli renali o, a causa di determinati fattori, sei incline a sviluppare questo tipo di disturbo, fai bene a bere abbastanza acqua minimamente mineralizzata, seguire una dieta sana e fare attività fisica. I tuoi reni e la tua salute ti ringrazieranno.

Motocompressori: quali vantaggi nell’utilizzarli?

Le esigenze di cantiere comportano spesso la necessità di usufruire di determinate apparecchiature che consentono di risolvere necessità specifiche dovute alla natura del luogo in cui si opera o alle particolari caratteristiche della costruzione oggetto del cantiere.

Disporre dell’attrezzatura corretta consente infatti di lavorare meglio e più rapidamente, ottimizzando le risorse a disposizione e riuscendo a rispettare la tabella di marcia prevista consegnando dunque in tempo i lavori.

Il classico esempio di strumento indispensabile in determinate occasioni, in grado di far risparmiare tempo e aumentare la qualità del lavoro svolto, è il motocompressore. Si tratta di un dispositivo che diventa prezioso quando ad esempio si va ad operare in una zona in cui non è ancora presente l’energia elettrica o per qualche motivo non è possibile farne utilizzo.

In questo caso il motocompressore diventa prezioso perché vi si può tranquillamente collegare altre attrezzature indispensabili per il lavoro di cantiere come ad esempio una sabbiatrice, un martello pneumatico o un martello perforatore, giusto per citare alcuni esempi, sebbene l’attrezzatura può funzionare in assenza di energia elettrica grazie ad un motocompressore sia veramente vasta.

Come funzionano i motocompressori?

I motocompressori hanno la capacità di tramutare l’energia meccanica che il motore produce in energia di pressione. In particolar modo all’interno di questa attrezzatura l’aria viene ridotta di volume (quindi viene appunto compressa) mediante il compressore stesso o una apposita pompa.

L’aria viene a questo punto stivata all’interno del serbatoio, il quale è capace di resistere all’alta pressione, ma può anche essere adoperata in presa diretta.

Come possono essere sfruttati in cantiere?

La loro capacità di rilasciare energia (sotto forma di aria compressa) anche in assenza di energia elettrica li rende particolarmente utili in cantieri edili di ogni tipo: da quelli relativi all’edilizia civile ai cantieri stradali, nonché tutte le attività di restauro e artigianato che possono necessitare di una soluzione di questo tipo.

Certamente l’ambito per il quale i motocompressori offrono il massimo è quello cantieristico, grazie alla loro capacità di supportare trivelle, sonde, attrezzature di scavo in genere e ogni altro tipo di dispositivo che consente di portare efficacemente a termine le attività di cantiere.

Quali lavoro si possono eseguire con un motocompressore?

Le modalità di applicazione di un motocompressore sono particolarmente vaste, ed è possibile dunque pensare che sia possibile sfruttare questo strumento in una moltitudine di utilizzi differenti in base alle esigenze di cantiere o alle necessità del momento.

È possibile sfruttare un motocompressore ad esempio per lavori di perforazione, sabbiatura, giusto per citare alcuni esempi. Chiaramente grazie a compressori industriali è sempre possibile andare a lavorare con utensili pneumatici di ogni tipo, da adoperare in ogni tipo di occasione.

I modelli più moderni consentono inoltre di ottenere un ottimo risparmio sui consumi di carburante, il che consente anche di mantenere bassi i costi di gestione che poi inevitabilmente finiscono con l’incidere sui costi complessivi delle operazioni di cantiere.

Motocompressori portatili: quando diventano indispensabili?

I motocompressori portatili diventano imprescindibili, oltre che estremamente comodi, in tutti quei lavori di piccola entità o comunque non impegnativi. È infatti possibile spostarli facilmente e collocarli esattamente dove servono, dunque possono facilmente raggiungere l’area in cui si trova il punto esatto in cui il lavoro deve essere svolto.

Da notare il grande vantaggio, grazie ai moto compressori, di non aver più bisogno di lunghi tubi per terra dediti al trasporto dell’aria, come avveniva quando i motocompressori non erano ancora arrivati sul mercato, il che in alcuni casi poteva anche rappresentare un problema per la sicurezza degli operai i quali potevano distrattamente inciampare e rischiare di cadere.

La cassetta condominiale porta pubblicità

Tutti noi amiamo ricevere della corrispondenza e per questo prestiamo attenzione alla cassetta della posta ogni qualvolta rientriamo a casa. Ci sono però delle cose che non a tutti fa piacere ricevere come ad esempio i depliant pubblicitari ed i volantini dei vari supermercati di zona o grandi negozi, i quali reclamizzano le offerte che di settimana in settimana hanno pensato per i propri clienti.

