Imprese: quelle femminili sono oltre 1 milione e 300mila

Imprese: quelle femminili sono oltre 1 milione e 300mila

In Italia, le imprese a conduzione femminile sono il 22,2% del totale, oltre 1 milione e 300mila realtà (+0,4% rispetto al 2014) che presentano caratteristiche peculiari.
In tre casi su quattro operano nel terziario, sono mediamente più piccole per dimensioni, più giovani, e sono diffuse soprattutto al Centro-Sud.
Il 60,5% è costituito da ditte individuali, contro il 47,3% delle non femminili, e i tassi di sopravvivenza sono leggermente inferiori alla media.

A 5 anni dalla nascita ne rimane attivo il 72,3%, contro il 77,3% delle imprese maschili.
Nel lungo termine il divario si accentua. Oltre i 5 anni sopravvive il 67,5% delle aziende ‘rosa’, contro 73,1% di quelle a guida maschile.
È la fotografia delle imprese femminili presentata da Unioncamere nel corso dell’Audizione presso la Commissione bicamerale d’inchiesta sul femminicidio e sul contrasto alla violenza di genere. 

Un rapporto non facile con il sistema del credito

Poco più di un’impresa femminile su tre fa ricorso a finanziamenti bancari e 3 imprenditrici su 4 hanno avviato la propria attività utilizzando esclusivamente capitali personali e familiari. Solo una su quattro ha fatto ricorso a un prestito bancario per l’avvio dell’impresa (26,9% vs 22,4% uomini), e l’utilizzo di strumenti finanziari alternativi o complementari al credito bancario appare limitato. Meno dell’1% delle imprese in generale dichiara di essersi avvalsa di canali come investitori informali (business angels, venture capital) o piattaforme di microcredito e crowdfunding, segno di un ecosistema finanziario ancora poco diversificato per le piccole imprese. 

Questa situazione di basso indebitamento volontario indica che le imprenditrici tendono a mantenere un’elevata autonomia finanziaria, ma può rappresentare un freno alla crescita. 

Difficoltà anche nell’accesso a incentivi pubblici

Oltre metà delle imprese (maschili e femminili) che hanno usufruito di incentivi segnalano difficoltà nella gestione delle relative procedure. Le imprenditrici, in particolare, lamentano come principali barriere la complessità delle pratiche amministrative (circa 1 impresa su 3 fra quelle che hanno richiesto sostegni) e le tempistiche lunghe per ottenere materialmente le agevolazioni (più di un’impresa su 10). 

Oltre che sul fronte dello sviluppo paritario e sostenibile attraverso l’incremento della cultura d’impresa, Unioncamere è anche impegnata per la cultura della parità, in quanto soggetto attuatore del progetto finanziato dal PNRR sulla Certificazione della parità di genere nelle imprese.

L’empowerment economico femminile contrasta la violenza di genere

“Accompagnare le donne nel percorso imprenditoriale, dalla fase dell’idea fino alla crescita su mercati più ampi, significa non solo favorire lo sviluppo economico inclusivo, ma anche dotarle di strumenti di autodeterminazione – sottolinea Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere -.. Ogni donna che riesce a creare e far prosperare la propria impresa diventa infatti più libera, più autonoma e meno vulnerabile a ricatti o violenze di natura economica. In quest’ottica, investire sulle donne che fanno impresa costituisce a tutti gli effetti una strategia di prevenzione della violenza di genere: promuovere l’empowerment economico femminile equivale a rimuovere alcuni dei presupposti che alimentano le disparità e possono sfociare in abusi”.

Auto usate: rappresentano il 70% del mercato Second Hand

Auto usate: rappresentano il 70% del mercato Second Hand

Lo rivela l’Osservatorio Second Hand Economy di BVA Doxa e Subito.it: oggi l’usato è la prima scelta quando si parla di mobilità.
Dai dati raccolti su oltre 2.000 interviste emerge che il 15% degli italiani ha comprato un’auto usata negli ultimi tre anni, mentre un ulteriore 7% sta valutando di farlo.

