Qual è impatto dell’inflazione sui redditi degli italiani?

Qual è impatto dell’inflazione sui redditi degli italiani?

Non è certo una sorpresa il fatto che l’inflazione abbia portato pesanti ripercussioni sui budget famigliari degli italiani. Ma a quanto ammonta il prezzo che i nostri connazionali hanno dovuto pagare? A questa domanda risponde la ricerca delle Acli intitolata “Povere famiglie. L’impatto dell’inflazione sui redditi degli italiani”. Lo studio, condotto dall’Osservatorio nazionale dei redditi e delle famiglie in collaborazione con il Caf Acli e l’Iref, rivela che le famiglie stanno perdendo in media 240 euro al mese.

L’Osservatorio, nato nel giugno del 2022, ha l’obiettivo di raccogliere dati periodici sulle famiglie per comprendere i loro bisogni e presentare proposte concrete al governo riguardo alle politiche familiari, economiche e sociali. L’ultima indagine, la terza, si basa su un panel di oltre 600.000 dichiarazioni dei redditi, anonime, seguite dal Caf Acli negli ultimi quattro anni.

Persi complessivamente 1,9 miliardi di euro di potere d’acquisto

Nel 2022, il 79% delle famiglie inserite nel panel ha perso potere d’acquisto a causa dell’inflazione. SI tratta di una perdita equivalente a 1,9 miliardi di euro in termini di reddito equivalente familiare. La perdita media di reddito familiare mensile è stata di 240 euro nel periodo 2019-2022. La ricerca sottolinea le disparità nel calo di disponibilità a seconda della tipologia familiare. Le famiglie bireddito senza carichi hanno subito una perdita media di 317 euro al mese, mentre le famiglie monoreddito con carichi e i vedovi con carichi hanno perso 150 euro al mese.

Persi da quattro a otto carrelli della spesa a famiglia

La perdita di potere d’acquisto viene espressa anche in termini di carrelli di spesa persi per beni primari alimentari. Ad esempio, le famiglie bireddito senza carichi hanno perso circa 8 carrelli annuali, pari a 700 euro. I separati/divorziati senza carichi ne hanno persi sei, così come i single e i componenti delle unioni di fatto. Le famiglie monoreddito e i vedovi hanno subito una perdita di quattro carrelli della spesa. L’inflazione ha anche contribuito ad aumentare il numero di famiglie entrate in povertà relativa. Tra il 2020 e il 2023, la percentuale di famiglie in questa condizione è passata dal 7,6% al 9,8%.

Le donne e gli anziani i più colpiti

L’analisi per genere evidenzia che le donne sono le più colpite, rappresentando il 58,1% delle famiglie sotto la soglia di povertà relativa. Nei quattro anni di dichiarazioni dei redditi prese in esame, le famiglie con dichiaranti donne hanno perso in media 2.767 euro, mentre gli uomini hanno subito una perdita di 2.518 euro. Allo stesso modo, “soffrono” anche le famiglie di anziani soli, costituendo l’11% del panel in povertà relativa. La perdita di reddito per questo gruppo è stata di circa 2.800 euro su un reddito familiare medio equivalente di 20.000 euro.

Le ripercussioni sui mutui

Infine, l’inflazione ha influito pesantemente anche sugli interessi sui mutui, con un aumento medio di circa 340 euro all’anno. Il 98% degli italiani che ha stipulato mutui dal 2020 in poi ha subito un aumento medio degli interessi di oltre 1.060 euro tra il 2020 e il 2022.

Smart home, agli italiani piace: in un anno crescita del 5% 

Smart home, agli italiani piace: in un anno crescita del 5% 

Il mercato della Smart home continua a godere di ottima salute, almeno in Italia. Nel 2023 il fatturato del settore ha infatti raggiunto gli 810 milioni di euro, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Questo dato evidenzia un tasso di crescita superiore alla media europea. Nonostante questo primato, però, l’Italia rimane in ritardo rispetto agli altri paesi dell’Ue in termini di spesa pro capite, con soli 13,7 euro a persona contro i 28,8 euro europei.

