Volontariato in Italia: meno persone coinvolte, ma più “impegnate”

Volontariato in Italia: meno persone coinvolte, ma più “impegnate”

L’impegno civico, sociale e solidale è da sempre uno dei caposaldi dell’Italia. Proprio per esplorare questo settore così importante per il nostro Paese, l’Istat ha condotto un’analisi approfondita con tutti i numeri del comparto fio al 2023.

Il dato principale è che il numero complessivo di volontari ha subito un calo generalizzato, mentre aumenta chi si impegna su più fronti. 

Il 9,1% della popolazione svolge attività di volontariato 

Nel 2023, circa 4,7 milioni di italiani con più di 15 anni hanno svolto attività di volontariato, pari al 9,1% della popolazione. Si tratta di una decisa flessione rispetto al 2013, quando la quota era del 12,7%.

Cresce però il numero di persone attive sia in ambito organizzato, tramite associazioni, sia in forma autonoma, offrendo aiuto diretto: oggi sono oltre un milione, più del doppio rispetto a dieci anni fa.

Più volontari nei settori della cultura e dell’ambiente

Il volontariato strutturato trova nuovo slancio in ambiti come cultura e tempo libero, assistenza sociale, protezione civile e tutela ambientale. In calo, invece, l’impegno nel settore religioso, sportivo e sanitario.

Diminuisce anche chi presta aiuto diretto a persone conosciute, mentre cresce il supporto a favore della collettività e dell’ambiente.

Nord più attivo del Sud

Il coinvolgimento è più alto nel Nord-est, dove il 9,1% partecipa al volontariato organizzato e il 6,2% offre aiuti diretti. Il Mezzogiorno registra invece i tassi più bassi. Rispetto al 2013, la partecipazione cala in tutte le aree, con una tenuta maggiore nel Nord rispetto al Centro e al Sud.

Le donne più propense ad “aiutare” 

Uomini e donne si distribuiscono in modo simile tra le varie forme di volontariato, ma con leggere differenze: gli uomini sono più presenti nelle attività organizzate, mentre le donne tendono a offrire più spesso aiuti diretti. Il calo rispetto al 2013 è stato più marcato tra gli uomini.

Adulto ed istruito: il profilo del volontario 

Chi ha un titolo di studio elevato partecipa di più, ma anche tra laureati e diplomati si osserva un calo generalizzato. I giovani mostrano un progressivo disimpegno, mentre le fasce più anziane restano stabili e rappresentano oggi la colonna portante del volontariato italiano.

I pensionati si confermano infatti i più attivi all’interno del terzo settore, mentre appare decisamente più debole la partecipazione di studenti e casalinghe. Gli over 65 restano protagonisti silenziosi ma fondamentali dell’impegno civico quotidiano.

eCommerce 2025: il B2C di prodotti a quota 40 miliardi

eCommerce 2025: il B2C di prodotti a quota 40 miliardi

Il commercio elettronico in Italia entra in una nuova fase di sviluppo: meno frenetico, più consapevole. Secondo il report annuale dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano, nel 2025 il valore degli acquisti online di prodotti raggiunge i 40,1 miliardi di euro, con una crescita del +6% rispetto al 2024.
A questo si aggiungono 22 miliardi nel comparto servizi, che cresce dell’8%.

Alimentare e Bellezza trainano il mercato

Tra i comparti in maggiore espansione spiccano il Food&Grocery e il Beauty&Pharma, entrambi con un incremento del +7%. Nel settore alimentare, a fare la parte del leone è il Food Delivery, che da solo vale il 46% del mercato e continua a crescere (+8%), grazie al ruolo sempre più centrale delle piattaforme di consegna. Segue il Grocery alimentare, dominato dalla grande distribuzione, e l’Enogastronomia, che spinge anche l’export (+3%).

Il settore bellezza e salute, che comprende sia i prodotti farmaceutici che quelli per la cura della persona, sfiora i 3,1 miliardi di euro, trainato da soluzioni digitali che migliorano l’esperienza d’acquisto, come assistenza personalizzata e contenuti interattivi.

