Lavoro, primi segnali positivi: cresce l’occupazione e cala la disoccupazione

Lavoro, primi segnali positivi: cresce l’occupazione e cala la disoccupazione

Il bilancio del 2024 porta qualche buona notizia sul fronte del lavoro. Non grandi scossoni, ma di qualche piccola, buona notizia che permette di tirare un po’ il fiato. L’occupazione tra i 15 e i 64 anni arriva al 62,2%, mentre la disoccupazione scende al 6,6%.
L’inattività, invece, resta più o meno dov’era. Già nel 2023 si intravedeva un sentiero più stabile, con più persone al lavoro e meno in cerca. Una sorta di ritorno alla normalità, anche se il quadro resta complesso e pieno di sfumature.

Redditi bassi e Mezzogiorno: le migliori performance

La sorpresa arriva da dove forse ci si aspettava meno. Tra il 2022 e il 2023, le famiglie con i redditi più bassi sono quelle che hanno visto i miglioramenti più netti: aumenti dell’occupazione anche di 2 o 3 punti percentuali. Parallelamente, la disoccupazione scende proprio nelle fasce che, negli anni passati, avevano faticato di più a trovare un posto stabile.

Un’altra piccola svolta riguarda il Mezzogiorno: spesso associato solo a difficoltà e ritardi, questa volta mostra una dinamica più simile al Nord-est, con crescite interessanti soprattutto nelle fasce meno abbienti. Non si tratta di rivoluzioni, ma di segnali che illuminano angoli di solito trascurati.

Giovani, donne e istruzione: tre criticità ancora da risolvere

I giovani tra i 25 e i 34 anni tornano a occupare di più, raggiungendo il 68,1%. È un dato che sorprende in positivo, anche perché la spinta più forte arriva proprio dai ragazzi provenienti da famiglie con redditi più bassi. Bene anche gli over 55, che continuano a rafforzare la loro presenza nel mondo del lavoro.

Il divario tra uomini e donne, però, continua a essere una ferita aperta, soprattutto nelle fasce di reddito più basse. In alcune aree la distanza tocca ancora i 30 punti percentuali. A questo si aggiunge la questione dell’istruzione: chi ha un titolo universitario continua ad avere un vantaggio evidente, e la differenza tra chi può studiare di più e chi meno resta marcata.

Che tipo di lavoro si trova? 

Sul fronte dei contratti arrivano buone notizie: quelli stabili aumentano, mentre i lavori a termine fanno un passo indietro. Ma quando si parla di qualità dell’occupazione, la strada è ancora lunga.

Oltre un quarto degli occupati è impiegato in professioni a basso reddito, e tra chi entra ora nel mercato del lavoro questa percentuale supera il 40%. Un segnale che invita all’ottimismo, sì, ma anche a tenere i piedi per terra.

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