Di fatto, nel mercato Second Hand il segmento delle auto domina per valore, rappresentando circa il 70% del totale, seguito da Moto/Scooter e Veicoli Commerciali. Considerando invece il numero di compravendite, sono gli Accessori Auto a registrare il maggior volume.
I risultati dello studio confermano infatti la crescita costante del mercato delle auto usate, che nel 2024 ha generato un valore record di 10,8 miliardi di euro, rappresentando oltre il 40% del mercato Second Hand in Italia. 

Canale online, punto di partenza nel processo di acquisto

Di questo 40%, il 57%, pari a 5,9 miliardi di euro, è stato generato online, dimostrando come le piattaforme digitali siano diventate il punto di partenza, e spesso anche di arrivo, nel processo di acquisto. È lì che gli utenti cercano, confrontano e scelgono l’auto, prima di concludere l’acquisto in concessionaria o da privati.

Insomma, i un contesto segnato da inflazione, aumento dei costi energetici e incertezze economiche, l’auto usata per molti rappresenta una soluzione non solo conveniente, ma anche più consapevole e sostenibile.
Permette infatti di evitare i lunghi tempi di attesa del ‘nuovo’, contenere i costi e accedere a marchi premium con un budget ridotto. O, semplicemente, consente di trovare un’auto storica e particolare.

Alimentazione: diesel e benzina restano sul podio

Questo quadro riflette un cambiamento più ampio nei comportamenti di consumo. Gli italiani sono sempre più pragmatici, attenti alla gestione del bilancio familiare e orientati verso scelte responsabili, anche quando si tratta di mobilità.

Nonostante la crescente attenzione alla transizione ecologica e lo sviluppo di nuove tecnologie, i dati dell’Osservatorio mostrano come le alimentazioni preferite rimangano diesel (33%) e benzina (29%), con il GPL (19%) che mantiene un buon livello di preferenza.
Le ibride si attestano al 15%, mentre le full electric restano ancora marginali (4%), segnale di una transizione più lenta, e forse meno prioritaria di quanto previsto.

Il ruolo delle concessionarie rimane centrale

Il percorso che porta all’acquisto di un’auto usata oggi si costruisce attraverso una combinazione di canali, dove l’online rappresenta il primo passo fondamentale
Il 38% degli italiani utilizza siti e app specializzate per l’esplorazione iniziale, la selezione dei modelli preferiti e il contatto con il venditore che precede l’indispensabile incontro.

Nella ricerca, le concessionarie restano centrali (35%), soprattutto nella fase finale, per ‘toccare con mano’ il veicolo e completare l’acquisto.
Non manca il passaparola, considerato utile dal 15% degli acquirenti. Non solo per trovare opportunità interessanti, ma anche per raccogliere esperienze, consigli e rassicurazioni da chi ha già affrontato lo stesso percorso.
I diversi canali non sono alternativi, ma spesso vengono utilizzati in parallelo. Un approccio ibrido che unisce razionalità, fiducia e concretezza.

eCommerce 2025: il B2C di prodotti a quota 40 miliardi

eCommerce 2025: il B2C di prodotti a quota 40 miliardi

Il commercio elettronico in Italia entra in una nuova fase di sviluppo: meno frenetico, più consapevole. Secondo il report annuale dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano, nel 2025 il valore degli acquisti online di prodotti raggiunge i 40,1 miliardi di euro, con una crescita del +6% rispetto al 2024.
A questo si aggiungono 22 miliardi nel comparto servizi, che cresce dell’8%.