Casa e Moda puntano su innovazione e sostenibilità

Il comparto dell’Arredamento e home living cresce del +6% e arriva a 4,7 miliardi: il focus è sulla progettazione online degli spazi e sulla logistica avanzata, con servizi di consegna su misura. Il settore Abbigliamento registra un aumento del +5%, con 6,2 miliardi generati da un mix di moda nuova, mercati second-hand e nuovi modelli di marketplace sostenibili.

Tecnologia protagonista tra i canali digitali

Con 8,9 miliardi di euro e lo scontrino medio più elevato (210 euro), l’Informatica ed Elettronica di consumo resta il comparto con la più alta incidenza dell’online: 43% del totale. Seguono Editoria (39%), Arredo (20%) e Moda (18%).

L’eCommerce cambia: esperienze personalizzate e relazioni più forti

Non più solo vendita: l’eCommerce diventa una leva strategica di relazione tra brand e clienti. Come sottolinea Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservatorio, tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, il Retail Media e il social commerce stanno rivoluzionando il modo di acquistare online.
Esperienze immersive, omnicanalità e attenzione alla sostenibilità sono le nuove priorità.

 Cosa devono fare le imprese digitali italiane

Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il futuro del settore passa da investimenti mirati in logistica intelligente, customer experience e tecnologie abilitanti.
Con oltre 35 milioni di italiani digitali e 91.000 aziende attive, il commercio online è ormai parte integrante delle abitudini quotidiane. La sfida? Mantenere competitività e autenticità anche sui mercati internazionali.

Spesa: quella italiana vale 11,4 miliardi. Ma gli scaffali sono sempre meno tricolori

Spesa: quella italiana vale 11,4 miliardi. Ma gli scaffali sono sempre meno tricolori

Nell’arco di 12 mesi l’offerta di prodotti alimentari confezionati che sull’etichetta richiamano l’identità italiana o regionale è diminuita del -2,0%. Anche i volumi venduti sono calati (-2,0%), mentre il giro d’affari è salito del +2,1%, avvicinandosi a 11,4 miliardi di euro.
A rivelarlo è l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.

Tra le oltre 138 mila referenze analizzate e digitalizzate dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, l’Osservatorio Immagino ha individuato 26.411 prodotti, sulle cui etichette compare un claim, un’immagine o un’indicazione geografica (come Dop o Igp) che ne esprime l’italianità.

Cresce il Dop, cala l’Igp

Nei 12 mesi monitorati dall’Osservatorio tutti i claim e le indicazioni geografiche rilevati nel paniere dell’italianità hanno subìto un calo delle vendite in volume. L’unica eccezione è rappresentata dai 1.335 prodotti a Denominazione d’origine protetta (Dop), i soli a essere cresciuti non solo a valore (+3,5%) ma anche a volume (+2,1%), per un totale di oltre 723 milioni di euro di sell-out.

Doppiamente negativo, invece, l’andamento per i 1.222 prodotti a Indicazione geografica protetta (Igp), che hanno perso il -0,5% a valore e il -2,2% a volume. Analogo il trend dei 932 vini a Indicazione geografica tipica (Igt), le cui vendite sono diminuite del -0,9% a valore e del -7,7% a volume.

Aumentano i panieri regionali 

E se l’affermazione dell’identità italiana resta affidata soprattutto alla presenza in etichetta della bandiera tricolore (16,3% dei prodotti, per un totale di 15.414 referenze), sempre più spazio è occupato da alimenti e bevande che rivendicano l’appartenenza alle varie tradizioni regionali.

L’Osservatorio ne ha individuati 10.294 (10,9% del totale) che in super e ipermercati hanno incassato oltre 3 miliardi di euro.
Rispetto all’anno precedente, il giro d’affari è lievemente aumentato (+0,7%) mentre i volumi sono diminuiti di -2,6%.

