Il bullismo invisibile: giovanissimi tra soprusi, solitudine e web

Il bullismo invisibile: giovanissimi tra soprusi, solitudine e web

Le relazioni sono complicate a qualsiasi età, ma fra i giovanissimi le dinamiche possono trasformarsi in esperienze anche molto dolorose. Sempre più spesso, ragazzi e ragazze si trovano a fare i conti con episodi di prevaricazione, che prendono la forma di insulti, esclusione sociale, minacce o violenze psicologiche. Questo è il volto del bullismo, un fenomeno che non conosce confini e si manifesta con insistenza, sia nella realtà che online.

Una recente indagine dell’ISTAT, condotta su oltre 39.000 giovani tra gli 11 e i 19 anni, ha messo in luce quanto il problema sia diffuso. Quasi 7 ragazzi su 10 dichiarano di aver vissuto, almeno una volta nell’ultimo anno, esperienze spiacevoli, offensive o umilianti. E per circa 1 su 5 queste azioni sono ricorrenti, accadendo più volte al mese.

Nord e Sud: un’Italia divisa anche nel bullismo

Le differenze geografiche sono evidenti. Mentre nel Mezzogiorno si registrano percentuali più alte di giovani che non hanno mai subito episodi di bullismo, nel Nord Italia la frequenza di episodi ripetuti è maggiore: in particolare nel Nord-Est, dove il 22% dei ragazzi è coinvolto in situazioni di sopraffazione continuativa.

Bullismo diretto e indiretto: cambiano le forme, non il dolore

Le modalità con cui si manifesta il bullismo variano. C’è quello diretto, fatto di insulti, minacce e aggressioni fisiche, e quello indiretto, più subdolo, che si esprime attraverso l’esclusione o la diffamazione. I dati parlano chiaro: oltre il 55% dei giovani ha ricevuto insulti verbali, mentre il 43% si è sentito emarginato. Le femmine sono più spesso vittime di esclusione, mentre i maschi subiscono più offese e aggressioni fisiche.

Cyberbullismo: il volto digitale del fenomeno 

Con l’uso massiccio della rete tra gli adolescenti – oltre il 90% è connesso quotidianamente – il bullismo ha trovato un nuovo canale: il web. Il cyberbullismo, fatto di insulti sui social, messaggi umilianti o contenuti offensivi condivisi online, ha colpito circa un terzo dei giovani italiani.
I maschi risultano i più esposti, con quasi il 9% che denuncia episodi ripetuti di molestie online.

Famiglie, scuole e istituzioni devono agire

Il bullismo – fisico o digitale – non è un fatto privato. È una questione collettiva che chiama in causa educatori, genitori e istituzioni. Capire il fenomeno, parlarne e agire in modo concreto è oggi più che mai urgente.

Auto usate: rappresentano il 70% del mercato Second Hand

Auto usate: rappresentano il 70% del mercato Second Hand

Lo rivela l’Osservatorio Second Hand Economy di BVA Doxa e Subito.it: oggi l’usato è la prima scelta quando si parla di mobilità.
Dai dati raccolti su oltre 2.000 interviste emerge che il 15% degli italiani ha comprato un’auto usata negli ultimi tre anni, mentre un ulteriore 7% sta valutando di farlo.

Di fatto, nel mercato Second Hand il segmento delle auto domina per valore, rappresentando circa il 70% del totale, seguito da Moto/Scooter e Veicoli Commerciali. Considerando invece il numero di compravendite, sono gli Accessori Auto a registrare il maggior volume.
I risultati dello studio confermano infatti la crescita costante del mercato delle auto usate, che nel 2024 ha generato un valore record di 10,8 miliardi di euro, rappresentando oltre il 40% del mercato Second Hand in Italia. 

