L’impatto ambientale della digitalizzazione bancaria secondo gli italiani

L’impatto ambientale della digitalizzazione bancaria secondo gli italiani

Il 31% degli italiani ritiene che la digitalizzazione delle banche abbia un impatto ambientale inferiore rispetto a quello dei servizi tradizionali. Ma permane una certa dose di scetticismo. Lo rivela la survey sulla percezione dell’impatto ambientale della digitalizzazione bancaria condotta da BVA Doxa.

Oggi, gli italiani guardano alla sostenibilità ambientale con crescente scetticismo, poiché si aspettano azioni concrete e immediate per poter credere davvero nei cambiamenti promossi dai brand.
Infatti, il 53% degli intervistati è convinto che i processi digitali contribuiscano all’inquinamento, evidenziando una certa diffidenza verso la sostenibilità delle tecnologie adottate.

Obiettivo: dimostrare concretamente i vantaggi della trasformazione digitale

La ricerca di BWA Doxa, condotta tra il 15 e il 25 settembre 2024 su un campione 1000 intervistati, è stata presentata durante il Forum Banca organizzato da IKN. Un punto chiave emerso durante il Forum è stato proprio l’impatto ambientale delle infrastrutture tecnologiche utilizzate dalle banche.

La digitalizzazione, in realtà, consente di ridurre l’uso di risorse come carta, acqua e toner, e limita gli spostamenti, diminuendo così le emissioni di CO2.
Le banche, quindi, dovranno lavorare per migliorare la percezione del pubblico su questi temi e dimostrare concretamente i vantaggi della trasformazione digitale in ottica ambientale.

I settori più inquinanti? Energia, trasporti, manifattura. Banche e finanza all’ultimo posto

Secondo la ricerca, tra i diversi settori industriali, è il settore energetico a emergere come il più inquinante, indicato dal 42% degli intervistati.
Seguono il settore dei trasporti, indicato dal 23%, e quello industriale e manifatturiero, con un 22% di chi lo considera inquinante.

In fondo alla classifica si trova il settore finanziario e bancario, percepito dala maggior parte come poco inquinante, con solo il 2% degli intervistati che lo ritiene il più inquinante.
Di fatto, però, la percezione dell’impatto ambientale della digitalizzazione bancaria solleva interrogativi significativi.

Ma l’impatto sull’ambiente viene considerato simile a quello dei servizi tradizionali

Tanto che quando si chiede agli italiani di valutare l’impatto ambientale delle infrastrutture tecnologiche utilizzate dalle banche, come server, data center e cloud computing, solo l’11% ritiene che sia basso.
Al contrario, una maggioranza significativa, pari al 49%, considera questo impatto moderato o alto.

Inoltre, il 42% degli intervistati ritiene che i processi di digitalizzazione bancaria contribuiscano molto o moderatamente all’inquinamento ambientale.
E quando si confronta l’impatto ambientale complessivo della digitalizzazione bancaria rispetto ai servizi tradizionali, emerge che il 31% degli intervistati considera l’impatto della digitalizzazione simile a quello dei servizi tradizionali.

B2B, quali sono le ultime novità sul fronte eCommerce? 

B2B, quali sono le ultime novità sul fronte eCommerce? 

Negli ultimi anni, il commercio digitale ha ridefinito il panorama economico, non solo tra consumatori (B2C) ma anche nel mondo delle imprese (B2B). In questo ambito, l’e-commerce è sempre più centrale nelle strategie aziendali per due motivi principali: l’apertura verso nuovi mercati e la semplificazione dei processi operativi.

Le imprese B2B stanno infatti puntando sia su piattaforme e-commerce proprietarie sia su marketplace per distribuire i loro prodotti a una clientela più ampia e diversificata.