Podio confermato per Trentino-Alto Adige, Sicilia, Piemonte

La sostanziale stabilità degli incassi a fronte di un calo dei volumi venduti accomuna la maggior parte dei panieri regionali. Fanno eccezione Puglia, Liguria, Veneto, Basilicata e Abruzzo, che hanno registrato una buona crescita del giro d’affari, mentre Molise, Valle d’Aosta e Sardegna sono riuscite a far crescere le vendite anche a volume.

La classifica per giro d’affari sviluppato in supermercati e ipermercati vede confermato il podio dell’edizione precedente dell’Osservatorio: primo posto per il Trentino-Alto Adige, con oltre 392 milioni di euro, secondo per la Sicilia, con 377 milioni di euro, e terzo per il Piemonte, con 319 milioni di euro.

Imprese femminili: più giovani e più piccole ma in 10 anni crescono di più

Imprese femminili: più giovani e più piccole ma in 10 anni crescono di più

Sono 1 milione e 307mila, a fine 2024, il 22,2% del totale delle imprese italiane. Nonostante siano più piccole, più giovani, più straniere, più dislocate nel Mezzogiorno, e sopravvivano un po’ meno delle altre, si stanno strutturando, puntando sui settori a maggior contenuto di conoscenza, e in molte provano a fare il salto alla ‘taglia’ superiore.
Sono le imprese femminili, al centro di un evento digital organizzato da Unioncamere e Sole 24 Ore.

Dopo il picco toccato nel 2021, quando le imprese femminili avevano superato 1milione e 342mila unità, le aziende guidate da donne hanno conosciuto una lenta diminuzione, analoga ma meno insistita rispetto alle aziende non femminili.
Rispetto al 2014, questa tipologia di impresa ha comunque segnato una crescita dello 0,4% a fronte di una diminuzione delle attività non femminili del -3,6%. 

Tre su quattro attive nel settore dei servizi

In quasi tre casi su quattro, le attività guidate da donne operano nel settore dei servizi (72,6% contro 60,1%), sono più piccole di dimensione (microimprese femminili 96,2% del totale contro 94% aziende non femminili), e registrano una maggior concentrazione di ditte individuali (60,5% contro 47,3%).

Le società di capitali condotte da donne sono però aumentate del +45% rispetto al 2014, arrivando a rappresentare lo scorso anno più di un quarto di tutte le imprese femminili.
Le attività guidate da donne presentano una minor presenza di imprese artigiane (16,7% contro 22,6%), ma una maggiore incidenza nelle realtà under35 (10,3% contro 7,7%) e guidate da straniere (12,6% contro 11%).

Aumentano quelle a “maggior contenuto di conoscenza”

Solo in un settore le imprese femminili sopravanzano quelle maschili: le ‘altre attività’ dei servizi, dove le donne d’impresa incidono per il 60% sul totale.
In altri ambiti, comunque, queste imprese ‘pesano’ molto. Nel tessile, abbigliamento e calzature sono il 37,7%, nella Sanità e assistenza sociale il 36,6%, nell’Istruzione il 31,1%, in Alloggio, ristorazione e servizi turistici, il 29,7%.

In 10 anni aumentano poi in maniera consistente le imprese rosa giovanili a maggior contenuto di conoscenza, come le attività professionali, scientifiche e tecniche (+41,3%), grazie alla spinta delle attività di management e marketing. 

Benevento, Avellino, Chieti, Frosinone, Viterbo province “rosa”

L’apporto delle donne d’impresa è determinante in alcune regioni, soprattutto del Sud. Sono il 27,2% delle imprese molisane, il 26,5% lucane, il 25,3% abruzzesi, il 24,7% umbre e il 24,2% siciliane.
Benevento, Avellino, Chieti, Frosinone e Viterbo le province in cui l’incidenza delle imprese femminili è maggiore (tra 29,6% e 27,5%). 

