Recruiting, come l’IA può supportare i processi di selezione del personale

Recruiting, come l’IA può supportare i processi di selezione del personale

Si intitola Future of Recruiting la recente indagine di LinkedIn che rivela interessanti dati riguardo il mercato del lavoro. In particolare, la ricerca afferma che i recruiter in Europa e negli Stati Uniti considerano l’intelligenza artificiale (IA) come un elemento chiave per il futuro del settore del reclutamento. Lo studio, che ha coinvolto oltre 2.500 professionisti, ha mostrato che il 73% degli intervistati ritiene fondamentale restare aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche per mantenere un vantaggio competitivo.

Un futuro promettente

Secondo la ricerca, il 45% dei recruiter prevede un utilizzo sempre maggiore dell’IA e dell’automazione nei processi di selezione nei prossimi 3-5 anni. Questa tendenza è confermata dall’aumento del 14% di professionisti che hanno aggiunto competenze legate all’IA ai loro profili LinkedIn nell’ultimo anno. L’ottimismo per l’IA è evidente: il 62% dei professionisti del recruiting vede positivamente l’impatto di queste tecnologie, soprattutto per i benefici in termini di tempo da dedicare alle interazioni umane, miglioramento della produttività e facilitazione nel coinvolgimento dei candidati.

Fiducia nel mercato del lavoro

Nonostante un rallentamento generale delle assunzioni, l’87% dei recruiter in Europa e negli Stati Uniti è fiducioso nella solidità e resilienza del mercato del lavoro. Questa fiducia li spinge a esplorare attivamente le tecnologie emergenti, con oltre un terzo (35%) che sta già sperimentando l’IA generativa per mantenersi aggiornati sui rapidi cambiamenti del settore.

LinkedIn e i nuovi strumenti di IA

Per aumentare l’efficienza dei recruiter e migliorare la connessione con i candidati, LinkedIn ha introdotto strumenti di intelligenza artificiale come la messaggistica assistita dall’IA. Questo strumento ha già dimostrato la sua efficacia, aumentando del 40% il tasso di accettazione delle InMail e accelerando del 10% la velocità di risposta. Circa il 74% degli utenti ha risparmiato tempo grazie a questa tecnologia e una maggioranza significativa ritiene che contribuisca a rafforzare le connessioni con i candidati. 

LinkedIn continua ad espandere le sue offerte con funzioni avanzate come i messaggi assistiti dall’IA disponibili in più lingue e un progetto pilota innovativo su LinkedIn Learning. Questo progetto, riferisce Adnkronos, utilizza l’IA per fornire consulenze personalizzate, permettendo agli utenti di interagire direttamente con istruttori selezionati su temi specifici, ricevendo risposte su misura che tengono conto della loro carriera e delle competenze desiderate.

Conclusione

L’indagine di LinkedIn sottolinea come l’intelligenza artificiale stia rivoluzionando il settore del reclutamento, offrendo strumenti avanzati che migliorano l’efficienza e la qualità delle connessioni tra recruiter e candidati. Con un crescente numero di professionisti che adottano queste tecnologie, il futuro del reclutamento appare promettente e dinamico.

Digital Decay: la memoria collettiva digitale è in pericolo 

Digital Decay: la memoria collettiva digitale è in pericolo 

A partire da ottobre 2023, un quarto di tutte le pagine web esistenti tra il 2013 e il 2023 non è più accessibile. Nella maggior parte dei casi è dovuto al fatto che una singola pagina è stata cancellata o rimossa da un sito web funzionante.
Per i contenuti più vecchi, questa tendenza è ancora più forte. Circa il 38% delle pagine web esistenti nel 2013 oggi non sono disponibili, al contrario, solo l’8% delle pagine create nel 2023 ha subito lo stesso destino, suggerendo una possibile evoluzione nelle tecnologie o nelle strategie di conservazione web.

È il fenomeno del digital decay, il cosiddetto decadimento digitale che si verifica in differenti ambiti online.
Internet è un archivio inimmaginabilmente vasto, con centinaia di miliardi di pagine web indicizzate. Ma un enorme numero di news e contenuti sta lentamente scomparendo dal web. 

