L’evoluzione del cybercrime: un fenomeno sempre più diffuso

L’evoluzione del cybercrime: un fenomeno sempre più diffuso

Nel 2024, il cybercrime ha continuato a dominare la scena della criminalità informatica globale, rappresentando l’86% degli attacchi rilevati. Lo rivela il Rapporto Clusit 2025, realizzato dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, Questa percentuale, in crescita di tre punti rispetto all’anno precedente, evidenzia quanto il cyberspazio sia ormai una delle aree preferite dalla criminalità organizzata. Secondo Sofia Scozzari, membro del Comitato Direttivo Clusit, il crimine informatico ha superato per rendimento molte attività illegali tradizionali, grazie anche alla diffusione di modelli “as-a-Service” che rendono gli attacchi accessibili anche a chi non possiede elevate competenze tecniche.

Parallelamente, gli attacchi legati all’hacktivism sono aumentati del 16%, mentre quelli riconducibili all’Information Warfare – ossia la guerra delle informazioni – sono quasi raddoppiati rispetto al 2023. Solo gli attacchi legati a spionaggio e sabotaggio hanno registrato una contrazione, con un calo di circa 20 punti percentuali. Tuttavia, i ricercatori Clusit sottolineano come proprio gli episodi di spionaggio e guerra informatica abbiano avuto impatti estremamente gravi nel 70% dei casi, spesso legati ai conflitti internazionali in corso.

La situazione italiana: aumentano gli attacchi mirati

Anche in Italia, il cybercrime è stato la principale minaccia informatica del 2024, con il 78% degli attacchi totali attribuibili a gruppi criminali organizzati. Rispetto all’anno precedente, questa percentuale è aumentata del 40,6%, confermando un trend preoccupante.

Un altro fenomeno rilevante è stato l’hacktivism, spesso collegato a tensioni geopolitiche. Dei 279 attacchi complessivi registrati, 80 hanno colpito l’Italia, pari al 29% del totale. Al contrario, non sono stati rilevati episodi significativi legati allo spionaggio o alla guerra informatica, un dato che differenzia il nostro Paese rispetto al contesto globale.

Settori più colpiti: obiettivi multipli, forze armate, sanità  

A livello mondiale, il 44% degli attacchi ha riguardato tre settori principali: obiettivi multipli (18%), governi e forze armate (13%) e sanità (13%). Gli attacchi indiscriminati ai cosiddetti “obiettivi multipli” si confermano tra i più diffusi, mentre quelli ai settori governativi e sanitari risultano particolarmente critici per la rilevanza dei dati trattati.
Nel 2024 si è inoltre registrato un forte incremento degli attacchi nei settori dei media (+175%), del commercio (+92%), dell’istruzione (+43%) e del manifatturiero (+38%). In controtendenza, il comparto finanziario e assicurativo ha subito un calo del 16%, grazie a nuove regolamentazioni sulla sicurezza informatica, come il Regolamento DORA in Europa.

Anche in Italia, il settore più colpito è stato quello dei media e dell’informazione, con il 18% degli attacchi totali. Seguono il comparto manifatturiero e gli attacchi a obiettivi multipli (entrambi al 16%), mentre il settore governativo ha registrato il 10% degli incidenti.
Il settore sanitario ha subito un lieve calo rispetto al 2023, mentre trasporti e logistica hanno visto una diminuzione del 4% degli attacchi. Tuttavia, proprio questi settori rimangono particolarmente vulnerabili, con un numero di incidenti superiore alla media globale.

Strategie di difesa: obiettivo tempestività

Gli esperti Clusit sottolineano come la crescente digitalizzazione renda le infrastrutture sempre più esposte agli attacchi informatici. Il settore dei media, ad esempio, ha subito nel 2024 un attacco che ha compromesso i dati di cinque milioni di persone, evidenziando come un’unica vulnerabilità possa generare danni su larga scala.
Secondo Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit, la sicurezza informatica deve essere trattata come una priorità strategica. La Direttiva NIS2, recentemente aggiornata, punta a rafforzare la protezione di settori essenziali, ma il rischio rimane elevato, soprattutto nei settori che gestiscono dati critici o servizi essenziali per la società.

