Che cos’è una visita senologica?

Una visita senologica può rilevare un nodulo al seno e altri cambiamenti che potrebbero richiedere ulteriori test di approfondimento, utili a rivelare con grande anticipo l’insorgere di eventuali problematiche che approfondiremo di seguito. L’esame del seno infatti è una delle valutazioni mediche più importanti per la diagnosi ed il controllo del cancro al seno (che è un tipo di cancro oggi non raro, purtroppo).

Perché è importante fare periodicamente una visita senologica?

Effettuare periodicamente una visita senologica aumenta le possibilità di individuare precocemente il cancro al seno. E prima esso viene rilevato, più è facile da trattare.

Il medico o lo specialista possono determinare se il tuo seno abbia un aspetto normale e se appare sano al tatto o meno. Durante un esame del seno, il medico va a toccare il seno alla ricerca di noduli e altri problemi, e può raccomandare di effettuare altri test se pensa possa esserci qualcosa fuori dall’ordinario che necessita di approfondimenti.

Quando devo fare un esame del seno?

La maggior parte delle donne dovrebbe sottoporsi a un esame del seno ogni 1-3 anni quando hanno un’età compresa tra i 25 e i 39 anni. Dopo aver compiuto 40 anni, dovrebbero sostenere questo tipo di esame ogni anno. In generale, questo tipo di esame fa parte delle visite ginecologiche .

Rivolgiti senza indugi ad uno specialista, o nell’immediato al tuo medico di base, se hai dei disturbi o dolori al seno o se qualcuno nella tua famiglia ha avuto un cancro di questo tipo. Potresti aver bisogno di screening medici più frequenti in questo caso giusto per essere sicuri.

Come avviene una visita senologica?

Durante la visita senologica, il medico controlla il seno per eventuali segni nella mammella che possano far pensare a questo o altri problemi. Durante la visita lo specialista parlerà con te anche dei rischi del cancro al seno e di cosa puoi fare per prevenirlo, dunque sarà una buona occasione per saperne di più e capire quali comportamenti, quelli alimentari ma non solo, possono aiutarti nella prevenzione.

Durante la visita i tuoi vestiti vanno tolti dalla vita in su, compreso il reggiseno. Il medico o l’infermiera guarderanno entrambi i seni per vedere la forma, le dimensioni e la consistenza della pelle. Ti toccherà il seno con la punta delle dita per vedere se ci sono grumi o qualcosa che appare essere non normale. Inizierà con un seno e poi passerà all’altro. Controllerà anche i capezzoli e le ascelle.

Devo fare l’autopalpazione del seno?

In passato, gli esperti raccomandavano di eseguire l’autopalpazione del seno una volta al mese. Una autopalpazione era un modo specifico di toccarsi il  seno per andare alla ricerca di eventuali noduli. Ma, in base alle nuove linee guida sull’argomento, l’autopalpazione del seno potrebbe non essere così utile o efficace, quindi da sola non è sufficiente.

Ad ogni modo è sempre un qualcosa in più, quindi se lo fai già puoi continuare di tanto in tanto a guardare il tuo seno e toccarlo alla ricerca di piccoli noduli. La chiave è riuscire a comprendere cosa è normale e cosa no, in modo da notare eventuali cambiamenti nell’aspetto o nella consistenza del seno.

Cosa succede se trovo un nodulo?

Se scopri un nodulo o un altro cambiamento nel tuo seno, parlane con il medico o il tuo specialista di fiducia il prima possibile. Chiaramente ciò non significa necessariamente che hai una patologia grave. Esistono molte altre condizioni, come cisti o infezioni, che possono causare noduli o altri cambiamenti. Ad ogni modo è molto importante che tu faccia un check-up per ogni evenienza.

La cassetta condominiale porta pubblicità

Tutti noi amiamo ricevere della corrispondenza e per questo prestiamo attenzione alla cassetta della posta ogni qualvolta rientriamo a casa. Ci sono però delle cose che non a tutti fa piacere ricevere come ad esempio i depliant pubblicitari ed i volantini dei vari supermercati di zona o grandi negozi, i quali reclamizzano le offerte che di settimana in settimana hanno pensato per i propri clienti.