La mancanza di incentivi governativi pesa sul business

Il fatto che la crescita si sia un po’ fermata va attribuito anche al mancato rinnovo dei bonus governativi, attivi invece negli anni precedenti. In particolare, i dispositivi smart legati al risparmio energetico, come caldaie, pompe di calore, valvole termostatiche e termostati, hanno subito una diminuzione nelle vendite.

Le innovazioni in corso

Il 2023 ha comunque portato significative novità nell’offerta di soluzioni smart per la casa. Un numero crescente di aziende propone servizi innovativi, integrando dati dai dispositivi e utilizzando algoritmi di Intelligenza Artificiale (IA). L’hardware diventa uno strumento per ampliare la base clienti, con un’attenzione crescente alle soluzioni IoT basate sulla IA generativa. I risultati provengono dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

Tendenze del mercato: sale la domanda per la sicurezza, cala per gli smart speaker

A guidare il mercato sono le soluzioni per la sicurezza, come videocamere e serrature connesse: complessivamente, totalizzano 195 milioni di euro (24%) e segnano una crescita del 30%. Seguono gli elettrodomestici smart con 151 milioni di euro (19%) e una crescita dell’8%. I sistemi di riscaldamento e climatizzazione smart si posizionano al terzo posto con 148 milioni di euro (18%). Gli smart speaker, al quarto posto, registrano 130 milioni di euro (16%) con una leggera diminuzione del trend di crescita.

Canali di vendita e comportamenti dei consumatori

Tra i canali di vendita, l’eRetailer è l’unico in forte crescita con 310 milioni di euro (38% del mercato, +20%). La filiera tradizionale mostra un andamento più moderato, mentre i retailer multicanale subiscono una riduzione del 10%. I consumatori, il 59% dei quali possiede almeno un oggetto smart, sono soddisfatti degli acquisti, ma solo il 38% ha effettivamente connesso i dispositivi.

Le tecnologie emergenti

Le tecnologie emergenti vedono il rafforzamento degli ecosistemi, con Matter in prima fila. Spiega Antonio Capone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things: “Grazie all’ultima versione, l’ecosistema incorpora un’ampia gamma di prodotti, che vanno dagli altoparlanti e termostati intelligenti alle serrature smart, fino ai grandi e piccoli elettrodomestici. Mentre procede l’evoluzione dello standard, però, le applicazioni e le prime esperienze di integrazione da parte delle aziende non sono state prive di difficoltà e c’è ancora molto lavoro da fare su questo aspetto”.

I soldi fanno la felicità? Forse no!

I soldi fanno la felicità? Forse no!

Certo, non avere problemi economici aiuta a vivere sereni e permette una certa dose di libertà. Ma i soldi fanno davvero la felicità? Pare di no, almeno stando a un recentissimo studio. La ricerca, ripresa da AGI, ha infatti scoperto che molte popolazioni indigene manifestano, pur senza portafoglio, gli stessi livelli di soddisfazione delle persone che vivono in paesi dai redditi elevati. Come è possibile? 

Ci sono casi in cui il denaro conta poco

La strada verso la felicità, quindi, potrebbe non essere lastricata di monete d’oro. A dare questo verdetto è uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto dagli scienziati dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Ambientali dell’Universitat Auto’noma de Barcelona (ICTA-UAB) e della McGill University in Canada. Il team, guidato da Eric Galbraith e Victoria Reyes-Garcia, ha esaminato i livelli di soddisfazione della vita somministrando un sondaggio a 2.966 persone provenienti da comunità indigene e locali in 19 siti distribuiti a livello globale.

Dalle risposte raccolte, si è così scoperto che la corrispondenza fra felicità e crescita economica non è stretta come si credeva. In sintesi, l’aumento del Pil non è collegato al benessere delle persone. Questa scoperta rivoluziona drasticamente il pensiero comune.

