Bonus ristrutturazione casa 2022: tutte le novità

Bonus ristrutturazione casa 2022: tutte le novità

Il Bonus ristrutturazione, ricorda laleggepertutti.it, è stato introdotto per la prima volta dall’articolo 16-bis del DPR 917 del 1986. Nel 2013 è stato potenziato con il Decreto Legge n. 63, e con la legge di Bilancio 2022 è stato esteso fino al 31 dicembre 2024. Dal 2022, con la finalità di contrastare possibili frodi, sono stati modificati i nuovi adempimenti relativi alla cessione del credito e alla possibilità di accedere all’incentivo. Il Bonus ristrutturazione consiste in una detrazione del 50% sull’Irpef fino a un massimo di 96.000 euro di spesa, per interventi di ristrutturazione edilizia e manutenzione, straordinaria o ordinaria. La detrazione verrà ripartita in 10 quote annuali di eguale importo. Può essere richiesto da tutti gli italiani che sono soggetti al pagamento di imposte sui redditi, siano proprietari o titolari dei diritti sugli immobili da ristrutturare.

Chi ne può usufruire?

Possono accedere all’incentivo e hanno il diritto alla detrazione il proprietario, il titolare di un diritto reale sull’immobile soggetto ai lavori (uso, abitazione o superficie), l’inquilino, i soci di cooperative (divise e non), i soci di specifiche società semplici, e gli imprenditori individuali. Può usufruirne (a patto che sostenga in modo regolare tutte le spese e sia l’intestatario di bonifici e fatture) anche un familiare convivente con il possessore dell’immobile oggetto dell’intervento di ristrutturazione: coniuge, componente dell’unione civile e tutti i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado, o il coniuge separato ma assegnatario dell’immobile.

I lavori ammessi

I lavori sugli immobili residenziali per i quali è assicurata la detrazione riguardano tutti gli interventi relativi alla manutenzione straordinaria, al restauro e alla ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria (anche rurali) o sulle parti comuni degli edifici (i condomini), gli interventi necessari per la ricostruzione di un immobile danneggiato in seguito a eventi calamitosi (a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza), i lavori finalizzati alla costruzione di autorimesse o posti auto (anche di proprietà comune), quelli effettuati per la realizzazione di ogni strumento e attrezzo idoneo a consentire lo spostamento in luoghi interni o esterni di persone portatrici di handicap, e quelli compiuti per prevenire il rischio di possibili atti illeciti (furto, aggressione, sequestro di persona eccetera).

Incentivi per interventi antisismici

Il Bonus ristrutturazione, riporta Adnkronos, consente anche agevolazioni per tutte le spese relative a interventi antisismici su tutti gli edifici residenziali che si trovino nelle zone considerate ad alta pericolosità sismica (zona 1 e zona 2). La detrazione, del 50%, spetta a tutti coloro che hanno effettuato lavori nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021.
Con la Legge di Bilancio 2022 il Bonus è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022. Tale agevolazione è da calcolare su un importo complessivo di 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno. 

Quattro americani su 10 dicono no alle news: sono “troppo deprimenti” 

Quattro americani su 10 dicono no alle news: sono “troppo deprimenti” 

Il 42% dei cittadini americani, in pratica, 4 su 10, e in prevalenza donne, evitano spesso di leggere le news considerate ‘troppo deprimenti’, soprattutto quelle relative alla pandemia, all’invasione russa dell’Ucraina e al crescente costo della vita. Secondo una recente ricerca di Reuters Institute si tratta della percentuale più alta al mondo, che segnala però una tendenza generalizzata, aumentata dal 29% al 38% in 5 anni, ed evidente soprattutto nei Paesi col più alto tasso di trambusto politico, come appunto gli Stati Uniti, il Brasile e la Gran Bretagna. Una tendenza che rappresenta una vera e propria epidemia, in particolare tra gli under 35, che peraltro si informano sempre di più su TikTok e altre piattaforme social, perché ‘lì’ le notizie abbassano il morale (36%).

