I soldi fanno la felicità? Forse no!

I soldi fanno la felicità? Forse no!

Certo, non avere problemi economici aiuta a vivere sereni e permette una certa dose di libertà. Ma i soldi fanno davvero la felicità? Pare di no, almeno stando a un recentissimo studio. La ricerca, ripresa da AGI, ha infatti scoperto che molte popolazioni indigene manifestano, pur senza portafoglio, gli stessi livelli di soddisfazione delle persone che vivono in paesi dai redditi elevati. Come è possibile? 

Ci sono casi in cui il denaro conta poco

La strada verso la felicità, quindi, potrebbe non essere lastricata di monete d’oro. A dare questo verdetto è uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto dagli scienziati dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Ambientali dell’Universitat Auto’noma de Barcelona (ICTA-UAB) e della McGill University in Canada. Il team, guidato da Eric Galbraith e Victoria Reyes-Garcia, ha esaminato i livelli di soddisfazione della vita somministrando un sondaggio a 2.966 persone provenienti da comunità indigene e locali in 19 siti distribuiti a livello globale.

Dalle risposte raccolte, si è così scoperto che la corrispondenza fra felicità e crescita economica non è stretta come si credeva. In sintesi, l’aumento del Pil non è collegato al benessere delle persone. Questa scoperta rivoluziona drasticamente il pensiero comune.

Quando a rispondere sono le società “marginali”

Non c’è quindi un punto di vista univoco e corretto, rilevano gli scienziati. Probabilmente il “nodo della questione” è alla base. Infatti, la stragrande maggioranza dei sondaggi globali raccoglie risposte dai cittadini di realtà industrializzate, tendendo a trascurare le società marginali, dove lo scambio e il possesso di denaro gioca un ruolo minimo nella vita quotidiana e i mezzi di sussistenza dipendono principalmente dalla natura.

Nell’ambito del campione, solo il 64% delle famiglie intervistate aveva una qualche disponibilità economica. Nonostante questo, i livelli di soddisfazione della vita erano molto simili a quelli riscontrati nei paesi ad alto reddito. La morale? I soldi non fanno la felicità.

Contenti come… gli scandinavi

“Il punteggio medio in queste realtà era di 6,8 su 10 – riporta Reyes-Garcia – ma ci sono stati anche picchi superiori a 8 punti, paragonabili a quelli dei paesi scandinavi. I risultati sono coerenti con l’idea che l’uomo possa condurre una vita appagante anche senza una ingente ricchezza materiale. La forte correlazione tra reddito e soddisfazione di vita non è pertanto universale”.

Meno tempo online e sui social: i “buoni propositi digitali” degli italiani

Meno tempo online e sui social: i “buoni propositi digitali” degli italiani

La salute oggi? Legata a doppio filo con la tecnologia. Ne sono consapevoli i nostri connazionali, che hanno deciso di iniziare il 2024 con una serie di “buoni propositi digitali”. D’altronde la tecnologia è sempre più protagonista nella nostra vita quotidiana, tanto che c’è bisogno di “fare ordine” e concentrarsi su alcune priorità. Secondo una ricerca condotta da Kaspersky, più della metà degli italiani ha deciso di modificare le proprie abitudini digitali per il 2024. Il dato evidenzia una crescente consapevolezza dell’importanza di proteggere la privacy online in un’epoca in cui passiamo sempre più tempo sulla rete.

Comportamenti più responsabili sul web

I “buoni propositi digitali”, in parole semplici, sono l’impegno a cambiare le abitudini online, con lo scopo di adottare comportamenti più sicuri e responsabili sul web. In Italia, il 58% della popolazione sta inserendo un buon proposito digitale tra gli obiettivi per il nuovo anno, evidenziando un aumento significativo rispetto al 43% registrato nel 2023.

I principali “buoni propositi digitali” per il 2024 includono la pratica del “digital detox,” con il 20% degli intervistati che si impegna a ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo come parte della propria routine. Altri obiettivi importanti sono l’adozione di password più sicure (15%), l’utilizzo di Internet per incrementare i profitti personali (10%), la maggiore attenzione nell’aprire link (10%), e il rifiuto di addormentarsi con lo smartphone (9%).