Alimentare e Bellezza trainano il mercato

Tra i comparti in maggiore espansione spiccano il Food&Grocery e il Beauty&Pharma, entrambi con un incremento del +7%. Nel settore alimentare, a fare la parte del leone è il Food Delivery, che da solo vale il 46% del mercato e continua a crescere (+8%), grazie al ruolo sempre più centrale delle piattaforme di consegna. Segue il Grocery alimentare, dominato dalla grande distribuzione, e l’Enogastronomia, che spinge anche l’export (+3%).

Il settore bellezza e salute, che comprende sia i prodotti farmaceutici che quelli per la cura della persona, sfiora i 3,1 miliardi di euro, trainato da soluzioni digitali che migliorano l’esperienza d’acquisto, come assistenza personalizzata e contenuti interattivi.

Casa e Moda puntano su innovazione e sostenibilità

Il comparto dell’Arredamento e home living cresce del +6% e arriva a 4,7 miliardi: il focus è sulla progettazione online degli spazi e sulla logistica avanzata, con servizi di consegna su misura. Il settore Abbigliamento registra un aumento del +5%, con 6,2 miliardi generati da un mix di moda nuova, mercati second-hand e nuovi modelli di marketplace sostenibili.

Tecnologia protagonista tra i canali digitali

Con 8,9 miliardi di euro e lo scontrino medio più elevato (210 euro), l’Informatica ed Elettronica di consumo resta il comparto con la più alta incidenza dell’online: 43% del totale. Seguono Editoria (39%), Arredo (20%) e Moda (18%).

L’eCommerce cambia: esperienze personalizzate e relazioni più forti

Non più solo vendita: l’eCommerce diventa una leva strategica di relazione tra brand e clienti. Come sottolinea Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservatorio, tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, il Retail Media e il social commerce stanno rivoluzionando il modo di acquistare online.
Esperienze immersive, omnicanalità e attenzione alla sostenibilità sono le nuove priorità.

 Cosa devono fare le imprese digitali italiane

Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il futuro del settore passa da investimenti mirati in logistica intelligente, customer experience e tecnologie abilitanti.
Con oltre 35 milioni di italiani digitali e 91.000 aziende attive, il commercio online è ormai parte integrante delle abitudini quotidiane. La sfida? Mantenere competitività e autenticità anche sui mercati internazionali.

Occupazione: 1,7 milioni di assunzioni in vista dell’estate

Occupazione: 1,7 milioni di assunzioni in vista dell’estate

La domanda di lavoro cresce, ma le imprese faticano a trovare personale. Le buone notizie, insieme a qualche criticità, emergono dall’ultimo Bollettino del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, con il supporto dell’Unione Europea. L’analisi rivela che il mercato del lavoro italiano mostra segnali di vitalità.

A maggio 2025, le imprese prevedono di inserire 528mila nuovi lavoratori, mentre per il periodo compreso tra maggio e luglio sono attesi quasi 1,7 milioni di ingressi. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, l’aumento è del +7%, pari a 35mila posizioni in più. Sul trimestre, l’incremento è del +4,4%. 

Turismo e servizi trainano la crescita

A sostenere la ripresa è in particolare il comparto dei servizi, che fa segnare un deciso +10,4% nelle assunzioni rispetto all’anno precedente. Il boom è spinto soprattutto dal turismo, che da solo genera 147mila posti a maggio e 446mila entro luglio. Buona anche la performance del commercio (71mila) e dei servizi alla persona (58mila).

Al contrario, il settore industriale registra una lieve contrazione (-2% su base annua), con 134mila ingressi previsti a maggio e 412mila nel trimestre. Il settore manifatturiero cerca 84mila lavoratori nel mese, con numeri in lieve calo. Restano centrali la meccatronica, l’agroalimentare e la metallurgia, che continuano a offrire buone opportunità.

I lavoratori mancano soprattutto a Nord Est

Nonostante l’aumento della domanda, cresce anche la difficoltà nel reperire personale: quasi un’assunzione su due (47%) è classificata come “di difficile reperimento”. Il problema è particolarmente accentuato nel Nord Est, dove sale al 49,4%, ma riguarda anche il Nord Ovest e il Centro (entrambi al 47,7%) e il Sud con le Isole (44%).