Le imprese femminili hanno però un tasso di sopravvivenza più basso: a 5 anni dalla fondazione, ne resta in vita il 72,3% (77,3% non femminili), e superato il quinquennio, il differenziale si allarga ulteriormente, con il 67,5% delle attività guidate da donne ancora sul mercato, contro il 73,1% di quelle a guida maschile.

Mutui in ripartenza? Crescita stimata del +10,6% nel 2025

Mutui in ripartenza? Crescita stimata del +10,6% nel 2025

Nonostante la prudenza delle famiglie, nel terzo trimestre 2024 cresce l’utilizzo del mutuo per sostenere l’acquisto casa, con la quota di compravendite residenziali finanziate con un mutuo salita al 44,1%, raggiungendo il valore più alto degli ultimi due anni. Entro il primo trimestre 2026 il mercato dei mutui prevede un calo dell’Euribor 3 mesi fino al 2,10%, e secondo lo studio MutuiSupermarket – Nomisma, nel 2025 le erogazioni sono stimate in crescita del +10,6%.

Il 76% delle famiglie che intende approfittarne,  prevede di acquistare un’abitazione per sostituire la prima casa o comprarne una nuova, scegliendone soprattutto una usata ma in buone condizioni (55%), di metratura compresa tra 70 e 89 metri quadrati (27%) o tra 90 e 109 metri quadrati (33%).

Una priorità per gli under 35

Elevata luminosità, silenzio, e la possibilità di terrazze o balconi, oltre all’efficienza energetica (64%), costituiscono fattori importanti per la scelta.
La tendenza a sottoscrivere un contratto di mutuo risulta particolarmente marcata tra i giovani tra 18 e 34 anni (85%), tra i quali l’acquisto di una casa sarebbe un’esigenza prioritaria a fronte di risorse economiche spesso insufficienti senza il supporto di un finanziamento.

Per prepararsi al momento dell’acquisto 9 famiglie su 10 consultano annunci immobiliari online, mentre il 63% utilizza simulatori di rata sui siti di comparazione dei mutui per individuare le migliori offerte.
Considerando il momento migliore per chiedere il mutuo, il 40% delle famiglie preferisce attendere di aver individuato l’abitazione desiderata, ma 1 italiano su 5 ritiene opportuno avviare la pratica di finanziamento prima di iniziare la ricerca.

Convenienza del tasso e importo della rata i fattori più rilevanti

I fattori più rilevanti che guidano le famiglie sono la convenienza del tasso di interesse e l’importo della rata mensile. Considerata importante anche la possibilità di finanziare oltre l’80% del valore della casa. L’offerta di mutui con una durata superiore a 30 anni, invece, viene considerata particolarmente rilevante per le famiglie monocomponente e quelle a reddito basso.

Solo 1 italiano su 4 è propenso a richiedere un mutuo per coprire fino al 50% del valore, mentre il 75% si orienta verso un valore superiore, addirittura fino al 100% (8%).
Mutui Green e agevolazioni sono al centro degli interessi delle famiglie: il 59% ricerca un’abitazione in classe A o B, o ristrutturabile, per poter richiedere un Mutuo Green a tassi scontati. Analogamente, il 51% dei più giovani mostra forte interesse per le agevolazioni under 36.

Nel futuro sarà online anche la fase di sottoscrizione

Il 61% delle famiglie utilizza le piattaforme online per raccogliere informazioni sui mutui.
Questa soluzione risulta particolarmente apprezzata per la possibilità di simulare la rata e la facilità di confrontare i tassi di interesse delle diverse offerte disponibili. Inoltre, il 23% preferirebbe sottoscrivere un mutuo completamente online, completando l’intero processo da remoto senza la necessità di recarsi in filiale.

Il canale online consente infatti risparmi significativi: tra il 2020-2024 ha permesso di ottenere un risparmio sul mutuo a tasso fisso (in termini di minore TAEG rispetto al TAEG medio di mercato) pari all’1,5%, con una punta del 2,2% nel primo trimestre 2023.