Differenze a livello internazionale

A livello internazionale, l’Italia (58%) e la Spagna (60%) sono in testa alla diffusione dei buoni propositi digitali, seguite dai Paesi Bassi (43%), Germania (42%), Regno Unito (39%) e Francia (35%). La suddivisione di genere mostra che gli uomini (64%) in Italia sono più propensi rispetto alle donne (51%) a impegnarsi in questi propositi, così come i più giovani (72% della GenZ) rispetto ai più anziani (49% dei Baby Boomer).

Privacy e sicurezza in primo piano

Per quanto riguarda la privacy digitale e le abitudini online nel 2024, oltre al miglioramento delle password, le persone si concentrano sulla gestione delle e-mail, l’esecuzione di backup più frequenti e la modifica delle impostazioni dei cookie. In Italia, il 22% degli intervistati si impegna ad utilizzare password più sicure, il 14% a gestire meglio la posta elettronica, mentre il 13% ha l’intenzione di effettuare scansioni antivirus più regolari e backup più frequenti.

Coltivare i rapporti reali invece che virtuali

Il 2024 sarà caratterizzato anche da un impegno a incontrare le persone di persona (13%), riducendo l’uso eccessivo dello smartphone in famiglia, e a essere più attenti alla presenza sui social media (11%). La mindfulness assume un ruolo rilevante, con il 10% degli intervistati che prevede di aumentare l’uso di app per il benessere e il 9% che sceglie di smettere di seguire su social media persone o gruppi che non contribuiscono alla propria felicità.

In arrivo una legge per la trasparenza della IA?  

In arrivo una legge per la trasparenza della IA?  

Che sia in arrivo una nuova norma per regolamentare l’Intelligenza artificiale? Forse sì. Due influenti legislatori statunitensi, Anna Eshoo e Don Beyer, hanno recentemente presentato una proposta di legge rivoluzionaria volta a definire il campo dell’intelligenza artificiale (IA). Intitolata “AI Foundation Model Transparency Act”, questa legge mira a porre obblighi significativi sui creatori di modelli di intelligenza artificiale, in particolare focalizzandosi sulla trasparenza dei dati di addestramento.

Rivelare le fonti dei dati: uno step cruciale

La proposta legislativa, riferisce Adnkronos, si concentra sull’importanza di rendere noti i dettagli delle fonti utilizzate per addestrare i modelli di IA. I legislatori propongono che i creatori debbano non solo divulgarle, ma anche spiegare come tali dati vengano conservati durante l’elaborazione dell’IA.
L’obiettivo principale è indirizzare la Federal Trade Commission (FTC) a collaborare con il National Institute of Standards and Technology (NIST) per stabilire regole chiare in merito alla trasparenza dei dati di addestramento.

Gli obblighi per le aziende sviluppatrici

Le aziende coinvolte nello sviluppo di questi modelli di intelligenza artificiale dovranno rispettare rigorose regole. Oltre a rivelare le fonti di addestramento, dovranno descrivere come i dati vengano conservati durante il processo di inferenza. Dovranno anche illustrare le limitazioni o i rischi del modello e dimostrare l’allineamento con il Framework di Gestione dei Rischi AI del NIST e altri eventuali standard federali.
La fornitura di dettagli sulla potenza computazionale utilizzata per addestrare e gestire il modello sarà altresì obbligatoria.

Focus su criticità e tutela dei diritti d’autore 

Un aspetto distintivo della proposta è l’obbligo per gli sviluppatori di IA di segnalare gli sforzi compiuti per testare i modelli in scenari critici. Questo si rivela cruciale, specialmente per prevenire la diffusione di informazioni inesatte o dannose in ambiti sensibili come medicina, biologia, cybersicurezza, elezioni, polizia, decisioni finanziarie, educazione, impiego, servizi pubblici e la protezione di popolazioni vulnerabili, come i bambini.

I riferimenti giuridici 

La proposta legislativa (che al momento si riferisce alla realtà statunitense) prende spunto da numerosi casi giuridici contro aziende di IA, evidenziando la necessità di trasparenza dei dati di addestramento in relazione ai diritti d’autore. Si menziona ad esempio il caso degli artisti contro Stability AI, Midjourney e Deviant Art, con particolare attenzione al respingimento di gran parte delle accuse a ottobre.
Tuttavia, si sottolinea che è ancora pendente un reclamo di Getty Images contro Stability AI.