Tra i profili più carenti si segnalano: gli ingegneri e specialisti gestionali; i tecnici di produzione e della salute; gli operai metalmeccanici e addetti alle rifiniture edili; i professionisti dell’estetica e dell’assistenza alla persona.

Immigrati e contratti: le scelte delle imprese

Il 18,4% delle assunzioni previste sarà destinato a manodopera straniera, soprattutto in ambiti come logistica, edilizia, metallurgia e industria alimentare. Le imprese più propense ad assumere lavoratori immigrati sono quelle attive nei servizi operativi alle persone, dove la quota supera il 32%.

Sul fronte contrattuale, il tempo determinato resta la formula più diffusa (61,8% delle entrate), mentre il tempo indeterminato si attesta al 16,8%.

Spesa: quella italiana vale 11,4 miliardi. Ma gli scaffali sono sempre meno tricolori

Spesa: quella italiana vale 11,4 miliardi. Ma gli scaffali sono sempre meno tricolori

Nell’arco di 12 mesi l’offerta di prodotti alimentari confezionati che sull’etichetta richiamano l’identità italiana o regionale è diminuita del -2,0%. Anche i volumi venduti sono calati (-2,0%), mentre il giro d’affari è salito del +2,1%, avvicinandosi a 11,4 miliardi di euro.
A rivelarlo è l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.

Tra le oltre 138 mila referenze analizzate e digitalizzate dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, l’Osservatorio Immagino ha individuato 26.411 prodotti, sulle cui etichette compare un claim, un’immagine o un’indicazione geografica (come Dop o Igp) che ne esprime l’italianità.

Cresce il Dop, cala l’Igp

Nei 12 mesi monitorati dall’Osservatorio tutti i claim e le indicazioni geografiche rilevati nel paniere dell’italianità hanno subìto un calo delle vendite in volume. L’unica eccezione è rappresentata dai 1.335 prodotti a Denominazione d’origine protetta (Dop), i soli a essere cresciuti non solo a valore (+3,5%) ma anche a volume (+2,1%), per un totale di oltre 723 milioni di euro di sell-out.

Doppiamente negativo, invece, l’andamento per i 1.222 prodotti a Indicazione geografica protetta (Igp), che hanno perso il -0,5% a valore e il -2,2% a volume. Analogo il trend dei 932 vini a Indicazione geografica tipica (Igt), le cui vendite sono diminuite del -0,9% a valore e del -7,7% a volume.

Aumentano i panieri regionali 

E se l’affermazione dell’identità italiana resta affidata soprattutto alla presenza in etichetta della bandiera tricolore (16,3% dei prodotti, per un totale di 15.414 referenze), sempre più spazio è occupato da alimenti e bevande che rivendicano l’appartenenza alle varie tradizioni regionali.

L’Osservatorio ne ha individuati 10.294 (10,9% del totale) che in super e ipermercati hanno incassato oltre 3 miliardi di euro.
Rispetto all’anno precedente, il giro d’affari è lievemente aumentato (+0,7%) mentre i volumi sono diminuiti di -2,6%.

Podio confermato per Trentino-Alto Adige, Sicilia, Piemonte

La sostanziale stabilità degli incassi a fronte di un calo dei volumi venduti accomuna la maggior parte dei panieri regionali. Fanno eccezione Puglia, Liguria, Veneto, Basilicata e Abruzzo, che hanno registrato una buona crescita del giro d’affari, mentre Molise, Valle d’Aosta e Sardegna sono riuscite a far crescere le vendite anche a volume.

La classifica per giro d’affari sviluppato in supermercati e ipermercati vede confermato il podio dell’edizione precedente dell’Osservatorio: primo posto per il Trentino-Alto Adige, con oltre 392 milioni di euro, secondo per la Sicilia, con 377 milioni di euro, e terzo per il Piemonte, con 319 milioni di euro.