Le vendite online B2B rappresentano il 27% del fatturato

Secondo una recente indagine di BVA Doxa, presentata durante la conferenza Marketing B2B organizzata da ANES, le vendite online nel settore B2B rappresentano oggi circa il 27% del fatturato complessivo per molte aziende, con una crescita stimata di circa il 4,5% nei prossimi due o tre anni. La ricerca è stata condotta su un campione di 300 dirigenti e responsabili aziendali di imprese con più di 10 dipendenti, analizzando l’impatto del commercio digitale sulle loro attività.

Utilizzo dell’eCommerce e largo al digitale

Tre aziende B2B su quattro utilizzano già l’e-commerce per espandere il proprio mercato, con il 43% che predilige piattaforme proprie per una maggiore personalizzazione. Anche tra le imprese più piccole, prevalentemente nel settore dei servizi, cresce l’interesse per il canale digitale: il 26% di queste dichiara infatti di valutare positivamente l’ingresso nell’e-commerce in un futuro prossimo.

Prodotti e servizi venduti online

Nell’e-commerce B2B, i prodotti finiti e i servizi professionali dominano le vendite, con una clientela prevalentemente B2B che rappresenta la parte più consistente del mercato. Rispetto all’anno precedente, si registra un incremento del 3,7% nelle vendite online, accompagnato da previsioni ottimistiche per il futuro, in particolare per le aziende manifatturiere e quelle che hanno già visto aumenti di fatturato.

eCommerce come strumento integrato per vendite e acquisti

L’e-commerce non è solo un canale di vendita, ma anche uno strumento fondamentale per gli acquisti aziendali. Circa il 73% delle imprese lo utilizza per approvvigionarsi di prodotti e servizi essenziali come componenti, servizi professionali e contenuti digitali.

Inoltre, il 60% delle aziende B2B adotta un approccio integrato, usando l’e-commerce sia per vendere sia per acquistare. Questo metodo permette alle aziende di migliorare i loro processi interni, rendendoli più efficienti e competitivi.

Tasso di default: nel 2024 è stabile. Imprese innovative meno rischiose

Tasso di default: nel 2024 è stabile. Imprese innovative meno rischiose

Nel primo semestre 2024, rispetto a fine 2023, i tassi di default rimangono stabili per tutte le tipologie di imprese: società di capitali (2,46%), società di persone (1,60%) e ditte individuali (2,42%).
Nel complesso stabili anche le erogazioni complessive di credito, pari a -0,1% per i finanziamenti e +0,9% per gli importi.

Tra i settori, le società di capitali del Tessile e Abbigliamento registrano un marcato aumento del default (+0,43%) e un forte calo degli importi erogati (-9,1%), mentre con la cessazione degli incentivi ecobonus frenano gli importi erogati alle imprese delle Costruzioni (-6%), anche se la rischiosità del settore rimane ancora stabile su livelli elevati (3,11%).
Lo evidenzia l’Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF su dati del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC.

Leisure meno a rischio, Trasporti e Logistica stabili nella difficoltà

Continua il trend positivo del Leisure: aumentano di circa l’11% gli importi erogati alle società di capitali, con un effetto positivo anche sul tasso di default (-0,4%). La diminuzione del rischio riguarda tutti i micro-settori del comparto, nonostante il tasso di default rimanga elevato (3,46%).

Trasporti e Logistica continuano a essere particolarmente impattati dal difficile contesto geopolitico. Il tasso di default delle società di capitali si mantiene stabile (3,6%), mentre crescono le erogazioni di credito (+10,5%).

Disomogeneità per le forme di Leasing, Noleggi in crescita


Focalizzandosi sui soli prodotti rateali, il primo semestre 2024 evidenzia una lieve crescita delle erogazioni rispetto all’anno precedente, frutto però di un comportamento eterogeneo sulle diverse tipologie di prodotto.
In particolare, si evidenzia una notevole contrazione del Leasing strumentale e immobiliare, sia in termini di numero di finanziamenti (-19,7%) sia di importi erogati (-17,7%), in conseguenza di un calo della domanda di queste tipologie di prodotto.