Una pratica pubblicitaria alquanto fastidiosa

Si tratta spesso di un fastidio per gli utenti perché questi depliant vanno ad occupare per intero o quasi lo spazio disponibile all’interno della cassetta, andando a comprimere tutto quello che già si trova eventualmente al suo interno, anche una semplice lettera o piccolo pacchetto, o impedendo che possano essere inserite nuove buste o corrispondenza.

Per questo motivo tante persone percepiscono tale pubblicità come fastidiosa e non sanno come poter interrompere questa pratica da parte di coloro i quali reclamizzano i propri prodotti o servizi. Altri invece vedono di buon occhio la possibilità di ricevere questo tipo di corrispondenza, così da poter valutare in dettaglio dove andare a fare i propri acquisti e dunque riuscire a risparmiare.

 L’obiettivo, sia che si tratti di un condominio che di una residenza privata o altro tipo di edificio, è quello di fare in modo che tutti possano usufruire di tale servizio di volantinaggio senza per questo andare a percepirlo come un problema o un fastidio quotidiano.

La cassetta pubblicitaria condominiale

In questi casi, una cassetta condominiale porta pubblicità rappresenta la soluzione più efficace e congeniale per risolvere il problema. Essa è infatti abbastanza ampia da poter contenere diverse decine di depliant pubblicitari, che vanno dunque ad accumularsi tutti all’interno di un’unica cassetta in maniera tale da lasciare libere quelle di proprietà di ciascun condomino.

In questa maniera ogni abitante del condominio interessato ad una pubblicità in particolare potrà andare a recuperare il depliant di proprio interesse senza che per questo la propria buca delle lettere debba traboccare.

Parliamo di ottime cassette postali condominiali realizzate in acciaio inox antigraffio, le quali sono particolarmente robuste e destinate a durare nel tempo. Possono essere installate a parete, ad esempio accanto alla bacheca con le singole caselle postali dei vari condomini, oppure ancorate ad una recinzione esterna o cancello per mezzo di semplici staffe e supporti.

Le qualità antigraffio fanno sì che questo comodo tipo di cassetta porta pubblicità possa facilmente essere adoperata anche in zone esterne al condominio e dunque accessibili a tutti.

Chiaramente, così come avviene per le cassette postali tradizionali, tutti i depliant e la corrispondenza che vengono inseriti al loro interno saranno protetti dalle intemperie e dagli agenti atmosferici in genere, così da poterli sempre trovare perfettamente integri quando si desidera raccoglierne qualcuno.

Anche la struttura stessa è destinata a durare nel tempo grazie agli elevati standard di qualità produttivi che caratterizzano questi elementi ed in particolar modo per quel che riguarda la lucidatura, la satinatura e la verniciatura, che consentono di ottenere un prodotto estremamente affidabile e che non può essere danneggiato dall’azione degli agenti atmosferici oppure della salsedine.

Una soluzione comoda ed efficace

Grazie ad un porta pubblicità condominiale è dunque possibile riuscire a gestire in maniera più efficace e semplice il problema della pubblicità cartacea all’interno della cassetta della posta. È la soluzione perfetta soprattutto per quanti ritengono questa tipologia di pubblicità una pratica particolarmente aggressiva e fastidiosa: In questa maniera, la casella di posta personale sarà libera da ogni tipo di l’ingombro e sarà sempre possibile decidere di prendere uno di questi volantini nel caso in cui si dovesse notare qualcosa di proprio interesse.

I sistemi antieffrazione più sicuri

Certamente, la paura che i ladri possano entrare in casa e sottrarre beni preziosi e gli oggetti cui siamo affezionati è una delle paure ricorrenti che abbiamo tutti noi. Questa paura si acuisce nel momento in cui andiamo in vacanza e dunque non siamo fisicamente presenti in casa per qualche giorno o qualche settimana. Non di rado inoltre, i quotidiani riportano notizie di effrazioni avvenute anche ai piani alti, i cosiddetti ladri acrobati che riescono ad arrampicarsi sulla facciata esterna dell’edificio e accedere dalle finestre.

Le inferriate di sicurezza

Dunque oggi nessuno può dirsi veramente al sicuro dai ladri, soprattutto se al momento non si è ancora adottato un sistema di sicurezza che consenta di rendere molto più complicato l’accesso in casa, sia per quel che riguarda le finestre che la porta di ingresso.