Caro energia: gli italiani sono pronti a ridurre i consumi per risparmiare

Caro energia: gli italiani sono pronti a ridurre i consumi per risparmiare

Secondo l’85% degli italiani le bollette per i consumi energetici rimarranno elevate per almeno i prossimi tre anni, una prospettiva che preoccupa per l’impatto sul bilancio domestico. E oltre la metà (53%) attualmente è più consapevole e preoccupata dei costi di riscaldamento rispetto a cinque anni fa, segno di una maggiore attenzione ai consumi.

Negli ultimi anni il crescente peso delle spese energetiche sul costo della vita ha messo in allarme molte famiglie italiane. Questo scenario non sembra destinato a cambiare. Lo dimostrano i risultati del sondaggiocondotto da tado°, produttore di termostati intelligenti, e fornitore di soluzioni per la gestione energetica.

In cerca di soluzioni innovative, dai pannelli solari alle pompe di calore

Per far fronte a questa situazione, il 64% della popolazione manifesta l’intenzione di adottare misure per ridurre i consumi energetici nei prossimi anni.
Tra le soluzioni più gettonate figurano l’installazione di pannelli solari (20%), interventi di isolamento termico su finestre, pareti o tetti (19%) e l’adozione di pompe di calore (11%).

Questi investimenti non rappresentano solo una risposta alle difficoltà attuali, ma anche un’opportunità per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni e rendere più sostenibili i consumi. La volontà di intervenire dimostra come il caro energia stia spingendo sempre più italiani a cercare soluzioni innovative e durature per affrontare il problema.

Installare un termostato intelligente è la soluzione giusta

Un’altra delle misure che può contribuire nella riduzione dei consumi è l’adozione di termostati intelligenti, i quali rappresentano una tecnologia efficacie per permettere la riduzione delle bollette del riscaldamento e dell’acqua calda di circa il 22%. 

Oltre la metà degli intervistati (51%) segnala la programmazione intelligente come la funzionalità preferita, seguita dalla possibilità di controllare il clima di ogni singola stanza in maniera separata (22%).
I termostati intelligenti e i termostati per radiatori, con opzioni cablate e wireless, sono compatibili con oltre il 95% delle case in Europa. Qualsiasi radiatore con valvola termostatica esistente può essere trasformato in un radiatore intelligente semplicemente sostituendo il termostato.

Emerge la necessità di proteggersi dall’aumento dei costi

Christian Deilmann, cpo e co-fondatore di tado°, sottolinea l’importanza di prendere il controllo dei consumi energetici per proteggersi dall’aumento dei costi.

Il sondaggio evidenzia infatti che la maggior parte degli italiani, così come l’80% dei cittadini europei, è consapevole di dover affrontare bollette energetiche elevate, manifestando una preoccupazione maggiore rispetto a cinque anni fa. Tuttavia, adottare semplici misure di risparmio energetico può contribuire a mitigare gli impatti finanziari.

Italia, boom del “Buy Now, Pay Later”: i motivi del successo

Italia, boom del “Buy Now, Pay Later”: i motivi del successo

Il metodo di pagamento “Buy Now, Pay Later” (BNPL) ha registrato un’importante crescita in Italia. Questo trend ha rivoluzionato le abitudini di consumo, soprattutto tra le generazioni più digitalizzate. Questo strumento di pagamento si è diffuso rapidamente a livello globale, accelerato anche dalla pandemia.
Anche in Italia, sebbene con un ritmo più moderato rispetto ai mercati più sviluppati, il BNPL guadagna sempre più terreno.

La crescita del BNPL e le differenze rispetto ai prestiti “classici”

Secondo un’analisi CRIF, il BNPL sta integrandosi progressivamente nel commercio elettronico, espandendosi in nuovi settori e conquistando sempre più appeal presso i consumatori. Questo sviluppo lo conferma come una valida alternativa ai piccoli prestiti tradizionali. Dal 2022, i contratti BNPL hanno registrato un incremento del 133% nel secondo trimestre del 2024 rispetto all’inizio del periodo analizzato, un dato nettamente superiore rispetto all’aumento del 12% rilevato nei prestiti “Small Ticket” sotto i 5.000 euro.