Cala anche il livello di fiducia sulla validità delle notizie 

Anche il livello di fiducia nelle news, e nei media che le producono, continua a calare: solo il 42% ci crede gran parte delle volte. Una percentuale che negli Usa è scesa al record mondiale del 26%, con una decina di punti persi sotto il costante attacco alla stampa della presidenza Trump. Il fenomeno ha spinto esperti e intellettuali a indagare i motivi di questa fuga dal crescente e incessante bombardamento delle notizie. Tra loro Amanda Ripley, una nota giornalista (Time, The Atlantic) e scrittrice americana (autrice del bestseller The Smartest Kids in the World) che ha cominciato a formare giornalisti per coprire diversamente i conflitti polarizzanti, in partnership con il Solutions Journalism Network.

Leggerle fa male

La reporter, che ha raccontato recentemente la sua esperienza sul Washington Post, confessa di aver staccato la spina dalle news per anni dopo essere andata da un terapista, scoprendo che anche alcuni colleghi (in maggioranza donne) facevano altrettanto.
“Se molti di noi si sentono intossicati dai nostri prodotti, potrebbe esserci qualcosa di sbagliato in essi?”, si è chiesta, trovando conferma nella ricerca di Reuters Institute, secondo cui le news sono scoraggianti, ripetitive, di dubbia credibilità e lasciano il lettore con una sensazione di impotenza.
Ma, a suo avviso, per spiegare la crescente disaffezione dalle notizie non basta la scarsa fiducia nei media o il loro modello di business basato sul presunto appeal della negatività.

Difficile metabolizzare una valanga perpetua di cattive notizie

Di fatto la stampa ignora la capacità di metabolizzare una valanga perpetua di cattive notizie. “Non penso che siamo equipaggiati, psicologicamente o mentalmente a ricevere notizie e immagini catastrofiche e disorientanti 24/7”, spiega Krista Tippett, premiata da Barack Obama con la medaglia per gli studi umanistici. Intervistando altri esperti, tra medici, scienziati e psicologi, Ripley è arrivata alla conclusione che ai media mancano tre ingredienti: la speranza (la cui assenza genera depressione, ansia, malattie), l’azione e la dignità. I reporter, riporta Ansa, dovrebbero quindi trovare un modo per far intravedere la speranza dietro la paura, per convertire la rabbia in possibili soluzioni, per accostarsi a tutti con rispetto.

iPhone e Android: gli utenti passano almeno 4 ore al giorno sulle app

iPhone e Android: gli utenti passano almeno 4 ore al giorno sulle app

Lo rivela un nuovo report firmato dalla società di analisi Data.ai (ex App Annie): nel secondo trimestre 2022 gli utenti degli smartphone o tablet.iOS e Android trascorrono in media più di quattro ore al giorno sulle app. La quantità di tempo trascorso davanti allo schermo dei device smart però non è diminuita così sensibilmente rispetto al 2020, e il dato sorprende se si considera che allora i cittadini di tutto il mondo erano bloccati in casa per il lockdown, quindi, con molto più tempo libero a disposizione. Sembra che la pandemia, del resto, abbia in qualche modo modificato le abitudini dei consumatori. Chi ha iniziato a usare di più le app durante l’isolamento ha mantenuto infatti le sue abitudini nonostante il ritorno alla ‘normalità’. 

Singapore e Indonesia: +40% di tempo trascorso sulle app

Il report di Data.ai prende in considerazione 13 mercati internazionali, ovvero Indonesia, Singapore, Brasile, Messico, Australia, India, Giappone, Corea del Sud, Canada, Russia, Turchia, Stati Uniti e Regno Unito. Secondo il report, ad esempio, nel 2020 la media per utente di utilizzo di app a Singapore era di 4,1 ore, mentre ora è salita a 5,7, e l’Australia è passata da 3,6 ore a 4,9. In entrambi i paesi la crescita è risultata del 40%. Un trend che d’altronde si riflette in molti altri paesi, come l’Indonesia (+10%), l’India (+5%), il Giappone (+5%), il Canada (+20%), la Russia (+10%), gli USA (+5%), il regno Unito (+5%), la Cina (+5%) e la Germania (+10%).