Quando a rispondere sono le società “marginali”

Non c’è quindi un punto di vista univoco e corretto, rilevano gli scienziati. Probabilmente il “nodo della questione” è alla base. Infatti, la stragrande maggioranza dei sondaggi globali raccoglie risposte dai cittadini di realtà industrializzate, tendendo a trascurare le società marginali, dove lo scambio e il possesso di denaro gioca un ruolo minimo nella vita quotidiana e i mezzi di sussistenza dipendono principalmente dalla natura.

Nell’ambito del campione, solo il 64% delle famiglie intervistate aveva una qualche disponibilità economica. Nonostante questo, i livelli di soddisfazione della vita erano molto simili a quelli riscontrati nei paesi ad alto reddito. La morale? I soldi non fanno la felicità.

Contenti come… gli scandinavi

“Il punteggio medio in queste realtà era di 6,8 su 10 – riporta Reyes-Garcia – ma ci sono stati anche picchi superiori a 8 punti, paragonabili a quelli dei paesi scandinavi. I risultati sono coerenti con l’idea che l’uomo possa condurre una vita appagante anche senza una ingente ricchezza materiale. La forte correlazione tra reddito e soddisfazione di vita non è pertanto universale”.

Gli italiani e i nuovi consumi sostenibili 

Gli italiani e i nuovi consumi sostenibili 

In un contesto di incertezza economica e instabilità geopolitica emerge un lieve e diffuso calo nell’attenzione rivolta a questioni di sostenibilità da parte degli italiani, sebbene le nuove generazioni continuino a perseguire le loro abitudini green nel quotidiano.
Secondo la 2° edizione dell’Osservatorio ‘Agos Insights 2023. I nuovi consumi sostenibili’, realizzato da Agos in collaborazione con Eumetra, sulle scelte di acquisto degli italiani torna ad affermarsi l’importanza del fattore economico.

Lo studio analizza lo scenario macroeconomico del 2023, prendendo in considerazione i principali trend che hanno influenzato le scelte di spesa delle famiglie. E secondo i risultati dell’indagine, è la Generazione Z la più attenta alle tematiche legate alla sostenibilità sociale e di governance (+ 5%).

Si cercano prodotti più convenienti, ma anche più “green”

In uno scenario caratterizzato da trend inflazionistici al rialzo che condizionano il potere d’acquisto delle famiglie, nonostante i consumatori si ritrovino spesso a scegliere prodotti più convenienti, indipendentemente dalle caratteristiche green, si evidenzia comunque un miglioramento nell’adozione di comportamenti sostenibili.

Sia in termini di abitudini di acquisto sia riguardo a consuetudini quotidiane che comportano un vantaggio di tipo economico, la sostenibilità degli italiani si esplica soprattutto con riferimento a comparti quali la mobilità (+10% rispetto al 2022), l’uso di energia da fonti rinnovabili (+9 % rispetto al 2022) e la circular economy, con l’acquisto di vestiti usati (+5% rispetto al 2022).

Mobilità: risparmio personale di tempo e denaro condiziona le scelte

In termini di mobilità gli intervistati dimostrano grande consapevolezza rispetto all’impatto dei mezzi a combustione sull’ambiente circostante, seppur risparmio personale in termini di tempo e denaro, mancanza di alternative valide e comodità, siano i principali driver che di fatto influenzano queste scelte.

Tanto che l’automobile privata si conferma il mezzo più utilizzato (63%), seguito dagli spostamenti a piedi (35%) e dall’uso della bicicletta (19%).
Non solo, dalla ricerca emerge anche il desiderio dei partecipanti di essere maggiormente green nelle scelte di sostenibilità, con un conseguente minor potenziale utilizzo dell’automobile (dal 63% al 32%).

Poco informati sulla Direttiva Europea Case Green

Con riferimento al comparto edilizio, la maggioranza degli intervistati si conferma interessata all’efficientamento energetico dei propri edifici (86%), sia per i vantaggi economici derivanti dal risparmio sulle bollette per gli stabili appartenenti a classi energetiche elevate (61%) sia per convinzioni ambientali. Allo stesso tempo, gli italiani mostrano indecisione nell’affrontare le scelte di ristrutturazione per varie ragioni. Tra queste, l’impegno economico e la poca conoscenza delle normative in tema.