Collegamenti interrotti

Il Pew Research Center di Washington ha esaminato un campione rappresentativo di pagine web esistite negli ultimi dieci anni per verificare quante siano ancora accessibili oggi.
Lo studio del Pew Research Center ha esaminato i collegamenti che compaiono sui siti web governativi e di notizie, nonché nella sezione ‘Riferimenti’ delle pagine di Wikipedia a partire dalla primavera 2023.

Quest’analisi ha rilevato che il 23% delle pagine web di notizie contiene almeno un collegamento interrotto, così come il 21% di pagine web da siti governativi. E il 54% delle pagine di Wikipedia contiene almeno un collegamento nella sezione Riferimenti che punta a una pagina che non esiste più.

Tweet cancellati

Durante la primavera del 2023 sulla piattaforma di social media X (nota come Twitter) è stato raccolto un campione di tweet in tempo reale e monitorato per i successivi tre mesi. Di questo campione quasi un tweet su cinque non era più visibile pubblicamente sul sito pochi mesi dopo essere stato pubblicato.

Nel 60% di questi casi, l’account che originariamente aveva pubblicato il tweet è stato reso privato, sospeso o cancellato del tutto. Nel restante 40% il titolare dell’account ha cancellato il singolo tweet, anche se l’account esiste ancora.

Ma quanto durano i contenuti digitali?

Oltre il 40% dei tweet scritti in turco o arabo non sono più visibili sul sito entro tre mesi dalla pubblicazione. E i tweet provenienti da account con le impostazioni predefinite del profilo hanno maggiori probabilità di scomparire dalla vista del pubblico.
Secondo il Pew Research Center, riporta Adnkronos, questi risultati sottolineano l’importanza di sviluppare strategie più robuste per la conservazione dei contenuti digitali, specialmente considerando il loro ruolo fondamentale come depositari della storia moderna e come risorse educative e informative.

Il fenomeno del digital decay pone sfide significative per l’archiviazione digitale e la memoria collettiva online, spingendo a riflessioni sulla durabilità e l’accessibilità a lungo termine dei contenuti digitali.

GenZ e Millenial: cosa pensano di AI generativa, lavoro, climate change

GenZ e Millenial: cosa pensano di AI generativa, lavoro, climate change

La ricerca globale Deloitte 2024 ‘GenZ e Millennial Survey’ offre un’analisi approfondita di percezioni e aspettative dei giovani di 44 Paesi in merito all’Intelligenza artificiale generativa, il cambiamento climatico e il caro vita.
Interrogati su quali emozioni susciti in loro la Generative AI, il 29% dei GenZ esprime ‘incertezza’, il 28% ‘fascinazione’ e il 22% ‘eccitazione’.
Più tiepido il giudizio dei Millennial, per il 33% ‘incerti’, 21% ‘affascinati’ e 17% ‘confusi’.

Ancora poco sfruttata sul lavoro la GenAI è percepita in maniera diversa tra chi la utilizza molto e chi non ha grande dimestichezza con questa novità. Intervistati sulle sue potenziali applicazioni, secondo il 47% della GenZ e il 39% dei Millennial questa innovazione può aiutare a ‘liberare tempo e migliorare il work-life balance’. 

AI generativa

Ma oltre ai vantaggi emergono anche alcuni timori. Il 46% dei GenZ e il 41% dei Millennial pensa che la GenAI potrebbe ‘richiedere una riqualificazione professionale e impattare sulle decisioni di carriera’, mentre il 55% della GenZ e il 52% dei Millennial pensa che la GenAI potrebbe ‘causare l’eliminazione di posti di lavoro’.

Inoltre, meno della metà dei giovani (il 43% della GenZ e il 34% dei Millennial) pensa che il proprio datore di lavoro li stia adeguatamente formando sulle potenzialità, sui vantaggi e sul valore della GenAI.

Si consolidano i trend su lavoro e inflazione 

Per GenZ e Millennial il work-life balance, la salute mentale e la possibilità di lavorare da remoto sono ormai considerati priorità nella scelta del lavoro.
Grande importanza è attribuita anche al ‘purpose’,  l’insieme di valori che caratterizzano l’azienda di cui si fa parte e che danno al professionista ‘un senso’ al di là della retribuzione economica.
Per i giovani il ‘purpose’ ha un valore e un ruolo molto più significativo di quello che veniva attribuito dalle generazioni precedenti.