Il contesto attuale

La proposta si inserisce in un contesto in cui l’uso pubblico dei modelli di base di intelligenza artificiale ha generato numerosi casi di informazioni inesatte o parziali. La proposta dovrà essere discussa in un comitato prima di eventuali sviluppi, e non è ancora chiaro se ciò avverrà prima dell’inizio delle frenetiche campagne elettorali. La legge di Eshoo e Beyer si affianca all’ordine esecutivo sull’IA dell’amministrazione Biden, che mira a stabilire standard di segnalazione per i modelli di IA.
Va però notato che l’ordine esecutivo non ha forza di legge, mentre l'”AI Foundation Model Transparency Act” trasformerebbe i requisiti di trasparenza in una regola federale vincolante.

Giovani e consumi culturali: social media e Festival le nuove forme di fruizione

Giovani e consumi culturali: social media e Festival le nuove forme di fruizione

Secondo quanto emerge dalla ricerca dal titolo ‘Fruizione culturale: i giovani tra festival e social media’, realizzata da BVA Doxa per Intesa Sanpaolo, i ragazzi e le ragazze appartenenti alla Gen Z considerano l’approccio online alla cultura come uno strumento fondamentale per la crescita personale, l’intrattenimento e la comprensione del mondo.

Nel 2022 la cultura in Italia ha infatti guadagnato maggiore attrattiva grazie alla flessibilità offerta dalle modalità di fruizione da remoto. Ma se il canale online offre un accesso immediato, un linguaggio affine e una cultura più selettiva, il ‘mondo’ offline richiede più impegno, ma offre un’immersione completa, tangibile, e l’opportunità di stabilire relazioni significative.
Di fatto, dai Focus Group dello studio emerge chiaramente una coesistenza di esperienze culturali online e offline.  Le prime, si vivono soprattutto sui social network, le seconde, durante i Festival.

Le connessioni virtuali si trasformano in community durante gli eventi live

Insomma, i giovani e la cultura rappresentano un connubio che si sviluppa tra online e offline, e disegna un panorama con molte opportunità.
Lo studio rileva, ad esempio, come i social media siano diventati l’epicentro della fruizione online, creando connessioni virtuali che si trasformano in autentiche community durante gli eventi live.

Progetti digitali e content creator diventano quindi punti di riferimento fondamentali per i giovani, grazie alla cura dei contenuti, a un approccio imparziale e un linguaggio accessibile.

Nuovi spazi per condividere, crescere e scambiare idee

L’analisi sottolinea, poi, come i giovani stiano cercando un nuovo approccio culturale. In questo scenario, per gli appartenenti alla Gen Z i Festival rappresentano la soluzione ideale, poiché assumono il ruolo di nuovi spazi (che possono essere sia aperti sia chiusi) dedicati alla condivisione, alla crescita e allo scambio.

Negli ultimi 3, 5 anni, più del 35% degli italiani ha partecipato a un Festival, con una predominanza dei più giovani rispetto agli over 40.
Siamo di fronte a un autentico cambiamento nel paradigma culturale, destinato ad abbracciare sempre più le nuove tecnologie per un concetto di quotidianità ancora più connessa.

Il ruolo futuro della cultura come collante sociale

Guardando al futuro, la cultura diventerà sempre più un motore di crescita e un collante sociale, con il Festival destinato a cambiare radicalmente forma. L’ideale sarà un evento itinerante, che coinvolgerà speaker provenienti dal web, presentando brevi interventi in stile ‘Ted Talk’ (‘Ted’ sta per Technology Entertainment Design. Ted Talk è una serie di conferenze), e offrendo laboratori tematici.

Insomma, si sta aprendo un nuovo capitolo, in cui la cultura si evolve con il contributo fondamentale delle nuove generazioni e della loro connessione sinergica tra il mondo online e offline.

Cambiamento climatico: la COP28 Dubai 2023 conferma le paure

Cambiamento climatico: la COP28 Dubai 2023 conferma le paure

Da una ricerca Ipsos condotta in 31 Paesi emergono dati allarmanti. A causa della frequenza e gravità degli eventi meteorologici estremi, il 57% della popolazione mondiale riferisce che la propria area di residenza è stata colpita dal cambiamento climatico.
Il 2023 è stato infatti un anno testimone di eventi climatici estremi senza precedenti: dall’innalzamento delle temperature alle ondate di calore, dalle inondazioni alle siccità.