Tra le altre tipologie di finanziamento, emerge anche la crescita dei Noleggi (+9,9% importi erogati) e dei Leasing e Prestiti Auto, soprattutto in termini di importi erogati (+5,6%).
Quest’ultimo trend continua a rispecchiare l’aumento dei prezzi auto iniziato nel 2023, nonché gli effetti della transizione green del settore automotive.
 
Imprese innovative più solide della media

Le imprese ad alto livello di innovazione sono rappresentate per oltre il 70% da società di capitali e per oltre il 70% da aziende micro (fino a 10 dipendenti o con fatturato inferiore a 2 milioni di euro).

In termini di anzianità, sono principalmente costituite da aziende con oltre 10 anni di attività (65%).
I dati dello Studio Pagamenti di CRIBIS sottolineano una minore incidenza delle imprese innovative che pagano con oltre 30 giorni di ritardo rispetto al dato medio nazionale (7,3% vs 9,5%). Quanto alla rischiosità creditizia, le imprese innovative di tutte le forme giuridiche si mostrano molto meno rischiose rispetto al totale delle aziende italiane, con un tasso di default medio del 1,6%.

Spesa: l’italianità e le regioni entrano nel carrello dei consumatori

Spesa: l’italianità e le regioni entrano nel carrello dei consumatori

È quanto emerge dalla analisi del quindicesimo Osservatorio Immagino di GS1 Italy: nel canale dei supermercati e ipermercati l’ampio paniere dei 26.516 prodotti che richiamano la loro italianità in etichetta nel 2023 ha perso il 4,5% dei volumi rispetto all’anno precedente. Al contrario, il loro giro d’affari è cresciuto del +7,4%, superando gli 11,3 miliardi di euro.

Sembra che sugli scaffali della GDO i tagli alle vendite non stiano risparmiando nemmeno i prodotti alimentari Made in Italy, Tuttavia, i prodotti che riportano on-pack un claim relativo alla loro italianità, come, ad esempio, ‘100% italiano’ o ‘prodotto in Italia’, o ancora, un’indicazione geografica europea o l’immagine della bandiera italiana, restano i principali protagonisti del carrello della spesa.

Dalla bandiera tricolore al bollino Dop

In pratica, i prodotti che hanno in etichetta un claim che richiama il ‘made in Italy’ rappresentano il 27,7% delle oltre 139 mila referenze analizzate dall’Osservatorio Immagino, e contribuiscono per il 28,3% al giro d’affari totale di supermercati e ipermercati.

Se l’indicatore di italianità più utilizzato è la bandiera tricolore, presente su 15.433 prodotti, quello con la maggiore crescita annua è il bollino Dop, che ha messo a segno un +9,1% rispetto al 2022, arrivando a 716 milioni di euro di sell-out, ed è anche l’unico degli otto claim monitorati ad aver registrato un aumento delle vendite in volume (+1,6%).

Nel “paniere regionale” crescono a doppia cifra Molise, Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Basilicata 

Italiani sì, ma anche regionali: sono 10.420 i prodotti alimentari venduti in supermercati e ipermercati sulle cui confezioni è indicata la regione di riferimento. Nel 2023 quest’affollato paniere ha registrato un +5,2% a valore (superando i 3 miliardi di euro) e un -3,7% a volume.

Tutti i panieri regionali hanno aumentato il loro giro d’affari, con crescite a doppia cifra per Molise (+17,3%), Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Basilicata. Di queste, Molise, Basilicata, Valle d’Aosta e Puglia hanno accresciuto anche le vendite a volume.

Sul podio per fatturato si confermano Trentino-Alto Adige, Sicilia e Piemonte

Per quanto riguarda il fatturato totale, la classifica delle regioni in etichetta vede confermato il podio dell’anno precedente. Al primo posto ancora il Trentino-Alto Adige, con oltre 406 milioni di euro di giro d’affari, seconda posizione er la Sicilia e terza per il Piemonte.