Una pratica pubblicitaria alquanto fastidiosa

Si tratta spesso di un fastidio per gli utenti perché questi depliant vanno ad occupare per intero o quasi lo spazio disponibile all’interno della cassetta, andando a comprimere tutto quello che già si trova eventualmente al suo interno, anche una semplice lettera o piccolo pacchetto, o impedendo che possano essere inserite nuove buste o corrispondenza.

Per questo motivo tante persone percepiscono tale pubblicità come fastidiosa e non sanno come poter interrompere questa pratica da parte di coloro i quali reclamizzano i propri prodotti o servizi. Altri invece vedono di buon occhio la possibilità di ricevere questo tipo di corrispondenza, così da poter valutare in dettaglio dove andare a fare i propri acquisti e dunque riuscire a risparmiare.

 L’obiettivo, sia che si tratti di un condominio che di una residenza privata o altro tipo di edificio, è quello di fare in modo che tutti possano usufruire di tale servizio di volantinaggio senza per questo andare a percepirlo come un problema o un fastidio quotidiano.

La cassetta pubblicitaria condominiale

In questi casi, una cassetta condominiale porta pubblicità rappresenta la soluzione più efficace e congeniale per risolvere il problema. Essa è infatti abbastanza ampia da poter contenere diverse decine di depliant pubblicitari, che vanno dunque ad accumularsi tutti all’interno di un’unica cassetta in maniera tale da lasciare libere quelle di proprietà di ciascun condomino.

In questa maniera ogni abitante del condominio interessato ad una pubblicità in particolare potrà andare a recuperare il depliant di proprio interesse senza che per questo la propria buca delle lettere debba traboccare.

Parliamo di ottime cassette postali condominiali realizzate in acciaio inox antigraffio, le quali sono particolarmente robuste e destinate a durare nel tempo. Possono essere installate a parete, ad esempio accanto alla bacheca con le singole caselle postali dei vari condomini, oppure ancorate ad una recinzione esterna o cancello per mezzo di semplici staffe e supporti.

Le qualità antigraffio fanno sì che questo comodo tipo di cassetta porta pubblicità possa facilmente essere adoperata anche in zone esterne al condominio e dunque accessibili a tutti.

Chiaramente, così come avviene per le cassette postali tradizionali, tutti i depliant e la corrispondenza che vengono inseriti al loro interno saranno protetti dalle intemperie e dagli agenti atmosferici in genere, così da poterli sempre trovare perfettamente integri quando si desidera raccoglierne qualcuno.

Anche la struttura stessa è destinata a durare nel tempo grazie agli elevati standard di qualità produttivi che caratterizzano questi elementi ed in particolar modo per quel che riguarda la lucidatura, la satinatura e la verniciatura, che consentono di ottenere un prodotto estremamente affidabile e che non può essere danneggiato dall’azione degli agenti atmosferici oppure della salsedine.

Una soluzione comoda ed efficace

Grazie ad un porta pubblicità condominiale è dunque possibile riuscire a gestire in maniera più efficace e semplice il problema della pubblicità cartacea all’interno della cassetta della posta. È la soluzione perfetta soprattutto per quanti ritengono questa tipologia di pubblicità una pratica particolarmente aggressiva e fastidiosa: In questa maniera, la casella di posta personale sarà libera da ogni tipo di l’ingombro e sarà sempre possibile decidere di prendere uno di questi volantini nel caso in cui si dovesse notare qualcosa di proprio interesse.

I sistemi antieffrazione più sicuri

Certamente, la paura che i ladri possano entrare in casa e sottrarre beni preziosi e gli oggetti cui siamo affezionati è una delle paure ricorrenti che abbiamo tutti noi. Questa paura si acuisce nel momento in cui andiamo in vacanza e dunque non siamo fisicamente presenti in casa per qualche giorno o qualche settimana. Non di rado inoltre, i quotidiani riportano notizie di effrazioni avvenute anche ai piani alti, i cosiddetti ladri acrobati che riescono ad arrampicarsi sulla facciata esterna dell’edificio e accedere dalle finestre.

Le inferriate di sicurezza

Dunque oggi nessuno può dirsi veramente al sicuro dai ladri, soprattutto se al momento non si è ancora adottato un sistema di sicurezza che consenta di rendere molto più complicato l’accesso in casa, sia per quel che riguarda le finestre che la porta di ingresso.

A tal proposito le inferriate di sicurezza rappresentano una barriera assolutamente solida e difficile da superare, la quale costituisce un ottimo deterrente in quanto qualsiasi malintenzionato è automaticamente indotto a rivolgere le sue attenzioni ad un altro appartamento non fornito di tale soluzione, che certamente richiederà meno tempo dal punto di vista dei tentativi di apertura.

Una soluzione che garantisce serenità

Ecco il motivo per il quale oggi sempre più persone vedono con interesse la possibilità di fare installare delle inferriate di sicurezza che siano in grado di garantire protezione totale al proprio appartamento, ma soprattutto fornire maggiore serenità a tutti i componenti della famiglia i quali sanno così di vivere in un luogo inaccessibile per i malintenzionati, in cui anche gli oggetti più preziosi ed i beni che hanno un grande valore affettivo sono al sicuro.