La più scaricata è Instagram, TikTok la più utilizzata, Facebook quella con più utenti

Instagram è stata la app in assoluto più scaricata nel secondo trimestre del 2022, mentre TikTok è stata quella utilizzata più a lungo. Facebook è ancora l’app con più utenti attivi al mese, sopra a WhatsApp, Instagram, Messenger, TikTok, Telegram, Amazon, Twitter, Spotify e Netflix. Tra i videogiochi, Pokémon Go ha segnato un vistoso aumento di utenti grazie alla nuova stagione, iniziata il primo giugno di quest’anno, riporta Adnkronos.

Dopo la pandemia il tempo medio di utilizzo ha continuato a crescere

Il tempo medio di utilizzo delle app mobili, si legge su AppAndroid, ha raggiunto l’apice nel corso del secondo trimestre del 2020 a causa della pandemia, ma sembra che in alcuni paesi molte persone abbiano mantenuto le abitudini acquisite durante i vari lockdown. Il tempo medio trascorso utilizzando varie applicazioni mobili non solo non è diminuito dopo la normalizzazione della situazione sanitaria, ma ha continuato a crescere.

Pmi e rincari: nel 2022 quasi 106 miliardi per luce e gas 

Pmi e rincari: nel 2022 quasi 106 miliardi per luce e gas 

A causa dei rincari di energia elettrica e gas il costo aggiuntivo che le Pmi italiane subiranno nel 2022 sfiora i 106 miliardi di euro, una stangata che rischia di provocare una vera debacle al nostro sistema produttivo. La stima è stata calcolata dall’Ufficio studi CGIA ipotizzando per l’anno in corso gli stessi consumi registrati nell’anno pre-pandemia, ma applicando per l’intero 2022 le tariffe medie di luce e gas sostenute in questi ultimi sei mesi. I 106 miliardi di extra costo, tuttavia, potrebbero essere addirittura sottostimati: se dal prossimo autunno la Russia dovesse chiudere ulteriormente le forniture di gas verso l’Europa, è probabile che il prezzo di questa materia prima subirà un’impennata. 

Una bolletta da 108,5 miliardi di euro

Se ciò dovesse accadere, il costo medio dell’ultima parte dell’anno salirebbe a un livello molto superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2022. In ogni caso, se nel 2019 il costo medio dell’energia elettrica ammontava a 52 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 si è attestato a 250 euro (+378%). Pertanto, a fronte di un consumo di 217.334 GWh, il costo totale in capo alle imprese nel 2019 ha toccato i 35,9 miliardi di euro, mentre quest’anno la bolletta toccherà 108,5 miliardi di euro (+72,6 miliardi).

Più 33,3 miliardi di euro spesi per il gas

Per il gas, viceversa, se tre anni fa il costo medio era di quasi 16 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 il prezzo ha sfiorato i 100 euro (+538%). Perciò, a fronte di un consumo medio annuo di 282.814 GWh, nel 2019 le imprese hanno sostenuto un costo medio complessivo pari a 9,5 miliardi di euro, contro i 42,8 miliardi del 2022 (+33,3 miliardi di euro).
Sommando quindi i 72,6 miliardi di extra costi per la luce e i 33,3 per il gas otteniamo 105,9 miliardi di costi aggiuntivi che le aziende dovranno farsi carico quest’anno rispetto al 2019.

Il Governo in parte ha smorzato l’impennata dei costi energetici

Ancorché insufficienti, va comunque segnalato che il Governo – riporta Askanews – ha in parte smorzato l’impennata dei costi energetici. I soldi messi a disposizione per mitigare i rincari nel biennio 2021-22, infatti, ammontano, includendo anche il Decreto Aiuti, a 22,2 miliardi di euro, di cui 16,6 nel 2022. Di questi, 3,2 miliardi hanno ‘ristorato’ le famiglie, 7,5 le imprese e 11,5 sosterranno sia le prime sia le seconde.