L’analisi dettagliata dell’italianità e la classifica completa delle regioni in etichetta sono disponibili nella quindicesima edizione dell’Osservatorio Immagino, scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

Lavoro: le 5 mosse per affrontare un colloquio a prova di assunzione

Lavoro: le 5 mosse per affrontare un colloquio a prova di assunzione

Per aiutare i candidati a gestire l’ansia da colloquio di lavoro, InfoJobs ha preparato un vademecum di consigli pratici per trasformarla in una risorsa e sfruttare al meglio l’opportunità.

La prima delle 5 mosse da seguire per non sbagliare è quella di informarsi bene sull’azienda. Per affrontare un colloquio con successo, è essenziale comprendere a fondo l’azienda per cui ci si sta candidando, ovvero, ‘andare oltre’ sito web e pagine social aziendali.
Leggere articoli di settore, rapporti annuali e notizie recenti offre una visione completa dell’attività aziendale, e conoscerne storia, missione, valori e i principali progetti in corso permette di rispondere in modo più specifico alle domande. E dimostra al recruiter che il candidato è sinceramente interessato e motivato.

Vestirsi adeguatamente e mostrare curiosità e interesse 

L’abbigliamento è cruciale per una prima impressione positiva. È importante adattare il proprio look alla cultura e al settore dell’azienda. In un contesto professionale, un abbigliamento formale è spesso più consigliato, mentre in ambienti più creativi potrebbe essere accettabile un look più casual, ma sempre curato. La scelta di un abbigliamento appropriato dimostra rispetto per l’azienda e comunica serietà e attenzione ai dettagli.

Preparare domande è invece fondamentale per dimostrare non solo interesse per il ruolo e l’azienda, ma anche per capire se quel lavoro è effettivamente adatto. Dopo tutto, la decisione non è solo dell’azienda. È utile porre domande che indaghino la cultura aziendale, il team, il responsabile e le opportunità di crescita professionale. Chiedere informazioni su come l’azienda affronta le sfide del settore o quali sono le aspettative per il ruolo permette al candidato di capire se l’azienda è in linea con i propri valori e obiettivi professionali.

Enfatizzare le soft skill, non solo le competenze tecniche

Quando si parla delle proprie esperienze, è importante non limitarsi a elencare le competenze tecniche (hard skill).
Le soft skill, come spirito d’iniziativa, mentalità creativa, pensiero critico, leadership, gestione del tempo e intelligenza emotiva e sociale sono altrettanto importanti.

I candidati dovrebbero evidenziare come hanno sviluppato queste competenze attraverso progetti universitari, esperienze scolastiche, volontariato o eventi quotidiani. Portare al recruiter esempi concreti aiuta a illustrare come le soft skill siano state applicate nella pratica, rendendo il candidato più credibile e convincente.

Postura e linguaggio del corpo devono comunicare sicurezza

La postura, il linguaggio del corpo e il modo di interagire durante un colloquio comunicano molto più di quanto si possa immaginare.
Un ottimo biglietto da visita è sorridere mostrandosi ben disposti alla conoscenza del selezionatore, nonché lieti di essere stati scelti come possibili candidati ad entrare a far parte dell’azienda.

È poi fondamentale mantenere una postura composta, che trasmetta fiducia e interesse. Il contatto visivo regolare dimostra coinvolgimento e sincerità, mentre un ascolto attivo, evidenziato da cenni di assenso e risposte puntuali, mostra rispetto e attenzione.

Il benessere traina le vendite al supermercato

Il benessere traina le vendite al supermercato

Lo attesta l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy: nel 2023 i claim ‘salutistici’ hanno generato l’83,1% del giro d’affari di supermercati e ipermercati. L’offerta di prodotti alimentari centrata sul benessere rappresenta infatti una parte sempre più significativa dell’assortimento alimentare della GDO, e incide in modo importante sulla spesa degli italiani.