Canale online, punto di partenza nel processo di acquisto

Di questo 40%, il 57%, pari a 5,9 miliardi di euro, è stato generato online, dimostrando come le piattaforme digitali siano diventate il punto di partenza, e spesso anche di arrivo, nel processo di acquisto. È lì che gli utenti cercano, confrontano e scelgono l’auto, prima di concludere l’acquisto in concessionaria o da privati.

Insomma, i un contesto segnato da inflazione, aumento dei costi energetici e incertezze economiche, l’auto usata per molti rappresenta una soluzione non solo conveniente, ma anche più consapevole e sostenibile.
Permette infatti di evitare i lunghi tempi di attesa del ‘nuovo’, contenere i costi e accedere a marchi premium con un budget ridotto. O, semplicemente, consente di trovare un’auto storica e particolare.

Alimentazione: diesel e benzina restano sul podio

Questo quadro riflette un cambiamento più ampio nei comportamenti di consumo. Gli italiani sono sempre più pragmatici, attenti alla gestione del bilancio familiare e orientati verso scelte responsabili, anche quando si tratta di mobilità.

Nonostante la crescente attenzione alla transizione ecologica e lo sviluppo di nuove tecnologie, i dati dell’Osservatorio mostrano come le alimentazioni preferite rimangano diesel (33%) e benzina (29%), con il GPL (19%) che mantiene un buon livello di preferenza.
Le ibride si attestano al 15%, mentre le full electric restano ancora marginali (4%), segnale di una transizione più lenta, e forse meno prioritaria di quanto previsto.

Il ruolo delle concessionarie rimane centrale

Il percorso che porta all’acquisto di un’auto usata oggi si costruisce attraverso una combinazione di canali, dove l’online rappresenta il primo passo fondamentale
Il 38% degli italiani utilizza siti e app specializzate per l’esplorazione iniziale, la selezione dei modelli preferiti e il contatto con il venditore che precede l’indispensabile incontro.

Nella ricerca, le concessionarie restano centrali (35%), soprattutto nella fase finale, per ‘toccare con mano’ il veicolo e completare l’acquisto.
Non manca il passaparola, considerato utile dal 15% degli acquirenti. Non solo per trovare opportunità interessanti, ma anche per raccogliere esperienze, consigli e rassicurazioni da chi ha già affrontato lo stesso percorso.
I diversi canali non sono alternativi, ma spesso vengono utilizzati in parallelo. Un approccio ibrido che unisce razionalità, fiducia e concretezza.

Contenuti online e minori: nuove regole per verificare l’età degli utenti

Contenuti online e minori: nuove regole per verificare l’età degli utenti

I più giovani (e quindi spesso più “fragili” ed esposti alle minacce del web) saranno più protetti per legge. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha ufficialmente approvato un nuovo sistema per verificare l’età degli utenti su siti e piattaforme di video sharing.

L’obiettivo è rafforzare la tutela dei minori dai contenuti inappropriati presenti sul web, in attuazione della legge 159 del 13 novembre 2023, nota anche come “Decreto Caivano”. La delibera n. 96/25/CONS, recentemente pubblicata, stabilisce i criteri tecnici a cui i fornitori di contenuti dovranno adeguarsi entro sei mesi.

Come funzionerà il nuovo sistema

Il modello approvato introduce un sistema di “age assurance” basato su due passaggi distinti: identificazione e autenticazione. A gestirli saranno soggetti terzi indipendenti e certificati. Ogni volta che un utente accede a un servizio che richiede verifica dell’età – ad esempio un sito con contenuti per adulti – il sistema dovrà accertare in modo sicuro che l’utente sia maggiorenne.

In caso si utilizzi un’applicazione sul proprio dispositivo, sarà possibile generare una “prova dell’età” attraverso app specifiche, come quelle legate all’identità digitale (es. SPID, CIE, wallet digitali). Queste applicazioni consentono di certificare l’età senza rivelare l’identità dell’utente, garantendo la privacy.