Ma gli intervistati italiani, e in particolare i Millennial, risultano meno ottimisti riguardo alla situazione economica e sociale rispetto allo scorso anno. Solo il 16% della GenZ e l’11% dei Millennial prevede un miglioramento della situazione economica generale.
Anzi, in continuità con l’anno passato, la prima preoccupazione per GenZ e Millennial è il costo della vita (35% GenZ e 43% Millennial).

La sfida ambientale resta prioritaria

Rimane prioritaria anche la sfida del cambiamento climatico (33% GenZ e 32% Millennial) e quella della disoccupazione (21% GenZ e 20% Millennial).
Ma se i giovani italiani, in generale, sono meno ottimisti della media globale per quanto riguarda lo scenario economico e sociale, sull’ambiente, invece, risultano particolarmente fiduciosi riguardo alla possibilità di fare la differenza e di influenzare il resto della società.

Sull’ambiente, riporta Adnkronos, il 62% della GenZ e il 53% dei Millennial ritiene di avere un’influenza moderata o significativa. Così è anche per la salute mentale (60% GenZ, 49% Millennial) e l’uso etico della tecnologia (52% GenZ, 45% Millennial). Temi sui quali i giovani si sentono pronti a guidare il cambiamento.

Mercato del lavoro, a maggio 2024 circa 500 mila nuovi contratti

Mercato del lavoro, a maggio 2024 circa 500 mila nuovi contratti

A maggio, le imprese italiane prevedono di attivare poco meno di 494 mila contratti di assunzione, sia di durata superiore ad un mese sia a tempo indeterminato. Per il trimestre maggio-luglio, si prospettano quasi 1,6 milioni di nuovi contratti. Questi numeri indicano un aumento della domanda di lavoro di circa 27 mila unità rispetto all’anno precedente, corrispondente a un aumento del 5,8%, e di quasi 35 mila unità rispetto al trimestre precedente, pari al 2,2%. A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali .

I settori che “cercano” di più

L’industria nel suo complesso prevede oltre 136 mila nuove assunzioni nel mese di maggio e più di 410 mila nel trimestre, con una crescita rispettivamente del 3,5% e del 2,4% rispetto all’anno precedente. Le imprese dei servizi sono alla ricerca di circa 357 mila lavoratori nel mese e di circa 1,2 milioni nel trimestre, con incrementi rispettivamente del 6,7% e del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il Sud e le Isole si confermano come l’area territoriale più dinamica, con 140 mila contratti attesi. Nel settore manifatturiero, a maggio si prevede la ricerca di 85 mila lavoratori, che salgono a 262 mila nel trimestre. Le maggiori opportunità di lavoro sono offerte dalle industrie della meccatronica, della metallurgia, dell’agroalimentare e della moda. 

Costruzioni, turismo e commercio sono sempre “a caccia“

Nel comparto delle costruzioni, si prevedono 51 mila nuove assunzioni nel mese e 148 mila nel trimestre. La domanda di lavoro nel settore turistico è significativa, con 119 mila opportunità nel mese e 405 mila nel trimestre maggio-luglio. Anche il commercio offre numerose opportunità di lavoro, con 69 mila nuove assunzioni previste nel mese e 220 mila nel trimestre. Seguono i servizi alle persone e i servizi operativi di supporto a imprese e persone, con circa 53 mila e 39 mila nuovi contratti nel mese, e 188 mila e 125 mila nel trimestre, rispettivamente.

Persiste un significativo mismatch tra domanda e offerta

Nonostante l’aumento della domanda di lavoro, persiste un significativo mismatch tra domanda e offerta, con il 48,2% dei profili professionali ricercati difficili da reperire a maggio, principalmente a causa della mancanza di candidati. In totale, circa 238 mila posizioni lavorative rischiano di restare scoperte.

Perchè gli animali sono (per ora) migliori dei robot?

Perchè gli animali sono (per ora) migliori dei robot?

“Funziona” meglio la natura o la tecnologia? Difficile dirlo, anche se la scienza sta facendo passi da gigante. Resta il fatto che la moderna robotica si è ispirata ampiamente al mondo animale, dando vita a una serie di macchine che imitano il comportamento degli esseri viventi. Dai cani robot che pattugliano gli stadi ai robot esplorativi, il panorama della robotica è popolato da una vasta gamma di creature meccanizzate. Tuttavia, nonostante i notevoli progressi tecnologici e gli ingenti investimenti nell’industria robotica, le macchine sono ancora meno performanti rispetto ai loro equivalenti biologici.