Contenuti online e minori: nuove regole per verificare l’età degli utenti

Contenuti online e minori: nuove regole per verificare l’età degli utenti

I più giovani (e quindi spesso più “fragili” ed esposti alle minacce del web) saranno più protetti per legge. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha ufficialmente approvato un nuovo sistema per verificare l’età degli utenti su siti e piattaforme di video sharing.

L’obiettivo è rafforzare la tutela dei minori dai contenuti inappropriati presenti sul web, in attuazione della legge 159 del 13 novembre 2023, nota anche come “Decreto Caivano”. La delibera n. 96/25/CONS, recentemente pubblicata, stabilisce i criteri tecnici a cui i fornitori di contenuti dovranno adeguarsi entro sei mesi.

Come funzionerà il nuovo sistema

Il modello approvato introduce un sistema di “age assurance” basato su due passaggi distinti: identificazione e autenticazione. A gestirli saranno soggetti terzi indipendenti e certificati. Ogni volta che un utente accede a un servizio che richiede verifica dell’età – ad esempio un sito con contenuti per adulti – il sistema dovrà accertare in modo sicuro che l’utente sia maggiorenne.

In caso si utilizzi un’applicazione sul proprio dispositivo, sarà possibile generare una “prova dell’età” attraverso app specifiche, come quelle legate all’identità digitale (es. SPID, CIE, wallet digitali). Queste applicazioni consentono di certificare l’età senza rivelare l’identità dell’utente, garantendo la privacy.

Tutela della privacy: anonimato e protezione dei dati personali

Un altro aspetto importantissimo da proteggere dai malintenzionati riguarda i dati sensibili. Anche in questo caso l’Autorità è scesa in campo con azioni mirate. Grazie a un meccanismo di “doppio anonimato”, né il fornitore del servizio né il verificatore dell’età possono risalire all’identità dell’utente o conoscere il tipo di contenuto richiesto. Questo approccio riduce al minimo i dati trattati, in linea con le indicazioni del Garante per la privacy, che ha espresso parere favorevole alla delibera.

Requisiti e principi: sicurezza, equità e accessibilità

AGCOM ha adottato un approccio tecnologicamente neutrale, lasciando libertà nell’implementazione dei sistemi, ma imponendo standard elevati: sicurezza informatica, proporzionalità tra rischio e mezzi, precisione nella verifica, inclusività, accessibilità e protezione dei diritti digitali. Inoltre, viene richiesta la formazione degli utenti e la disponibilità di canali efficaci per eventuali reclami.

Infine, tutti i sistemi adottati dovranno essere coerenti con le linee guida europee in arrivo, con la possibilità di aggiornare le disposizioni nazionali in base agli orientamenti dell’UE.

Minacce informatiche: furto di dati sul dark web a +15% nel 2024

Minacce informatiche: furto di dati sul dark web a +15% nel 2024

L’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce informatiche, classificandosi al quinto posto a livello globale per indirizzi e-mail compromessi sul dark web. Inoltre, il nostro Paese occupa il 18° posto al mondo per dati di carte di credito esposti, e il 12° nell’Unione Europea per il rilevamento di numeri telefonici.

Nel 2024 le minacce informatiche hanno registrato un preoccupante incremento, con il 15,4% di segnalazioni relative all’esposizione di dati sul dark web in più rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 2.080.000 alert.
Per quanto riguarda il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 59.000, in calo del -27% rispetto al 2023.
È quanto rileva l’Osservatorio Cyber di CRIF.

Uno scenario caratterizzato da attacchi sempre più sofisticati e mirati

Tra le tecniche più diffuse emergono smishing, phishing e deepfake. Anche la diffusione di strumenti come gli stealers-as-a-service rappresenta una minaccia significativa, grazie alla quantità di dati sensibili e contestuali che questi malware riescono a raccogliere.

