Nel 2024, il cybercrime ha continuato a dominare la scena della criminalità informatica globale, rappresentando l’86% degli attacchi rilevati. Lo rivela il Rapporto Clusit 2025, realizzato dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, Questa percentuale, in crescita di tre punti rispetto all’anno precedente, evidenzia quanto il cyberspazio sia ormai una delle aree preferite dalla criminalità organizzata. Secondo Sofia Scozzari, membro del Comitato Direttivo Clusit, il crimine informatico ha superato per rendimento molte attività illegali tradizionali, grazie anche alla diffusione di modelli “as-a-Service” che rendono gli attacchi accessibili anche a chi non possiede elevate competenze tecniche.
Parallelamente, gli attacchi legati all’hacktivism sono aumentati del 16%, mentre quelli riconducibili all’Information Warfare – ossia la guerra delle informazioni – sono quasi raddoppiati rispetto al 2023. Solo gli attacchi legati a spionaggio e sabotaggio hanno registrato una contrazione, con un calo di circa 20 punti percentuali. Tuttavia, i ricercatori Clusit sottolineano come proprio gli episodi di spionaggio e guerra informatica abbiano avuto impatti estremamente gravi nel 70% dei casi, spesso legati ai conflitti internazionali in corso.
La situazione italiana: aumentano gli attacchi mirati
Anche in Italia, il cybercrime è stato la principale minaccia informatica del 2024, con il 78% degli attacchi totali attribuibili a gruppi criminali organizzati. Rispetto all’anno precedente, questa percentuale è aumentata del 40,6%, confermando un trend preoccupante.
Un altro fenomeno rilevante è stato l’hacktivism, spesso collegato a tensioni geopolitiche. Dei 279 attacchi complessivi registrati, 80 hanno colpito l’Italia, pari al 29% del totale. Al contrario, non sono stati rilevati episodi significativi legati allo spionaggio o alla guerra informatica, un dato che differenzia il nostro Paese rispetto al contesto globale.
Settori più colpiti: obiettivi multipli, forze armate, sanità
A livello mondiale, il 44% degli attacchi ha riguardato tre settori principali: obiettivi multipli (18%), governi e forze armate (13%) e sanità (13%). Gli attacchi indiscriminati ai cosiddetti “obiettivi multipli” si confermano tra i più diffusi, mentre quelli ai settori governativi e sanitari risultano particolarmente critici per la rilevanza dei dati trattati.
Nel 2024 si è inoltre registrato un forte incremento degli attacchi nei settori dei media (+175%), del commercio (+92%), dell’istruzione (+43%) e del manifatturiero (+38%). In controtendenza, il comparto finanziario e assicurativo ha subito un calo del 16%, grazie a nuove regolamentazioni sulla sicurezza informatica, come il Regolamento DORA in Europa.
Anche in Italia, il settore più colpito è stato quello dei media e dell’informazione, con il 18% degli attacchi totali. Seguono il comparto manifatturiero e gli attacchi a obiettivi multipli (entrambi al 16%), mentre il settore governativo ha registrato il 10% degli incidenti.
Il settore sanitario ha subito un lieve calo rispetto al 2023, mentre trasporti e logistica hanno visto una diminuzione del 4% degli attacchi. Tuttavia, proprio questi settori rimangono particolarmente vulnerabili, con un numero di incidenti superiore alla media globale.
Strategie di difesa: obiettivo tempestività
Gli esperti Clusit sottolineano come la crescente digitalizzazione renda le infrastrutture sempre più esposte agli attacchi informatici. Il settore dei media, ad esempio, ha subito nel 2024 un attacco che ha compromesso i dati di cinque milioni di persone, evidenziando come un’unica vulnerabilità possa generare danni su larga scala.
Secondo Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit, la sicurezza informatica deve essere trattata come una priorità strategica. La Direttiva NIS2, recentemente aggiornata, punta a rafforzare la protezione di settori essenziali, ma il rischio rimane elevato, soprattutto nei settori che gestiscono dati critici o servizi essenziali per la società.
L’unica via percorribile è l’adozione di misure di sicurezza più efficaci, combinando tecnologia avanzata e una maggiore consapevolezza da parte delle aziende e delle istituzioni. Solo così sarà possibile contrastare un fenomeno in continua evoluzione e ridurre l’impatto di attacchi sempre più sofisticati.