A tal proposito le inferriate di sicurezza rappresentano una barriera assolutamente solida e difficile da superare, la quale costituisce un ottimo deterrente in quanto qualsiasi malintenzionato è automaticamente indotto a rivolgere le sue attenzioni ad un altro appartamento non fornito di tale soluzione, che certamente richiederà meno tempo dal punto di vista dei tentativi di apertura.

Una soluzione che garantisce serenità

Ecco il motivo per il quale oggi sempre più persone vedono con interesse la possibilità di fare installare delle inferriate di sicurezza che siano in grado di garantire protezione totale al proprio appartamento, ma soprattutto fornire maggiore serenità a tutti i componenti della famiglia i quali sanno così di vivere in un luogo inaccessibile per i malintenzionati, in cui anche gli oggetti più preziosi ed i beni che hanno un grande valore affettivo sono al sicuro.

Ricordiamo infatti che ad oggi, le inferriate di sicurezza rappresentano il sistema di protezione più sicuro ed inattaccabile, dunque quello in grado di garantire maggiore serenità e la certezza che i propri beni e le persone care possano ritenersi veramente al sicuro da qualsiasi tipo di malintenzionato e da qualsiasi tentativo di effrazione.

Industria culturale e lifestyle, come cambiano le abitudini con il Covid

Industria culturale e lifestyle, come cambiano le abitudini con il Covid

La fruizione a distanza di spettacoli ed eventi culturali ha portato a vivere in modo diverso le mura domestiche. L’esperienza della pandemia ha influenzato molto lo stile di vita degli italiani, e dunque il modo di approcciarsi alla casa e alla città, basti pensare alle restrizioni agli spostamenti, alla didattica a distanza, allo smart working. Approfondire lo scenario dell’industria culturale e creativa italiana e del lifestyle e individuare gli elementi che possano favorirne la ripresa è l’obiettivo di Italia: lo Stato dell’arte, il ciclo di incontri realizzato da UniCredit con Nomisma, ognuno dedicato ai settori che rappresentano l’industria culturale italiana e l’ossatura del lifestyle Made in Italy, come arredo e il design urbano.

Cambia il concetto di ambiente domestico

Le ricerche Nomisma affrontano quindi il modo in cui gli italiani si vivono la casa e gli spazi urbani nel post-pandemia.
“La pandemia ha modificato il modo di intendere e di vivere l’ambiente domestico. Finisce l’era della ‘casa-dormitorio’ e si sviluppa un concetto di casa differente – spiega Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma -: il 45% degli italiani considera la propria abitazione il luogo in cui vivere la propria famiglia e il 24% il posto in cui rilassarsi e trascorrere gran parte del tempo libero”.
Ma qual è la casa che sognano gli italiani? Secondo l’indagine il 19% desidera un ambiente dotato di una buona illuminazione naturale, mentre il 18% mette al primo posto la presenza di un giardino oppure di un balcone o terrazza abitabili (citati dal 12%).

La casa è perfetta se ha stanze riconvertibili multiuso e box auto 

Un altro must è rappresentato dalla flessibilità: la casa ‘perfetta’ dovrebbe avere stanze riconvertibili multiuso (9%) e box auto (6%). Il 13% ritiene importante l’efficienza energetica, mentre un’altra buona percentuale punta sulle tecnologie: il 12% vorrebbe che l’abitazione fosse dotata di fibra ottica e il 6% di impianto domotico. Nella scelta di mobili e arredi il 41% degli italiani cerca prodotti realizzati con materiali ecosostenibili e a basso impatto ambientale. Il 40%, inoltre, verifica la possibilità di integrarli con l’impianto domotico.

La città ideale per gli italiani

Gli italiani cercano la sostenibilità anche nella città in cui vivono. Il 17% degli intervistati, infatti, descrive la propria città ideale come green e sostenibile. Il 13%, invece, desidera un luogo ricco di iniziative e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini (indicato dal 12%). Le persone, inoltre, ricercano sempre di più l’idea di una ‘città diffusa’, che non concentri i propri servizi in un’unica area, ma che li avvicini maggiormente alla popolazione, raggiungendo l’obiettivo di ‘città dei 15 minuti’.