L’unica via percorribile è l’adozione di misure di sicurezza più efficaci, combinando tecnologia avanzata e una maggiore consapevolezza da parte delle aziende e delle istituzioni. Solo così sarà possibile contrastare un fenomeno in continua evoluzione e ridurre l’impatto di attacchi sempre più sofisticati.

A San Valentino boom di truffe online: amore fa rima con spam 

A San Valentino boom di truffe online: amore fa rima con spam 

San Valentino è il giorno dell’amore, dei gesti romantici e delle sorprese inaspettate. Tuttavia, tra fiori e cioccolatini, si nasconde un’insidia sempre più diffusa: le truffe online. Ogni anno, con la festa degli innamorati, le caselle di posta elettronica vengono sommerse da e-mail promozionali, ma anche da tentativi di frode.

Secondo un recente studio di Bitdefender Antispam Lab, nel 2025 il 50% delle e-mail a tema San Valentino sono state identificate come truffe, un dato in forte aumento rispetto all’anno precedente, quando la percentuale era del 25%. Questo significa che sempre più cybercriminali sfruttano la ricorrenza per ingannare le persone, rubando dati personali e informazioni finanziarie.

Come vengono veicolati i messaggi fraudolenti

Le e-mail di spam legate a San Valentino iniziano a circolare già da metà gennaio, con un picco tra il 21 gennaio e il 2 febbraio. Molti dei messaggi provengono dagli Stati Uniti, che risultano essere il principale Paese di origine di questo fenomeno, seguito da Indonesia, India e Regno Unito. Ma non solo: gli Stati Uniti sono anche il Paese che riceve il maggior numero di e-mail fraudolente, con quasi la metà dello spam globale a tema San Valentino diretto alle caselle di posta americane.

I truffatori sfruttano la grande emotività e il desiderio di fare acquisti legati a questa festività per attirare le vittime in tranelli ben congegnati. Promesse di regali esclusivi, offerte imperdibili e sondaggi con premi in palio sono solo alcune delle esche più utilizzate.

Come vengono ingannate le vittime 

Tra le strategie più comuni adottate dai truffatori spiccano le e-mail che invitano a partecipare a sondaggi online con la promessa di vincere premi speciali. In realtà, lo scopo è raccogliere dati sensibili, come nomi, indirizzi e numeri di carta di credito. Spesso, viene richiesta una piccola somma per la “spedizione del premio” o una verifica dei dati bancari, che in realtà porta al furto di denaro.

Un altro metodo diffuso è l’invio di messaggi che sembrano provenire da marchi noti, ma che in realtà sono solo imitazioni sofisticate. I cybercriminali sfruttano il nome di aziende famose per guadagnarsi la fiducia della vittima, inducendola a inserire le proprie informazioni su siti fasulli.

Come tutelarsi?

Per evitare di cadere nella rete dei truffatori, è essenziale prestare attenzione a ogni e-mail sospetta. È importante verificare il mittente dei messaggi e diffidare delle offerte che sembrano troppo vantaggiose per essere vere. Inoltre, è consigliabile evitare di cliccare su link sconosciuti e di fornire informazioni personali o bancarie a siti di dubbia affidabilità.

Anche nel mondo digitale, l’amore va vissuto con cautela. Essere consapevoli dei rischi e saper riconoscere le truffe è il primo passo per proteggersi e godersi San Valentino senza brutte sorprese.

Mutui in ripartenza? Crescita stimata del +10,6% nel 2025

Mutui in ripartenza? Crescita stimata del +10,6% nel 2025

Nonostante la prudenza delle famiglie, nel terzo trimestre 2024 cresce l’utilizzo del mutuo per sostenere l’acquisto casa, con la quota di compravendite residenziali finanziate con un mutuo salita al 44,1%, raggiungendo il valore più alto degli ultimi due anni. Entro il primo trimestre 2026 il mercato dei mutui prevede un calo dell’Euribor 3 mesi fino al 2,10%, e secondo lo studio MutuiSupermarket – Nomisma, nel 2025 le erogazioni sono stimate in crescita del +10,6%.