Solo il 7% ritiene che la messa a norma dell’edificio possa rappresentare la motivazione per cui migliorarne l’efficienza, e solo un italiano su quattro conosce la recente Direttiva Europea Case Green. 

Meno tempo online e sui social: i “buoni propositi digitali” degli italiani

Meno tempo online e sui social: i “buoni propositi digitali” degli italiani

La salute oggi? Legata a doppio filo con la tecnologia. Ne sono consapevoli i nostri connazionali, che hanno deciso di iniziare il 2024 con una serie di “buoni propositi digitali”. D’altronde la tecnologia è sempre più protagonista nella nostra vita quotidiana, tanto che c’è bisogno di “fare ordine” e concentrarsi su alcune priorità. Secondo una ricerca condotta da Kaspersky, più della metà degli italiani ha deciso di modificare le proprie abitudini digitali per il 2024. Il dato evidenzia una crescente consapevolezza dell’importanza di proteggere la privacy online in un’epoca in cui passiamo sempre più tempo sulla rete.

Comportamenti più responsabili sul web

I “buoni propositi digitali”, in parole semplici, sono l’impegno a cambiare le abitudini online, con lo scopo di adottare comportamenti più sicuri e responsabili sul web. In Italia, il 58% della popolazione sta inserendo un buon proposito digitale tra gli obiettivi per il nuovo anno, evidenziando un aumento significativo rispetto al 43% registrato nel 2023.

I principali “buoni propositi digitali” per il 2024 includono la pratica del “digital detox,” con il 20% degli intervistati che si impegna a ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo come parte della propria routine. Altri obiettivi importanti sono l’adozione di password più sicure (15%), l’utilizzo di Internet per incrementare i profitti personali (10%), la maggiore attenzione nell’aprire link (10%), e il rifiuto di addormentarsi con lo smartphone (9%).

Differenze a livello internazionale

A livello internazionale, l’Italia (58%) e la Spagna (60%) sono in testa alla diffusione dei buoni propositi digitali, seguite dai Paesi Bassi (43%), Germania (42%), Regno Unito (39%) e Francia (35%). La suddivisione di genere mostra che gli uomini (64%) in Italia sono più propensi rispetto alle donne (51%) a impegnarsi in questi propositi, così come i più giovani (72% della GenZ) rispetto ai più anziani (49% dei Baby Boomer).

Privacy e sicurezza in primo piano

Per quanto riguarda la privacy digitale e le abitudini online nel 2024, oltre al miglioramento delle password, le persone si concentrano sulla gestione delle e-mail, l’esecuzione di backup più frequenti e la modifica delle impostazioni dei cookie. In Italia, il 22% degli intervistati si impegna ad utilizzare password più sicure, il 14% a gestire meglio la posta elettronica, mentre il 13% ha l’intenzione di effettuare scansioni antivirus più regolari e backup più frequenti.

Coltivare i rapporti reali invece che virtuali

Il 2024 sarà caratterizzato anche da un impegno a incontrare le persone di persona (13%), riducendo l’uso eccessivo dello smartphone in famiglia, e a essere più attenti alla presenza sui social media (11%). La mindfulness assume un ruolo rilevante, con il 10% degli intervistati che prevede di aumentare l’uso di app per il benessere e il 9% che sceglie di smettere di seguire su social media persone o gruppi che non contribuiscono alla propria felicità.

In arrivo una legge per la trasparenza della IA?  

In arrivo una legge per la trasparenza della IA?  

Che sia in arrivo una nuova norma per regolamentare l’Intelligenza artificiale? Forse sì. Due influenti legislatori statunitensi, Anna Eshoo e Don Beyer, hanno recentemente presentato una proposta di legge rivoluzionaria volta a definire il campo dell’intelligenza artificiale (IA). Intitolata “AI Foundation Model Transparency Act”, questa legge mira a porre obblighi significativi sui creatori di modelli di intelligenza artificiale, in particolare focalizzandosi sulla trasparenza dei dati di addestramento.