Il successo del BNPL è attribuibile a tre fattori principali: l’integrazione nei processi di acquisto online, che lo rende semplice e intuitivo; l’ampliamento dell’offerta a settori come turismo, viaggi e abbigliamento; e il mutamento delle preferenze dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni flessibili.

Generazione X e i Millennials i principali utilizzatori  

In Italia, sono soprattutto la Generazione X e i Millennials a trainare l’adozione del BNPL: rappresentano rispettivamente il 42% e il 34% dei contratti stipulati nel primo trimestre del 2024. Questi due gruppi generazionali costituiscono complessivamente il 76% degli utilizzatori, confermando una forte propensione verso metodi di pagamento innovativi.

Un dato sorprendente è la crescente adozione del BNPL da parte dei Baby Boomers, la cui quota è aumentata del 5% nell’ultimo anno, raggiungendo il 21% del totale dei contratti. Questo fenomeno evidenzia come anche le fasce d’età più mature stiano abbracciando la digitalizzazione e le nuove modalità di pagamento.

Si usa sempre più spesso 

Oltre a coprire sempre più generazioni, il BNPL registra anche  un incremento nella frequenza d’uso. Nel 2024, il 54% degli utilizzatori ha sottoscritto più di un contratto, in crescita rispetto al 2023. La percentuale di chi ha attivato cinque o più contratti è salita dal 13% al 16%, segno che i consumatori stanno facendo un uso sempre più frequente di tale strumento.

Secondo Antonio Deledda di CRIF, il BNPL non solo si conferma un’opzione versatile, ma rappresenta anche un acceleratore dell’inclusione finanziaria, attirando i cosiddetti “New to Credit”, cioè chi si avvicina per la prima volta al mondo del credito. L’adozione diffusa e la personalizzazione dell’offerta indicano che il BNPL sta diventando un pilastro delle abitudini di consumo.

B2B, quali sono le ultime novità sul fronte eCommerce? 

B2B, quali sono le ultime novità sul fronte eCommerce? 

Negli ultimi anni, il commercio digitale ha ridefinito il panorama economico, non solo tra consumatori (B2C) ma anche nel mondo delle imprese (B2B). In questo ambito, l’e-commerce è sempre più centrale nelle strategie aziendali per due motivi principali: l’apertura verso nuovi mercati e la semplificazione dei processi operativi.

Le imprese B2B stanno infatti puntando sia su piattaforme e-commerce proprietarie sia su marketplace per distribuire i loro prodotti a una clientela più ampia e diversificata.

Le vendite online B2B rappresentano il 27% del fatturato

Secondo una recente indagine di BVA Doxa, presentata durante la conferenza Marketing B2B organizzata da ANES, le vendite online nel settore B2B rappresentano oggi circa il 27% del fatturato complessivo per molte aziende, con una crescita stimata di circa il 4,5% nei prossimi due o tre anni. La ricerca è stata condotta su un campione di 300 dirigenti e responsabili aziendali di imprese con più di 10 dipendenti, analizzando l’impatto del commercio digitale sulle loro attività.

Utilizzo dell’eCommerce e largo al digitale

Tre aziende B2B su quattro utilizzano già l’e-commerce per espandere il proprio mercato, con il 43% che predilige piattaforme proprie per una maggiore personalizzazione. Anche tra le imprese più piccole, prevalentemente nel settore dei servizi, cresce l’interesse per il canale digitale: il 26% di queste dichiara infatti di valutare positivamente l’ingresso nell’e-commerce in un futuro prossimo.