Lo studio che ha messo a confronto natura e robotica

Un nuovo studio pubblicato su Science Robotics ha esaminato cinque diversi “sottosistemi” associati alla corsa, confrontando il comportamento degli animali con quello dei robot. Pur essendo le macchine superiori in molti aspetti individuali, gli animali si distinguono per il controllo complesso e interconnesso dei loro corpi, il che li rende più abili nell’affrontare gli ostacoli. Ed è questa la ragione per cui, a oggi, gli animali corrono “meglio” dei loro omologhi 

Biologia versus ingegneria: la sfida dell’integrazione

I ricercatori hanno scoperto che, sebbene i robot possano vantare componenti individuali più forti, gli animali sono in grado di farli funzionare insieme in modo più efficace e armonioso. Questa fluidità e adattabilità degli animali emergono chiaramente quando vengono confrontati con i robot in ambienti reali. “Il modo in cui le cose si sono rivelate è che, con solo piccole eccezioni, i sottosistemi ingegneristici hanno superato gli equivalenti biologici, e a volte li hanno superati radicalmente”, ha dichiarato Tom Libby, ingegnere ricercatore senior di SRI International e partner dello studio. “Ma è anche molto, molto chiaro che, se si confrontano gli animali con i robot a livello di intero sistema, in termini di movimento, gli animali sono sorprendenti e i robot devono ancora raggiungerli”, 

I vantaggi della vera evoluzione delle specie

Gli animali beneficiano di milioni di anni di evoluzione, che hanno affinato la loro resistenza, agilità e robustezza. I robot, d’altra parte, stanno solo iniziando a colmare il divario evolutivo, ma i progressi sono promettenti. Però, per ora, le meravigliose performance degli animali reali non sono replicabili.

Ottimismo per il futuro tecnologico

Nonostante il divario attuale, i ricercatori sono ottimisti sul futuro della robotica. Vedono nei risultati dello studio un’opportunità per concentrarsi sull’integrazione dei componenti esistenti anziché semplicemente migliorare l’hardware. Questa nuova prospettiva potrebbe accelerare lo sviluppo di robot più funzionali e versatili, aprendo la strada a un futuro in cui le macchine potrebbero superare gli animali in termini di prestazioni e adattabilità.

Stereotipi di genere, li vivono anche i giovanissimi

Stereotipi di genere, li vivono anche i giovanissimi

Nel contesto domestico, lavorativo e nel tempo libero, sia donne sia uomini sono ancora vincolati dalle limitazioni imposte da una cultura permeata dagli stereotipi di genere. Questi preconcetti influenzano le decisioni personali e familiari, e hanno una valenza significativa soprattutto tra le nuove generazioni. Questa è la conclusione emersa dalla seconda edizione dell’Osservatorio “Genere e Stereotipi”, promosso da Henkel Italia in collaborazione con Eumetra.

Una ricerca che coinvolge anche la GenZ

La ricerca, condotta su un campione di 2.000 individui tra i 18 e i 55 anni, appartenenti alla community online di DonnaD, Amica Fidata, ha mostrato un’analisi aggiornata rispetto al 2022. Inoltre, ha incluso un’indagine più approfondita sul modo in cui gli stereotipi di genere influenzano le scelte riguardanti l’istruzione, il lavoro, lo sport e il tempo libero, coinvolgendo 1.000 partecipanti reclutati tramite Online Access Panel, con 100 casi rappresentativi della GenZ (15-25 anni).

Dalla scuola al lavoro, percezioni diverse tra maschi e femmine

Secondo l’Osservatorio, il 73% delle donne ritiene che esistano scuole superiori e facoltà universitarie più adatte rispettivamente ai maschi e alle femmine, confrontato con il 73% degli uomini e il 63% dei giovani. Sul fronte lavorativo, il 56% delle donne percepisce una retribuzione più bassa rispetto ai colleghi maschi, mentre solo il 38% ritiene di ricevere uno stipendio equo. Le donne trovano ostacoli significativi nella conciliazione tra vita familiare e lavorativa, con il 33% che ha dovuto sacrificare la carriera per la famiglia.