Il 76% delle famiglie che intende approfittarne,  prevede di acquistare un’abitazione per sostituire la prima casa o comprarne una nuova, scegliendone soprattutto una usata ma in buone condizioni (55%), di metratura compresa tra 70 e 89 metri quadrati (27%) o tra 90 e 109 metri quadrati (33%).

Una priorità per gli under 35

Elevata luminosità, silenzio, e la possibilità di terrazze o balconi, oltre all’efficienza energetica (64%), costituiscono fattori importanti per la scelta.
La tendenza a sottoscrivere un contratto di mutuo risulta particolarmente marcata tra i giovani tra 18 e 34 anni (85%), tra i quali l’acquisto di una casa sarebbe un’esigenza prioritaria a fronte di risorse economiche spesso insufficienti senza il supporto di un finanziamento.

Per prepararsi al momento dell’acquisto 9 famiglie su 10 consultano annunci immobiliari online, mentre il 63% utilizza simulatori di rata sui siti di comparazione dei mutui per individuare le migliori offerte.
Considerando il momento migliore per chiedere il mutuo, il 40% delle famiglie preferisce attendere di aver individuato l’abitazione desiderata, ma 1 italiano su 5 ritiene opportuno avviare la pratica di finanziamento prima di iniziare la ricerca.

Convenienza del tasso e importo della rata i fattori più rilevanti

I fattori più rilevanti che guidano le famiglie sono la convenienza del tasso di interesse e l’importo della rata mensile. Considerata importante anche la possibilità di finanziare oltre l’80% del valore della casa. L’offerta di mutui con una durata superiore a 30 anni, invece, viene considerata particolarmente rilevante per le famiglie monocomponente e quelle a reddito basso.

Solo 1 italiano su 4 è propenso a richiedere un mutuo per coprire fino al 50% del valore, mentre il 75% si orienta verso un valore superiore, addirittura fino al 100% (8%).
Mutui Green e agevolazioni sono al centro degli interessi delle famiglie: il 59% ricerca un’abitazione in classe A o B, o ristrutturabile, per poter richiedere un Mutuo Green a tassi scontati. Analogamente, il 51% dei più giovani mostra forte interesse per le agevolazioni under 36.

Nel futuro sarà online anche la fase di sottoscrizione

Il 61% delle famiglie utilizza le piattaforme online per raccogliere informazioni sui mutui.
Questa soluzione risulta particolarmente apprezzata per la possibilità di simulare la rata e la facilità di confrontare i tassi di interesse delle diverse offerte disponibili. Inoltre, il 23% preferirebbe sottoscrivere un mutuo completamente online, completando l’intero processo da remoto senza la necessità di recarsi in filiale.

Il canale online consente infatti risparmi significativi: tra il 2020-2024 ha permesso di ottenere un risparmio sul mutuo a tasso fisso (in termini di minore TAEG rispetto al TAEG medio di mercato) pari all’1,5%, con una punta del 2,2% nel primo trimestre 2023.

Gli italiani e l’automobile: abitudini, preferenze e dinamiche di mercato

Gli italiani e l’automobile: abitudini, preferenze e dinamiche di mercato

Quali spese, non soltanto collegate all’automobile, devono affrontare le famiglie italiane nel 2025? E quale priorità viene assegnata all’auto? Inoltre, qual è l’impatto delle esperienze d’uso sulle decisioni di acquisto di un’auto da parte delle famiglie?

A queste domande risponde il primo osservatorio dal titolo ‘L’auto che vorrei’, realizzato in partnership da Ipsos e Fleet&Mobility, il centro studi specializzato nell’analisi e nelle interpretazioni di dati e fenomeni relativi al settore automotive.
Il nuovo studio prevede tre edizioni, a febbraio, maggio e settembre, tre occasioni per analizzare l’intero anno, il trimestre e il semestre, offrendo dati utili in sede di definizione delle stime e del budget per gli operatori. 

Per l’82% guidare è piacevole

Secondo i primi risultati, per gran parte degli automobilisti italiani ‘usare l’auto è piacevole’. Più in particolare, questo vale per l’82% dei possessori di automobile intervistati.
Il 77% del campione rappresentativo degli automobilisti afferma poi che nonostante le problematiche legate al traffico e al parcheggio, utilizzare l’auto li fa sentire comodi e protetti.