Prodotti e servizi venduti online

Nell’e-commerce B2B, i prodotti finiti e i servizi professionali dominano le vendite, con una clientela prevalentemente B2B che rappresenta la parte più consistente del mercato. Rispetto all’anno precedente, si registra un incremento del 3,7% nelle vendite online, accompagnato da previsioni ottimistiche per il futuro, in particolare per le aziende manifatturiere e quelle che hanno già visto aumenti di fatturato.

eCommerce come strumento integrato per vendite e acquisti

L’e-commerce non è solo un canale di vendita, ma anche uno strumento fondamentale per gli acquisti aziendali. Circa il 73% delle imprese lo utilizza per approvvigionarsi di prodotti e servizi essenziali come componenti, servizi professionali e contenuti digitali.

Inoltre, il 60% delle aziende B2B adotta un approccio integrato, usando l’e-commerce sia per vendere sia per acquistare. Questo metodo permette alle aziende di migliorare i loro processi interni, rendendoli più efficienti e competitivi.

Tasso di default: nel 2024 è stabile. Imprese innovative meno rischiose

Tasso di default: nel 2024 è stabile. Imprese innovative meno rischiose

Nel primo semestre 2024, rispetto a fine 2023, i tassi di default rimangono stabili per tutte le tipologie di imprese: società di capitali (2,46%), società di persone (1,60%) e ditte individuali (2,42%).
Nel complesso stabili anche le erogazioni complessive di credito, pari a -0,1% per i finanziamenti e +0,9% per gli importi.

Tra i settori, le società di capitali del Tessile e Abbigliamento registrano un marcato aumento del default (+0,43%) e un forte calo degli importi erogati (-9,1%), mentre con la cessazione degli incentivi ecobonus frenano gli importi erogati alle imprese delle Costruzioni (-6%), anche se la rischiosità del settore rimane ancora stabile su livelli elevati (3,11%).
Lo evidenzia l’Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF su dati del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC.

Leisure meno a rischio, Trasporti e Logistica stabili nella difficoltà

Continua il trend positivo del Leisure: aumentano di circa l’11% gli importi erogati alle società di capitali, con un effetto positivo anche sul tasso di default (-0,4%). La diminuzione del rischio riguarda tutti i micro-settori del comparto, nonostante il tasso di default rimanga elevato (3,46%).

Trasporti e Logistica continuano a essere particolarmente impattati dal difficile contesto geopolitico. Il tasso di default delle società di capitali si mantiene stabile (3,6%), mentre crescono le erogazioni di credito (+10,5%).

Disomogeneità per le forme di Leasing, Noleggi in crescita


Focalizzandosi sui soli prodotti rateali, il primo semestre 2024 evidenzia una lieve crescita delle erogazioni rispetto all’anno precedente, frutto però di un comportamento eterogeneo sulle diverse tipologie di prodotto.
In particolare, si evidenzia una notevole contrazione del Leasing strumentale e immobiliare, sia in termini di numero di finanziamenti (-19,7%) sia di importi erogati (-17,7%), in conseguenza di un calo della domanda di queste tipologie di prodotto.

Tra le altre tipologie di finanziamento, emerge anche la crescita dei Noleggi (+9,9% importi erogati) e dei Leasing e Prestiti Auto, soprattutto in termini di importi erogati (+5,6%).
Quest’ultimo trend continua a rispecchiare l’aumento dei prezzi auto iniziato nel 2023, nonché gli effetti della transizione green del settore automotive.
 
Imprese innovative più solide della media

Le imprese ad alto livello di innovazione sono rappresentate per oltre il 70% da società di capitali e per oltre il 70% da aziende micro (fino a 10 dipendenti o con fatturato inferiore a 2 milioni di euro).

In termini di anzianità, sono principalmente costituite da aziende con oltre 10 anni di attività (65%).
I dati dello Studio Pagamenti di CRIBIS sottolineano una minore incidenza delle imprese innovative che pagano con oltre 30 giorni di ritardo rispetto al dato medio nazionale (7,3% vs 9,5%). Quanto alla rischiosità creditizia, le imprese innovative di tutte le forme giuridiche si mostrano molto meno rischiose rispetto al totale delle aziende italiane, con un tasso di default medio del 1,6%.