La cura della casa? Ancora appannaggio delle donne

La ricerca evidenzia anche che le donne continuano a svolgere la maggior parte delle attività domestiche e la cura della famiglia, mentre gli uomini mantengono un ruolo predominante nelle decisioni finanziarie ed economiche. Questa disparità è spesso determinata dal contributo maggiore degli uomini al reddito familiare.

Le nuove generazioni più educate alla parità

Tuttavia, l’80% della GenZ ritiene che la gestione delle responsabilità familiari debba essere equamente condivisa. Gli stereotipi di genere influenzano anche le scelte educative dei figli, con una percentuale significativa di padri e madri che subiscono tale influenza, sebbene ci sia una crescente consapevolezza sull’importanza di educare i figli senza rigide distinzioni di genere.

Differenze anche nello sport

Per quanto riguarda lo sport e il tempo libero, le percezioni differiscono notevolmente tra uomini e donne su discipline considerate “maschili” o “femminili”. Questi risultati sottolineano la persistenza di stereotipi di genere radicati nella società.

Classifica delle migliori città d’Europa: Milano e Roma nella top ten

Classifica delle migliori città d’Europa: Milano e Roma nella top ten

Con il report “Europe’s Best Cities” la società di consulenza internazionale Resonance ha reso nota la graduatoria delle migliori città europee, passando al vaglio 180 luoghi attraverso una lente statistica che intreccia i dati di Tripadvisor, Google, Facebook e Instagram.

Si tratta di un elenco che comprende città stupende, note a tutti per la loro storica capacità attrattiva e per essere da sempre poli di transito di milioni di turisti ogni anno. Il podio è occupato da Londra, Parigi e Berlino, rispettivamente al primo, secondo e terzo posto, mentre il quarto posto è conquistato da Roma, la Capitale italiana. A chiudere la top ten è Milano, ma nella classifica sono entrate anche altre italiane: Napoli, che occupa il 26° posto, Firenze al 38°, Venezia al 57°, e poi Torino (88°) e Bologna (99°).

Vivibilità, amabilità, prosperità i tre criteri di valutazione

I tre criteri principali di valutazione dell’Europe’s Best Cities sono tre, vivibilità, amabilità, prosperità.
La prima, la vivibilità, valuta la qualità percepita degli ambienti naturali e urbanistici, la presenza di spazi verdi, piste ciclabili, monumenti. Questa categoria considera anche la matrice socioeconomica, cioè l’accessibilità degli affitti, il reddito familiare disponibile dei residenti e i fattori che attraggono talenti e aziende.

La seconda categoria valuta il livello di ‘vivacità’ e attrazioni (cultura, concerti, spettacoli, eventi) vita notturna, ristorazione, pub ecc.), mentre la terza, la prosperity, nasce a partire dal capitale umano (livello d’istruzione, partecipazione al lavoro, Pil pro capite). È il criterio che maggiormente tiene conto di una stima concreta della desiderabilità dello stile di vita.

Poco spazio alla sostenibilità

Nell’Europe’s Best Cities un piccolo spazio è stato dato anche al tema della sostenibilità.
Ad esempio, Madrid che occupa il 5° posto, è considerata la città dove l’investimento sulla sostenibilità ha visto progetti di rinascita importanti, mentre Copenaghen (28°) ha dimostrato un impegno nella sostenibilità già da diverso tempo, e Stoccarda ha più della metà della sua area dedicata allo spazio verde e pannelli solari che generano elettricità green.

Sono altre le classifiche redatte nel corso degli ultimi anni rispetto alle città più sostenibili. Ma una città che si possa reputare tale a 360 gradi merita davvero posti in alto in una classifica di Migliori città europee? Evidentemente no.

La sostenibilità non è ancora considerata un criterio di attrazione

I criteri con i quali si possono valutare le diverse città sono molteplici. Ma questi dati dimostrano che c’è ancora molta strada da fare per considerare la sostenibilità come un criterio di attrazione, e che spesso si prediligono città con un impegno minore nei confronti dell’inclusione e dell’ambiente. Ma che continuano a essere al centro di poli turistici internazionali,. Proprio come Roma e Milano.