Aumentano i prezzi: le classifiche dei rincari delle vacanze

Aumentano i prezzi: le classifiche dei rincari delle vacanze

Chi si appresta a partire per le ferie si trova a fronteggiare un quadro non certo confortante. L’allarme arriva dall’Unione Nazionale Consumatori, che ha elaborato i dati Istat per stilare quattro classifiche dei rincari: le Top 10 e Top 20 mensili e annuali delle voci hanno subito un rialzo dei prezzi più alto.
In testa alla Top 10 delle vacanze, i prezzi dei voli internazionali, che su giugno 2021 segnano un +124,1%, e che hanno anche il primato rispetto a tutte le voci del paniere, collocandosi al 2° posto assoluto degli incrementi mensili (+21,3%). Medaglia d’argento ai voli nazionali, che in un anno volano del +33,3%, e segnano il record degli incrementi mensili (+31,4% su maggio 2022). Al 3° posto il noleggio di mezzi di trasporto e l’affitto di garage e posti auto (+24,3% e +7,4% mensile), poi alberghi, motel e pensioni (+21,4% e +5,7%), trasporto marittimo (+18,7%), gelati (+13,4%) e pacchetti vacanza internazionali (+6,2%). Ma non ci si salva neanche andando al ristorante (+4,6%) o in un museo (+3,2%).

Dalle piscine agli alberghi alla benzina

Chiudono la Top 10 i servizi ricreativi e sportivi (piscine, palestre, discoteche e stabilimenti balneari), che segnano per ora un più contenuto +2,4% in un anno, ma che in un mese rincarano del 2,8%.
Per quanto riguarda gli aumenti mensili, al terzo posto villaggi vacanze e campeggi (+11,3%), al quarto benzina (+9,8% e +25,3% su giugno 2021), seguita dal noleggio di mezzi di trasporto (+7,4%), gasolio per mezzi di trasporto (+6,7% e +32,3%), e-book download (+6,2%), e poi alberghi (+5,7%), pasta sfoglia (+5,1%) e gasolio per riscaldamento (+4,9%). L’energia elettrica è appena fuori dalla Top 10 mensile (+4,6%), ma al 2° posto dei rincari annui, con un +81,4%.

Voli internazionali, energia elettrica e olio sul podio

Per la Top 20 annuale relativa a tutto il paniere Istat, vincono i voli internazionali (+124,1% su giugno 2021), al 2° posto l’energia elettrica (+81,4%), e al 3° l’olio diverso da quello di oliva (68,6%).
Poi gas naturale e di città (+67,3%), gasolio per riscaldamento (+52,7%), Gpl e metano (+38,2%), voli nazionali (+33,3%), e gasolio per mezzi di trasporto (+32,3%). Chiude la Top 20 il burro (+27,7%), ma in classifica ci sono anche la benzina (+25,3%), gli alberghi (14° con +21,4%), la farina (+20,5%), la pasta (17° con +18,3%), e ultimo il pollame (+15,1%), la carne più rincarata.

I prodotti alimentari più rincarati in un anno

Per quanto riguarda la Top 20 dei prodotti alimentari, riferisce Adnkronos, il record dei rincari annui spetta all’olio diverso da quello di oliva (+68,6%), che risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole. Al secondo posto, il burro (+27,7%), e sul gradino più basso del podio, la farina (+20,5%). Al quarto posto il cibo simbolo dell’Italia, la pasta, che lievita del 18,3%, seguita da margarina (+16,8%), pollame (+15,1%), riso (+13,7%), uova (+13,6%), patatine fritte (13,5%), e gelati (+13,4%). Si segnalano poi latte conservato (+12,1%), vegetali freschi (+11,8%), pane (+11,3%), e frutta fresca (+10,9%).