In Europa manca più di 1 milione di professionisti It

In Europa manca più di 1 milione di professionisti It

L’accelerazione impressa alla digitalizzazione dalla pandemia rende difficile il reperimento di profili indispensabili allo sviluppo digitale, tanto che in Europa sono più di 1 milione i posti di lavoro vacanti nel settore tech. Un’altra criticità è che le aziende “per mettersi in contatto con questi profili hanno bisogno di parlare la loro stessa lingua – spiega all’Adnkronos/Labitalia Nelly Bonfiglio, Cco di Codemotion – quindi la grande sfida e la grande difficoltà che oggi riscontriamo è quella di ripensare totalmente il processo di hiring e selezione dei professionisti”.

Le aziende devono essere attrattive

Insomma, non è più l’azienda che cerca il developer, ma il developer che cerca l’azienda migliore dove lavorare. Non a caso una ricerca evidenzia come per il 61% degli Hr assumere un professionista It sia diventata una sfida. Per avere successo nel reperimento di un ottimo professionista, occorre centrare tre obiettivi. “Innanzitutto occorre essere capaci di raccontare le best practices, le cose migliori tra quello che fa l’azienda. Poi bisogna sapere trasmettere la cultura e i valori aziendali – aggiunge Bonfiglio -. E infine bisogna offrire salari competitivi”. Insomma, l’Hr deve lavorare per rendere “sempre più noti la cultura e i valori aziendali, mentre il dipartimento tech può affrontare i processi di selezione in modo puntuale – spiega Bonfiglio -. Per questo nascono sempre più Tech Hr recruiter che si occupano proprio della selezione”.

Le Pmi non sono le più svantaggiate

Contrariamente a quanto si può pensare, nel processo di digitalizzazione le Pmi non sono le più svantaggiate. “Le piccole aziende sono molto più aperte nel cercare le risorse all’esterno – racconta la Cco – Inoltre continuano a nascere molte start up e scale up, e anche in questo caso notiamo movimenti virtuosi: queste nuove realtà hanno un occhio più fresco e sono più flessibili nel farsi guidare”.
In ogni caso, se infrastrutture e competenze sono gli asset fondamentali per lo sviluppo della digitalizzazione, “c’è la sfida della Pa, in tutti i tanti settori di cui si occupa – commenta la manager – basti pensare che solo l’1% della superficie nazionale viene curata con tecnologie smart”.

Colmare il gap di competenze digitali italiane

Non si tratta però soltanto di digitalizzare l’offerta, e “non basta un sito o un team tecnico a portare l’azienda a pensare in digitale. Ma è una trasformazione un po’ generale della cultura e dei valori – spiega ancora la Cco di Codemotion aggiunge -. Per questo bisogna fare in modo che tutti i dipartimenti aziendali abbiamo un set minimo di competenze digitali con cui poter affrontare il cambiamento”. Ma un altro tema è proprio quello di digitalizzare il core business di ogni singola azienda.

Un anno di mobilità condivisa in città: monopattini su, auto giù

Un anno di mobilità condivisa in città: monopattini su, auto giù

Il Covid, con le relative chiusure e limitazioni, ha impattato in maniera pesante anche sugli spostamenti delle persone e sui mezzi utilizzati per effettuarli. Lo specchio di questo cambiamento sono i dati relativi alla mobilità condivisa, come evidenzia l’Osservatorio Nazionale sulla sharing mobility, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica, dal Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e composto dagli operatori di sharing, dalle amministrazioni cittadine e dai centri di ricerca, che ha anticipato anche alcuni dati del 2021. Dalle analisi emerge che l’uso di tutti i servizi di sharing è cresciuto sensibilmente nel 2021 ritrovando nelle prime due settimane di giugno i valori medi prepandemia (media 2019) e lo scootersharing è il servizio che ha recuperato terreno più velocemente, seguito dal bike sharing e, ultimo, dal car sharing.

Cali meno consistenti di altri settori

Nonostante le oggettive difficoltà legate agli spostamenti nell’anno della pandemia, il complesso della sharing mobility ha resistito meglio rispetto alle altre modalità e anzi, come nel caso dei monopattini, fa segnare picchi di crescita inaspettati. La sharing mobility ha sperimentato un calo annuale complessivo delle percorrenze del 30,6%, inferiore rispetto ad altri servizi di mobilità, come per esempio il servizio ferroviario regionale o ad alta velocità o il servizio di trasporto aereo, calati rispettivamente del 38%, 66% e 69%.