Ricordiamo infatti che ad oggi, le inferriate di sicurezza rappresentano il sistema di protezione più sicuro ed inattaccabile, dunque quello in grado di garantire maggiore serenità e la certezza che i propri beni e le persone care possano ritenersi veramente al sicuro da qualsiasi tipo di malintenzionato e da qualsiasi tentativo di effrazione.

Pmi e rincari: nel 2022 quasi 106 miliardi per luce e gas 

Pmi e rincari: nel 2022 quasi 106 miliardi per luce e gas 

A causa dei rincari di energia elettrica e gas il costo aggiuntivo che le Pmi italiane subiranno nel 2022 sfiora i 106 miliardi di euro, una stangata che rischia di provocare una vera debacle al nostro sistema produttivo. La stima è stata calcolata dall’Ufficio studi CGIA ipotizzando per l’anno in corso gli stessi consumi registrati nell’anno pre-pandemia, ma applicando per l’intero 2022 le tariffe medie di luce e gas sostenute in questi ultimi sei mesi. I 106 miliardi di extra costo, tuttavia, potrebbero essere addirittura sottostimati: se dal prossimo autunno la Russia dovesse chiudere ulteriormente le forniture di gas verso l’Europa, è probabile che il prezzo di questa materia prima subirà un’impennata. 

Una bolletta da 108,5 miliardi di euro

Se ciò dovesse accadere, il costo medio dell’ultima parte dell’anno salirebbe a un livello molto superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2022. In ogni caso, se nel 2019 il costo medio dell’energia elettrica ammontava a 52 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 si è attestato a 250 euro (+378%). Pertanto, a fronte di un consumo di 217.334 GWh, il costo totale in capo alle imprese nel 2019 ha toccato i 35,9 miliardi di euro, mentre quest’anno la bolletta toccherà 108,5 miliardi di euro (+72,6 miliardi).

Più 33,3 miliardi di euro spesi per il gas

Per il gas, viceversa, se tre anni fa il costo medio era di quasi 16 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 il prezzo ha sfiorato i 100 euro (+538%). Perciò, a fronte di un consumo medio annuo di 282.814 GWh, nel 2019 le imprese hanno sostenuto un costo medio complessivo pari a 9,5 miliardi di euro, contro i 42,8 miliardi del 2022 (+33,3 miliardi di euro).
Sommando quindi i 72,6 miliardi di extra costi per la luce e i 33,3 per il gas otteniamo 105,9 miliardi di costi aggiuntivi che le aziende dovranno farsi carico quest’anno rispetto al 2019.

Il Governo in parte ha smorzato l’impennata dei costi energetici

Ancorché insufficienti, va comunque segnalato che il Governo – riporta Askanews – ha in parte smorzato l’impennata dei costi energetici. I soldi messi a disposizione per mitigare i rincari nel biennio 2021-22, infatti, ammontano, includendo anche il Decreto Aiuti, a 22,2 miliardi di euro, di cui 16,6 nel 2022. Di questi, 3,2 miliardi hanno ‘ristorato’ le famiglie, 7,5 le imprese e 11,5 sosterranno sia le prime sia le seconde.

Milano è giovane: gli under 35 tornano a fare impresa

Milano è giovane: gli under 35 tornano a fare impresa

Buone notizie da Milano per quanto riguarda l’imprenditoria giovanile. E, ancor più positivo, il trend si allarga anche alla provincia di Mona Brianza e di Lodi. A dare i “numeri” della nuova vitalità dell’imprenditoria lombarda – come non accadeva dal 2014 –  è il 32o rapporto “Milano Produttiva” del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Aziende nuove a +21,6%

A Milano Monza Brianza nel 2021 le imprese gestite da giovani under 35 hanno registrato, dopo una lunga fase calante, una buona performance, che ha visto incrementarsi rispetto al 2020 sia il numero delle nuove nate (+21,6%) sia quello delle imprese attive (+1,2%). E Milano si conferma capitale italiana delle start up innovative: 1 su 5 ha sede in città. Complessivamente il sistema imprenditoriale di Milano Monza Brianza Lodi registra nei primi sei mesi del 2022 una performance positiva delle iscrizioni: sono 17.129 le nuove imprese nate. A fronte delle 12.173 chiusure, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni è stato positivo: +4.956 imprese, con il contributo determinante di Milano (+4.237). Nel primo semestre del 2021 il saldo complessivo si attestava a +5.050 unità. Anche il tasso di crescita si conferma positivo (+1,05%).
In attesa di sapere quanto inciderà sul quadro economico l’attuale situazione geopolitica internazionale, le previsioni sul valore aggiunto indicano per il 2022 una crescita pari al 2,9% per Milano, stesso dato per Monza Brianza e +1,7% per Lodi. Considerando complessivamente i tre territori, nel 2021 sono stati recuperati circa 11 miliardi e mezzo di euro di valore aggiunto rispetto agli oltre 14 persi nel 2020 (+6,6%); con un differenziale quindi rispetto alla situazione pre-Covid di -1,4%.