Tutela della privacy: anonimato e protezione dei dati personali

Un altro aspetto importantissimo da proteggere dai malintenzionati riguarda i dati sensibili. Anche in questo caso l’Autorità è scesa in campo con azioni mirate. Grazie a un meccanismo di “doppio anonimato”, né il fornitore del servizio né il verificatore dell’età possono risalire all’identità dell’utente o conoscere il tipo di contenuto richiesto. Questo approccio riduce al minimo i dati trattati, in linea con le indicazioni del Garante per la privacy, che ha espresso parere favorevole alla delibera.

Requisiti e principi: sicurezza, equità e accessibilità

AGCOM ha adottato un approccio tecnologicamente neutrale, lasciando libertà nell’implementazione dei sistemi, ma imponendo standard elevati: sicurezza informatica, proporzionalità tra rischio e mezzi, precisione nella verifica, inclusività, accessibilità e protezione dei diritti digitali. Inoltre, viene richiesta la formazione degli utenti e la disponibilità di canali efficaci per eventuali reclami.

Infine, tutti i sistemi adottati dovranno essere coerenti con le linee guida europee in arrivo, con la possibilità di aggiornare le disposizioni nazionali in base agli orientamenti dell’UE.

Minacce informatiche: furto di dati sul dark web a +15% nel 2024

Minacce informatiche: furto di dati sul dark web a +15% nel 2024

L’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce informatiche, classificandosi al quinto posto a livello globale per indirizzi e-mail compromessi sul dark web. Inoltre, il nostro Paese occupa il 18° posto al mondo per dati di carte di credito esposti, e il 12° nell’Unione Europea per il rilevamento di numeri telefonici.

Nel 2024 le minacce informatiche hanno registrato un preoccupante incremento, con il 15,4% di segnalazioni relative all’esposizione di dati sul dark web in più rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 2.080.000 alert.
Per quanto riguarda il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 59.000, in calo del -27% rispetto al 2023.
È quanto rileva l’Osservatorio Cyber di CRIF.

Uno scenario caratterizzato da attacchi sempre più sofisticati e mirati

Tra le tecniche più diffuse emergono smishing, phishing e deepfake. Anche la diffusione di strumenti come gli stealers-as-a-service rappresenta una minaccia significativa, grazie alla quantità di dati sensibili e contestuali che questi malware riescono a raccogliere.

Quanto alle tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web, si tratta di e-mail, password, nomi utente, numeri di telefono, nomi e cognomi. Si trovano frequentemente anche dati relativi a indirizzi di residenza, carte di credito, documenti d’identità e codici identificativi personali.
La combinazione di dati più comune è quella di e-mail e password, presente nell’89,6% dei casi, spesso accompagnata dalla username nell’87,5% delle situazioni. La combinazione di username e password, principalmente legata ad account aziendali, evidenzia possibili vulnerabilità per le imprese.

Tipologie di account più presenti sul dark web

Le username trovate sul dark web, escludendo i servizi di posta elettronica, sono maggiormente associate a servizi di VPN (34,3%), seguiti dagli account relativi ai social network (23,9%) e siti Internet (10,0%).

Al quarto e quinto posto, il furto di account legati a siti di e-commerce (7,7%) e a enti pubblici o istituzioni (6,9%), mentre i servizi finanziari, come le piattaforme di pagamento, scendono al settimo posto (4,3%).
Le credenziali rubate vengono sfruttate per una grande varietà di fini: accesso abusivo agli account delle vittime, utilizzo illecito di servizi, invio di richieste di denaro o link di phishing, diffusione di malware o ransomware per estorcere denaro o sottrarre informazioni personali.

Il 48,4% degli italiani ha ricevuto almeno un alert

Nel 2024 le attività degli hacker hanno continuato a rappresentare una minaccia significativa, con un aumento del 13,5% nel numero di consumatori allertati per dati rilevati sul dark web.
Complessivamente, il 48,4% degli utenti italiani ha ricevuto almeno un alert, di cui l’88% riferito a dati individuati sul dark web, mentre il 12% legato a dati rilevati sul web pubblico.