Quanto alle tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web, si tratta di e-mail, password, nomi utente, numeri di telefono, nomi e cognomi. Si trovano frequentemente anche dati relativi a indirizzi di residenza, carte di credito, documenti d’identità e codici identificativi personali.
La combinazione di dati più comune è quella di e-mail e password, presente nell’89,6% dei casi, spesso accompagnata dalla username nell’87,5% delle situazioni. La combinazione di username e password, principalmente legata ad account aziendali, evidenzia possibili vulnerabilità per le imprese.

Tipologie di account più presenti sul dark web

Le username trovate sul dark web, escludendo i servizi di posta elettronica, sono maggiormente associate a servizi di VPN (34,3%), seguiti dagli account relativi ai social network (23,9%) e siti Internet (10,0%).

Al quarto e quinto posto, il furto di account legati a siti di e-commerce (7,7%) e a enti pubblici o istituzioni (6,9%), mentre i servizi finanziari, come le piattaforme di pagamento, scendono al settimo posto (4,3%).
Le credenziali rubate vengono sfruttate per una grande varietà di fini: accesso abusivo agli account delle vittime, utilizzo illecito di servizi, invio di richieste di denaro o link di phishing, diffusione di malware o ransomware per estorcere denaro o sottrarre informazioni personali.

Il 48,4% degli italiani ha ricevuto almeno un alert

Nel 2024 le attività degli hacker hanno continuato a rappresentare una minaccia significativa, con un aumento del 13,5% nel numero di consumatori allertati per dati rilevati sul dark web.
Complessivamente, il 48,4% degli utenti italiani ha ricevuto almeno un alert, di cui l’88% riferito a dati individuati sul dark web, mentre il 12% legato a dati rilevati sul web pubblico.

Per quanto riguarda i dati più frequentemente rilevati sull’open web, ovvero accessibili pubblicamente, il 2024 vede al primo posto il codice fiscale (54,6%), seguito dall’e-mail (34,6%) e, con minore frequenza, numero di telefono (7,2%), username (2,3%) e indirizzo (1,3%).

Imprese femminili: più giovani e più piccole ma in 10 anni crescono di più

Imprese femminili: più giovani e più piccole ma in 10 anni crescono di più

Sono 1 milione e 307mila, a fine 2024, il 22,2% del totale delle imprese italiane. Nonostante siano più piccole, più giovani, più straniere, più dislocate nel Mezzogiorno, e sopravvivano un po’ meno delle altre, si stanno strutturando, puntando sui settori a maggior contenuto di conoscenza, e in molte provano a fare il salto alla ‘taglia’ superiore.
Sono le imprese femminili, al centro di un evento digital organizzato da Unioncamere e Sole 24 Ore.

Dopo il picco toccato nel 2021, quando le imprese femminili avevano superato 1milione e 342mila unità, le aziende guidate da donne hanno conosciuto una lenta diminuzione, analoga ma meno insistita rispetto alle aziende non femminili.
Rispetto al 2014, questa tipologia di impresa ha comunque segnato una crescita dello 0,4% a fronte di una diminuzione delle attività non femminili del -3,6%. 

Tre su quattro attive nel settore dei servizi

In quasi tre casi su quattro, le attività guidate da donne operano nel settore dei servizi (72,6% contro 60,1%), sono più piccole di dimensione (microimprese femminili 96,2% del totale contro 94% aziende non femminili), e registrano una maggior concentrazione di ditte individuali (60,5% contro 47,3%).

Le società di capitali condotte da donne sono però aumentate del +45% rispetto al 2014, arrivando a rappresentare lo scorso anno più di un quarto di tutte le imprese femminili.
Le attività guidate da donne presentano una minor presenza di imprese artigiane (16,7% contro 22,6%), ma una maggiore incidenza nelle realtà under35 (10,3% contro 7,7%) e guidate da straniere (12,6% contro 11%).