Monopattini superstar

Il monopattino in condivisione ha cambiato il volto della sharing mobility in Italia. Ormai un veicolo condiviso su 3 è un monopattino. Arrivati in Italia sul finire del 2019, i servizi di monopattino in sharing realizzano numeri senza precedenti nell’anno della pandemia, diventando in 12 mesi il servizio più diffuso in Italia, quello più presente nelle città del Sud, quello con più veicoli operativi sulle strade, nonché quello che realizza il maggior numero di noleggi nel 2020. Giusto per avere il “peso” della fruizione, l’anno scorso sono stati compiuti 7,4 milioni di noleggi in monopattino e percorsi 14,4 milioni di chilometri. Questa novità, anche tenendo conto della congiuntura molto negativa, non ha precedenti nel panorama della sharing italiana per proporzioni. Ma, secondo l’Osservatorio, ha portato anche alla ribalta la scarsità delle infrastrutture disponibili, l’assenza di parcheggi dedicati per i mezzi più leggeri e la necessità di governare il sistema della mobilità urbana, garantendo spazio e sicurezza a tutte le modalità e i mezzi di trasporto.

Il ruolo delle donne Stem nelle organizzazioni

Il ruolo delle donne Stem nelle organizzazioni

Quali sono le motivazioni e le aspettative delle ragazze che intraprendono studi e carriere Stem? A questa e ad altre domande risponde #ValoreD4STEM, l’indagine promossa da Valore D che ha restituendo una fotografia della presenza delle donne Stem nelle organizzazioni. L’88,2% delle intervistate è laureata, prevalentemente in ingegneria, mentre alcune di loro hanno conseguito ulteriori titoli, come master, dottorato di ricerca o hanno frequentato una scuola di specializzazione post-laurea. Solo il 38% però ricopre una posizione manageriale, la maggior parte riveste un ruolo impiegatizio (57,8%) e non gestisce né un team né un budget (59,6%). Inoltre, il 66% è impegnata in una relazione, ma oltre la metà non ha figli.

Un mondo non estraneo a pregiudizi o stereotipi

Anche il mondo delle donne Stem non è estraneo a pregiudizi o stereotipi. Nonostante il campione sia femminile, emerge una chiara preferenza a lavorare con gli uomini rispetto che con le donne, preferenza espressa dal 4% del campione. Anche in termini di leadership emergono alcuni stereotipi: il 27% dichiara che alle donne si addice uno stile di leadership empatico e accogliente, e quasi il 16% afferma che a un uomo si addica più uno stile deciso e assertivo. Sul work-life balance emerge un altro stereotipo di genere: il 19,2% ritiene che per gli uomini non sia importante ricoprire un ruolo che consenta un equilibrio tra vita professionale e famiglia.

Un interesse che nasce a scuola

L’interesse per le materie Stem nasce già durante la scuola elementare, tuttavia oltre il 70% delle donne con un titolo di studio scientifico-tecnologico ha maturato la consapevolezza di volersi dedicare a queste discipline durante la scuola media e soprattutto alle scuole superiori. La scuola gioca quindi un ruolo molto importante nella scelta di intraprendere un percorso di studi di questo tipo, e l’84% delle intervistate ha iniziato da subito un percorso lavorativo in questo ambito. La prospettiva di una buona remunerazione non è però tra le prime tre motivazioni per cui le donne scelgono una professione di questo ambito (7%), mentre lo sono istruzione e formazione (73,5%), attitudine (43,3%), passione (35,3%), prospettive di carriera (21,3%) e desiderio di contribuire alla soluzione dei problemi della società (15,8%).

Soddisfazione e ostacoli

Confrontando le donne con ruolo Stem con le donne che non lo ricoprono le prime sono più soddisfatte della loro scelta professionale (50,4% contro 38,5%). Circa un 20% però attualmente non ricopre un ruolo, anche se il background formativo o professionale è in ambito Stem. Ma come mai queste donne non lavorano più in ambito Stem? Per il desiderio di fare esperienze diverse (35,9%), un percorso di carriera in un altro dipartimento (35%) o un percorso di crescita manageriale (27,8%), altre però hanno indicato la “non possibilità di crescita” (21,5%), la necessità di trovare un ambiente più inclusivo (6,1%), la fatica di lavorare in un contesto culturale tradizionalmente maschile (5,6%) e la forte competitività (2,2%).