Per quanto riguarda i dati più frequentemente rilevati sull’open web, ovvero accessibili pubblicamente, il 2024 vede al primo posto il codice fiscale (54,6%), seguito dall’e-mail (34,6%) e, con minore frequenza, numero di telefono (7,2%), username (2,3%) e indirizzo (1,3%).

Comfort food degli italiani: i carboidrati sono primi in classifica  

Comfort food degli italiani: i carboidrati sono primi in classifica  

Lo conferma un’indagine condotta dall’Osservatorio Shopping di DoveConviene in occasione della Giornata Internazionale della Felicità: carboidrati, dolciumi, hamburger e fritture sono i cibi della felicità. 

In particolare, proprio in cima alla classifica dei comfort food prediletti dagli italiani, si posizionano pasta, pane e pizza (36%), carboidrati noti per la loro capacità di stimolare la produzione di endorfine e migliorare l’umore.
Alcuni piatti hanno infatti il potere di regalare una sensazione immediata di benessere anche al solo pensiero di mangiarli. Ci sono sapori che scaldano il cuore, e alimenti, che già al primo assaggio, offrono un momento di pura gioia. Perché la felicità, si sa, passa anche dalla tavola.

Biscotti, cioccolato, torte, brioches. Ma anche hamburger, fritto misto e patatine

Ai carboidrati seguono i dolci, scelti dal 29% degli intervistati, con biscotti, cioccolato, torte e brioches, e al terzo posto della classifica dei comfort food si posizionano piatti gustosi come hamburger e fritture, tra cui pesce e patatine, apprezzati dal 15% degli italiani. 
Ma c’è anche un 13% che per soddisfare il palato in modo leggero preferisce cibi salutari o plant-based.

Ma cosa rappresenta realmente il comfort food per gli italiani?
Per oltre la metà degli intervistati (54%), è un modo per staccare dalla routine quotidiana e concedersi un momento di relax. Ma il comfort food identifica anche una pietanza, che indipendentemente dalla situazione, è sempre in grado di portare felicità (35%).

Un rifugio contro lo stress e la noia

Per chi è più nostalgico, invece, il comfort food richiama il passato, riportando alla mente momenti felici ormai lontani (11%).

Secondo l’indagine, infatti, 4 italiani su 10 ricorrono al loro comfort food preferito dopo una giornata difficile, mentre il 36% lo sceglie come premio dopo aver raggiunto un buon risultato.
Inoltre, molti si rifugiano nel comfort food per alleviare lo stress, soprattutto se causato dal lavoro (18%), o, più semplicemente, nei momenti di noia (17%).

Da consumare davanti alla TV, da soli o in compagnia

Che si tratti di prepararlo a casa propria, come per il 60% degli intervistati, o di acquistare piatti già pronti da gustare velocemente (40%), quasi un italiano su due (48%) preferisce consumare il proprio comfort food preferito in compagnia del partner o della famiglia, mentre il 42% lo apprezza anche in solitudine, spesso davanti al programma TV prediletto.

Inoltre, il 31% del campione dichiara di ‘ricorrere’ al comfort food’  più volte alla settimana, mentre il 46% lo mangia un paio di volte al mese.

L’evoluzione del cybercrime: un fenomeno sempre più diffuso

L’evoluzione del cybercrime: un fenomeno sempre più diffuso

Nel 2024, il cybercrime ha continuato a dominare la scena della criminalità informatica globale, rappresentando l’86% degli attacchi rilevati. Lo rivela il Rapporto Clusit 2025, realizzato dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, Questa percentuale, in crescita di tre punti rispetto all’anno precedente, evidenzia quanto il cyberspazio sia ormai una delle aree preferite dalla criminalità organizzata. Secondo Sofia Scozzari, membro del Comitato Direttivo Clusit, il crimine informatico ha superato per rendimento molte attività illegali tradizionali, grazie anche alla diffusione di modelli “as-a-Service” che rendono gli attacchi accessibili anche a chi non possiede elevate competenze tecniche.