“Una delle aree più attive e resilienti d’Europa”

“Il sistema imprenditoriale della grande Milano, nonostante la crisi economica, la crisi geopolitica e la pandemia, sta reagendo bene e si conferma una delle aree più attive e resilienti d’Europa” ha detto Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. “I settori trainanti sono soprattutto l’export, il manifatturiero, i servizi e il commercio online. Di particolare rilievo la performance delle imprese giovanili che tornano a crescere dopo otto anni. Un trend molto positivo che nasce dalla capacità di innovazione e formazione del nostro territorio e dalle politiche a favore della nuova imprenditorialità messe in campo dalle istituzioni e dalla Camera di commercio. Ma soprattutto rappresenta un forte segnale di speranza per le sfide future”.

Aumentano i prezzi: le classifiche dei rincari delle vacanze

Aumentano i prezzi: le classifiche dei rincari delle vacanze

Chi si appresta a partire per le ferie si trova a fronteggiare un quadro non certo confortante. L’allarme arriva dall’Unione Nazionale Consumatori, che ha elaborato i dati Istat per stilare quattro classifiche dei rincari: le Top 10 e Top 20 mensili e annuali delle voci hanno subito un rialzo dei prezzi più alto.
In testa alla Top 10 delle vacanze, i prezzi dei voli internazionali, che su giugno 2021 segnano un +124,1%, e che hanno anche il primato rispetto a tutte le voci del paniere, collocandosi al 2° posto assoluto degli incrementi mensili (+21,3%). Medaglia d’argento ai voli nazionali, che in un anno volano del +33,3%, e segnano il record degli incrementi mensili (+31,4% su maggio 2022). Al 3° posto il noleggio di mezzi di trasporto e l’affitto di garage e posti auto (+24,3% e +7,4% mensile), poi alberghi, motel e pensioni (+21,4% e +5,7%), trasporto marittimo (+18,7%), gelati (+13,4%) e pacchetti vacanza internazionali (+6,2%). Ma non ci si salva neanche andando al ristorante (+4,6%) o in un museo (+3,2%).

Dalle piscine agli alberghi alla benzina

Chiudono la Top 10 i servizi ricreativi e sportivi (piscine, palestre, discoteche e stabilimenti balneari), che segnano per ora un più contenuto +2,4% in un anno, ma che in un mese rincarano del 2,8%.
Per quanto riguarda gli aumenti mensili, al terzo posto villaggi vacanze e campeggi (+11,3%), al quarto benzina (+9,8% e +25,3% su giugno 2021), seguita dal noleggio di mezzi di trasporto (+7,4%), gasolio per mezzi di trasporto (+6,7% e +32,3%), e-book download (+6,2%), e poi alberghi (+5,7%), pasta sfoglia (+5,1%) e gasolio per riscaldamento (+4,9%). L’energia elettrica è appena fuori dalla Top 10 mensile (+4,6%), ma al 2° posto dei rincari annui, con un +81,4%.

Voli internazionali, energia elettrica e olio sul podio

Per la Top 20 annuale relativa a tutto il paniere Istat, vincono i voli internazionali (+124,1% su giugno 2021), al 2° posto l’energia elettrica (+81,4%), e al 3° l’olio diverso da quello di oliva (68,6%).
Poi gas naturale e di città (+67,3%), gasolio per riscaldamento (+52,7%), Gpl e metano (+38,2%), voli nazionali (+33,3%), e gasolio per mezzi di trasporto (+32,3%). Chiude la Top 20 il burro (+27,7%), ma in classifica ci sono anche la benzina (+25,3%), gli alberghi (14° con +21,4%), la farina (+20,5%), la pasta (17° con +18,3%), e ultimo il pollame (+15,1%), la carne più rincarata.

I prodotti alimentari più rincarati in un anno

Per quanto riguarda la Top 20 dei prodotti alimentari, riferisce Adnkronos, il record dei rincari annui spetta all’olio diverso da quello di oliva (+68,6%), che risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole. Al secondo posto, il burro (+27,7%), e sul gradino più basso del podio, la farina (+20,5%). Al quarto posto il cibo simbolo dell’Italia, la pasta, che lievita del 18,3%, seguita da margarina (+16,8%), pollame (+15,1%), riso (+13,7%), uova (+13,6%), patatine fritte (13,5%), e gelati (+13,4%). Si segnalano poi latte conservato (+12,1%), vegetali freschi (+11,8%), pane (+11,3%), e frutta fresca (+10,9%).