Rivelare le fonti dei dati: uno step cruciale

La proposta legislativa, riferisce Adnkronos, si concentra sull’importanza di rendere noti i dettagli delle fonti utilizzate per addestrare i modelli di IA. I legislatori propongono che i creatori debbano non solo divulgarle, ma anche spiegare come tali dati vengano conservati durante l’elaborazione dell’IA.
L’obiettivo principale è indirizzare la Federal Trade Commission (FTC) a collaborare con il National Institute of Standards and Technology (NIST) per stabilire regole chiare in merito alla trasparenza dei dati di addestramento.

Gli obblighi per le aziende sviluppatrici

Le aziende coinvolte nello sviluppo di questi modelli di intelligenza artificiale dovranno rispettare rigorose regole. Oltre a rivelare le fonti di addestramento, dovranno descrivere come i dati vengano conservati durante il processo di inferenza. Dovranno anche illustrare le limitazioni o i rischi del modello e dimostrare l’allineamento con il Framework di Gestione dei Rischi AI del NIST e altri eventuali standard federali.
La fornitura di dettagli sulla potenza computazionale utilizzata per addestrare e gestire il modello sarà altresì obbligatoria.

Focus su criticità e tutela dei diritti d’autore 

Un aspetto distintivo della proposta è l’obbligo per gli sviluppatori di IA di segnalare gli sforzi compiuti per testare i modelli in scenari critici. Questo si rivela cruciale, specialmente per prevenire la diffusione di informazioni inesatte o dannose in ambiti sensibili come medicina, biologia, cybersicurezza, elezioni, polizia, decisioni finanziarie, educazione, impiego, servizi pubblici e la protezione di popolazioni vulnerabili, come i bambini.

I riferimenti giuridici 

La proposta legislativa (che al momento si riferisce alla realtà statunitense) prende spunto da numerosi casi giuridici contro aziende di IA, evidenziando la necessità di trasparenza dei dati di addestramento in relazione ai diritti d’autore. Si menziona ad esempio il caso degli artisti contro Stability AI, Midjourney e Deviant Art, con particolare attenzione al respingimento di gran parte delle accuse a ottobre.
Tuttavia, si sottolinea che è ancora pendente un reclamo di Getty Images contro Stability AI.

Il contesto attuale

La proposta si inserisce in un contesto in cui l’uso pubblico dei modelli di base di intelligenza artificiale ha generato numerosi casi di informazioni inesatte o parziali. La proposta dovrà essere discussa in un comitato prima di eventuali sviluppi, e non è ancora chiaro se ciò avverrà prima dell’inizio delle frenetiche campagne elettorali. La legge di Eshoo e Beyer si affianca all’ordine esecutivo sull’IA dell’amministrazione Biden, che mira a stabilire standard di segnalazione per i modelli di IA.
Va però notato che l’ordine esecutivo non ha forza di legge, mentre l'”AI Foundation Model Transparency Act” trasformerebbe i requisiti di trasparenza in una regola federale vincolante.

Giovani e consumi culturali: social media e Festival le nuove forme di fruizione

Giovani e consumi culturali: social media e Festival le nuove forme di fruizione

Secondo quanto emerge dalla ricerca dal titolo ‘Fruizione culturale: i giovani tra festival e social media’, realizzata da BVA Doxa per Intesa Sanpaolo, i ragazzi e le ragazze appartenenti alla Gen Z considerano l’approccio online alla cultura come uno strumento fondamentale per la crescita personale, l’intrattenimento e la comprensione del mondo.

Nel 2022 la cultura in Italia ha infatti guadagnato maggiore attrattiva grazie alla flessibilità offerta dalle modalità di fruizione da remoto. Ma se il canale online offre un accesso immediato, un linguaggio affine e una cultura più selettiva, il ‘mondo’ offline richiede più impegno, ma offre un’immersione completa, tangibile, e l’opportunità di stabilire relazioni significative.
Di fatto, dai Focus Group dello studio emerge chiaramente una coesistenza di esperienze culturali online e offline.  Le prime, si vivono soprattutto sui social network, le seconde, durante i Festival.