Si tratta di un’offerta divisa tra prodotti ‘free from’, con minore presenza o privi di alcune sostanze nutritive, ‘rich-in’, ricchi o arricchiti di specifici nutrienti, e alimenti per allergici/intolleranti. Ma è il ‘free from’ il claim più significativo, con 14.100 referenze che nel 2023 hanno incassato oltre 8,1 miliardi di euro, +9,7% rispetto al 2022.

Pochi grassi o senza zuccheri?

Tra i claim riferiti alla minore presenza o all’assoluta assenza di un nutriente, registrano le performance migliori quelli relativi a grassi e zuccheri. L’indicazione ‘pochi grassi’ accomuna 3.118 prodotti che hanno aumentato le vendite (+0,4% a volume, +11,5% a valore), soprattutto yogurt greco colato, skyr, biscotti tradizionali, tacchino e latte Uht.
I 679 prodotti ‘senza grassi idrogenati’ hanno invece registrato +1,7% a volume e +15,2% a valore grazie a biscotti salutistici/tradizionali, pasticceria, torte pronte, margarina.

In espansione anche le vendite dei 2.950 prodotti con ‘pochi zuccheri’, in particolare, confetture e spalmabili base frutta, frutta conservata, biscotti tradizionali, bevande base frutta (+1,9% volume, +18,3% valore, 1,4 miliardi), mentre i 1.754 prodotti ‘senza zuccheri aggiunti’ hanno ottenuto oltre 791 milioni di euro (+5,4% volume, +18,5% valore).

Proteine e fermenti lattici: i must have degli “arricchiti”

Quanto al mondo del rich-in, nel 2023 l’Osservatorio ha rilevato 12 claim presenti su 10.825 prodotti, che hanno superato 5 miliardi di euro di sell-out (+10,0%).

A eccezione di ‘iodio’, tutti i claim hanno aumentato il giro d’affari, ma ad aver accresciuto i volumi venduti sono stati ‘fermenti lattici’ (+0,3%) e ‘proteine’ (+1,2%), evidenziate su 3.365 prodotti che generano il maggior giro d’affari (1,88 miliardi di euro) e il maggior tasso di crescita annua a valore (+12,8%).
A guidare la crescita dei prodotti proteici sono stati latte fresco e Uht, formaggi grana e simili, basi e alimenti per sportivi.

La sorpresa del 2023 è “senza uova”

Nel 2023 il mondo dei prodotti destinati a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari è rimasto significativo, ma ha sofferto il peso dell’inflazione. L’Osservatorio ha monitorato sei claim individuandoli su 10.991 prodotti, che hanno superato 4,7 miliardi di euro di vendite (+6,2%), ma che hanno perso -3,9% dei volumi.
A dominare resta il claim ‘senza glutine’, con 8.581 prodotti e 3,2 miliardi di vendite (+5,2%), ma con volumi calati di -4,4%.

Tra i claim che hanno retto meglio alle criticità, ‘senza lattosio’ (-1,3% volumi) che ha aumentato il giro d’affari (+8,9%) superando 1,9 miliardi di euro.
La sorpresa del 2023 però è il ‘senza uova’, ancora minoritario (160 prodotti, 27 milioni di euro di sell-out), ma in crescita a valore (+12,8%) e a volume (+3,6%), in particolare nel mondo della pasta e biscotti salutistici.

Estate 2024: il decalogo delle vacanze green in montagna

Estate 2024: il decalogo delle vacanze green in montagna

Che si scelga un’escursione in montagna o un’avventura immersi nelle foreste o nei parchi, ci sono semplici, ma importanti, regole da seguire.
Per questo motivo, Levissima, insieme a Fondo Forestale Italiano, ha stilato un Decalogo per vivere la propria vacanza green in sicurezza e rispettando l’ambiente.
La vacanza green è entrata stabilmente nelle abitudini dei vacanzieri italiani, e nonostante il mare rimanga la destinazione prediletta (72%) tra le mete più gettonate cresce la preferenza per la montagna (25%).