Parallelamente, gli attacchi legati all’hacktivism sono aumentati del 16%, mentre quelli riconducibili all’Information Warfare – ossia la guerra delle informazioni – sono quasi raddoppiati rispetto al 2023. Solo gli attacchi legati a spionaggio e sabotaggio hanno registrato una contrazione, con un calo di circa 20 punti percentuali. Tuttavia, i ricercatori Clusit sottolineano come proprio gli episodi di spionaggio e guerra informatica abbiano avuto impatti estremamente gravi nel 70% dei casi, spesso legati ai conflitti internazionali in corso.

La situazione italiana: aumentano gli attacchi mirati

Anche in Italia, il cybercrime è stato la principale minaccia informatica del 2024, con il 78% degli attacchi totali attribuibili a gruppi criminali organizzati. Rispetto all’anno precedente, questa percentuale è aumentata del 40,6%, confermando un trend preoccupante.

Un altro fenomeno rilevante è stato l’hacktivism, spesso collegato a tensioni geopolitiche. Dei 279 attacchi complessivi registrati, 80 hanno colpito l’Italia, pari al 29% del totale. Al contrario, non sono stati rilevati episodi significativi legati allo spionaggio o alla guerra informatica, un dato che differenzia il nostro Paese rispetto al contesto globale.

Settori più colpiti: obiettivi multipli, forze armate, sanità  

A livello mondiale, il 44% degli attacchi ha riguardato tre settori principali: obiettivi multipli (18%), governi e forze armate (13%) e sanità (13%). Gli attacchi indiscriminati ai cosiddetti “obiettivi multipli” si confermano tra i più diffusi, mentre quelli ai settori governativi e sanitari risultano particolarmente critici per la rilevanza dei dati trattati.
Nel 2024 si è inoltre registrato un forte incremento degli attacchi nei settori dei media (+175%), del commercio (+92%), dell’istruzione (+43%) e del manifatturiero (+38%). In controtendenza, il comparto finanziario e assicurativo ha subito un calo del 16%, grazie a nuove regolamentazioni sulla sicurezza informatica, come il Regolamento DORA in Europa.

Anche in Italia, il settore più colpito è stato quello dei media e dell’informazione, con il 18% degli attacchi totali. Seguono il comparto manifatturiero e gli attacchi a obiettivi multipli (entrambi al 16%), mentre il settore governativo ha registrato il 10% degli incidenti.
Il settore sanitario ha subito un lieve calo rispetto al 2023, mentre trasporti e logistica hanno visto una diminuzione del 4% degli attacchi. Tuttavia, proprio questi settori rimangono particolarmente vulnerabili, con un numero di incidenti superiore alla media globale.

Strategie di difesa: obiettivo tempestività

Gli esperti Clusit sottolineano come la crescente digitalizzazione renda le infrastrutture sempre più esposte agli attacchi informatici. Il settore dei media, ad esempio, ha subito nel 2024 un attacco che ha compromesso i dati di cinque milioni di persone, evidenziando come un’unica vulnerabilità possa generare danni su larga scala.
Secondo Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit, la sicurezza informatica deve essere trattata come una priorità strategica. La Direttiva NIS2, recentemente aggiornata, punta a rafforzare la protezione di settori essenziali, ma il rischio rimane elevato, soprattutto nei settori che gestiscono dati critici o servizi essenziali per la società.

L’unica via percorribile è l’adozione di misure di sicurezza più efficaci, combinando tecnologia avanzata e una maggiore consapevolezza da parte delle aziende e delle istituzioni. Solo così sarà possibile contrastare un fenomeno in continua evoluzione e ridurre l’impatto di attacchi sempre più sofisticati.