Inflazione: il timore per l’aumento dei prezzi supera Covid e Guerra

Inflazione: il timore per l’aumento dei prezzi supera Covid e Guerra

L’inflazione preoccupa più del Covid-19 e della guerra in Ucraina. Negli ultimi mesi l’inflazione è infatti cresciuta in modo esponenziale, diventando una delle preoccupazioni maggiormente avvertite dalla popolazione mondiale. L’apprensione per l’aumento dei prezzi registra un aumento per il decimo mese consecutivo, e risulta essere la prima preoccupazione a livello internazionale, condivisa dal 34% dei cittadini che la reputa uno dei principali problemi che interessa il proprio Paese. In Italia, a spaventare la maggior parte dei cittadini però è la disoccupazione. A rilevarlo è il sondaggio mensile di Ipsos, dal titolo What Worries the World, condotto in collaborazione con il World Economic Forum.

Preoccupano anche disuguaglianza sociale, disoccupazione, criminalità

L’obiettivo della ricerca è quello di analizzare l’opinione pubblica sulle più importanti questioni sociali e politiche in 27 Paesi. E dopo l’inflazione, con pochi punti di differenza, secondo la ricerca si colloca il tema della povertà/disuguaglianza sociale, che preoccupa il 31% degli intervistati. In terza posizione, con una percentuale del 27%, gli intervistati indicano il problema della disoccupazione e della criminalità/violenza. Infine, nella Top 5 delle preoccupazioni a livello internazionale, si posiziona la corruzione finanziaria/politica, con il 24% degli intervistati che si dichiara preoccupato.

Gli italiani hanno paura di perdere il lavoro

L’inflazione, e il relativo aumento del costo della vita, preoccupa circa un terzo degli italiani (27%). La preoccupazione per l’inflazione è maggiormente avvertita in Argentina (66%), Polonia (60%) e Turchia (55%. Minori timori si registrano in Arabia Saudita (12%), Sud Africa (15%) e Israele (16%). Tra i 27 mercati esaminati, il nostro Paese si colloca in 18a posizione, subito dopo Sud Corea (30%), Colombia (31%) e Francia (32%).  Gli italiani mostrano livelli di preoccupazione molto più elevati per la possibilità di perdere il lavoro. Infatti, la disoccupazione è un problema avvertito a livello internazionale dal 27% dei cittadini, ma dal 45% degli italiani, subito dopo Spagna (47%) e Sud Africa (66%).

Come contrastare l’aumento dei prezzi?

Il sondaggio internazionale di Ipsos ha indagato anche le opinioni e le aspettative dei cittadini in merito all’inflazione, rivelando le principali strategie messe in atto dai consumatori per rispondere e contrastare l’aumento dei prezzi. In linea generale, la maggioranza degli italiani si aspetta un aumento dei prezzi nel corso del 2022, soprattutto per quanto riguarda la spesa alimentare e il costo delle utenze, come luce e gas. Per fronteggiare l’aumento del costo della vita, i cambiamenti di comportamenti più comuni degli italiani riguardano la diminuzione della spesa per attività di socializzazione (43%), spendere di meno per le vacanze (37%), e ritardare importanti decisioni d’acquisto (36%). Al contrario, piccole quote di intervistati affermano che chiederebbero un aumento di stipendio al proprio datore di lavoro (5%) o cercherebbero un lavoro maggiormente remunerativo (6%). 

Condizionatori: grazie al bonus 2022 è boom di richieste

Condizionatori: grazie al bonus 2022 è boom di richieste

Nel 2022 aumentano del 34% gli italiani che hanno richiesto un servizio legato all’aria condizionata. Anche quest’anno infatti gli italiani non rinunciano al fresco casalingo, ed è boom di richieste per i condizionatori.
Secondo i dati registrati sul portale ProntoPro, il servizio Installazione Aria Condizionata nel 2021 era al primo posto tra i più richiesti, e lo è anche quest’anno. Tra i fattori che hanno favorito questo dato c’è sicuramente il bonus statale. Per incoraggiare le scelte di acquisto green viene confermato anche nel 2022 l’incentivo sui condizionatori, che consente di ottenere una detrazione fiscale dal 50% al 65% sull’acquisto di un climatizzatore a basso consumo o con pompa di calore, oppure di far rientrare la spesa nel Superbonus 110%.

Conviene sostituire un vecchio modello con uno in classe superiore alla A

Il consiglio degli esperti è comunque quello di fare un uso virtuoso e consapevole del condizionatore, senza sprechi energetici. Come sottolinea anche Enea, a livello energetico conviene sempre sostituire un vecchio condizionatore in classe D con un modello in classe superiore alla A. In questo modo, si può risparmiare circa il 60% di energia a seconda dei modelli, proprio perché riducono il consumo di CO2 e consumano meno.
Nonostante le avvisaglie a livello climatico o i rincari energetici, il 63,2% delle richieste sul portale ProntoPro sono legate all’installazione di un nuovo condizionatore, il 34,3% alla sostituzione di un vecchio modello con uno nuovo e solo il 2,5% lo spostamento del dispositivo in un altro luogo dell’abitazione.