Inflazione: il timore per l’aumento dei prezzi supera Covid e Guerra

Inflazione: il timore per l’aumento dei prezzi supera Covid e Guerra

L’inflazione preoccupa più del Covid-19 e della guerra in Ucraina. Negli ultimi mesi l’inflazione è infatti cresciuta in modo esponenziale, diventando una delle preoccupazioni maggiormente avvertite dalla popolazione mondiale. L’apprensione per l’aumento dei prezzi registra un aumento per il decimo mese consecutivo, e risulta essere la prima preoccupazione a livello internazionale, condivisa dal 34% dei cittadini che la reputa uno dei principali problemi che interessa il proprio Paese. In Italia, a spaventare la maggior parte dei cittadini però è la disoccupazione. A rilevarlo è il sondaggio mensile di Ipsos, dal titolo What Worries the World, condotto in collaborazione con il World Economic Forum.

Preoccupano anche disuguaglianza sociale, disoccupazione, criminalità

L’obiettivo della ricerca è quello di analizzare l’opinione pubblica sulle più importanti questioni sociali e politiche in 27 Paesi. E dopo l’inflazione, con pochi punti di differenza, secondo la ricerca si colloca il tema della povertà/disuguaglianza sociale, che preoccupa il 31% degli intervistati. In terza posizione, con una percentuale del 27%, gli intervistati indicano il problema della disoccupazione e della criminalità/violenza. Infine, nella Top 5 delle preoccupazioni a livello internazionale, si posiziona la corruzione finanziaria/politica, con il 24% degli intervistati che si dichiara preoccupato.

Gli italiani hanno paura di perdere il lavoro

L’inflazione, e il relativo aumento del costo della vita, preoccupa circa un terzo degli italiani (27%). La preoccupazione per l’inflazione è maggiormente avvertita in Argentina (66%), Polonia (60%) e Turchia (55%. Minori timori si registrano in Arabia Saudita (12%), Sud Africa (15%) e Israele (16%). Tra i 27 mercati esaminati, il nostro Paese si colloca in 18a posizione, subito dopo Sud Corea (30%), Colombia (31%) e Francia (32%).  Gli italiani mostrano livelli di preoccupazione molto più elevati per la possibilità di perdere il lavoro. Infatti, la disoccupazione è un problema avvertito a livello internazionale dal 27% dei cittadini, ma dal 45% degli italiani, subito dopo Spagna (47%) e Sud Africa (66%).

Come contrastare l’aumento dei prezzi?

Il sondaggio internazionale di Ipsos ha indagato anche le opinioni e le aspettative dei cittadini in merito all’inflazione, rivelando le principali strategie messe in atto dai consumatori per rispondere e contrastare l’aumento dei prezzi. In linea generale, la maggioranza degli italiani si aspetta un aumento dei prezzi nel corso del 2022, soprattutto per quanto riguarda la spesa alimentare e il costo delle utenze, come luce e gas. Per fronteggiare l’aumento del costo della vita, i cambiamenti di comportamenti più comuni degli italiani riguardano la diminuzione della spesa per attività di socializzazione (43%), spendere di meno per le vacanze (37%), e ritardare importanti decisioni d’acquisto (36%). Al contrario, piccole quote di intervistati affermano che chiederebbero un aumento di stipendio al proprio datore di lavoro (5%) o cercherebbero un lavoro maggiormente remunerativo (6%). 

Condizionatori: grazie al bonus 2022 è boom di richieste

Condizionatori: grazie al bonus 2022 è boom di richieste

Nel 2022 aumentano del 34% gli italiani che hanno richiesto un servizio legato all’aria condizionata. Anche quest’anno infatti gli italiani non rinunciano al fresco casalingo, ed è boom di richieste per i condizionatori.
Secondo i dati registrati sul portale ProntoPro, il servizio Installazione Aria Condizionata nel 2021 era al primo posto tra i più richiesti, e lo è anche quest’anno. Tra i fattori che hanno favorito questo dato c’è sicuramente il bonus statale. Per incoraggiare le scelte di acquisto green viene confermato anche nel 2022 l’incentivo sui condizionatori, che consente di ottenere una detrazione fiscale dal 50% al 65% sull’acquisto di un climatizzatore a basso consumo o con pompa di calore, oppure di far rientrare la spesa nel Superbonus 110%.