A San Valentino boom di truffe online: amore fa rima con spam 

A San Valentino boom di truffe online: amore fa rima con spam 

San Valentino è il giorno dell’amore, dei gesti romantici e delle sorprese inaspettate. Tuttavia, tra fiori e cioccolatini, si nasconde un’insidia sempre più diffusa: le truffe online. Ogni anno, con la festa degli innamorati, le caselle di posta elettronica vengono sommerse da e-mail promozionali, ma anche da tentativi di frode.

Secondo un recente studio di Bitdefender Antispam Lab, nel 2025 il 50% delle e-mail a tema San Valentino sono state identificate come truffe, un dato in forte aumento rispetto all’anno precedente, quando la percentuale era del 25%. Questo significa che sempre più cybercriminali sfruttano la ricorrenza per ingannare le persone, rubando dati personali e informazioni finanziarie.

Come vengono veicolati i messaggi fraudolenti

Le e-mail di spam legate a San Valentino iniziano a circolare già da metà gennaio, con un picco tra il 21 gennaio e il 2 febbraio. Molti dei messaggi provengono dagli Stati Uniti, che risultano essere il principale Paese di origine di questo fenomeno, seguito da Indonesia, India e Regno Unito. Ma non solo: gli Stati Uniti sono anche il Paese che riceve il maggior numero di e-mail fraudolente, con quasi la metà dello spam globale a tema San Valentino diretto alle caselle di posta americane.

I truffatori sfruttano la grande emotività e il desiderio di fare acquisti legati a questa festività per attirare le vittime in tranelli ben congegnati. Promesse di regali esclusivi, offerte imperdibili e sondaggi con premi in palio sono solo alcune delle esche più utilizzate.

Come vengono ingannate le vittime 

Tra le strategie più comuni adottate dai truffatori spiccano le e-mail che invitano a partecipare a sondaggi online con la promessa di vincere premi speciali. In realtà, lo scopo è raccogliere dati sensibili, come nomi, indirizzi e numeri di carta di credito. Spesso, viene richiesta una piccola somma per la “spedizione del premio” o una verifica dei dati bancari, che in realtà porta al furto di denaro.

Un altro metodo diffuso è l’invio di messaggi che sembrano provenire da marchi noti, ma che in realtà sono solo imitazioni sofisticate. I cybercriminali sfruttano il nome di aziende famose per guadagnarsi la fiducia della vittima, inducendola a inserire le proprie informazioni su siti fasulli.

Come tutelarsi?

Per evitare di cadere nella rete dei truffatori, è essenziale prestare attenzione a ogni e-mail sospetta. È importante verificare il mittente dei messaggi e diffidare delle offerte che sembrano troppo vantaggiose per essere vere. Inoltre, è consigliabile evitare di cliccare su link sconosciuti e di fornire informazioni personali o bancarie a siti di dubbia affidabilità.

Anche nel mondo digitale, l’amore va vissuto con cautela. Essere consapevoli dei rischi e saper riconoscere le truffe è il primo passo per proteggersi e godersi San Valentino senza brutte sorprese.

Gli italiani e l’automobile: abitudini, preferenze e dinamiche di mercato

Gli italiani e l’automobile: abitudini, preferenze e dinamiche di mercato

Quali spese, non soltanto collegate all’automobile, devono affrontare le famiglie italiane nel 2025? E quale priorità viene assegnata all’auto? Inoltre, qual è l’impatto delle esperienze d’uso sulle decisioni di acquisto di un’auto da parte delle famiglie?

A queste domande risponde il primo osservatorio dal titolo ‘L’auto che vorrei’, realizzato in partnership da Ipsos e Fleet&Mobility, il centro studi specializzato nell’analisi e nelle interpretazioni di dati e fenomeni relativi al settore automotive.
Il nuovo studio prevede tre edizioni, a febbraio, maggio e settembre, tre occasioni per analizzare l’intero anno, il trimestre e il semestre, offrendo dati utili in sede di definizione delle stime e del budget per gli operatori. 