In ambito urbano, il 47% dichiara di non utilizzare altri mezzi se non la propria auto, e il 77% non considera l’opzione di rinunciare all’automobile per alternative più costose, come, ad esempio, il taxi.
Tanto che il 59% non gradirebbe ulteriori limitazioni all’uso della propria auto.

Libertà di muoversi e viaggiare, ma anche di gestire la vita quotidiana

L’automobile si conferma uno strumento di indipendenza fondamentale, infatti, l’88% degli intervistati apprezza la libertà che il proprio veicolo garantisce, specialmente per i viaggi fuori città.

L’importanza dell’auto nella vita quotidiana degli italiani è evidenziata dal fatto che il 44% del campione ritiene la rinuncia all’auto un peggioramento significativo della propria qualità di vita. Anche per un altro 29% tale rinuncia peggiorerebbe la qualità della vita, ma in misura non significativa.

L’alternativa noleggio non convince e non conviene

Lo studio rivela anche interessanti tendenze di mercato.
Anzitutto, gli intervistati guidano auto acquistate mediamente nel 2018, in sostituzione di veicoli risalenti al 2009. E nel futuro, il 22% del campione considera probabile l’acquisto di un’auto di produzione cinese.

Quanto all’opportunità di ‘affittare’ un’auto in alternativa all’acquisto, il noleggio a lungo termine risulta ancora poco diffuso.
Quali sono le motivazioni? Il forte attaccamento alla proprietà dell’auto e la perplessità circa la convenienza economica della ‘formula noleggio’.

Assunzioni: 497mila entrate previste a gennaio, ma 246mila… non si trovano

Assunzioni: 497mila entrate previste a gennaio, ma 246mila… non si trovano

A gennaio 2025 in totale sono oltre 497mila i lavoratori ricercati dalle imprese, e circa 1,4 milioni per il primo trimestre dell’anno. A programmare un maggior numero di assunzioni sono le imprese del Nord-Ovest (159mila) e del Sud (123mila), seguite da quelle del Nord-Est (115mila).
Guidano la domanda le imprese turistiche, che nel mese programmano circa 67mila entrate (+16mila vs gennaio 2024), seguite dal commercio (oltre 77mila entrate, +2mila).
In flessione, le previsioni dell’industria manifatturiera e dei servizi alle imprese (entrambi -12mila unità).

Sono però 246mila le posizioni difficili da reperire.
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, grazie al Programma nazionale Giovani, donne e lavoro cofinanziato dall’Unione europea.

Guidano la domanda le microimprese. Permane un mismatch elevato

Nel mese in corso l’industria complessivamente programma 161mila assunzioni (-6,4% vs 2024), di cui109mila nelle industrie manifatturiere e nelle public utilities (-9,7%), e 52mila nelle costruzioni (+1,4%). I servizi nel complesso prevedono di assumere 336mila lavoratori, pressoché stabili su base annua.
Sotto l’aspetto dimensionale sono le microimprese (fino a 9 dipendenti) a prevedere una crescita delle assunzioni (+1,5mila vs 2024). In flessione la previsione delle medio-grandi imprese (-8mila e -4mila).

Sempre a gennaio il mismatch tra domanda e offerta di lavoro interessa addirittura il 49,4% di quelle programmate, soprattutto a causa della mancanza di candidati (32,0%).
La difficoltà di reperimento è più elevata nelle regioni del Nord-Est, con oltre il 54% di posizioni vacanti, seguite dal Centro (101mila).

Professioni più ricercate e difficili da reperire

Dal Borsino delle professioni, nel gruppo delle professioni intellettuali e scientifiche sono difficili da reperire analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni (62,1%) e ingegneri (58,5%), mentre tra le professioni tecniche, tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (67%) e tecnici della salute (66,3%).

Tra le attività commerciali e nei servizi risultano di più difficile reperimento gli operatori della cura estetica (59,8%) e le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (55,9%).
Elettricisti (75,5%), fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (74,5%) presentano la più elevata difficoltà di reperimento tra gli operai specializzati, mentre per i conduttori si contraddistinguono gli operai addetti a macchinari dell’industria tessile/confezioni (67,9%) e gli addetti alle macchine per lavorazioni metalliche (65,6%).