Conviene sostituire un vecchio modello con uno in classe superiore alla A

Il consiglio degli esperti è comunque quello di fare un uso virtuoso e consapevole del condizionatore, senza sprechi energetici. Come sottolinea anche Enea, a livello energetico conviene sempre sostituire un vecchio condizionatore in classe D con un modello in classe superiore alla A. In questo modo, si può risparmiare circa il 60% di energia a seconda dei modelli, proprio perché riducono il consumo di CO2 e consumano meno.
Nonostante le avvisaglie a livello climatico o i rincari energetici, il 63,2% delle richieste sul portale ProntoPro sono legate all’installazione di un nuovo condizionatore, il 34,3% alla sostituzione di un vecchio modello con uno nuovo e solo il 2,5% lo spostamento del dispositivo in un altro luogo dell’abitazione.

Sicilia, Puglia, Campania le più ‘climatizzate’

Sembra quindi che ormai l’aria condizionata sia diventata uno dei servizi imprescindibili in questa stagione, con preferenze assolute per i condizionatori a muro (85,5%). Il 64,9% degli italiani ha inoltre scelto climatizzatori che rifrescheranno prevalentemente appartamenti su un unico piano. Se invece si valuta la differenza a livello regionale tra le richieste di condizionatori nel 2021 e nel 2022, ad aver aumentato le percentuali sono le regioni che l’anno scorso hanno registrato le temperature più alte d’Italia. In testa c’è la Sicilia, con +146% di richieste rispetto allo scorso anno e il 6,70% delle richieste totali tra marzo e maggio 2022, seguita dalla Puglia (+132%, il 6,02% totale), la Campania (+112%, il 7,11% delle richieste totali), e la Sardegna (+104%, il 5,21% del totale).

Ma in vetta alla classifica per la domanda c’è la Lombardia

Nel secondo trimestre 2022 in vetta alla classifica per la domanda, riporta Adnkronos, c’è però la Lombardia, con il 21,56% delle richieste sul totale e un incremento rispetto all’anno precedente del +6%. Seconda in classifica il Lazio (11,33% e +9% dal 2021), e terza l’Emilia-Romagna, che rappresenta il 10,33% di domanda, ma segna +18% rispetto all’anno scorso. In Veneto, nonostante il dato sia pari all’8,46%, in realtà rappresenta un +61% rispetto al 2021.

“Vola” il comparto dell’arredamento Made in Italy, anche grazie al digitale

“Vola” il comparto dell’arredamento Made in Italy, anche grazie al digitale

Crescita a doppia cifra per il Macrosistema arredamento nel 2021 e trend positivo nel primo trimestre 2022, per un valore complessivo di fatturato pari a oltre 26 miliardi di euro. Nel 2021 l’export segna un’impennata del +28,7% mentre l’Italia conferma la propensione allo shopping online segnando un incremento del commercio digitale del 15%. Sono solo alcuni dei numeri, tutti i positivo, del comparto dell’arredamento Made in Italy, emersi in coccadione del Salone del mobile di Milano. A fare il punto è Calicantus, Merchant of Records di primarie aziende del design italiano.

L’importanza del mezzo digitale

In questo scenario, nel terzo trimestre del 2021 il commercio digitale globale è cresciuto dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2020. L’Italia conferma la propensione allo shopping online segnando un incremento del mercato digitale del 15% e sfiorando i 21 mld tra online e distribuzione tradizionale . Arredamento e home living, oggettistica e decorazioni, accessori, tessile e illuminazione sono i settori trainanti nelle vendite eCommerce: nel 2020 il valore dell’acquistato online da parte degli italiani ha raggiunto 2,7 mld di euro, in crescita del +32% rispetto al 2019, nel 2021 è arrivato a 3,3 miliardi.

Una strategia omnicanale

Con un nuovo approccio al mercato e una narrazione inedita, si assiste alla sperimentazione di strategie digitali da parte delle aziende del settore che cercano nuovi punti di contatto e modalità di vendita (social network, eventi live in streaming, e-commerce). I Brand sono diventati mondi nei quali le persone si vogliono riconoscere e l’integrazione della comunicazione tra il mondo fisico e la dimensione digitale è ora la priorità, in un contesto in cui il consumatore è sempre iperconnesso e al contempo esige quel human touch esperto per compiere la scelta d’acquisto.
Proprio per questo il phygital è un argomento di largo dibattito tra i produttori del Made in Italy che grazie a importanti investimenti in innovazione e formazione stanno cercando soluzioni per far accostare al modello tradizionale, un nuovo modo di comunicare, progettare e vendere.