Per l’82% guidare è piacevole

Secondo i primi risultati, per gran parte degli automobilisti italiani ‘usare l’auto è piacevole’. Più in particolare, questo vale per l’82% dei possessori di automobile intervistati.
Il 77% del campione rappresentativo degli automobilisti afferma poi che nonostante le problematiche legate al traffico e al parcheggio, utilizzare l’auto li fa sentire comodi e protetti.

In ambito urbano, il 47% dichiara di non utilizzare altri mezzi se non la propria auto, e il 77% non considera l’opzione di rinunciare all’automobile per alternative più costose, come, ad esempio, il taxi.
Tanto che il 59% non gradirebbe ulteriori limitazioni all’uso della propria auto.

Libertà di muoversi e viaggiare, ma anche di gestire la vita quotidiana

L’automobile si conferma uno strumento di indipendenza fondamentale, infatti, l’88% degli intervistati apprezza la libertà che il proprio veicolo garantisce, specialmente per i viaggi fuori città.

L’importanza dell’auto nella vita quotidiana degli italiani è evidenziata dal fatto che il 44% del campione ritiene la rinuncia all’auto un peggioramento significativo della propria qualità di vita. Anche per un altro 29% tale rinuncia peggiorerebbe la qualità della vita, ma in misura non significativa.

L’alternativa noleggio non convince e non conviene

Lo studio rivela anche interessanti tendenze di mercato.
Anzitutto, gli intervistati guidano auto acquistate mediamente nel 2018, in sostituzione di veicoli risalenti al 2009. E nel futuro, il 22% del campione considera probabile l’acquisto di un’auto di produzione cinese.

Quanto all’opportunità di ‘affittare’ un’auto in alternativa all’acquisto, il noleggio a lungo termine risulta ancora poco diffuso.
Quali sono le motivazioni? Il forte attaccamento alla proprietà dell’auto e la perplessità circa la convenienza economica della ‘formula noleggio’.

La situazione sociale in Italia nel 2024: intrappolati nella “medietà”

La situazione sociale in Italia nel 2024: intrappolati nella “medietà”

L’Italia continua a muoversi intorno a una linea di galleggiamento, senza incorrere in capitomboli rovinosi nelle fasi recessive, ma senza compiere scalate eroiche nei cicli positivi.
Anche nella dialettica sociale la sequela di disincanto, frustrazione, senso di impotenza, risentimento, sete di giustizia, brama di riscatto, smania di vendetta ai danni di un presunto colpevole, così caratteristica dei nostri tempi, non sfocia in violente esplosioni di rabbia.

Se il 2024 potrebbe essere ricordato come l’anno dei record (il record degli occupati e del turismo estero, ma anche il record della denatalità, del debito pubblico e dell’astensionismo elettorale), l’analisi che emerge dal capitolo ‘La società italiana al 2024’ del 58° Rapporto Censis consegna un’immagine più aderente alla reale situazione sociale del Paese. Quella di una continuità nella medietà in cui restiamo intrappolati.

La caduta del ceto medio e l’avversione per i valori repubblicani

Negli ultimi vent’anni (2003-2023) il reddito disponibile lordo pro-capite si è ridotto in termini reali del 7,0%. E nell’ultimo decennio anche la ricchezza netta pro-capite è diminuita del 5,5%.
La sindrome italiana nasconde non poche insidie. L’85,5% degli italiani ormai è convinto che sia molto difficile salire nella scala sociale.
All’erosione dei percorsi di ascesa economica e sociale del ceto medio corrisponde una crescente avversione ai valori costitutivi dell’agenda collettiva del passato.

Il tasso di astensione alle ultime elezioni europee ha segnato un record nella storia repubblicana: il 51,7%. Alle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, nel 1979, l’astensionismo si fermò al 14,3%.

Prevalgono le istanze identitarie-individuali a discapito delle lotte sociali 

In una società che ristagna, le questioni identitarie sostituiscono le istanze delle classi sociali tradizionali e assumono una centralità inedita nella dialettica socio-politica.
Ora si ingaggia una competizione a oltranza per accrescere il valore sociale delle identità individuali etnico-culturali, religiose, di genere o relative all’orientamento sessuale, secondo una ricombinazione interclassista.