Oltre alla maggiore consapevolezza ambientale, la montagna attrae i vacanzieri per la capacità di offrire un contatto diretto con la natura incontaminata e i paesaggi mozzafiato.

Non abbandonare i rifiuti e seguire i sentieri segnalati

Regola numero uno: non abbandonare i rifiuti che inquinano l’ambiente e mettono in pericolo la fauna locale. È fondamentale ricordare che il peggior nemico della foresta è il fuoco: abbandonare rifiuti non solo costituisce un rischio per la salute in caso di incendio, ma può anche alimentare o innescare i fuochi stessi.

Rispettare le foreste significa rispettare ogni elemento e preservarne la biodiversità. Seguire sempre i sentieri segnalati per limitare i danni alla vegetazione e proteggere l’habitat degli animali.
Infatti, non seguire i sentieri può danneggiare l’habitat di alcune specie animali, compromettendo il loro rifugio e le fonti di cibo. 

Non raccogliere fiori e non disturbare gli animali

Strappare fiori o danneggiare la vegetazione può avere un impatto negativo sull’ecosistema, privando gli animali del loro nutrimento. Inoltre, gli animali sono particolarmente sensibili ai suoni e possono essere spaventati o disorientati dal rumore improvviso.

Allo stesso tempo, andare in montagna per ascoltare i suoni del bosco ha un effetto benefico per la mente e rilassa, favorendo una connessione profonda con la natura e migliorando lo stato d’animo.
Ma oltre alle regole riguardanti il rispetto della natura, Levissima pone l’accento anche su azioni che riguardano la salute personale.

Indossare abbigliamento adeguato

È consigliabile idratarsi in modo continuativo, a intervalli di circa 30 minuti. Ed è bene fare soste ogni ora circa mangiando qualcosa di leggero e in piccole porzioni. Indossare calzature e vestiti adatti in montagna aiuta a proteggersi dai graffi e dalla folta vegetazione. Inoltre, la crema solare va sempre applicata prima di partire al mattino e rinnovata durante la giornata, soprattutto se si suda molto. È importante usare sempre occhiali da sole, cappello o bandana e coprire anche le orecchie e il collo.
Immergersi nella natura apporta numerosi benefici, sia fisici sia emotivi. Prestare attenzione ad alcuni piccoli dettagli può davvero fare la differenza nel rendere l’esperienza ancora più piacevole e rigenerante.

Lavoro: a luglio previste più di 507mila assunzioni

Lavoro: a luglio previste più di 507mila assunzioni

A delineare lo scenario del mercato del lavoro nel mese di luglio 2024 è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Sono oltre 507mila i contratti di assunzione offerti dalle imprese a luglio, e 1,3 milioni nel trimestre luglio-settembre, con una contrazione della domanda di lavoro di circa 78mila contratti rispetto a luglio 2023 (-13,3%) e -156mila per il corrispondente trimestre 2023 (-10,6%).

Nel suo complesso, l’industria ha in programma di assumere circa 135mila profili nel mese (-15mila, -9,8% rispetto al 2023) e 371mila nel trimestre (-34mila, -8,3%). Il comparto del manifatturiero, in particolare, ricerca circa 88mila lavoratori nel mese e 236mila nel trimestre.

Costruzioni: domanda in calo

Le industrie della meccatronica ricercano 21mila lavoratori nel mese e 59mila nel trimestre, seguite dalle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco (20mila, 48mila) e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo (15mila, 42mila).

In calo anche la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni, che si attesta su quasi 47mila assunzioni a luglio (-10mila, -18,2%) e circa 135mila nel trimestre (-23mila,-14,8%).
Sono invece 373mila i contratti di lavoro offerti dal settore dei servizi nel mese in corso (-63mila, -14,5%) e circa 949mila quelli previsti tra luglio-settembre (-122mila, -11,4%).

