L’Italia continua a muoversi intorno a una linea di galleggiamento, senza incorrere in capitomboli rovinosi nelle fasi recessive, ma senza compiere scalate eroiche nei cicli positivi.
Anche nella dialettica sociale la sequela di disincanto, frustrazione, senso di impotenza, risentimento, sete di giustizia, brama di riscatto, smania di vendetta ai danni di un presunto colpevole, così caratteristica dei nostri tempi, non sfocia in violente esplosioni di rabbia.
Se il 2024 potrebbe essere ricordato come l’anno dei record (il record degli occupati e del turismo estero, ma anche il record della denatalità, del debito pubblico e dell’astensionismo elettorale), l’analisi che emerge dal capitolo ‘La società italiana al 2024’ del 58° Rapporto Censis consegna un’immagine più aderente alla reale situazione sociale del Paese. Quella di una continuità nella medietà in cui restiamo intrappolati.
La caduta del ceto medio e l’avversione per i valori repubblicani
Negli ultimi vent’anni (2003-2023) il reddito disponibile lordo pro-capite si è ridotto in termini reali del 7,0%. E nell’ultimo decennio anche la ricchezza netta pro-capite è diminuita del 5,5%.
La sindrome italiana nasconde non poche insidie. L’85,5% degli italiani ormai è convinto che sia molto difficile salire nella scala sociale.
All’erosione dei percorsi di ascesa economica e sociale del ceto medio corrisponde una crescente avversione ai valori costitutivi dell’agenda collettiva del passato.
Il tasso di astensione alle ultime elezioni europee ha segnato un record nella storia repubblicana: il 51,7%. Alle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, nel 1979, l’astensionismo si fermò al 14,3%.
Prevalgono le istanze identitarie-individuali a discapito delle lotte sociali
In una società che ristagna, le questioni identitarie sostituiscono le istanze delle classi sociali tradizionali e assumono una centralità inedita nella dialettica socio-politica.
Ora si ingaggia una competizione a oltranza per accrescere il valore sociale delle identità individuali etnico-culturali, religiose, di genere o relative all’orientamento sessuale, secondo una ricombinazione interclassista.
La rivalità delle identità e la lotta per il riconoscimento implicano l’adozione della logica ‘amico-nemico’.
Se il ceto medio si sfibra, il Paese non è più immune al rischio delle trappole identitarie.
Culturalmente impreparati al “salto d’epoca”
Mentre il dibattito politico si arrovella sui criteri normativi da adottare per regolare l’acquisizione della cittadinanza, il 57,4% degli italiani ritiene che ‘l’italianità’ sia cristallizzata e immutabile, definita dalla discendenza diretta da progenitori italiani.
Ma siamo culturalmente preparati al salto d’epoca? La mancanza di conoscenze di base rende i cittadini più disorientati e vulnerabili. Per quanto riguarda il sistema scolastico, non raggiungono i traguardi di apprendimento in italiano. Mentre si discute di egemonia culturale, per molti italiani si pone invece il problema di una cittadinanza culturale ancora di là da venire. Ma nel limbo dell’ignoranza attecchiscono stereotipi e pregiudizi.