Sicilia, Puglia, Campania le più ‘climatizzate’

Sembra quindi che ormai l’aria condizionata sia diventata uno dei servizi imprescindibili in questa stagione, con preferenze assolute per i condizionatori a muro (85,5%). Il 64,9% degli italiani ha inoltre scelto climatizzatori che rifrescheranno prevalentemente appartamenti su un unico piano. Se invece si valuta la differenza a livello regionale tra le richieste di condizionatori nel 2021 e nel 2022, ad aver aumentato le percentuali sono le regioni che l’anno scorso hanno registrato le temperature più alte d’Italia. In testa c’è la Sicilia, con +146% di richieste rispetto allo scorso anno e il 6,70% delle richieste totali tra marzo e maggio 2022, seguita dalla Puglia (+132%, il 6,02% totale), la Campania (+112%, il 7,11% delle richieste totali), e la Sardegna (+104%, il 5,21% del totale).

Ma in vetta alla classifica per la domanda c’è la Lombardia

Nel secondo trimestre 2022 in vetta alla classifica per la domanda, riporta Adnkronos, c’è però la Lombardia, con il 21,56% delle richieste sul totale e un incremento rispetto all’anno precedente del +6%. Seconda in classifica il Lazio (11,33% e +9% dal 2021), e terza l’Emilia-Romagna, che rappresenta il 10,33% di domanda, ma segna +18% rispetto all’anno scorso. In Veneto, nonostante il dato sia pari all’8,46%, in realtà rappresenta un +61% rispetto al 2021.

“Vola” il comparto dell’arredamento Made in Italy, anche grazie al digitale

“Vola” il comparto dell’arredamento Made in Italy, anche grazie al digitale

Crescita a doppia cifra per il Macrosistema arredamento nel 2021 e trend positivo nel primo trimestre 2022, per un valore complessivo di fatturato pari a oltre 26 miliardi di euro. Nel 2021 l’export segna un’impennata del +28,7% mentre l’Italia conferma la propensione allo shopping online segnando un incremento del commercio digitale del 15%. Sono solo alcuni dei numeri, tutti i positivo, del comparto dell’arredamento Made in Italy, emersi in coccadione del Salone del mobile di Milano. A fare il punto è Calicantus, Merchant of Records di primarie aziende del design italiano.

L’importanza del mezzo digitale

In questo scenario, nel terzo trimestre del 2021 il commercio digitale globale è cresciuto dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2020. L’Italia conferma la propensione allo shopping online segnando un incremento del mercato digitale del 15% e sfiorando i 21 mld tra online e distribuzione tradizionale . Arredamento e home living, oggettistica e decorazioni, accessori, tessile e illuminazione sono i settori trainanti nelle vendite eCommerce: nel 2020 il valore dell’acquistato online da parte degli italiani ha raggiunto 2,7 mld di euro, in crescita del +32% rispetto al 2019, nel 2021 è arrivato a 3,3 miliardi.

Una strategia omnicanale

Con un nuovo approccio al mercato e una narrazione inedita, si assiste alla sperimentazione di strategie digitali da parte delle aziende del settore che cercano nuovi punti di contatto e modalità di vendita (social network, eventi live in streaming, e-commerce). I Brand sono diventati mondi nei quali le persone si vogliono riconoscere e l’integrazione della comunicazione tra il mondo fisico e la dimensione digitale è ora la priorità, in un contesto in cui il consumatore è sempre iperconnesso e al contempo esige quel human touch esperto per compiere la scelta d’acquisto.
Proprio per questo il phygital è un argomento di largo dibattito tra i produttori del Made in Italy che grazie a importanti investimenti in innovazione e formazione stanno cercando soluzioni per far accostare al modello tradizionale, un nuovo modo di comunicare, progettare e vendere.

Nuovi canali di vendita
“Il mondo del digitale rappresenta per i Brand del Design una grande opportunità di sviluppo per poter sperimentare nuovi canali di vendita e puntare all’internazionalizzazione, ma soprattutto per attirare ulteriori potenziali clienti e creare esperienze personalizzate – sostiene Valentino Bergamo, CEO di Calicantus srl – le sinergie con i partner della distribuzione possono portare alla creazione di strumenti inediti, come piattaforme che favoriscono un interscambio tra utenti e professionisti, esperienze interattive instore o esperienze virtuali immersive per condurre il cliente nell’esperienza del Brand, mostrando il prodotto in altissima qualità”. Per aumentare la competitività e rispondere in tempi brevi alle nuove esigenze dei consumatori, che ricercano esperienze personalizzate e prodotti esclusivi da poter acquistare ovunque nel mondo, è necessario quindi definire strategie integrate di brand awareness, per costruire un dialogo con l’utente, definire percorsi e processi d’acquisto attraverso un approccio omnicanale e migliorare la customer experience.