Nuovi canali di vendita
“Il mondo del digitale rappresenta per i Brand del Design una grande opportunità di sviluppo per poter sperimentare nuovi canali di vendita e puntare all’internazionalizzazione, ma soprattutto per attirare ulteriori potenziali clienti e creare esperienze personalizzate – sostiene Valentino Bergamo, CEO di Calicantus srl – le sinergie con i partner della distribuzione possono portare alla creazione di strumenti inediti, come piattaforme che favoriscono un interscambio tra utenti e professionisti, esperienze interattive instore o esperienze virtuali immersive per condurre il cliente nell’esperienza del Brand, mostrando il prodotto in altissima qualità”. Per aumentare la competitività e rispondere in tempi brevi alle nuove esigenze dei consumatori, che ricercano esperienze personalizzate e prodotti esclusivi da poter acquistare ovunque nel mondo, è necessario quindi definire strategie integrate di brand awareness, per costruire un dialogo con l’utente, definire percorsi e processi d’acquisto attraverso un approccio omnicanale e migliorare la customer experience.

Gli italiani e il gelato confezionato: il 94% lo consuma regolarmente 

Gli italiani e il gelato confezionato: il 94% lo consuma regolarmente 

Una passione che si rinnova ogni estate: gustare un gelato, meglio se un cono, meglio ancora se confezionato. E con l’estate che sta arrivando, il 94% degli italiani dichiara di consumarlo regolarmente, in tutti i formati disponibili. Una conferma, questa, della ricerca condotta da Doxa insieme a Froneri Italia, joint venture tra la multinazionale inglese specializzata nella produzione di gelati R&R e la divisione gelati Nestlé. Secondo l’indagine, che ha coinvolto consumatori di età compresa tra i 18 e i 74 anni provenienti dal Nord al Sud della penisola, il legame con la stagione estiva, pur rimanendo molto forte, nel corso del tempo sta assumendo però una connotazione più dinamica. Gli ice-cream lovers infatti amano il gelato tutto l’anno, non solo tra la primavera e l’estate (43%), ma anche durante i mesi più freddi (31%).

Cono batte vaschette, stecco e biscotto

A farla da padrone, è il cono, icona gastronomica tra le più conosciute ed esportate al mondo. È infatti il cono a conquistare il maggior numero di preferenze tra i consumatori italiani di gelato (53%).
Inventato dall’italiano Italo Marchioni nel 1903, e poi brevettato negli Stati Uniti, nel corso dei secoli il cono è entrato nel cuore degli italiani. Il cono, insomma, mette tutti d’accordo, battendo le vaschette (37%), lo stecco (36%) e il biscotto (33%).

Tradizionale, ma anche innovativo

Il gelato della tradizione e i sapori dell’infanzia continua a conquistare i consumatori (37%) che sempre più spesso si aspettano, però, un’offerta che si rinnovi a ogni stagione, con combinazioni di gusti sempre nuove (36%). Gli italiani quindi mostrano una propensione crescente per la sperimentazione, e vorrebbero farsi stupire da un prodotto mai provato prima. Ad esempio, dalle caratteristiche inaspettate, come la croccantezza (69%), e che possa garantire un’esperienza multisensoriale durante l’assaggio (27%). Ma per il 41% dei consumatori italiani il gelato confezionato ideale deve essere non solo goloso, ma anche accattivante nell’aspetto, così da poter rappresentare al meglio quella coccola da concedersi per spezzare la monotonia del quotidiano.