Difficili da reperire 245mila profili

Nonostante la flessione (-45mila nel mese e -86mila nel trimestre) è il turismo a offrire le maggiori opportunità di impiego, con circa 125mila lavoratori ricercati nel mese e 265mila nel trimestre. Numerose anche le opportunità di lavoro offerte dal commercio (69mila, 180mila) e dai servizi alle persone (60mila, 185mila). 

Le imprese dichiarano però difficoltà di reperimento per oltre 245mila assunzioni a luglio (48,4% del totale), confermando come causa prevalente la ‘mancanza di candidati’ (32,3%) o la ‘preparazione inadeguata’ (12,7%).
I gruppi professionali con mismatch più elevato sono gli operai specializzati (65,7%), le professioni tecniche (54,3%), i dirigenti e le professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione (51,1%).

Meno ingressi previsti per i lavoratori immigrati

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (304mila unità, 59,9% del totale), seguiti dai contratti a tempo indeterminato (92mila, 18,1%, +1,5% vs luglio 2023). 
In calo rispetto allo scorso anno la domanda di lavoratori immigrati, con circa 97mila ingressi programmati nel mese (19,0% del totale).

Nel mese, a livello territoriale, sono in calo di oltre 24mila unità le assunzioni programmate dalle imprese del Centro e di circa 24mila unità per quelle del Nord-Est. Tra le regioni che registrano le più ampie flessioni, Lombardia (-10mila), Toscana (-9mila), Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe circa -9mila) e Lazio (oltre -8mila).

Paure legate alle vacanze: furti in casa e maltempo le più diffuse 

Paure legate alle vacanze: furti in casa e maltempo le più diffuse 

Quasi 28 milioni di italiani, più di 6 su 10, temono di subire un furto durante l’assenza da casa per le ferie. Il timore numero uno, la paura dei furti, è più diffusa tra i giovani (74% tra 25 e 34 anni) e tra i residenti del Nord Est (69%). Curiosamente, è un timore radicato sia nei grandi centri abitati (72%) sia nei piccoli comuni con meno di 10.000 abitanti (67%).
D’altronde, secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi, ogni anno in Italia sono più di 133mila i furti in appartamento, e il periodo estivo è uno dei più critici.
Eppure, nonostante questi dati, ancora pochi si tutelano con una polizza casa contro i furti: appena il 20% di chi partirà per le vacanze.

Il timore di subire danni da eventi atmosferici

Al secondo posto nella lista delle preoccupazioni di chi lascia l’abitazione per andare in vacanza, c’è il maltempo. Il 33% degli intervistati ha dichiarato di avere paura che durante l’assenza l’appartamento possa subire danni causati da eventi atmosferici estremi, soprattutto i residenti nel Nord Est (47%).
Perdite idriche e fughe di gas, invece, impensieriscono rispettivamente il 23% e il 17% dei vacanzieri.

L’ultima preoccupazione in classifica è quella di partire dimenticandosi luci o altri elettrodomestici accesi. Un timore che accomuna ‘appena’ 6 milioni di italiani.
Otto italiani su 10 hanno però dichiarato di aver intenzione di adottare alcune strategie per ridurre al mimino i rischi.

Vicini o sistemi di videosorveglianza?

La strategia più comune è quella di affidare la sicurezza della propria abitazione a vicini di casa o familiari, che vengono arruolati per controllare periodicamente l’immobile (45%). Una prassi diffusa maggiormente nei piccoli comuni (54%) e tra gli over 65 (48%).
I vicini di casa, nel 17% dei casi, vengono ‘ingaggiati’ anche per svuotare regolarmente la cassetta della posta, per ridurre al minimo i segnali di assenza prolungata da casa.
Circa 16,5 milioni di viaggiatori hanno invece deciso di affidarsi a sistemi di antintrusione: grate antieffrazione (14%) o un sistema di videosorveglianza (27%). Il 5%, invece, si affida alla sorveglianza privata.