Oltre 89mila posizioni destinate a immigrati

I contratti a tempo determinato si confermano la forma maggiormente proposta (circa 215mila unità, 43,2% del totale), seguiti dai contratti a tempo indeterminato (115mila, 23,1%).
Quanto ai livelli di istruzione, il 18% delle ricerche di personale è rivolto a laureati (90mila), il 28% a diplomati (138mila) e il 34% a chi ha una qualifica/diploma professionale (167mila). Oltre 11mila le richieste per i diplomati ITS Academy.

Oltre 89mila assunzioni di lavoratori sono invece destinate a immigrati (18%), soprattutto nei settori dei servizi operativi (28,8%), trasporto/logistica (26,3%), metallurgia (21,4%), alloggio e ristorazione (20%) e costruzioni (19,9%). 
Inoltre, per 148mila posti di lavoro (30%) si richiedono giovani under30, in particolare, nei settori finanziario (43,1%), turistico (41,8%) e informatico (40,7%).

Buste paga e tredicesime: al Nord più alte del 50%

Buste paga e tredicesime: al Nord più alte del 50%

Secondo un’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA tra i lavoratori dipendenti privati del Nord e quelli del Sud le differenze retributive sono più che evidenti: nel settentrione si guadagna mediamente quasi il 50% in più rispetto al meridione. In termini monetari, +8.450 euro lordi l’anno. Se i dipendi privati del Nord percepiscono una busta paga di circa 2mila euro lordi al mese, quella dei colleghi del Sud sfiora 1.350 euro.

Sebbene le gabbie salariali siano state abolite nel 1972, oltre 50 anni di applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) non hanno mitigato le marcate differenze retributive tra le regioni italiane, anche se l’obiettivo, in linea di massima, è stato raggiunto solo a livello intra-settoriale.
Per il mese di dicembre, ovviamente, lo spread riguarda anche la tredicesima mensilità, pagata proprio alla fine dell’anno.

Colpa di caro vita e produttività, ma non solo

È chiaro che queste disuguaglianze salariali molto marcate sono legate al caro-vita e alla produttività, nettamente superiori al Nord rispetto al Sud, al fatto che i valori retributivi medi sono condizionati negativamente dalla presenza dei contratti a termine (part-time involontario, stagionali, intermittenti, etc.), che gravitano in particolare nel Mezzogiorno, e alla concentrazione delle multinazionali, dei grandi gruppi industriali e degli istituti di credito/finanziari/assicurativi, che rispetto alle Pmi, erogano stipendi più pesanti, ma non sono distribuiti uniformemente lungo tutto lo stivale.
La presenza di queste realtà, infatti, si raccoglie, in particolar modo, nelle grandi aree urbane del Nord.

La classifica degli stipendi non stupisce

In dettaglio, l’area geografica con gli stipendi medi più alti è Milano, dove la retribuzione mensile media nel 2023 è di 2.642 euro. Seguono i dipendenti privati di Monza-Brianza (2.218 euro) e i lavoratori delle province ubicate lungo la via Emilia (Parma, 2.144 euro, Modena, 2.129 euro, Bologna, 2.123 euro, Reggio Emilia, 2.072 euro)

Nella graduatoria nazionale di 107 province la prima realtà geografica del Mezzogiorno è Chieti, che occupa il 55° posto (1.598 euro), mentre tra le province con le retribuzioni più ‘leggere’, ci sono Trapani (1.143 euro), Cosenza (1.140 euro) e Nuoro (1.129 euro). Maglia nera è Vibo Valentia (1.030 euro). 

L’inflazione cresce più del monte salari

Nel 2023 il monte salari lordo erogato ai 17,3 milioni di lavoratori dipendenti privati ha toccato 411,3 miliardi di euro, equivalenti a una retribuzione media mensile lorda di 1.820 euro (+3,5% vs 2022). L’inflazione però è cresciuta del +5,7%. Inoltre, il 60% dell’ammontare complessivo delle retribuzioni sono state pagate ai lavoratori del Nord. 

