Secondo la ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano nel triennio 2023–2025 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature IT dei nuovi Data Center. Si tratta però solo del 68% dei 10,5 miliardi stimati nello scorso 2023 per lo stesso periodo.
Nel triennio successivo (2026–2028) sono 83 i nuovi progetti infrastrutturali annunciati da 30 aziende, di cui 19 nuovi entranti, per un valore potenziale complessivo di 25,4 miliardi di euro.
Tuttavia, il 72% degli investimenti è attribuibile a nuovi operatori internazionali, non ancora attivi in Italia, con tempistiche che potrebbero allungarsi per l’assenza di un iter approvativo standardizzato.
Predominano gli operatori a stelle e strisce
Con 414 MW IT attivi, pari al 6% della potenza totale europea e grazie agli investimenti annunciati nel prossimo triennio, Milano potrebbe consolidare il suo ruolo allo stesso ordine di grandezza dei mercati FLAPD.
Dal punto di vista degli investimenti previsti, l’area FLAPD mantiene la leadership con circa il 55% del totale. E dal punto di vista della potenza installata, l’Osservatorio rileva complessivamente 7,4 GW IT attivi nei principali poli europei.
Si tratta di un mercato fortemente concentrato, in cui circa la metà della potenza energetica IT nominale attiva è in mano ad appena il 5% degli operatori attivi, con una predominanza di realtà a stelle e strisce.
“Lo sviluppo dell’ecosistema deve passare da decisioni fondate su dati concreti”
“L’Italia è al centro di un’opportunità strategica – dichiara Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio – ma lo sviluppo dell’ecosistema Data Center dovrà passare da decisioni fondate su dati concreti. I numeri sugli investimenti ci dicono che il Paese attira potenzialmente sempre più attenzione e capitali, ma la mancata standardizzazione dell’iter autorizzativo e l’incertezza del contesto tecnologico stanno rallentando la messa a terra dei progetti, con il rischio concreto di perdere opportunità chiave. Serve proseguire in un percorso fatto di regole certe, coerenza tra istituzioni centrali e locali e consolidare un piano nazionale capace di guidare le scelte strategiche del settore. Solo così l’Italia potrà trasformare l’attuale fermento in un ecosistema stabile, competitivo e sostenibile nel lungo periodo”.
Milano punto di riferimento per il Sud Europa
Il baricentro italiano resta Milano, che concentra il 68% della potenza energetica nominale installata a livello nazionale con 414 MW IT, e punta a superare il valore simbolico di 1 GW entro il 2028. Milano raccoglie anche il 23% degli investimenti annunciati a livello europeo, confermandosi come un punto di riferimento per il Sud Europa, riducendo il gap con i mercati più maturi.
“La ricerca evidenzia un forte disallineamento tra investimenti annunciati e capacità effettivamente realizzata – afferma Luca Dozio, Direttore dell’Osservatorio -. Questo scarto non va letto come un segnale di rallentamento del mercato, ma come un campanello d’allarme sulla necessità di rafforzare il coordinamento tra aziende e istituzioni a livello nazionale in modo da distinguere i progetti concreti da annunci potenziali”.