Un simbolo di svago e convivialità

Il gelato confezionato si conferma allora come il peccato di gola per eccellenza, e al contempo caratterizza positivamente i momenti di condivisione. Quali? Principalmente la merenda del pomeriggio (48%), ma tra gli intervistati c’è anche chi preferisce mangiarlo come dessert a fine cena (31%), o più raramente, come sostituto di un pasto (18%). Nell’immaginario collettivo il gelato resta il simbolo per eccellenza dello svago nel tempo libero e della convivialità. E dopo due anni segnati da distanziamenti interpersonali e limitazioni causate dalla pandemia, per condividere un momento di pausa e spensieratezza si preferisce consumare un buon gelato in compagnia della famiglia (43%), oppure con il proprio partner (20%). Ma non solo: c’è comunque chi desidera goderselo in un momento di relax individuale (22%).

Cybersecurity: serve equilibrio tra sicurezza e produzione 

Cybersecurity: serve equilibrio tra sicurezza e produzione 

L’implementazione di soluzioni di sicurezza in un ambiente tecnologico operativo impone alle organizzazioni di trovare un equilibrio tra sicurezza e continuità della produzione. Diversamente, i tempi di inattività non pianificati causati da interruzioni della produzione possono costare alle aziende fino a 260.000 dollari all’ora. Secondo quanto emerso dal nuovo report Kaspersky ICS Security Survey 2022: The seven keys to improving OT security outcomes, il 40% delle organizzazioni industriali europee tende a disabilitare la soluzione di cybersecurity se influisce sui processi produttivi o sui sistemi di automazione. Complessivamente, il 39% incontra occasionalmente questi problemi, mentre il 42% dichiara di averli affrontati almeno una volta. La motivazione può essere ricercata nei conflitti di compatibilità. 

Colpa delle tecnologie operative

Trovare un equilibrio tra sicurezza e continuità della produzione può portare alcune aziende a disattivare i meccanismi di protezione. La maggior parte delle aziende europee (71%) preferisce cambiare i propri sistemi di produzione e automazione per evitare il conflitto, mentre il 60% preferirebbe intervenire sulle impostazioni di sicurezza informatica. Un altro 49% attribuisce la responsabilità al vendor o al provider di sicurezza, e preferisce cambiare fornitore per mantenere inalterati i propri processi produttivi. Una possibile spiegazione ai problemi di compatibilità delle aziende risiede nel fatto che le loro tecnologie operative (OT) o i sistemi di controllo industriale (ICS) sono obsoleti e non possono essere aggiornati.

“Siamo vincolati a piattaforme obsolete vulnerabili”

Secondo un’azienda manifatturiera che opera nel settore high-tech in Nord America “Il problema principale che abbiamo con OT e ICS è che i nostri dispositivi non possono essere ulteriormente aggiornati. I produttori non forniscono alcun tipo di aggiornamento ai nostri sistemi attuali. Siamo vincolati a piattaforme obsolete vulnerabili”. Infatti, secondo gli intervistati, per un’organizzazione industriale è impossibile aggiornare in media circa un endpoint su sei (17%) nella propria rete OT.
“In passato, i proprietari degli asset ritenevano che i sistemi di protezione e automazione alla base dei processi di core business di un’organizzazione industriale sarebbero rimasti immutati per decenni, per l’intero ciclo di vita delle macchine, con la sola eccezione di occasionali modifiche alle impostazioni”, spiega Kirill Naboyshchikov, Business Development Manager di Kaspersky Industrial CyberSecurity.

Dotare i sistemi di strumenti e processi di sicurezza

“La prassi comune era quella di avviare i sistemi in blocco, eseguire un retesting completo e una nuova messa in funzione nel caso di modifiche – continua Naboyshchikov -. Tuttavia, l’introduzione dei sistemi di automazione digitale di nuova generazione, ha fatto sì che in molti casi ciò non fosse più possibile. Pertanto, sia i sistemi di automazione generici sia quelli ultra-specializzati basati su computer, dovrebbero essere dotati dei seguenti sottosistemi e strumenti e processi di sicurezza: un sistema di protezione approvato dal vendor, olistico e gestito a livello centrale, monitoraggio permanente della vulnerabilità e scansione della conformità, rilevamento delle intrusioni e delle anomalie di rete, aggiornamento, gestione delle patch e controllo delle versioni”.