L’aumento dei prezzi fa “volare” la spesa on line

L’aumento dei prezzi fa “volare” la spesa on line

Secondo i dati ISTAT, nel 2023 i prezzi al consumo sono aumentati del +5,7% rispetto all’anno precedente, con un notevole incremento nel settore alimentare (+9,8%). Questo aumento, unito alla crisi energetica e al rincaro del gas, continua a esercitare pressioni sui consumatori italiani, influenzando le loro abitudini di spesa. In questo contesto, idealo, portale internazionale specializzato nella comparazione dei prezzi, ha esaminato le tendenze di acquisto online in Italia ed Europa.

Il 24% acquista on line almeno una volta a settimana

L’analisi di idealo ha rivelato che l’85% degli utenti digitali effettua almeno un acquisto online al mese, con il 24% che acquista una volta a settimana. Questa tendenza conferma la crescente preferenza per lo shopping online, una pratica consolidata nel periodo post-pandemia. Il 47% dei consumatori si rivolge alla rete per accedere a informazioni dettagliate sui prodotti, così da avere uno shopping più consapevole. Inoltre, il 39% legge le recensioni degli altri acquirenti e il 38% confronta diversi prodotti contemporaneamente.

Il ruolo del prezzo e della qualità

Il 46% dei consumatori utilizza la comparazione prezzi per cercare offerte speciali e sconti, mentre il 37% apprezza gli alert che segnalano riduzioni di prezzo. Inoltre, oltre il 67% degli utenti è disposto ad acquistare da negozi online meno noti se ciò comporta un risparmio economico.

Tendenze d’acquisto in base alla categoria

L’elettronica è la categoria preferita per gli acquisti online, seguita dalla moda e dagli accessori. Inoltre, c’è un crescente interesse per il mercato dell’usato, con un aumento del +4% nell’interesse per i prodotti di seconda mano rispetto all’anno precedente.

Le preferenze d’acquisto online variano a seconda dell’età: i consumatori più anziani preferiscono l’elettronica, mentre i Millennials e la Gen Z sono più interessati alla moda e agli accessori. Sono apprezzati anche i comparatori dei prezzi, che possono far risparmiare sullo stesso prodotto fino al 16%.  

La comparazione prezzi nell’ottimizzazione degli acquisti

Idealo facilita la ricerca del miglior rapporto qualità-prezzo, consentendo agli acquirenti di risparmiare fino al 16% su prodotti come le console di gioco. Grazie alla dinamicità dei prezzi, è possibile prevedere periodi di sconti e offerte vantaggiose.

Competitività degli e-shop italiani

Gli e-shop italiani offrono opportunità di risparmio significative, con oltre il 58% delle offerte più convenienti nel settore sport e outdoor provenienti da negozi online nazionali. In un contesto economico sempre più incerto, la comparazione prezzi si conferma uno strumento utile per effettuare acquisti consapevoli e convenienti.

Formazione permanente, perchè è una priorità anche per le PMI? 

Formazione permanente, perchè è una priorità anche per le PMI? 

L’85% delle aziende considera la formazione aziendale molto importante o addirittura fondamentale. Questo dato evidenzia come l’apprendimento continuo sia considerato una leva strategica per lo sviluppo e la trasformazione delle imprese. Lo afferma un’indagine condotta da Gility, una società EdTech nata come joint venture tra CDP Venture Capital Sgr e BPER Banca, con l’obiettivo di sostenere la competitività delle aziende italiane e favorire la crescita delle competenze abbattendo le barriere all’accesso per una formazione continua e mirata, anche tra le PMI.

Una survey a tappeto

L’analisi di Gility si basa su una survey distribuita a un campione di 200 aziende italiane, affiancata da un’indagine qualitativa con interviste semi-strutturate a 64 professionisti delle Risorse Umane, del Learning & Development e del management aziendale. La ricerca offre una panoramica che coinvolge diverse realtà aziendali e settori industriali, con una significativa presenza di PMI e microimprese (53% del campione, considerando il numero di dipendenti).