Le connessioni virtuali si trasformano in community durante gli eventi live

Insomma, i giovani e la cultura rappresentano un connubio che si sviluppa tra online e offline, e disegna un panorama con molte opportunità.
Lo studio rileva, ad esempio, come i social media siano diventati l’epicentro della fruizione online, creando connessioni virtuali che si trasformano in autentiche community durante gli eventi live.

Progetti digitali e content creator diventano quindi punti di riferimento fondamentali per i giovani, grazie alla cura dei contenuti, a un approccio imparziale e un linguaggio accessibile.

Nuovi spazi per condividere, crescere e scambiare idee

L’analisi sottolinea, poi, come i giovani stiano cercando un nuovo approccio culturale. In questo scenario, per gli appartenenti alla Gen Z i Festival rappresentano la soluzione ideale, poiché assumono il ruolo di nuovi spazi (che possono essere sia aperti sia chiusi) dedicati alla condivisione, alla crescita e allo scambio.

Negli ultimi 3, 5 anni, più del 35% degli italiani ha partecipato a un Festival, con una predominanza dei più giovani rispetto agli over 40.
Siamo di fronte a un autentico cambiamento nel paradigma culturale, destinato ad abbracciare sempre più le nuove tecnologie per un concetto di quotidianità ancora più connessa.

Il ruolo futuro della cultura come collante sociale

Guardando al futuro, la cultura diventerà sempre più un motore di crescita e un collante sociale, con il Festival destinato a cambiare radicalmente forma. L’ideale sarà un evento itinerante, che coinvolgerà speaker provenienti dal web, presentando brevi interventi in stile ‘Ted Talk’ (‘Ted’ sta per Technology Entertainment Design. Ted Talk è una serie di conferenze), e offrendo laboratori tematici.

Insomma, si sta aprendo un nuovo capitolo, in cui la cultura si evolve con il contributo fondamentale delle nuove generazioni e della loro connessione sinergica tra il mondo online e offline.

Come eliminare l’odore di cloro dall’acqua del rubinetto?

L’acqua del rubinetto è un bene prezioso, ma questa a volte può presentare uno sgradevole odore di cloro.

Bisogna premettere che il cloro è comunemente utilizzato per disinfettare l’acqua potabile, e che dunque spesso sono proprio le società che gestiscono l’acqua pubblica ad aggiungerlo ai fini sanitari e di sicurezza.

Ad ogni modo il suo odore può risultare fastidioso per tante persone, le quali tipicamente si chiedono come eliminare questo odore fastidioso e rendere l’acqua del rubinetto più gradevole al  all’olfatto.

Esistono per fortuna diverse soluzioni pratiche che consentono di eliminare l’odore di cloro dall’acqua del rubinetto, e di seguito evidenzieremo le più importanti.

Filtraggio dell’acqua

L’uso di appositi purificatori acqua è uno dei modi più efficaci per eliminare definitivamente l’odore di cloro.

Esistono infatti dei sistemi di filtraggio specifici per il cloro, come quelli al carbone attivo, che sono progettati specificatamente per catturare e assorbire il cloro presente nell’acqua, migliorandone così il gusto e l’odore.

Installare un sistema di filtraggio dell’acqua del rubinetto può far si da ridurre notevolmente la presenza di cloro sin dal primo momento, migliorandone notevolmente l’odore ed il gusto.

Usare una caraffa filtrante

Una tecnica semplice ma efficace è versare l’acqua del rubinetto in una caraffa filtrante e lasciarla riposare per qualche tempo.

Una caraffa di questo tipo è in grado di trattenere il cloro rendendo l’acqua più gradevole al gusto, per questo può essere una opzione da considerare.

È un metodo non invasivo e conveniente per migliorare il gusto e l’odore dell’acqua, sebbene un po’ scomodo in quanto la caraffa va riempita di volta in volta.

Sfruttare la decantazione

La decantazione è un altro metodo che può aiutare a eliminare l’odore di cloro dall’acqua. È sufficiente versare  dell’acqua in un contenitore e lasciala riposare per diverse ore.