In un mondo che sta affrontando conseguenze sempre più gravi legate al cambiamento climatico, la COP28 assume un ruolo centrale nel cercare soluzioni e impegni concreti per affrontare la crisi ambientale.
La 28sima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite si inserisce nell’ambito della convenzione quadro sui cambiamenti climatici, UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change). Quest’anno la COP28 si tiene a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023.

Italia uno dei Paesi più colpiti

Non stupisce che l’Italia, dopo un anno devastante in termini di danni ambientali dovuti a temperature record e alluvioni, sia tra i Paesi che si dichiarano più colpiti, con due persone su tre personalmente impattate dal cambiamento climatico.

Nei prossimi dieci anni il 71% della popolazione globale prevede un impatto significativo, con un allarmante 88% in Corea del Sud. Tra i Paesi più preoccupati troviamo l’Italia, dove quattro persone su cinque non vedono un orizzonte roseo.
Per i prossimi 25 anni la prospettiva di sfollamento coinvolge il 38% della popolazione globale, con punte al 68% in Turchia e 61% in Brasile.

Governi e aziende non informano i cittadini

La carenza di informazioni adeguate sul cambiamento climatico emerge come una preoccupazione diffusa.
Il 59% degli intervisti globali ritiene che i governi non forniscano informazioni sufficienti, mentre il 61% pensa lo stesso per le aziende. In Italia questi dati salgono al 66%, sia per il governo sia per le aziende.

A livello globale, in media solo il 24% crede che i mezzi di informazione rappresentino accuratamente gli impatti del cambiamento climatico, mentre per il 42% sono addirittura sottovalutati.
L’Italia si distacca, anche se di poco, dalla media globale dimostrandosi più critica verso il servizio svolto dai mezzi di informazione. Il 57% pensa che il sistema informativo sottostimi gli effetti del cambiamento climatico.

Come raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello internazionale?

La mancanza di informazioni trasparenti ha alimentato la sfiducia pubblica. La COP28 si svolge in un contesto in cui la fiducia nei confronti delle azioni governative e aziendali per affrontare il cambiamento climatico è bassa.
Infatti, passando in rassegna le azioni concrete messe in campo, a livello globale solo il 36% degli intervistati ritiene che il proprio governo stia lavorando duramente per affrontare le conseguenze del climate change.

In 21 dei 31 Paesi esaminati, tra cui l’Italia, più della metà della popolazione ritiene che il proprio governo non faccia abbastanza per combatterlo.
È evidente, quindi, la richiesta per una leadership politica globale più incisiva e impegnata per raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti a livello internazionale.

Black Friday, più elettronica e meno giocattoli nei desideri degli italiani

Black Friday, più elettronica e meno giocattoli nei desideri degli italiani

I saldi del Black Friday e Cyber Monday 2023 suscitano sempre un grandissimo interesse da parte degli italiani, come mette in evidenza l’ultimo Osservatorio Inflazione di Ipsos. La ricerca ha rivelato che oltre la metà della popolazione italiana è incline a effettuare acquisti durante il Black Friday, un evento ampiamente conosciuto, poiché il 97% degli italiani ne ha sentito parlare.
Il Black Friday, come è noto, è caratterizzato da vendite promozionali con sconti significativi su una vasta gamma di prodotti, e sempre più aziende aderiscono a questa iniziativa.

I più propensi ad acquistare? I giovani e chi ha figli

La propensione all’acquisto durante il Black Friday 2023 è evidente nel 60% degli italiani, con un aumento significativo tra i giovani e coloro che hanno figli minorenni.
La recente indagine dell’Osservatorio Inflazione ha rivelato che le categorie di prodotti in cui si prevedono maggiori acquisti rispetto al 2022 sono l’elettronica e i prodotti alimentari, mentre i giocattoli escono dalla classifica.

Una tradizione importata dagli Stati Uniti…

Il Black Friday 2023 inizia ufficialmente il 24 novembre, noto come il “Venerdì Nero”. Questo termine, originario dagli Stati Uniti, indica il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento, segnando l’inizio della stagione degli acquisti natalizi con grandi sconti e offerte.
Sebbene storicamente i saldi del Black Friday siano di un solo giorno, negli ultimi anni c’è stata una tendenza a estendere l’evento per tutta la settimana, con offerte che possono protrarsi fino al Cyber Monday, quest’anno il 27 novembre.