Gli italiani e il gelato confezionato: il 94% lo consuma regolarmente 

Gli italiani e il gelato confezionato: il 94% lo consuma regolarmente 

Una passione che si rinnova ogni estate: gustare un gelato, meglio se un cono, meglio ancora se confezionato. E con l’estate che sta arrivando, il 94% degli italiani dichiara di consumarlo regolarmente, in tutti i formati disponibili. Una conferma, questa, della ricerca condotta da Doxa insieme a Froneri Italia, joint venture tra la multinazionale inglese specializzata nella produzione di gelati R&R e la divisione gelati Nestlé. Secondo l’indagine, che ha coinvolto consumatori di età compresa tra i 18 e i 74 anni provenienti dal Nord al Sud della penisola, il legame con la stagione estiva, pur rimanendo molto forte, nel corso del tempo sta assumendo però una connotazione più dinamica. Gli ice-cream lovers infatti amano il gelato tutto l’anno, non solo tra la primavera e l’estate (43%), ma anche durante i mesi più freddi (31%).

Cono batte vaschette, stecco e biscotto

A farla da padrone, è il cono, icona gastronomica tra le più conosciute ed esportate al mondo. È infatti il cono a conquistare il maggior numero di preferenze tra i consumatori italiani di gelato (53%).
Inventato dall’italiano Italo Marchioni nel 1903, e poi brevettato negli Stati Uniti, nel corso dei secoli il cono è entrato nel cuore degli italiani. Il cono, insomma, mette tutti d’accordo, battendo le vaschette (37%), lo stecco (36%) e il biscotto (33%).

Tradizionale, ma anche innovativo

Il gelato della tradizione e i sapori dell’infanzia continua a conquistare i consumatori (37%) che sempre più spesso si aspettano, però, un’offerta che si rinnovi a ogni stagione, con combinazioni di gusti sempre nuove (36%). Gli italiani quindi mostrano una propensione crescente per la sperimentazione, e vorrebbero farsi stupire da un prodotto mai provato prima. Ad esempio, dalle caratteristiche inaspettate, come la croccantezza (69%), e che possa garantire un’esperienza multisensoriale durante l’assaggio (27%). Ma per il 41% dei consumatori italiani il gelato confezionato ideale deve essere non solo goloso, ma anche accattivante nell’aspetto, così da poter rappresentare al meglio quella coccola da concedersi per spezzare la monotonia del quotidiano.

Un simbolo di svago e convivialità

Il gelato confezionato si conferma allora come il peccato di gola per eccellenza, e al contempo caratterizza positivamente i momenti di condivisione. Quali? Principalmente la merenda del pomeriggio (48%), ma tra gli intervistati c’è anche chi preferisce mangiarlo come dessert a fine cena (31%), o più raramente, come sostituto di un pasto (18%). Nell’immaginario collettivo il gelato resta il simbolo per eccellenza dello svago nel tempo libero e della convivialità. E dopo due anni segnati da distanziamenti interpersonali e limitazioni causate dalla pandemia, per condividere un momento di pausa e spensieratezza si preferisce consumare un buon gelato in compagnia della famiglia (43%), oppure con il proprio partner (20%). Ma non solo: c’è comunque chi desidera goderselo in un momento di relax individuale (22%).

Industria lombarda: l’analisi congiunturale al primo trimestre 2022

Industria lombarda: l’analisi congiunturale al primo trimestre 2022

I dati congiunturali dell’industria relativa al primo trimestre 2022 sono positivi. Come emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, per Milano il quadro delineato nel primo trimestre 2022 evidenzia un aumento congiunturale della produzione industriale e del fatturato (+1,7% e +4,3% destagionalizzato) rispetto al quarto trimestre 2021. La crescita del fatturato lombardo è invece del +1,7% destagionalizzato. Anche per gli ordini interni la progressione congiunturale è ancora più marcata per l’industria milanese rispetto alla manifattura lombarda (rispettivamente +3,9% e +2,7% destagionalizzato). Allo stesso modo, gli ordini esteri, per cui la performance milanese risulta migliore: +5,9% e +4% destagionalizzato.

Fatturato, a Milano e in Lombardia +19,1%

Quanto all’analisi tendenziale, il primo trimestre 2022 ha consentito all’area metropolitana milanese di crescere del 9,6% in un anno per la produzione, meno del dato lombardo (+10,7%). Se si considera la crescita netta del fatturato, sempre raffrontata al primo trimestre 2021, l’aumento è del 19,1%, sia a livello regionale sia locale. In relazione al portafoglio ordini, si registra un livello superiore a quello relativo al primo trimestre 2021 (+19,1% in un anno), con performance migliore rispetto alla manifattura lombarda (+16,8%). I mercati interni milanesi hanno ripreso la crescita in modo più incisivo (+19,4%) rispetto alla componente estera (+18,5%).