Quanto alla tredicesima, a partire dal 1960 i lavoratori dipendenti italiani ricevono nel mese di dicembre un doppio stipendio, ma questa gratifica natalizia risulta leggermente inferiore poiché il livello di tassazione è superiore rispetto a quello in capo allo stipendio ordinario.
Ma negli ultimi giorni di dicembre 2024, 4,6 milioni di lavoratori subordinati con un reddito lordo inferiore a 28.000 euro e almeno un figlio a carico, stanno percependo un bonus di 100 euro netti. 

Caro energia: gli italiani sono pronti a ridurre i consumi per risparmiare

Caro energia: gli italiani sono pronti a ridurre i consumi per risparmiare

Secondo l’85% degli italiani le bollette per i consumi energetici rimarranno elevate per almeno i prossimi tre anni, una prospettiva che preoccupa per l’impatto sul bilancio domestico. E oltre la metà (53%) attualmente è più consapevole e preoccupata dei costi di riscaldamento rispetto a cinque anni fa, segno di una maggiore attenzione ai consumi.

Negli ultimi anni il crescente peso delle spese energetiche sul costo della vita ha messo in allarme molte famiglie italiane. Questo scenario non sembra destinato a cambiare. Lo dimostrano i risultati del sondaggiocondotto da tado°, produttore di termostati intelligenti, e fornitore di soluzioni per la gestione energetica.

In cerca di soluzioni innovative, dai pannelli solari alle pompe di calore

Per far fronte a questa situazione, il 64% della popolazione manifesta l’intenzione di adottare misure per ridurre i consumi energetici nei prossimi anni.
Tra le soluzioni più gettonate figurano l’installazione di pannelli solari (20%), interventi di isolamento termico su finestre, pareti o tetti (19%) e l’adozione di pompe di calore (11%).

Questi investimenti non rappresentano solo una risposta alle difficoltà attuali, ma anche un’opportunità per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni e rendere più sostenibili i consumi. La volontà di intervenire dimostra come il caro energia stia spingendo sempre più italiani a cercare soluzioni innovative e durature per affrontare il problema.

Installare un termostato intelligente è la soluzione giusta

Un’altra delle misure che può contribuire nella riduzione dei consumi è l’adozione di termostati intelligenti, i quali rappresentano una tecnologia efficacie per permettere la riduzione delle bollette del riscaldamento e dell’acqua calda di circa il 22%. 

Oltre la metà degli intervistati (51%) segnala la programmazione intelligente come la funzionalità preferita, seguita dalla possibilità di controllare il clima di ogni singola stanza in maniera separata (22%).
I termostati intelligenti e i termostati per radiatori, con opzioni cablate e wireless, sono compatibili con oltre il 95% delle case in Europa. Qualsiasi radiatore con valvola termostatica esistente può essere trasformato in un radiatore intelligente semplicemente sostituendo il termostato.

Emerge la necessità di proteggersi dall’aumento dei costi

Christian Deilmann, cpo e co-fondatore di tado°, sottolinea l’importanza di prendere il controllo dei consumi energetici per proteggersi dall’aumento dei costi.

Il sondaggio evidenzia infatti che la maggior parte degli italiani, così come l’80% dei cittadini europei, è consapevole di dover affrontare bollette energetiche elevate, manifestando una preoccupazione maggiore rispetto a cinque anni fa. Tuttavia, adottare semplici misure di risparmio energetico può contribuire a mitigare gli impatti finanziari.

La situazione sociale in Italia nel 2024: intrappolati nella “medietà”

La situazione sociale in Italia nel 2024: intrappolati nella “medietà”

L’Italia continua a muoversi intorno a una linea di galleggiamento, senza incorrere in capitomboli rovinosi nelle fasi recessive, ma senza compiere scalate eroiche nei cicli positivi.
Anche nella dialettica sociale la sequela di disincanto, frustrazione, senso di impotenza, risentimento, sete di giustizia, brama di riscatto, smania di vendetta ai danni di un presunto colpevole, così caratteristica dei nostri tempi, non sfocia in violente esplosioni di rabbia.