Il benessere traina le vendite al supermercato

Il benessere traina le vendite al supermercato

Lo attesta l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy: nel 2023 i claim ‘salutistici’ hanno generato l’83,1% del giro d’affari di supermercati e ipermercati. L’offerta di prodotti alimentari centrata sul benessere rappresenta infatti una parte sempre più significativa dell’assortimento alimentare della GDO, e incide in modo importante sulla spesa degli italiani.

Si tratta di un’offerta divisa tra prodotti ‘free from’, con minore presenza o privi di alcune sostanze nutritive, ‘rich-in’, ricchi o arricchiti di specifici nutrienti, e alimenti per allergici/intolleranti. Ma è il ‘free from’ il claim più significativo, con 14.100 referenze che nel 2023 hanno incassato oltre 8,1 miliardi di euro, +9,7% rispetto al 2022.

Pochi grassi o senza zuccheri?

Tra i claim riferiti alla minore presenza o all’assoluta assenza di un nutriente, registrano le performance migliori quelli relativi a grassi e zuccheri. L’indicazione ‘pochi grassi’ accomuna 3.118 prodotti che hanno aumentato le vendite (+0,4% a volume, +11,5% a valore), soprattutto yogurt greco colato, skyr, biscotti tradizionali, tacchino e latte Uht.
I 679 prodotti ‘senza grassi idrogenati’ hanno invece registrato +1,7% a volume e +15,2% a valore grazie a biscotti salutistici/tradizionali, pasticceria, torte pronte, margarina.

In espansione anche le vendite dei 2.950 prodotti con ‘pochi zuccheri’, in particolare, confetture e spalmabili base frutta, frutta conservata, biscotti tradizionali, bevande base frutta (+1,9% volume, +18,3% valore, 1,4 miliardi), mentre i 1.754 prodotti ‘senza zuccheri aggiunti’ hanno ottenuto oltre 791 milioni di euro (+5,4% volume, +18,5% valore).

Proteine e fermenti lattici: i must have degli “arricchiti”

Quanto al mondo del rich-in, nel 2023 l’Osservatorio ha rilevato 12 claim presenti su 10.825 prodotti, che hanno superato 5 miliardi di euro di sell-out (+10,0%).

A eccezione di ‘iodio’, tutti i claim hanno aumentato il giro d’affari, ma ad aver accresciuto i volumi venduti sono stati ‘fermenti lattici’ (+0,3%) e ‘proteine’ (+1,2%), evidenziate su 3.365 prodotti che generano il maggior giro d’affari (1,88 miliardi di euro) e il maggior tasso di crescita annua a valore (+12,8%).
A guidare la crescita dei prodotti proteici sono stati latte fresco e Uht, formaggi grana e simili, basi e alimenti per sportivi.

La sorpresa del 2023 è “senza uova”

Nel 2023 il mondo dei prodotti destinati a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari è rimasto significativo, ma ha sofferto il peso dell’inflazione. L’Osservatorio ha monitorato sei claim individuandoli su 10.991 prodotti, che hanno superato 4,7 miliardi di euro di vendite (+6,2%), ma che hanno perso -3,9% dei volumi.
A dominare resta il claim ‘senza glutine’, con 8.581 prodotti e 3,2 miliardi di vendite (+5,2%), ma con volumi calati di -4,4%.

Tra i claim che hanno retto meglio alle criticità, ‘senza lattosio’ (-1,3% volumi) che ha aumentato il giro d’affari (+8,9%) superando 1,9 miliardi di euro.
La sorpresa del 2023 però è il ‘senza uova’, ancora minoritario (160 prodotti, 27 milioni di euro di sell-out), ma in crescita a valore (+12,8%) e a volume (+3,6%), in particolare nel mondo della pasta e biscotti salutistici.