Monza e Brianza, produzione +2,7% e fatturato +1,2%

Prosegue la crescita congiunturale per Monza e Brianza: il primo trimestre 2022 fa registrare un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 sia della produzione industriale (+2,7% destagionalizzato), sia del fatturato (+1,2% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati interni (+3,4% destagionalizzato) ed esteri (+1,1%). La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello superiore rispetto al primo trimestre 2021 (+13,3%), e al dato lombardo (+10,7%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+18,1%) sono inferiori al dato lombardo (+19,1%). Sempre rispetto al primo trimestre 2021, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un incremento reale inferiore a quanto registrato in Lombardia (rispettivamente +15,1% e +16,8%).

Lodi, in un anno ordini +9,5%

Nel primo trimestre 2022 prosegue anche per Lodi la crescita congiunturale. Soprattutto grazie a un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 della produzione industriale (+0,5% destagionalizzato), accompagnato dalla crescita del fatturato (+1,9% destagionalizzato) e dalle commesse acquisite dai mercati interni (+1,5% destagionalizzato). Gli ordini esteri risultano però in calo del -1,5%. Nel primo trimestre 2022 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per produzione, fatturato e ordini. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontata al primo trimestre 2021, la crescita della produzione si attesta a +6,4%, performance peggiore rispetto al dato lombardo (+10,7%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il primo trimestre 2021, il recupero si attesta a +13,8%, inferiore al dato regionale. E in un anno gli ordini crescono del 9,5%, rispetto al 16,8% lombardo.

Consulenti lavoro: nel 2021 crescono gli infortuni in itinere

Consulenti lavoro: nel 2021 crescono gli infortuni in itinere

L’effetto rientro in presenza nei luoghi di lavoro, con tutti gli aspetti positivi che comporta – a cominciare dalla conferma che l’emergenza sanitaria si allontana – ha avuto anche dei risvolti negativi, in particolare per quanto riguarda il numero degli incidenti in itinere. A dirlo è il dossier della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo “Salute e sicurezza sul lavoro dopo l’emergenza Covid” che, oltre ad attingere ai dati dell’indagine interna realizzata tra il 6 e il 12 aprile 2022, si avvale anche dei dati Inail 2019-2021. 

Aziende e lavoratori più sensibili alla sicurezza

Questo passaggio – la ripresa delle attività in presenza – ha comportato una crescita, tra 2020 e 2021, degli infortuni in itinere (+29,2%) per un incremento complessivo di oltre 18mila casi. Secondo la ricerca, il settore che ha visto crescere in modo esponenziale sia il numero di infortuni (+17,1% tra 2020 e 2021) che i casi mortali (11,4%) è quello edile, comparto che ha registrato, grazie agli incentivi, un boom occupazionale senza precedenti nel 2021, con 111mila occupati in più rispetto al 2019. Il ritorno in presenza ha prodotto, rispetto al 2020, la crescita non solo degli incidenti in itinere, ma anche delle morti correlate (15,9%). Le denunce di casi mortali sono, infatti, passate da 1.089 del 2019 a 1.221 del 2021, per un incremento di 132 casi, evento riconducibile al maggiore rischio di mortalità associato all’infortunio da Covid. La pandemia ha, dunque, lasciato segni importanti, non solo sotto il profilo delle trasformazioni dettate dallo smart working, ma, più in generale, ha fatto maturare una sensibilità diversa da parte delle aziende e dei lavoratori verso il tema della sicurezza e della salute dei lavoratori. Non meno importanti, secondo l’indagine condotta sui Consulenti del Lavoro, i cambiamenti legati all’orientamento e all’approccio anche in termini di comunicazione. Cresce per il 46,1% l’orientamento verso la prevenzione e, complessivamente, il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro: dato più alto rispetto a due anni fa secondo il 46,9%. A fronte di tale cambiamento “culturale”, si evidenzia una maggiore difficoltà a tradurlo in misure operative: solo il 37,6% dei Consulenti segnala un miglioramento delle iniziative formative a favore dei dipendenti. 

“La cultura della sicurezza”

“La sicurezza dei luoghi di lavoro è un tema centrale per i Consulenti del Lavoro – afferma Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi -. I seminari che realizziamo con la Scuola di Alta Formazione coinvolgono molte migliaia di nostri iscritti. Sono oltre 10 milioni le imprese, i lavoratori autonomi e subordinati assistiti. E la cultura della sicurezza si crea diffondendo e ampliando la conoscenza delle norme e delle regole, anche se sarebbe importante semplificare alcuni adempimenti previsti anche per le piccole e micro aziende”.