… ma radicata anche in Italia

Il Black Friday si è consolidato anche in Italia, riscuotendo notevole successo e entusiasmo tra i consumatori. Dall’indagine dell’Osservatorio Inflazione emerge che il 61% degli italiani ha l’intenzione di effettuare acquisti durante questo periodo, con un lieve calo rispetto all’anno precedente (-4 punti percentuali).
La propensione all’acquisto è particolarmente elevata tra i giovani tra i 18 e i 34 anni (71%) e coloro che hanno figli minorenni (70%).

Elettronica e alimentari i prodotti più gettonati

Le categorie di prodotti più gettonate durante il Black Friday includono abbigliamento, libri, prodotti di elettronica, prodotti alimentari, prodotti per la bellezza, la cura personale e profumi.
Rispetto al 2022, i prodotti di elettronica e i prodotti alimentari entrano nella classifica delle maggiori spese effettuate nel 2023, mentre i giocattoli escono dalla lista.

I cittadini del mondo conoscono l’inglese? 

I cittadini del mondo conoscono l’inglese? 

In questi giorni EF Education First (EF) ha reso pubblica l’edizione 2023 dell’Indice di Conoscenza dell’Inglese (EF EPI), il rapporto internazionale più ampio sulle competenze linguistiche di 2,2 milioni di persone non madrelingua, distribuite in 113 Paesi e regioni di tutto il mondo. I risultati rivelano un preoccupante declino negli ultimi cinque anni tra i giovani e un crescente divario di genere.

Secondo l’autrice dell’EF EPI, Kate Bell, l’indice di quest’anno mostra una falsa sensazione di stabilità globale, poiché la padronanza generale dell’inglese rimane apparentemente invariata. Tuttavia, analizzando i dati nel dettaglio, emergono progressi in alcuni Paesi compensati da declini in altri. Bell sottolinea l’importanza dell’inglese come linguaggio ponte, fondamentale per condividere prospettive e stimolare la comprensione oltre i confini nazionali.

Un parametro condiviso a livello globale

L’EF EPI si basa sull’analisi dei dati degli adulti che hanno sostenuto l’EF Standard English Test (EF SET), un test gratuito utilizzato globalmente da milioni di persone, scuole, aziende e governi. In Italia, il Ministero dell’Istruzione ha scelto questo test per una rilevazione nelle scuole superiori nell’anno scolastico 2023-2024.

I giovani “studiano” meno rispetto a qualche anno fa

Tra i risultati salienti del rapporto EF EPI 2023, il dato più preoccupante è che a conoscenza dell’inglese tra i giovani continua a diminuire. Rispetto al 2015, infatti, questa skill è scesa del 9%, in particolare in nazioni come l’India e l’Indonesia. La pandemia ha accelerato questo declino anche in Paesi come l’Italia. Tuttavia, un segnale positivo c’è: nel mondo del lavoro, in controtendenza con il dato precedente, le persone studiano di più le lingue straniere. La conoscenza dell’inglese è aumentata di 20 punti tra gli adulti sopra i 30 anni nel periodo 2020-2021.

Si amplia il divario di genere

Un ulteriore dato negativo è rappresentato dal fatto che si sta ampliando il divario di genere. Migliora infatti il livello di inglese tra gli uomini (+14 punti), ma diminuisce tra le donne (-19 punti dal 2014). Tuttavia, il divario non è uniforme, con 63 Paesi che raggiungono o si avvicinano alla parità di genere.

l’Italia è al 35° posto nella classifica mondiale

L’Italia si posiziona al 35° posto nella classifica mondiale, parimerito con Spagna e Moldova, superata da Paesi come Georgia, Bielorussia e Ghana. Una curiosità: il Friuli-Venezia Giulia si attesta come la regione italiana con la migliore conoscenza dell’inglese, mentre Padova risulta essere la città con le competenze linguistiche più elevate.

Rc auto, aumento a due cifre: come risparmiare?

Rc auto, aumento a due cifre: come risparmiare?

Da settembre 2022 a settembre 2023 il premio medio dell’Rc auto pagato dagli italiani è cresciuto del 27,9%, arrivando a 614,39 euro. Oltre 130 euro in più rispetto a 12 mesi fa.
Emerge dall’analisi dell’Osservatorio di Facile.it su un campione di oltre 11 milioni di preventivi, e relative quotazioni, tra settembre 2022 e 2023.