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Prestiti, nel primo semestre gli italiani tornano a richiederli

Potrebbe sembrare un segnale negativo, ma non è così: se vista dall’altro lato, questa tendenza conferma la voglia degli italiani di tornare alla normalità, compreso il desiderio di investire. In quest’ottica, ha una valenza positiva il fatto che nel primo semestre 2021, rispetto all’analogo periodo del 2020, le richieste di prestiti da parte delle famiglie sono cresciute del +25,6%, tornando sui livelli del 2019 in virtù della dinamica positiva sia dei prestiti personali (+10,0%) sia, soprattutto, dei prestiti finalizzati (+38,4%). 

Boom a giugno 2021

A certificare la maggiore domanda di liquidità da parte dei nostri connazionali è il Sistema di Informazioni Creditizie gestite da CRIF, che rivela un vero e proprio boom durante l’ultimo mese di giugno. In questo periodo, infatti, le istruttorie registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie sono complessivamente aumentate del +9,2%. A spingere questo deciso rimbalzo sono stati sia i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che nell’ultimo mese di osservazione hanno fatto segnare un +8,0%, che i prestiti personali, cresciuti del +11,1%. Come spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, “La positiva performance delle richieste di prestiti da parte delle famiglie va letta come un naturale rimbalzo rispetto al corrispondente periodo del 2020, fortemente condizionato dall’esplosione dell’emergenza pandemica, sostenuto anche da un migliorato clima di fiducia e dal consolidamento della ripresa economica. Per il prosieguo dell’anno ci attendiamo un ulteriore consolidamento della domanda di credito ma le politiche di erogazione potrebbero farsi più selettive a fronte dell’atteso peggioramento della rischiosità del comparto nel momento in cui gli interventi straordinari e le misure di sostegno alle famiglie dovessero essere sospese”.

Cresce l’importo medio

I prestiti non sono aumentati solo nel numero, ma anche nella “quantità”. Nella prima metà dell’anno in corso è aumentato l’importo medio, che si è attestato a 9.536 euro malgrado la leggera flessione rilevata nel mese di giugno (8.875 Euro, -1,7%). Nel complesso, il 47,9% delle richieste presenta un importo inferiore ai 5.000 euro. Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto nel I semestre si è attestato a 7.264 euro (+10,1%), contro i 13,297 euro dei prestiti personali (+10,0%). Per quanto riguarda la durata dei prestiti richiesti dalle famiglie nel loro complesso, il 19,6% del totale prevede un piano di rimborso fra i 2 e i 3 anni, contro un 24,4% che va oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare.

Spesa mensile a -9%: l’effetto del Covid-19 sulle famiglie italiane

Spesa mensile a -9%: l’effetto del Covid-19 sulle famiglie italiane

Il Covid-19 ha cambiato le nostre abitudini, il nostro ritmo di vita, le nostre possibilità. E ha portato pesanti conseguenze anche per quanto riguarda la spesa media mensile delle famiglie, determinando ambiti stabili e ambiti in forte calo. Come rivelano i dati Istat, infatti, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.328 euro mensili in valori correnti, valore che fa registrare un calo del 9% rispetto al 2019. Considerata la dinamica inflazionistica (-0,2% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività), il calo in termini reali è di poco inferiore (-8,8%). È la contrazione più accentuata registrata dal 1997, che riporta il dato medio di spesa corrente al livello del 2000. Nel biennio 2012-2013, quando si registrò la flessione più ampia nel periodo considerato, il calo rispetto al 2011 era stato complessivamente del 6,4%. 

Alimentari e casa stabili, le flessioni più forti su alberghi e ristoranti

La spesa per tutti gli altri capitoli, che nel 2020 vale complessivamente 967 euro al mese, scende invece del 19,3% rispetto ai 1.200 euro del 2019. Le diminuzioni più drastiche riguardano i capitoli di spesa sui quali le misure di contenimento hanno agito maggiormente e in maniera diretta, cioè Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%, 79 euro mensili in media nel 2020) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4%, 93 euro mensili). A seguire, i dati Istat indicano i Trasporti (-24,6%, 217 euro mensili nel 2020) e quindi Abbigliamento e calzature (-23,3%, 88 euro mensili). Il calo delle spese delle famiglie è diffuso su tutto il territorio nazionale, senza distinzioni tra Nord, Centro e Sud. Nel 2020, la voce di spesa che le famiglie hanno maggiormente limitato è quella per viaggi e vacanze. La spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è pari a 1.716 euro, ovvero il 72% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 63% circa di quella delle famiglie di tre componenti. 