Competenze informatiche e soft skills le aree a maggior sviluppo

Dall’indagine emerge che le aree in cui le aziende investono maggiormente in formazione, escludendo quella obbligatoria, riguardano le competenze specifiche per mansione/settore (32%), le competenze digitali e informatiche (27%), le soft skill (20%), le lingue (5%), la sostenibilità ambientale (4%) e altre tematiche (12%). Tuttavia, risulta interessante notare che le tematiche più richieste dai dipendenti non corrispondono sempre alla formazione offerta: il 15% vorrebbe ricevere più formazione sulla sostenibilità e il 50% sulle lingue.

Formazione a distanza o in presenza?

Anche se il Digital Learning, sia sincrono che asincrono, sta guadagnando importanza, il 66% delle aziende torna alla formazione in presenza. Un segnale che l’implementazione pratica di strumenti tecnologici avanzati è ancora agli inizi. Tra i benefici più apprezzati dai dipendenti in merito alla formazione digitale spiccano la flessibilità nell’erogazione (86%), il risparmio di tempo e costi (80%) e la semplicità di accesso (60%).

Le nuove generazioni chiedono flessibilità

Le nuove generazioni mostrano una netta preferenza verso un approccio flessibile alla formazione continua, prediligendo modalità autonome e micro-pillole formative. Tuttavia, manifestano anche il bisogno di applicare concretamente quanto appreso, desiderando metodologie interattive come il role play, la formazione in presenza e il coaching. Le principali aree di formazione su cui si punterà nel 2024 riguardano la comunicazione e la collaborazione, l’intelligenza artificiale e le competenze digitali.

Mutui: primi cali attesi da maggio?

Mutui: primi cali attesi da maggio?

La discesa dei tassi sarà più lenta rispetto a quanto si aspettavano i mercati a inizio anno.
“Chi ha un mutuo a tasso variabile dovrà stringere i denti ancora per un po’- sottolineano gli esperti di Facile.it – o valutare opzioni come la surroga per abbassare le rate”.
Facile.it ha analizzato i futures sugli Euribor, che rappresentano le aspettative di mercato, e ha scoperto che le rate potrebbero iniziare a diminuire tra maggio e giugno. Un calo comunque modesto, compreso tra 14 e 22 euro circa per un mutuo variabile medio.
Facile.it ha preso in esame un mutuo medio variabile (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%) sottoscritto a gennaio 2022, la cui rata a febbraio 2024 si è attestata a circa 751 euro rispetto ai 456 euro iniziali.

Previsioni e richieste dei mutuatari

Riguardo ai futures (aggiornati al 28 febbraio 2024) emerge che l’Euribor a 3 mesi dovrebbe scendere a circa il 3% entro la fine dell’anno, arrivando al 2,65% entro giugno 2025.

In questo caso, la rata scenderebbe di 67 euro entro dicembre 2024, per un calo di 100 euro a giugno 2025.
Quanto alla richiesta di mutui destinati all’acquisto della prima casa, chi ha presentato domanda di finanziamento nei primi due mesi del 2024 ha puntato a ottenere, in media, 136.523 euro da restituire in 25 anni.
Stabili l’LTV (il rapporto tra valore del mutuo e dell’immobile) pari al 71%, e il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo (circa 187.000 euro).

Tassi e offerte

L’unico dato peggiorato è l’età media di chi presenta domanda di finanziamento, aumentata di quasi un anno e arrivata a poco più di 37 anni e mezzo.
L’aumento è ascrivibile al calo del peso percentuale degli under36 sul totale dei richiedenti, dal 53% del 2023 al 49% del 2024.
Sul fronte dell’offerta, nei primi due mesi dell’anno le condizioni proposte dalle banche sono state nel complesso favorevoli, in particolare per i tassi fissi, con indici in costante calo.

Le migliori offerte per un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%), partono da un TAN fisso pari al 2,87% e una rata di 589 euro. A gennaio 2024 la rata migliore era pari a 604 euro.

I richiedenti si orientano sul “fisso”

Stabili, invece, i tassi variabili, che restano sensibilmente più costosi, con i migliori TAN che partono dal 4,66%, pari a una rata di 705 euro.
La distanza tra tassi variabili e fissi ha spinto la quasi totalità dei richiedenti, più di 9 su 10, a scegliere questa seconda opzione.

Il calo dei tassi fissi continua a essere un’opportunità per coloro che vogliono provare ad approfittare della surroga, che nei primi due mesi del 2024 ha rappresentato un quarto della domanda totale di mutui (25%). Dato in aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando era pari al 17%.