Se il 2024 potrebbe essere ricordato come l’anno dei record (il record degli occupati e del turismo estero, ma anche il record della denatalità, del debito pubblico e dell’astensionismo elettorale), l’analisi che emerge dal capitolo ‘La società italiana al 2024’ del 58° Rapporto Censis consegna un’immagine più aderente alla reale situazione sociale del Paese. Quella di una continuità nella medietà in cui restiamo intrappolati.

La caduta del ceto medio e l’avversione per i valori repubblicani

Negli ultimi vent’anni (2003-2023) il reddito disponibile lordo pro-capite si è ridotto in termini reali del 7,0%. E nell’ultimo decennio anche la ricchezza netta pro-capite è diminuita del 5,5%.
La sindrome italiana nasconde non poche insidie. L’85,5% degli italiani ormai è convinto che sia molto difficile salire nella scala sociale.
All’erosione dei percorsi di ascesa economica e sociale del ceto medio corrisponde una crescente avversione ai valori costitutivi dell’agenda collettiva del passato.

Il tasso di astensione alle ultime elezioni europee ha segnato un record nella storia repubblicana: il 51,7%. Alle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, nel 1979, l’astensionismo si fermò al 14,3%.

Prevalgono le istanze identitarie-individuali a discapito delle lotte sociali 

In una società che ristagna, le questioni identitarie sostituiscono le istanze delle classi sociali tradizionali e assumono una centralità inedita nella dialettica socio-politica.
Ora si ingaggia una competizione a oltranza per accrescere il valore sociale delle identità individuali etnico-culturali, religiose, di genere o relative all’orientamento sessuale, secondo una ricombinazione interclassista.

La rivalità delle identità e la lotta per il riconoscimento implicano l’adozione della logica ‘amico-nemico’.
Se il ceto medio si sfibra, il Paese non è più immune al rischio delle trappole identitarie.

Culturalmente impreparati al “salto d’epoca”

Mentre il dibattito politico si arrovella sui criteri normativi da adottare per regolare l’acquisizione della cittadinanza, il 57,4% degli italiani ritiene che ‘l’italianità’ sia cristallizzata e immutabile, definita dalla discendenza diretta da progenitori italiani.

Ma siamo culturalmente preparati al salto d’epoca? La mancanza di conoscenze di base rende i cittadini più disorientati e vulnerabili. Per quanto riguarda il sistema scolastico, non raggiungono i traguardi di apprendimento in italiano. Mentre si discute di egemonia culturale, per molti italiani si pone invece il problema di una cittadinanza culturale ancora di là da venire. Ma nel limbo dell’ignoranza attecchiscono stereotipi e pregiudizi.

Come risparmiare sulle bollette di luce e gas?

Come risparmiare sulle bollette di luce e gas?

Energia, quanto ci costi! Ma spendiamo realmente il “giusto”? Un’analisi condotta da Facile.it su oltre 28.000 utenze tra settembre 2023 e agosto 2024 rivela che il 68% dei consumatori che hanno cambiato fornitore di luce e gas pagava, prima del passaggio, tariffe superiori alla media di mercato. Questo si traduceva in un aggravio medio annuo di 415 euro per l’elettricità e 490 euro per il gas metano.

Esaminando più nel dettaglio, il 76% dei contratti per l’energia elettrica comportava una spesa annua di circa 1.380 euro, contro una media di 965 euro. Per il gas, il 40% degli utenti spendeva fino a 2.100 euro all’anno, rispetto alla media di poco meno di 1.600 euro.

Perché le tariffe sono così alte?

La grande varietà di operatori sul mercato libero rende complesso orientarsi tra le offerte. “Scegliere una tariffa non adatta può comportare uno spreco di centinaia di euro ogni anno”, spiegano gli esperti. Per evitare questo rischio, è fondamentale saper leggere le bollette, monitorare costantemente i propri costi e confrontarli con le proposte di altri fornitori.

Come verificare se si paga troppo

Per capire se la propria tariffa è competitiva, è necessario analizzare la sezione della bolletta dedicata alla “spesa materia energia”. Dividendo il costo totale per l’energia consumata (in kWh per l’elettricità o Smc per il gas), si ottiene il prezzo unitario della materia energia.