C’è chi teme di lasciare le luci accese e chi lo fa apposta

Se milioni di italiani hanno paura di partire per le vacanze dimenticando la luce accesa, c’è chi, invece, lo fa appositamente per scoraggiare eventuali topi da appartamento (6,2%). Poco meno, il 3,3%, lascia accese TV o radio per mascherare l’assenza da casa. Un buon sistema per ridurre al minimo i segnali che la casa sia rimasta vuota per un periodo di tempo prolungato.

Se si vuole simulare la presenza in casa senza spendere un capitale in elettricità, esistono apparecchi che consentono di programmare l’accessione delle luci. Sarà più credibile agli occhi di potenziali ladri e meno oneroso in bolletta. 

L’auto privata si conferma la più amata dagli italiani

L’auto privata si conferma la più amata dagli italiani

L’auto privata continua a occupare un posto privilegiato nel cuore degli italiani, con quasi 3 su 4 che la utilizzano regolarmente. Nonostante i cambiamenti sociali ed economici, la macchina rimane il mezzo di trasporto più pratico e flessibile, soprattutto per gli usi lavorativi e misti. Oggi, il 25% degli italiani, prima di acquistare un’auto nuova, prende in considerazione brand asiatici e cinesi. Questo è quanto emerge dall’indagine annuale sulla mobilità degli italiani condotta da Aniasa e Bain & Company.

Praticità e comodità: i driver principali

L’analisi evidenzia che la praticità d’uso e la comodità sono i principali driver nelle scelte di mobilità dei consumatori. L’automobile risponde in modo ottimale a queste esigenze, offrendo flessibilità, accessibilità e comfort che altri mezzi di trasporto spesso non possono eguagliare. Questa preferenza è particolarmente marcata in contesti in cui i trasporti pubblici sono meno efficienti o meno accessibili.

Il lavoro resta una componente importante della mobilità

Una delle componenti della ripresa della mobilità sulle strade nel post-pandemia è la stabilizzazione del lavoro da remoto, che si attesta su una media di 1,6 giorni alla settimana. Gli spostamenti per motivi di lavoro rimangono una componente importante della mobilità quotidiana, poiché molti lavoratori devono comunque recarsi in ufficio alcuni giorni alla settimana o per specifiche esigenze professionali. In questo scenario ibrido, i mezzi di trasporto flessibili e adattabili sono cruciali.

Politiche di sostegno economico per il settore auto

L’attesa di un calo dei prezzi delle auto e il timore per problemi di reddito presenti o futuri rendono l’acquisto di un’auto un investimento sempre più impegnativo e rischioso che si tende a rinviare. Gli incentivi governativi e gli sconti sono i principali strumenti richiesti dai consumatori per considerare il cambio della vettura. Questo sottolinea quanto le politiche di sostegno economico siano fondamentali per il mercato automobilistico, rendendo l’acquisto accessibile per i veicoli più ecologici e tecnologicamente avanzati.

Le auto green rallentano, quelle cinesi accelerano

Un punto critico rilevato dal report è la crescente esitazione verso l’acquisto di auto elettriche. Gli italiani sono scoraggiati dalle difficoltà legate alla ricarica e dalla percezione di scarsa sicurezza delle vetture elettriche. L’analisi mette in luce un’altra tendenza emergente: l’aumento della propensione per le auto cinesi e asiatiche, con una percentuale di italiani che considera questi brand in salita dal 17% al 25%.

Il futuro dell’automobile 

Negli ultimi anni, i produttori cinesi e asiatici hanno migliorato la qualità e l’affidabilità dei loro veicoli grazie a significativi investimenti in ricerca e sviluppo. Il prezzo competitivo di questi veicoli li rende un’alternativa accessibile senza compromettere significativamente la qualità. Tuttavia, persistono delle riserve tra i consumatori italiani riguardo alla durata e alla resistenza nel tempo di questi veicoli, nonché alla qualità del servizio post-vendita.