Insomma, in appena un anno i premi medi delle Rc sono aumentati a doppia cifra, e hanno interessato tutta la penisola. In particolare, la classifica delle regioni che hanno registrato gli incrementi maggiori è guidata dall’Umbria, dove le tariffe sono salite mediamente del 37,9% rispetto all’anno precedente.
Sul podio delle regioni dove l’Rc auto ha subito i rincari maggiori, anche Lazio, che ha segnato un aumento dei premi medi pari al 36%, e Sardegna (+34,4%). 

In Campania l’assicurazione costa il 73% di più

In valori assoluti non stupisce notare come la Campania indossi ancora una volta la maglia nera, dal momento che a settembre 2023 per assicurare un’auto nella regione occorrevano, in media, 1.062,49 euro, il 73% in più rispetto alla media nazionale.
Seppur a distanza, sul podio delle aree più costose seguono Calabria, con un premio medio di 673,07 euro, e Puglia (665,36 euro).

Sul versante opposto si posiziona il Friuli-Venezia Giulia, che anche quest’anno guadagna il primato di regione meno cara sul fronte Rc auto. Il mese scorso occorrevano infatti mediamente 415,92 euro per assicurare il proprio veicolo a quattro ruote.
Seguono Trentino-Alto Adige (443,88 euro), e Lombardia (474,38 euro).

Conviene optare per una compagnia meno cara

Secondo quanto registra invece l’Osservatorio assicurativo di Segugio.it il premio medio Rc auto a settembre 2023 ha raggiunto i 441,2 euro, e rispetto allo stesso mese del 2021 è in aumento su tutto il territorio.

Gli assicurati possono però controbilanciare l’incremento dei costi cambiando compagnia in seguito alla comparazione. Segugio.it ha svolto un’analisi per valutare la riduzione media di prezzo qualora un cliente passi alla compagnia più conveniente partendo da quella attuale, nell’ipotesi prudenziale che quest’ultima sia la seconda in ordine di prezzo.
In questo modo i clienti potrebbero risparmiare in media il 29,2%, con picchi in Molise (40,5%), Calabria (39,3%) e Basilicata (38,3%).

Quali coperture aggiuntive scegliere?

Questo dimostra come la dispersione di prezzo, legata alla forte concorrenza fra compagnie, sia molto ampia e consenta significative opportunità di risparmio per i consumatori.
In ogni caso, tra le garanzie accessorie sottoscritte dagli guidatori italiani emerge come tra coloro che ne hanno inserita una in fase di preventivo, la più scelta sia stata ancora una volta l’assistenza stradale, selezionata dal 43,6% degli automobilisti.

Tra le coperture aggiuntive più richieste, seguono, seppure a grande distanza, la garanzia infortuni conducente (19,2%), la tutela legale (14,8%) e la copertura furto e incendio (10,6%).

Molti italiani hanno bici o monopattino: perchè li usano poco?

Molti italiani hanno bici o monopattino: perchè li usano poco?

Sono tanti gli italiani che possiedono una bicicletta o un monopattino, ma sono pochi quelli che li utilizzano spesso.  In particolare, il 57% ha una bicicletta tradizionale, l’8% una e-bike, il 7% un monopattino elettrico o simili. In pratica, quasi 7 italiani su 10. Ma coloro che li utilizzano almeno tre o quattro giorni alla settimana sono molti meno: il 19% per quanto riguarda le biciclette e il 7% i monopattini. Inoltre, se i possessori di almeno una bici sono il 61%, chi dichiara di utilizzarla è il 74% di loro. La maggior parte usa la propria (57%) e uno su tre (31%) la noleggia. Gli altri alternano mezzo proprio e mezzo noleggiato. È quanto emerge dal focus sulla mobilità sostenibile dell’Osservatorio Findomestic.

Il problema della sicurezza

Diametralmente opposto è il rapporto proprietà-noleggio quando si tratta del monopattino. Il 25% usa questo mezzo, ma solo il 14% di questi utilizza il proprio. La stragrande maggioranza (78%) lo noleggia.
“Tutti o quasi sono d’accordo che la bicicletta e il monopattino siano ecologici e pratici ­ commenta Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic -. I due mezzi, però, non sono sempre visti di buon occhio sia per la sicurezza dei pedoni (49%) sia per quella degli stessi utilizzatori (42%). L’80% del campione intervistato, inoltre, punta il dito contro bici e monopattini ritenendoli fonte di disordine urbano. Più nel dettaglio, il 39% addossa tutte le colpe ai monopattini mentre solo il 3% esclusivamente alle bici. Il 38% non fa, invece, distinzione e ritiene che entrambi i mezzi creino caos in città”.