La rivalità delle identità e la lotta per il riconoscimento implicano l’adozione della logica ‘amico-nemico’.
Se il ceto medio si sfibra, il Paese non è più immune al rischio delle trappole identitarie.

Culturalmente impreparati al “salto d’epoca”

Mentre il dibattito politico si arrovella sui criteri normativi da adottare per regolare l’acquisizione della cittadinanza, il 57,4% degli italiani ritiene che ‘l’italianità’ sia cristallizzata e immutabile, definita dalla discendenza diretta da progenitori italiani.

Ma siamo culturalmente preparati al salto d’epoca? La mancanza di conoscenze di base rende i cittadini più disorientati e vulnerabili. Per quanto riguarda il sistema scolastico, non raggiungono i traguardi di apprendimento in italiano. Mentre si discute di egemonia culturale, per molti italiani si pone invece il problema di una cittadinanza culturale ancora di là da venire. Ma nel limbo dell’ignoranza attecchiscono stereotipi e pregiudizi.

Come risparmiare sulle bollette di luce e gas?

Come risparmiare sulle bollette di luce e gas?

Energia, quanto ci costi! Ma spendiamo realmente il “giusto”? Un’analisi condotta da Facile.it su oltre 28.000 utenze tra settembre 2023 e agosto 2024 rivela che il 68% dei consumatori che hanno cambiato fornitore di luce e gas pagava, prima del passaggio, tariffe superiori alla media di mercato. Questo si traduceva in un aggravio medio annuo di 415 euro per l’elettricità e 490 euro per il gas metano.

Esaminando più nel dettaglio, il 76% dei contratti per l’energia elettrica comportava una spesa annua di circa 1.380 euro, contro una media di 965 euro. Per il gas, il 40% degli utenti spendeva fino a 2.100 euro all’anno, rispetto alla media di poco meno di 1.600 euro.

Perché le tariffe sono così alte?

La grande varietà di operatori sul mercato libero rende complesso orientarsi tra le offerte. “Scegliere una tariffa non adatta può comportare uno spreco di centinaia di euro ogni anno”, spiegano gli esperti. Per evitare questo rischio, è fondamentale saper leggere le bollette, monitorare costantemente i propri costi e confrontarli con le proposte di altri fornitori.

Come verificare se si paga troppo

Per capire se la propria tariffa è competitiva, è necessario analizzare la sezione della bolletta dedicata alla “spesa materia energia”. Dividendo il costo totale per l’energia consumata (in kWh per l’elettricità o Smc per il gas), si ottiene il prezzo unitario della materia energia.

Oggi, le migliori offerte a prezzo fisso si attestano intorno a 0,18 €/kWh per l’elettricità e 0,61 €/Smc per il gas. Se i valori della vostra bolletta sono superiori, significa che state pagando più del dovuto e potete trovare opzioni più convenienti.

Confrontare le offerte: come fare

Per confrontare le tariffe è necessario partire dalla “bolletta di dettaglio”, che contiene informazioni essenziali. Le voci principali da considerare sono: la quota fissa, indipendente dai consumi; la quota variabile, legata alla quantità di energia utilizzata.

Richiedere sempre al nuovo fornitore il costo di entrambe le componenti vi aiuterà a identificare l’offerta migliore. Le esigenze personali giocano un ruolo cruciale: per famiglie numerose, è meglio concentrarsi sulla quota variabile, mentre chi consuma poca energia dovrebbe valutare con attenzione il costo della quota fissa.

Conclusioni

Non esiste un fornitore universalmente migliore; la scelta va calibrata sulle proprie abitudini e necessità. Per chi trova difficoltà a orientarsi, rivolgersi a consulenti indipendenti può essere una soluzione utile per individuare l’offerta più vantaggiosa.