Il 2021? Ancora in calo secondo le stime

Gli effetti persistenti della crisi sanitaria non permettono di vedere rosa sul 2021. Anche se i dati di contagio sono in continuo miglioramento, la ripresa è tutta in salita. Secondo le stime preliminari, infatti, la spesa media mensile nel primo trimestre del 2021 diminuisce del 3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2020. Insomma, per invertire la rotta ci vuole ancora del tempo. E ancora di più per iniziare a recuperare qualche punto percentuale. 

La Generazione Z vuole recuperare il tempo perduto: viaggi, feste e look audaci

La Generazione Z vuole recuperare il tempo perduto: viaggi, feste e look audaci

Con l’allentamento delle misure di sicurezza per arginare il contagio da Covid-19 le generazioni più giovani iniziano a pianificare il modo di recuperare il tempo trascorso a casa in quarantena. Nell’aria si respira un cauto ma discreto ottimismo, e la generazione Z vuole recuperare il tempo perduto a causa della pandemia. Nel mondo post-pandemia, grazie anche a prospettive più positive, i giovani desiderano fare tutto ciò a cui hanno dovuto rinunciare per mesi, cercando attivamente l’ispirazione per tornare a viaggiare, organizzare feste, e sfruttare le occasioni in cui potranno finalmente sfoggiare look e make up audaci. Secondo studio condotto da Pinterest infatti è proprio la generazione Z, ovvero i nati fra il 1997 e il 2010, il segmento di pubblico che più degli altri è alla guida delle ultime tendenze per la ripartenza. 

Aumentano le ricerche per le “destinazioni da sogno”

Non è un caso che le ricerche di questa fascia di utenti su Pinterest siano quasi raddoppiate rispetto all’anno scorso (+96%), mentre quelle per utente sono aumentate del 31%. Le ricerche riflettono infatti il desiderio dei giovani di ‘cogliere l’attimo’ e tornare a vivere. Tra gli utenti della generazione Z, le ricerche di “destinazioni vacanze da sogno” sono infatti aumentate di 13 volte, quelle di “vacanze di lusso” di 6 volte e quelle di “consigli per fare le valigie” sono quadruplicate. Che sia per il breve o per il lungo termine, i più giovani stanno pianificando la prossima vacanza e anche l’acquisto di prodotti come “zainetti carini” (+2x) e “look da viaggio per ragazza” (+20x).

Voglia di socialità e di festeggiare, magari con nuovi outfit

Tra le persone c’è tanta voglia di socialità, e la generazione Z, in particolare, sta cercando nuovi modi per divertirsi con gli amici e organizzare feste memorabili. Gli utenti di questa fascia di età investono tempo ed energie in feste a tema, come “idee festa a tema Euphoria” (+43x), “feste a tema eccezionali” (+8x), e “festa cena con delitto” (+7x). Cercano anche idee di outfit per ogni occasione. Le ricerche di “outfit per cena romantica” sono aumentate di 30 volte, quelle di “outfit appuntamento al bar” di 9 volte, e quelle di “acconciature per feste” di 6 volte.

Trasformare le idee in realtà, anche con un makeup che non passa inosservato

Mentre si fa sempre più concreta la possibilità di superare la pandemia, gli utenti della generazione Z esprimono tutta la gioia e la positività attraverso il look. Durante il lockdown, hanno avuto modo di scoprire il proprio vero stile, ma adesso mostrano di voler trasformare le idee in realtà. Tra le ricerche che vanno per la maggiore, riferisce Ansa, ci sono articoli di moda come “pantaloni zebrati” (+14x), “gonna scozzese” (+12x) e “gioielli hippie” (+16x). La bellezza è da sempre una delle categorie più popolari di Pinterest e la generazione Z non fa eccezione. I suoi utenti sono alla ricerca di idee e prodotti per dare vita a makeup che non passino inosservati. Le ricerche di “makeup e-girl” sono aumentate di 45 volte, quelle di “trucco alternativo” di 60 volte, e quelle di “makeup occhi creativo” di 24 volte.