Durante questo tempo, il cloro presente nell’acqua andrà pian piano ad evaporare, fino ad eliminarsi del tutto, migliorando così il suo sapore e odore.

Anche in questo caso c’è lo svantaggio della quantità limitata, in quanto sarà necessario far decantare continuamente dell’altra acqua prima di averne dell’altra a disposizione.

Utilizzo di sostanze neutralizzanti

Alcuni rimedi casalinghi prevedono l’aggiunta di sostanze neutralizzanti all’acqua per eliminare l’odore di cloro.

Ad esempio, l’aggiunta di una piccola quantità di vitamina C o succo di limone all’acqua del rubinetto può contribuire a neutralizzare il cloro. Questo metodo può essere utile se preferisci soluzioni naturali.

Ad ogni modo, la sua efficacia è relativa dunque lo consigliamo esclusivamente come soluzione “tampone” in attesa di una soluzione definitiva.

Bollitura dell’acqua

Sebbene non sia un metodo per eliminare completamente il cloro, bollire l’acqua del rubinetto può contribuire a ridurne la presenza.

L’ebollizione dell’acqua per alcuni minuti può far evaporare parte del cloro, migliorando leggermente l’odore e il sapore.

Considera comunque che assieme al cloro, con la bollitura andresti ad eliminare anche altri elementi naturalmente presenti nell’acqua, dunque valuta i pro ed i contro di questa soluzione.

In sintesi

Se l’odore di cloro persiste nonostante i tentativi casalinghi, potrebbe essere opportuno consultare un esperto del settore.

Un tecnico specializzato potrebbe fornire soluzioni personalizzate per migliorare la qualità dell’acqua del rubinetto, anche se di solito la soluzione più efficace e duratura è quella di installare un sistema di filtraggio.

In definitiva, sappiamo tutti che l’odore di cloro nell’acqua del rubinetto può essere fastidioso, ma come vedi esistono diverse soluzioni pratiche per ridurlo o eliminarlo completamente e che possono contribuire a migliorare il gusto e l’odore dell’acqua cui hai accesso dal rubinetto di casa.

Sperimenta diverse soluzioni per trovare quella più adatta alle tue esigenze e, se necessario, non esitare a cercare l’aiuto di un professionista del settore.

Cambiamento climatico: la COP28 Dubai 2023 conferma le paure

Cambiamento climatico: la COP28 Dubai 2023 conferma le paure

Da una ricerca Ipsos condotta in 31 Paesi emergono dati allarmanti. A causa della frequenza e gravità degli eventi meteorologici estremi, il 57% della popolazione mondiale riferisce che la propria area di residenza è stata colpita dal cambiamento climatico.
Il 2023 è stato infatti un anno testimone di eventi climatici estremi senza precedenti: dall’innalzamento delle temperature alle ondate di calore, dalle inondazioni alle siccità.

In un mondo che sta affrontando conseguenze sempre più gravi legate al cambiamento climatico, la COP28 assume un ruolo centrale nel cercare soluzioni e impegni concreti per affrontare la crisi ambientale.
La 28sima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite si inserisce nell’ambito della convenzione quadro sui cambiamenti climatici, UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change). Quest’anno la COP28 si tiene a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023.

Italia uno dei Paesi più colpiti

Non stupisce che l’Italia, dopo un anno devastante in termini di danni ambientali dovuti a temperature record e alluvioni, sia tra i Paesi che si dichiarano più colpiti, con due persone su tre personalmente impattate dal cambiamento climatico.

Nei prossimi dieci anni il 71% della popolazione globale prevede un impatto significativo, con un allarmante 88% in Corea del Sud. Tra i Paesi più preoccupati troviamo l’Italia, dove quattro persone su cinque non vedono un orizzonte roseo.
Per i prossimi 25 anni la prospettiva di sfollamento coinvolge il 38% della popolazione globale, con punte al 68% in Turchia e 61% in Brasile.

Governi e aziende non informano i cittadini

La carenza di informazioni adeguate sul cambiamento climatico emerge come una preoccupazione diffusa.
Il 59% degli intervisti globali ritiene che i governi non forniscano informazioni sufficienti, mentre il 61% pensa lo stesso per le aziende. In Italia questi dati salgono al 66%, sia per il governo sia per le aziende.