e-bike ancora poco apprezzate 

Il sondaggio si è concentrato anche sulle bici elettriche, che in Italia a oggi risultano poco utilizzate.
Nove ciclisti su 10 (87%) si muovono infatti solo con il modello tradizionale, e di questi solamente il 28% ha provato una e-bike. Chi ha provato un modello elettrico ne dà quasi sempre (85%) un giudizio positivo, ma non lo compra perché troppo costoso (51%), preferisce la bici tradizionale (21%) o altri mezzi di trasporto (17%), ritiene di poter noleggiare una e-bike al bisogno (13%), o perché teme il furto (13%).

Dove acquistare un’elettrica?

Non a caso il 55% del campione ritiene che qualora dovesse valutare l’acquisto di una bici elettrica sarebbe interessato a un’assicurazione sul furto. Tra chi oggi non possiede una e-bike il 54% sarebbe disposto ad acquistarla usata, e al 26% non dispiacerebbe una proposta di credito. Il 76% si rivolgerebbe a un rivenditore specializzato, mentre il 17% la acquisterebbe anche presso la grande distribuzione organizzata. Solo il 9% si affiderebbe a un marketplace.

Meta Platforms: in Europa arriva il social senza pubblicità? 

Meta Platforms: in Europa arriva il social senza pubblicità? 

Un possibile passo strategico per placare le preoccupazioni dei regolatori e prevenire conflitti potenziali legati alla privacy: Meta Platforms potrebbe presto introdurre un’opzione di abbonamento senza pubblicità per gli utenti di Facebook e Instagram nell’Unione Europea. È quanto riporta il New York Times, che sottolinea come l’azienda di Mark Zuckerberg intenda comunque mantenere invariata la disponibilità delle versioni gratuite delle sue piattaforme. Un modello che lungo i suoi vent’anni di storia ha dimostrato di funzionare bene. Tuttavia, il quotidiano mette in luce la crescente pressione delle autorità europee nei confronti di Meta Platforms, principalmente a causa delle violazioni della protezione dei dati verificate nel corso degli anni.

Un importante cambiamento nella strategia della società

L’ipotesi di introdurre un servizio a pagamento potrebbe rappresentare quindi un importante cambiamento nella strategia di Meta Platforms. Questo nuovo modello di business permetterebbe all’azienda di diversificare le fonti di guadagno e ridurre la sua dipendenza dalla pubblicità, che attualmente costituisce la principale fonte di entrate. Nonostante ciò, i dati finanziari del secondo trimestre della società hanno mostrato un incremento nelle vendite complessive, indicando che l’interesse degli inserzionisti pubblicitari rimane elevato.

Combattere le frodi legate all’identità degli utenti

L’annuncio non dovrebbe perciò sorprendere coloro che seguono da vicino Meta Platforms, poiché all’inizio dell’anno l’azienda aveva già anticipato l’intenzione di testare un’opzione di abbonamento per Facebook e Instagram, presentandola come una misura volta a combattere le frodi legate all’identità degli utenti, riporta Adnkronos. Alcune fonti interne a Meta ritengono che la possibilità di offrire agli utenti la scelta di sottrarsi alla pubblicità continuando però ad avere accesso a Facebook e Instagram per abbonamento potrebbe alleviare alcuni dei timori delle autorità europee. O quantomeno agevolare gli interessi del colosso nell’Unione Europea, dove Meta non ha ancora lanciato la sua nuova app Threads, la rivale di X, l’ex Twitter, proprio per timori in ambito regolamentare.

Senza dimenticare il metaverso e l’AI 

Concentrata nelle sfide in Europa, Meta comunque lavora al rilancio delle sue attività e al metaverso, la realtà virtuale che Zuckerberg ritiene essere il futuro e che sta muovendo i primi passi.
L’attenzione è alta anche sulla nuova frontiera dell’Intelligenza artificiale e sulla sua integrazione con i prodotti Meta. Proprio l’AI,  riferisce Il Sole 24 Ore, porterà Zuckerberg e altri amministratori delegati di colossi Big Tech, da Elon Musk agli amministratori delegati di Microsoft e Google (Satya Nadella e Sundar Pichai) al Senato americano il 13 settembre per un incontro bipartisan a porte chiuse che sarà da base alla stesura di regole per l’AI.