Oggi, le migliori offerte a prezzo fisso si attestano intorno a 0,18 €/kWh per l’elettricità e 0,61 €/Smc per il gas. Se i valori della vostra bolletta sono superiori, significa che state pagando più del dovuto e potete trovare opzioni più convenienti.

Confrontare le offerte: come fare

Per confrontare le tariffe è necessario partire dalla “bolletta di dettaglio”, che contiene informazioni essenziali. Le voci principali da considerare sono: la quota fissa, indipendente dai consumi; la quota variabile, legata alla quantità di energia utilizzata.

Richiedere sempre al nuovo fornitore il costo di entrambe le componenti vi aiuterà a identificare l’offerta migliore. Le esigenze personali giocano un ruolo cruciale: per famiglie numerose, è meglio concentrarsi sulla quota variabile, mentre chi consuma poca energia dovrebbe valutare con attenzione il costo della quota fissa.

Conclusioni

Non esiste un fornitore universalmente migliore; la scelta va calibrata sulle proprie abitudini e necessità. Per chi trova difficoltà a orientarsi, rivolgersi a consulenti indipendenti può essere una soluzione utile per individuare l’offerta più vantaggiosa.

Italia, boom del “Buy Now, Pay Later”: i motivi del successo

Italia, boom del “Buy Now, Pay Later”: i motivi del successo

Il metodo di pagamento “Buy Now, Pay Later” (BNPL) ha registrato un’importante crescita in Italia. Questo trend ha rivoluzionato le abitudini di consumo, soprattutto tra le generazioni più digitalizzate. Questo strumento di pagamento si è diffuso rapidamente a livello globale, accelerato anche dalla pandemia.
Anche in Italia, sebbene con un ritmo più moderato rispetto ai mercati più sviluppati, il BNPL guadagna sempre più terreno.

La crescita del BNPL e le differenze rispetto ai prestiti “classici”

Secondo un’analisi CRIF, il BNPL sta integrandosi progressivamente nel commercio elettronico, espandendosi in nuovi settori e conquistando sempre più appeal presso i consumatori. Questo sviluppo lo conferma come una valida alternativa ai piccoli prestiti tradizionali. Dal 2022, i contratti BNPL hanno registrato un incremento del 133% nel secondo trimestre del 2024 rispetto all’inizio del periodo analizzato, un dato nettamente superiore rispetto all’aumento del 12% rilevato nei prestiti “Small Ticket” sotto i 5.000 euro.

Il successo del BNPL è attribuibile a tre fattori principali: l’integrazione nei processi di acquisto online, che lo rende semplice e intuitivo; l’ampliamento dell’offerta a settori come turismo, viaggi e abbigliamento; e il mutamento delle preferenze dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni flessibili.

Generazione X e i Millennials i principali utilizzatori  

In Italia, sono soprattutto la Generazione X e i Millennials a trainare l’adozione del BNPL: rappresentano rispettivamente il 42% e il 34% dei contratti stipulati nel primo trimestre del 2024. Questi due gruppi generazionali costituiscono complessivamente il 76% degli utilizzatori, confermando una forte propensione verso metodi di pagamento innovativi.

Un dato sorprendente è la crescente adozione del BNPL da parte dei Baby Boomers, la cui quota è aumentata del 5% nell’ultimo anno, raggiungendo il 21% del totale dei contratti. Questo fenomeno evidenzia come anche le fasce d’età più mature stiano abbracciando la digitalizzazione e le nuove modalità di pagamento.

Si usa sempre più spesso 

Oltre a coprire sempre più generazioni, il BNPL registra anche  un incremento nella frequenza d’uso. Nel 2024, il 54% degli utilizzatori ha sottoscritto più di un contratto, in crescita rispetto al 2023. La percentuale di chi ha attivato cinque o più contratti è salita dal 13% al 16%, segno che i consumatori stanno facendo un uso sempre più frequente di tale strumento.

Secondo Antonio Deledda di CRIF, il BNPL non solo si conferma un’opzione versatile, ma rappresenta anche un acceleratore dell’inclusione finanziaria, attirando i cosiddetti “New to Credit”, cioè chi si avvicina per la prima volta al mondo del credito. L’adozione diffusa e la personalizzazione dell’offerta indicano che il BNPL sta diventando un pilastro delle abitudini di consumo.