Aumentano quelle a “maggior contenuto di conoscenza”

Solo in un settore le imprese femminili sopravanzano quelle maschili: le ‘altre attività’ dei servizi, dove le donne d’impresa incidono per il 60% sul totale.
In altri ambiti, comunque, queste imprese ‘pesano’ molto. Nel tessile, abbigliamento e calzature sono il 37,7%, nella Sanità e assistenza sociale il 36,6%, nell’Istruzione il 31,1%, in Alloggio, ristorazione e servizi turistici, il 29,7%.

In 10 anni aumentano poi in maniera consistente le imprese rosa giovanili a maggior contenuto di conoscenza, come le attività professionali, scientifiche e tecniche (+41,3%), grazie alla spinta delle attività di management e marketing. 

Benevento, Avellino, Chieti, Frosinone, Viterbo province “rosa”

L’apporto delle donne d’impresa è determinante in alcune regioni, soprattutto del Sud. Sono il 27,2% delle imprese molisane, il 26,5% lucane, il 25,3% abruzzesi, il 24,7% umbre e il 24,2% siciliane.
Benevento, Avellino, Chieti, Frosinone e Viterbo le province in cui l’incidenza delle imprese femminili è maggiore (tra 29,6% e 27,5%). 

Le imprese femminili hanno però un tasso di sopravvivenza più basso: a 5 anni dalla fondazione, ne resta in vita il 72,3% (77,3% non femminili), e superato il quinquennio, il differenziale si allarga ulteriormente, con il 67,5% delle attività guidate da donne ancora sul mercato, contro il 73,1% di quelle a guida maschile.

Comfort food degli italiani: i carboidrati sono primi in classifica  

Comfort food degli italiani: i carboidrati sono primi in classifica  

Lo conferma un’indagine condotta dall’Osservatorio Shopping di DoveConviene in occasione della Giornata Internazionale della Felicità: carboidrati, dolciumi, hamburger e fritture sono i cibi della felicità. 

In particolare, proprio in cima alla classifica dei comfort food prediletti dagli italiani, si posizionano pasta, pane e pizza (36%), carboidrati noti per la loro capacità di stimolare la produzione di endorfine e migliorare l’umore.
Alcuni piatti hanno infatti il potere di regalare una sensazione immediata di benessere anche al solo pensiero di mangiarli. Ci sono sapori che scaldano il cuore, e alimenti, che già al primo assaggio, offrono un momento di pura gioia. Perché la felicità, si sa, passa anche dalla tavola.

Biscotti, cioccolato, torte, brioches. Ma anche hamburger, fritto misto e patatine

Ai carboidrati seguono i dolci, scelti dal 29% degli intervistati, con biscotti, cioccolato, torte e brioches, e al terzo posto della classifica dei comfort food si posizionano piatti gustosi come hamburger e fritture, tra cui pesce e patatine, apprezzati dal 15% degli italiani. 
Ma c’è anche un 13% che per soddisfare il palato in modo leggero preferisce cibi salutari o plant-based.

Ma cosa rappresenta realmente il comfort food per gli italiani?
Per oltre la metà degli intervistati (54%), è un modo per staccare dalla routine quotidiana e concedersi un momento di relax. Ma il comfort food identifica anche una pietanza, che indipendentemente dalla situazione, è sempre in grado di portare felicità (35%).

Un rifugio contro lo stress e la noia

Per chi è più nostalgico, invece, il comfort food richiama il passato, riportando alla mente momenti felici ormai lontani (11%).

Secondo l’indagine, infatti, 4 italiani su 10 ricorrono al loro comfort food preferito dopo una giornata difficile, mentre il 36% lo sceglie come premio dopo aver raggiunto un buon risultato.
Inoltre, molti si rifugiano nel comfort food per alleviare lo stress, soprattutto se causato dal lavoro (18%), o, più semplicemente, nei momenti di noia (17%).