A livello globale, in media solo il 24% crede che i mezzi di informazione rappresentino accuratamente gli impatti del cambiamento climatico, mentre per il 42% sono addirittura sottovalutati.
L’Italia si distacca, anche se di poco, dalla media globale dimostrandosi più critica verso il servizio svolto dai mezzi di informazione. Il 57% pensa che il sistema informativo sottostimi gli effetti del cambiamento climatico.

Come raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello internazionale?

La mancanza di informazioni trasparenti ha alimentato la sfiducia pubblica. La COP28 si svolge in un contesto in cui la fiducia nei confronti delle azioni governative e aziendali per affrontare il cambiamento climatico è bassa.
Infatti, passando in rassegna le azioni concrete messe in campo, a livello globale solo il 36% degli intervistati ritiene che il proprio governo stia lavorando duramente per affrontare le conseguenze del climate change.

In 21 dei 31 Paesi esaminati, tra cui l’Italia, più della metà della popolazione ritiene che il proprio governo non faccia abbastanza per combatterlo.
È evidente, quindi, la richiesta per una leadership politica globale più incisiva e impegnata per raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti a livello internazionale.

Black Friday, più elettronica e meno giocattoli nei desideri degli italiani

Black Friday, più elettronica e meno giocattoli nei desideri degli italiani

I saldi del Black Friday e Cyber Monday 2023 suscitano sempre un grandissimo interesse da parte degli italiani, come mette in evidenza l’ultimo Osservatorio Inflazione di Ipsos. La ricerca ha rivelato che oltre la metà della popolazione italiana è incline a effettuare acquisti durante il Black Friday, un evento ampiamente conosciuto, poiché il 97% degli italiani ne ha sentito parlare.
Il Black Friday, come è noto, è caratterizzato da vendite promozionali con sconti significativi su una vasta gamma di prodotti, e sempre più aziende aderiscono a questa iniziativa.

I più propensi ad acquistare? I giovani e chi ha figli

La propensione all’acquisto durante il Black Friday 2023 è evidente nel 60% degli italiani, con un aumento significativo tra i giovani e coloro che hanno figli minorenni.
La recente indagine dell’Osservatorio Inflazione ha rivelato che le categorie di prodotti in cui si prevedono maggiori acquisti rispetto al 2022 sono l’elettronica e i prodotti alimentari, mentre i giocattoli escono dalla classifica.

Una tradizione importata dagli Stati Uniti…

Il Black Friday 2023 inizia ufficialmente il 24 novembre, noto come il “Venerdì Nero”. Questo termine, originario dagli Stati Uniti, indica il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento, segnando l’inizio della stagione degli acquisti natalizi con grandi sconti e offerte.
Sebbene storicamente i saldi del Black Friday siano di un solo giorno, negli ultimi anni c’è stata una tendenza a estendere l’evento per tutta la settimana, con offerte che possono protrarsi fino al Cyber Monday, quest’anno il 27 novembre.

… ma radicata anche in Italia

Il Black Friday si è consolidato anche in Italia, riscuotendo notevole successo e entusiasmo tra i consumatori. Dall’indagine dell’Osservatorio Inflazione emerge che il 61% degli italiani ha l’intenzione di effettuare acquisti durante questo periodo, con un lieve calo rispetto all’anno precedente (-4 punti percentuali).
La propensione all’acquisto è particolarmente elevata tra i giovani tra i 18 e i 34 anni (71%) e coloro che hanno figli minorenni (70%).

Elettronica e alimentari i prodotti più gettonati

Le categorie di prodotti più gettonate durante il Black Friday includono abbigliamento, libri, prodotti di elettronica, prodotti alimentari, prodotti per la bellezza, la cura personale e profumi.
Rispetto al 2022, i prodotti di elettronica e i prodotti alimentari entrano nella classifica delle maggiori spese effettuate nel 2023, mentre i giocattoli escono dalla lista.