Da consumare davanti alla TV, da soli o in compagnia

Che si tratti di prepararlo a casa propria, come per il 60% degli intervistati, o di acquistare piatti già pronti da gustare velocemente (40%), quasi un italiano su due (48%) preferisce consumare il proprio comfort food preferito in compagnia del partner o della famiglia, mentre il 42% lo apprezza anche in solitudine, spesso davanti al programma TV prediletto.

Inoltre, il 31% del campione dichiara di ‘ricorrere’ al comfort food’  più volte alla settimana, mentre il 46% lo mangia un paio di volte al mese.

Parità di genere, come viene percepita nel 2025? 

Parità di genere, come viene percepita nel 2025? 

Come ogni anno, la Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo rappresenta un’occasione per riflettere sui progressi compiuti in ambito sociale, economico e politico, ma anche sulle discriminazioni e le violenze che ancora oggi affliggono molte donne nel mondo.
La ricorrenza non è solo un momento di festa, ma anche un’opportunità per analizzare le criticità nella lotta per l’uguaglianza di genere.

Uno studio globale che ha coinvolto 30 paesi

In occasione della Giornata Internazionale della Donna 2025, Ipsos, in collaborazione con il Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra, ha condotto un’indagine in 30 paesi, compresa l’Italia.
L’obiettivo della ricerca è stato quello di esplorare le opinioni delle persone sulla parità di genere, mettendo in luce le differenze di pensiero tra generazioni e contesti culturali.

Un futuro più equo per le giovani donne?

Uno dei dati più interessanti emersi dal sondaggio riguarda la fiducia nel futuro delle nuove generazioni femminili. La maggior parte degli intervistati ritiene che le ragazze di oggi avranno opportunità migliori rispetto a quelle delle loro madri.
Eppure questa fiducia sembra essere meno marcata quando si parla del futuro dei giovani uomini, suggerendo una percezione differenziata delle prospettive di crescita tra i due sessi.

Generazione Z, i ragazzi su posizioni non allineate

Un aspetto significativo dello studio riguarda le opinioni contrastanti tra i giovani della Generazione Z. Mentre le ragazze si dichiarano sempre più vicine ai valori del femminismo e sostengono la necessità di continuare a lottare per la parità, una parte dei giovani uomini esprime preoccupazione per il rischio che alcune misure possano penalizzare il genere maschile.
Il divario generazionale suggerisce la necessità di un dialogo più aperto e costruttivo sulle questioni di genere.

Ci sono ancora ostacoli da superare

Nonostante la consapevolezza diffusa sull’importanza della parità di genere, meno della metà degli intervistati crede che nei prossimi cinque anni si assisterà a importanti cambiamenti. Sebbene molti riconoscano l’impegno di governi e aziende, le iniziative attuali vengono spesso percepite come insufficienti. Inoltre, le tensioni sociali tra uomini e donne, tra generazioni diverse e tra differenti fasce economiche sono sempre più evidenti, soprattutto tra i più giovani.

Quanto contano le esperienze personali?

Le esperienze individuali influenzano profondamente il modo in cui le persone percepiscono la parità di genere. Ad esempio, chi ha lavorato con una manager donna o vive in un paese guidato da una leader femminile tende ad avere una visione più positiva dell’uguaglianza.
D’altra parte, molte donne ricordano di essere cresciute in contesti familiari in cui le responsabilità domestiche erano quasi esclusivamente a carico delle madri, un’eredità culturale che ancora oggi condiziona la percezione dei ruoli di genere.

Verso un futuro più inclusivo

I risultati del sondaggio Ipsos evidenziano la necessità di proseguire gli sforzi per promuovere la parità di genere, tenendo conto delle diverse sensibilità presenti nella società.
Comprendere le divergenze generazionali e le tensioni sociali è fondamentale per costruire un futuro in cui l’uguaglianza non sia solo un obiettivo, ma una realtà condivisa da tutti.